Studio Professionale di Pedagogia Clinica Dott.ssa Elisa Mugnai

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Studio Professionale di Pedagogia Clinica Dott.ssa Elisa Mugnai Il Pedagogista Clinico® è un professionista del settore socio-educativo e realizza interventi di aiut

09/09/2026

MANI IN PASTA… E CERVELLO IN MOVIMENTO! 👐🧠

Nella scuola dell’infanzia, giocare con la pasta modellabile non è “solo un passatempo”.
È un’attività ricchissima di opportunità!

Quando un bambino impasta, schiaccia, arrotola, pizzica, taglia e trasforma… sta allenando molto più delle sue manine.

Il movimento delle dita rafforza la motricità fine e prepara la mano alle future attività grafiche e di scrittura.

👀🖐️ Occhi e mani lavorano insieme, sviluppando la coordinazione oculo-manuale.

🧠 La mente progetta, le mani realizzano: “Voglio fare una casa… un serpente… una torta!”
E così nascono creatività, pianificazione e problem solving.

🌟 La fantasia prende forma, perché con la pasta modellabile non esiste un unico modo di fare: ogni bambino può inventare, modificare e sperimentare liberamente.

🔢🔤 E poi ci sono i prerequisiti: forme, dimensioni, quantità, classificazioni, sequenze, orientamento, concetti spaziali… tutto può diventare gioco!

E soprattutto…
❤️ le mani sono uno straordinario strumento per conoscere il mondo.

Perché nella scuola dell’infanzia si impara soprattutto così: toccando, manipolando, sperimentando, creando e divertendosi. 🌱

✨ Una semplice pallina di pasta può diventare un piccolo grande esercizio per il futuro!

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09/09/2026
05/09/2026

di Micaela Travaglini Pedagogista Clinico®

13/07/2026

✨ Ogni professione ha una voce.
Oggi condividiamo la nostra.

Siamo felici di presentarti il 𝑴𝒂𝒏𝒊𝒇𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒆𝒅𝒂𝒈𝒐𝒈𝒊𝒂 𝑪𝒍𝒊𝒏𝒊𝒄𝒂: un documento che racchiude i valori, i principi e la visione che guidano ogni giorno il nostro operato.

Non è solo un testo da leggere, ma un invito a riconoscersi in una comunità che mette 𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚, la relazione e il valore dell'educazione come strumento di crescita e benessere.

📖 Scaricalo, leggilo, stampalo e custodiscilo nel luogo in cui svolgi la tua professione.

💙 E 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒅𝒊𝒍𝒐 𝒔𝒖𝒊 𝒕𝒖𝒐𝒊 𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒍: ogni condivisione è un'opportunità per far conoscere la Pedagogia Clinica e il prezioso lavoro del Pedagogista Clinico®, contribuendo a diffondere una cultura fondata sul rispetto e sulla valorizzazione della persona.

Perché un Manifesto prende davvero vita quando viene condiviso ❤
Buona lettura!

09/07/2026
16/06/2026

🌟 Perché l'equilibrio è così importante per il tuo bambino?

Quando pensiamo all'equilibrio immaginiamo subito un bambino che cammina su una linea o resta in piedi su un piede solo. In realtà, l'equilibrio è molto di più: è una competenza fondamentale che accompagna ogni momento della crescita.

Aiuta a muoversi con sicurezza Correre, saltare, salire le scale, andare in bicicletta: tutte queste attività richiedono un buon controllo dell'equilibrio e permettono al bambino di sentirsi più sicuro nelle proprie capacità.

Favorisce l'attenzione e l'apprendimento Un bambino che riesce a controllare bene il proprio corpo spesso riesce anche a mantenere più facilmente l'attenzione e a organizzarsi meglio nello spazio e nel tempo.

Sostiene la postura e la scrittura Una postura stabile è alla base dei movimenti fini della mano. Per questo motivo, l'equilibrio contribuisce indirettamente anche allo sviluppo delle abilità grafiche e della scrittura.

Accresce l'autostima... Ogni piccolo successo, come attraversare un percorso o mantenere una posizione nuova, aumenta la fiducia in se stessi e la voglia di sperimentare.

Come stimolarlo? Non servono strumenti particolari:
✔️ camminare su una linea tracciata a terra; ✔️ saltare dentro e fuori dai cerchi;
✔️ stare in equilibrio su un piede;
✔️ creare piccoli percorsi motori;
✔️ giocare con musica e movimento.

L'equilibrio non è solo una capacità motoria: è una base importante per la crescita armoniosa del bambino, perché attraverso il corpo il bambino scopre sé stesso e il mondo che lo circonda.

E il tuo bambino? Qual è il suo gioco preferito per mettersi alla prova con l'equilibrio?



27/05/2026

🌀🌀🌀𝗖𝗮𝗿𝗹 𝗥𝗼𝗴𝗲𝗿𝘀 ci ricorda che 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 perché l’altro possa fiorire, non guidarlo dove vogliamo noi.
👉🏼 Psicologo statunitense e voce centrale della psicologia umanistica, ha rivoluzionato il modo di pensare le relazioni educative e di cura. La sua intuizione più radicale è racchiusa in un passaggio molto significativo: 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝘁𝗲 senza giudizio, ascoltate davvero, riconosciute nella loro autenticità.
👉🏼 Nella sua prospettiva, l’insegnante non è un trasmettitore di contenuti, ma un facilitatore: qualcuno che crea un clima emotivo sicuro, empatico, capace di far emergere le risorse interne del bambino o del ragazzo. Nulla può essere “insegnato” dall’esterno, dice Rogers: si può solo favorire l’autoapprendimento, sostenendo la motivazione naturale a capire, esplorare, risolvere problemi.
👉🏼👉🏼👉🏼La relazione educativa, allora, non è direttiva: non si fonda sul controllo, ma sulla fiducia.
L’adulto offre ascolto profondo, riformula, rispecchia, aiuta a dare nome alle emozioni e ai pensieri. È un modo di stare con l’altro che non impone, ma apre possibilità.

05/05/2026

🌿 BAMBINI “COGNITIVI”. DISABITATI DAL CORPO

Stare in osservazione di bambini e bambine all’ultimo anno di nido d’infanzia, alla scuola dell’infanzia, in classe prima restituisce un’immagine sempre più evidente.
Ci sono bambini e bambine che sembrano “molto avanti”.

Parlano tanto.
Ragionano bene.
Rispondono con prontezza.
Conoscono parole, concetti, lingue, attività.
“Sanno stare sul pezzo”, come piace spesso a noi adulti.

Eppure, a volte, dietro questa apparente competenza cognitiva, si nasconde una fatica più silenziosa: quella di abitare il corpo.
Quella sensomotoria.
Quella emozionale.

Bambini e bambine molto stimolati nella mente, ma poco radicati nell’esperienza corporea.
Molto allenati a rispondere, ma poco accompagnati a sentire.
Molto guidati in attività finalizzate, ma poco lasciati nel tempo vuoto, nel gioco spontaneo e libero, nell’esplorazione non produttiva.
Incontrando e abitando il proprio corpo, i sensi, le percezioni, le emozioni.

Sono bambini e bambine che rischiano di essere “performanti” prima ancora di essere pienamente bambini.

A volte il corpo lo racconta chiaramente.

Un corpo sempre in movimento, che cerca continuamente equilibrio e disequilibrio, che salta, urta, corre, si agita, sembra non trovare confini.

Oppure un corpo trattenuto, teso, ipotonico, quasi immobile.
Un corpo che sembra stare in allerta, in difesa, in una postura di spavento o minaccia.

In entrambi i casi, il corpo parla.

Parla di un sistema nervoso che fatica a regolarsi.
Parla di emozioni che non trovano ancora accoglienza.
Parla di bambini e bambine che forse hanno imparato presto a “funzionare”, ma non sempre hanno avuto abbastanza spazio per disorganizzarsi, giocare, cadere, annoiarsi, inventare, attraversare la frustrazione, distruggere per costruire.

Quando il tempo del bambino è sempre organizzato dall’adulto, il bambino può perdere il contatto con competenze fondamentali: scegliere, attendere, desiderare, immaginare, costruire da sé.

Quando ogni esperienza è stimolo, obiettivo, apprendimento, potenziamento, “mentale”, resta poco spazio per il gioco che nasce dal corpo, dalla ricerca autonoma, dalla relazione tra pari, dal non sapere cosa fare.

E così alcuni bambini cercano soprattutto l’adulto.
Perché l’adulto è più prevedibile.
Perché nella relazione con l’adulto si sentono competenti.
Perché lì conoscono il codice: parlare, rispondere, compiacere, mostrare ciò che sanno.

Con i pari, invece, il corpo entra in scena.
Si negozia.
Si aspetta.
Si perde.
Si litiga.
Si inventa.
Si sbaglia.
Non tutto è controllabile.

E forse è proprio lì che si cresce.

Non abbiamo bisogno di bambini sempre più “cognitivi”. Abbiamo bisogno di bambini e bambine più interi.

Con la mente accesa, sì.
Ma anche con il corpo abitato. Vissuto e sentito.
Con le emozioni riconosciute.
Con il tempo non sempre riempito.
Corpi ozianti, che sanno so-stare.
Con il diritto di non produrre nulla.
Con la possibilità di giocare senza scopo, di muoversi, di ricercare disequilibri e equilibri, rischiare, annoiarsi, cercare, perdersi, ritrovarsi.

Perché l’infanzia non è una corsa verso la competenza.

È un tempo sacro di integrazione.
Mente.
Corpo.
Emozioni.
Relazione.

E quando separiamo questi mondi, forse non stiamo crescendo bambini più competenti e preparati. Forse stiamo solo chiedendo loro di diventare adulti troppo presto, senza essere pienamente vitali e vivaci.

Atelier della Pedagogista

04/05/2026

Il pedagogista Daniele Novara interviene nel dibattito suscitato dalle idee di Uta Frith sulla necessità di ridimensionare lo spettro autistico. Già due anni fa con Michele Zappella e altri specialisti aveva promosso il Manifesto "Ripensare l'autismo" e da dieci anni mette in guardia contro l'aume...

29/03/2026

𝐃𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐦𝐨𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐅𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 📖

Benvenuti al quarto appuntamento in cui spieghiamo alcune parole prese dal 𝐃𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐦𝐨𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐅𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 📚 scritto dai prof. Guido Pesci, Letizia Bulli e Paola Ricci.

🔓 La parola di oggi è 𝐃𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
"𝑃𝑒𝑟 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑖𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑚𝑢𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒. 𝐸̀ 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑛𝑒𝑢𝑟𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑔𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑖𝑙 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑖𝑏𝑖𝑡𝑜𝑟𝑒. 𝑂𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑏𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑎𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑖𝑛𝑖𝑏𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑒𝑎 𝑚𝑜𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑔𝑖𝑟𝑒. 𝑁𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎𝑟𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑡𝑖 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑖𝑙 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑖𝑏𝑖𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑔𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙𝑒, 𝑠𝑒𝑔𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑜 𝑑𝑖𝑛𝑎𝑚𝑖𝑐𝑎. 𝑅𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑙𝑎𝑠𝑠𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜."

Indirizzo

Via Erbosa 19
Arezzo
52100

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