04/09/2023
«L’istruzione non è memorizzare che Hi**er uccise sei milioni di persone. L’istruzione è capire come è stato possibile che milioni di persone si fossero convinte che fosse necessario farlo.»
In questi ultimi giorni si è parlato tanto dei fatti di Palermo. In tanti si chiedono: ma com’è possibile che dei ragazzi abbiano assalito, aggredito e violentato una loro coetanea, e dopo siano andati a cena fuori, come se non fosse successo nulla? Alcuni dicono: «la colpa è delle famiglia!» Per altri la colpa è della mercificazione del corpo della donna. Ma l’aspetto più inquietante di questa vicenda non è soltanto la violenza in sé, ma l’assoluta incapacità di questi ragazzi di fermarsi anche soltanto per mezzo secondo a pensare: «ma che cosa diavolo sto facendo?»
«L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare». E se tu non pensi, se non ti guardi dentro, perché nessuno ti ha insegnato a farlo, puoi camminare, parlare, mangiare, vedere, ma è come se non esistessi. Ti lasci trasportare dai ciò che gli altri fanno, come un automa.
Cari colleghi professori, al rientro a scuola mettete da parte i registri, le verifiche e le interrogazioni, e parlate di quanto è accaduto con i ragazzi, anche se non è facile, anche se sono argomenti difficili, ma date ai ragazzi la possibilità di riflettere e di confrontarsi su quanto è accaduto! Perché la scuola non dovrebbe soltanto limitarsi a darti delle nozioni, a farti apprendere un determinato sapere, ma aiutarti a capire chi sei e il mondo che ti circonda. Perché istruire ed educare non sono la stessa cosa.
I soldati si istruiscono, i giovani invece si educano: con le parole. Con le domande. Imparare a pensare, a riflettere, a confrontarsi, ecco la cosa più rivoluzionaria che si possa insegnare ai ragazzi. Spingeteli sempre a chiedersi: «perché è successo questo, perché X ha agito in questo modo, cosa ha spinto Y a fare quest’altro?» E ricordatevi sempre, siate voi insegnanti o genitori, che l’aspetto che avrà il mondo di domani, dipende anche da noi.
Guendalina Middei, anche se voi mi conoscete come Professor X