A piccoli passi- Dott.ssa Silvia Di Camillo pedagogista

A piccoli passi- Dott.ssa Silvia Di Camillo pedagogista A piccoli passi
Consulenza pedagogica per genitori ed educatori.

Accompagno bambini 0-6 anni nella crescita emotiva e relazionale, sostenendo gli adulti con strumenti educativi rispettosi.
🌱 Educazione positiva

📚 RUBRICA- NEUROSCIENZE E PEDAGOGIA**Bambini e dispositivi digitali: cosa dice davvero il cervello?**Negli ultimi anni, ...
21/04/2026

📚 RUBRICA- NEUROSCIENZE E PEDAGOGIA

**Bambini e dispositivi digitali: cosa dice davvero il cervello?**

Negli ultimi anni, cellulari e tablet sono entrati sempre più presto nella vita dei bambini. Spesso vengono usati per intrattenerli, calmarli o “tenerli buoni”. Ma cosa succede davvero nel loro cervello?

Le neuroscienze ci dicono che nei primi anni di vita il cervello è in piena costruzione: ogni esperienza concreta – toccare, muoversi, esplorare, guardare negli occhi un adulto – crea connessioni fondamentali.

Gli schermi, invece, offrono stimoli veloci, passivi e spesso sovrastimolanti. Questo può avere alcune conseguenze importanti:

🔸 **Riduzione dell’attenzione**: il cervello si abitua a stimoli rapidi e fatica a mantenere la concentrazione nelle attività reali.

🔸 **Difficoltà nel linguaggio**: il linguaggio nasce dalla relazione, dallo scambio, non dall’ascolto passivo.

🔸 **Regolazione emotiva più fragile**: usare lo schermo per calmare un bambino non gli permette di imparare a gestire davvero le emozioni.

🔸 **Meno esperienza corporea e sensoriale**: fondamentale nei primi anni di vita.

👉 Questo non significa demonizzare la tecnologia, ma **usarla con consapevolezza**.

Nei primi anni (0-3), il bisogno principale del bambino non è lo schermo, ma la relazione.
Uno sguardo, una voce, una presenza reale valgono molto di più di qualsiasi video.

💡 Chiediamoci: *questo dispositivo sta sostituendo una relazione o la sta arricchendo?*

Spesso la risposta fa tutta la differenza.

13/04/2026

📚 RUBRICA- NEUROSCIENZE E PEDAGOGIA

“Le punizioni funzionano. Ma a quale prezzo?”

È una domanda scomoda, lo so.

Perché sì, nel breve termine le punizioni sembrano funzionare:
il bambino si ferma, obbedisce, smette quel comportamento che ci mette in difficoltà.

Ma se guardiamo più a fondo… cosa sta succedendo davvero?

🧠 Quando un bambino viene punito, il suo cervello entra in modalità difesa.

Si attiva l’amigdala, la parte più antica ed emotiva, quella che percepisce il pericolo.
Il corpo rilascia cortisolo, l’ormone dello stress.

In quel momento, la corteccia prefrontale — quella che permette di riflettere, capire, controllarsi — si “spegne”.

E questo cambia tutto.

Perché il bambino non sta imparando a comportarsi meglio.
Non sta scegliendo di fare la cosa giusta.

Sta semplicemente cercando di adattarsi:
di evitare la punizione,
di non sbagliare,
di proteggersi.

Non impara “cosa fare”.
Impara “come non farsi scoprire”.

E spesso, nel profondo, impara anche qualcosa su di sé:
“sono sbagliato”
“non sono capace”
“valgo meno quando sbaglio”

Allora la vera domanda diventa:
che tipo di apprendimento vogliamo lasciare?

💛 Educare non significa ottenere obbedienza immediata.
Significa accompagnare un bambino a sviluppare strumenti per la vita.

E questi strumenti nascono solo quando il cervello è in uno stato di sicurezza, non di paura.

Per questo, al posto delle punizioni, possiamo scegliere:
– connessione prima della correzione
– regole chiare e coerenti
– conseguenze che insegnano, non che umiliano

Perché i bambini non hanno bisogno di essere controllati.
Hanno bisogno di essere guidati.

🌱 E guidare richiede presenza, non potere.

📚RUBRICA- Pedagogia e NeuroscienzeIl gioco guida lo sviluppo cognitivo e sociale dai 3 ai 6 anniTra i 3 e i 6 anni il ce...
06/04/2026

📚RUBRICA- Pedagogia e Neuroscienze

Il gioco guida lo sviluppo cognitivo e sociale dai 3 ai 6 anni

Tra i 3 e i 6 anni il cervello dei bambini attraversa una delle fasi più intense di sviluppo. In questo periodo il gioco non è una pausa dall’apprendimento: è il modo principale con cui i bambini imparano.

Il grande psicologo dello sviluppo Jean Piaget sosteneva che il bambino costruisce la conoscenza attraverso l’azione e l’esplorazione: manipolare, inventare, immaginare e sperimentare nel gioco permette di organizzare il pensiero e sviluppare nuove competenze cognitive.

Anche Lev Vygotskij ha sottolineato il valore del gioco simbolico, che compare proprio in questa fascia d’età. Quando un bambino “fa finta di”, crea scenari immaginari e interpreta ruoli: in questo modo sviluppa linguaggio, autoregolazione e capacità sociali.

Le neuroscienze oggi confermano queste intuizioni. Il neuroscienziato Jaak Panksepp, tra i fondatori delle neuroscienze affettive, ha dimostrato che il gioco è uno dei sistemi emotivi primari del cervello: attraverso il gioco i bambini allenano il cervello a comprendere gli altri, a regolare le emozioni e a costruire relazioni.

Durante il gioco libero i bambini imparano infatti a:
• negoziare con gli altri
• rispettare turni e regole
• sviluppare empatia
• risolvere piccoli conflitti
• usare creatività e pensiero divergente

Come ricordava anche Maria Montessori:
"Il gioco è il lavoro del bambino."

Per questo motivo, nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia è fondamentale proteggere il tempo del gioco, offrendo spazi, materiali e relazioni che permettano ai bambini di esplorare, immaginare e costruire il proprio apprendimento.

Perché quando un bambino gioca… il suo cervello sta crescendo. 🌱

👩‍🏫 Pedagogista o psicologo?Ti sei mai chiesto qual è la differenza?Molti genitori mi fanno questa domanda, ed è compren...
01/04/2026

👩‍🏫 Pedagogista o psicologo?
Ti sei mai chiesto qual è la differenza?

Molti genitori mi fanno questa domanda, ed è comprensibile: entrambe sono figure che possono sostenere le famiglie e il benessere dei bambini, ma con ruoli diversi.

Il pedagogista si occupa di educazione e relazione.
Accompagna i genitori nella comprensione dei bisogni dei bambini e nella ricerca di strategie educative nella vita quotidiana.

Può essere utile, ad esempio, quando:
• non sappiamo come gestire i capricci
• facciamo fatica a far rispettare le regole
• abbiamo dubbi su autonomia, routine o comunicazione con i nostri figli
• sentiamo il bisogno di confrontarci sul nostro ruolo educativo.

Lo psicologo, invece, si occupa del benessere psicologico ed emotivo e può accompagnare bambini e adulti quando emergono difficoltà emotive importanti o momenti di disagio che richiedono un percorso di supporto.

Non sono figure in competizione.
Sono professionisti diversi che, in alcuni casi, possono anche collaborare per sostenere al meglio la crescita dei bambini e delle famiglie.

🌿 Conoscere queste differenze ci aiuta a chiedere il giusto supporto quando ne sentiamo il bisogno.

Ora sono curiosa di leggervi:

💬 Prima di leggere questo post, conoscevate già la differenza tra pedagogista e psicologo?
Oppure vi è capitato di fare confusione tra queste due figure?

Raccontatemelo nei commenti 👇

📚 RUBRICA- Neuroscienze ed educazione🧠✨ Dai 3 ai 6 anni: il cervello dei bambini continua a stupire!Dopo i tre anni, il ...
30/03/2026

📚 RUBRICA- Neuroscienze ed educazione

🧠✨ Dai 3 ai 6 anni: il cervello dei bambini continua a stupire!

Dopo i tre anni, il cervello dei bambini entra in una fase di sviluppo straordinario, dove ogni esperienza conta:

🌱 Linguaggio e comunicazione: le parole diventano frasi, e raccontare storie stimola la memoria e la creatività.

🎨 Creatività e immaginazione: i bambini cominciano a inventare giochi complessi e storie fantastiche.

🤝 Consapevolezza emotiva e sociale: imparano a riconoscere le emozioni proprie e altrui e a relazionarsi meglio.

🧩 Concentrazione e problem solving: migliorano le capacità di affrontare sfide e trovare soluzioni.

💡 Anche piccoli gesti quotidiani — leggere insieme, giocare, ascoltare, dare regole chiare e affetto costante — costruiscono reti neurali fondamentali per il loro futuro.

🔹 Nel prossimo appuntamento scopriremo come il gioco guida lo sviluppo cognitivo e sociale dai 3 ai 6 anni.

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