26/09/2024
Era una sera di fine settembre, il 26 del 1878. Nell’umile casa Scarcella, ad Angri, un piccolo gruppo di anime coraggiose si riuniva per la prima volta. Don Alfonso Maria Fusco, insieme a Madre Maddalena Caputo e ad alcune giovani, si preparava a compiere il primo passo verso una missione che avrebbe cambiato per sempre la storia di Angri e il destino di tanti bambini e tante bambine. Non c’erano grandi banchetti ad attenderli, nessuna ricchezza materiale ad avvolgerli, ma solo un silenzio carico di speranza, qualche pezzo di pane e un po’ di formaggio. Quella fu la loro prima cena: semplice, quasi povera. Eppure, in quel gesto così umile, risiedeva la grandezza di un’Opera che stava per fiorire.
Non avevano nulla, se non il desiderio ardente di servire i poveri. Intorno a quel tavolo, con il pane spezzato e il formaggio condiviso, si respirava un’aria diversa, un’aria di santità. Ogni boccone era un atto di fiducia nella Provvidenza, ogni sguardo uno scambio silenzioso di coraggio. Era solo l’inizio, ma quelle mani che si sfioravano e quel cibo così scarno erano già l’eco di una promessa che si sarebbe propagata oltre il tempo.
In quella casa, destinata a diventare la Casa Madre delle Suore di San Giovanni Battista, si costruiva molto più di una semplice comunità. Si stava plasmando un sogno di ca**tà che avrebbe riscaldato i cuori degli orfani, dei poveri e dei bisognosi per generazioni. E così, in quella notte di semplicità e preghiera, prese vita un’opera straordinaria che, come il pane di quella cena, sarebbe stata spezzata e condivisa con il mondo intero.