Sacro Cuore di Gesù" Suore Betlemite - Scuola dell'infanzia Paritaria

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Sacro Cuore di Gesù" Suore Betlemite - Scuola dell'infanzia Paritaria Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Sacro Cuore di Gesù" Suore Betlemite - Scuola dell'infanzia Paritaria, Scuola, Via Pendio San Lorenzo 92, Andria.

17/09/2026

L'inizio dell'anno scolastico segna un tempo nuovo: Riprendono tutte le attività ordinarie, si riaprono le scuole. In particolare, le famiglie con i loro bambini in età scolare vivono un vero e proprio "rito di passaggio". Ringraziamo don Cosimo Sgaramella per essersi reso disponibile all'annuale ...

L’ambientamento al nido a 13 mesi: un’avventura che si chiama crescitaCi sono mattine che sembrano durare un’eternità.La...
10/09/2026

L’ambientamento al nido a 13 mesi: un’avventura che si chiama crescita
Ci sono mattine che sembrano durare un’eternità.
La porta del nido si apre, un piccolo zainetto scivola dalla spalla di mamma o papà, e tra le braccia del genitore c’è un bambino di appena tredici mesi. Così piccolo, eppure già capace di comprendere che qualcosa sta cambiando.
L’ambientamento al nido è un passaggio importante, delicato, fatto di sguardi, esitazioni, sorrisi timidi, pianti improvvisi e piccoli grandi passi verso l’autonomia. È un viaggio che non compie soltanto il bambino: lo percorrono insieme a lui mamma e papà, e lo percorrono anche le educatrici, imparando giorno dopo giorno a conoscere quel bambino unico e irripetibile.
Gli occhi del genitore: lasciare andare, senza smettere di esserci
Per un genitore, lasciare il proprio bambino al nido può essere un gesto semplicissimo all’apparenza e difficilissimo nel cuore.
Ci sono domande che si affacciano silenziosamente: Starà bene? Sentirà la mia mancanza? Si sentirà al sicuro? Piangerà? Qualcuno riuscirà a consolarlo come faccio io?
E poi arriva quel momento in cui bisogna salutarsi.
A un anno di età il bambino non ha ancora le parole per raccontare ciò che prova, ma il genitore ne conosce ogni espressione, ogni pianto, ogni gesto. Sa riconoscere quella manina che cerca, quel viso che si nasconde sulla spalla, quel piccolo corpo che si stringe più forte.
Andare via può sembrare quasi un tradimento a quel legame così profondo.
Eppure non lo è.
È un atto d'amore.
Perché lasciare il proprio bambino in un luogo nuovo significa anche permettergli di scoprire che il mondo è più grande delle braccia di mamma e papà e che, dentro quel mondo, ci sono altre persone capaci di accoglierlo, proteggerlo e volergli bene.
Gli occhi del bambino: “Dove sei? Torni?”
A tredici mesi il mondo è ancora fatto soprattutto di presenze.
Mamma. Papà. La casa. Gli odori conosciuti. Le voci familiari. Il rituale della nanna. Le braccia che consolano. Gli oggetti che rassicurano.
Poi, improvvisamente, c'è un ambiente nuovo.
Nuovi volti, nuove voci, nuovi rumori. Giochi mai visti. Altri bambini. Nuovi tempi.
Il bambino osserva.
Prima da lontano, magari aggrappato alla mamma. Poi si lascia incuriosire da un gioco. Allunga una manina. Guarda l'educatrice. Torna con gli occhi al genitore.
È come se chiedesse continuamente: Posso fidarmi? Sei ancora qui? Tornerai?
E proprio attraverso la ripetizione delle giornate, dei gesti e dei rituali arriva lentamente la risposta.
Sì.
Sì, mamma torna.
Sì, qui posso stare bene.
Sì, posso giocare.
Sì, posso scoprire.
E allora il pianto di un giorno può trasformarsi, qualche mattina dopo, in una curiosità nuova. La manina che prima stringeva forte il genitore può iniziare a cercare quella dell'educatrice. Il viso che si nascondeva può finalmente alzarsi per regalare un sorriso.
Sono conquiste minuscole agli occhi degli adulti.
Ma per un bambino di tredici mesi sono conquiste immense.
Gli occhi delle educatrici: accogliere senza sostituire
E poi ci sono loro, le educatrici.
Durante l'ambientamento imparano a conoscere il bambino con una cura fatta di osservazione e pazienza.
Imparano quale gioco lo incuriosisce, quale canzoncina lo fa sorridere, quale gesto lo tranquillizza. Imparano a riconoscere il suo pianto, a rispettare i suoi tempi, a capire quando desidera essere preso in braccio e quando invece vuole semplicemente stare vicino.
Ma soprattutto imparano una cosa fondamentale: non devono sostituire mamma e papà.
Devono diventare un ponte.
Un ponte tra ciò che il bambino conosce e ciò che ancora non conosce. Tra la sicurezza della famiglia e la scoperta di un nuovo ambiente. Tra il bisogno di essere protetto e il desiderio, che piano piano nasce, di esplorare.
Per questo un'educatrice durante l'ambientamento non ha fretta.
Aspetta.
Osserva.
Accoglie.
Sorride.
Por¬ge le braccia, ma sa anche rispettare un corpicino che ancora non è pronto a lasciarsi prendere.
E quando finalmente quel bambino le tende una manina, anche solo per un istante, dentro quel gesto c'è una fiducia preziosa.
Il primo distacco non è una separazione
Forse è proprio questo il significato più profondo dell'ambientamento.
Non si tratta di insegnare a un bambino a stare lontano dai propri genitori.
Si tratta di aiutarlo a scoprire che può sentirsi al sicuro anche quando mamma e papà non sono accanto a lui, perché l'amore che lo lega a loro non scompare con la distanza.
Il bambino impara che chi ama può andare via e poi tornare.
Il genitore impara che il proprio bambino può affidarsi ad altre persone e continuare ad avere bisogno di lui.
L'educatrice impara a entrare con delicatezza nella storia di una famiglia, senza invaderla, ma diventandone per un tratto compagna di viaggio.
E così, lentamente, il nido smette di essere “il posto dove mamma mi lascia” e diventa “il mio posto”.
Un luogo dove ci sono giochi, amici, abbracci, scoperte, piccole routine e persone che imparano ad aspettarlo.
E poi arriva un giorno…
Arriva quasi sempre, anche se ogni bambino ha i suoi tempi.
Un giorno la porta si apre.
Il genitore entra con il suo piccolo in braccio.
Il bambino guarda l'educatrice.
Forse sorride.
Forse tende le braccia.
Forse, semplicemente, si gira verso la stanza.
E il genitore capisce.
Capisce che quel piccolo essere che fino a poco tempo prima sembrava aver bisogno soltanto delle sue braccia ora sta scoprendo il mondo.
Fa male, forse.
Commuove.
Ma riempie anche il cuore di orgoglio.
Perché crescere significa anche questo: avere il coraggio di fare un passo lontano da noi sapendo di poter tornare sempre a casa.
E così l'ambientamento diventa una storia raccontata a tre voci.
Quella del bambino, che dice senza parole: “Ho bisogno di tempo per fidarmi.”
Quella del genitore, che nel cuore sussurra: “Vai, scopri il mondo. Io sarò qui quando tornerai.”
E quella delle educatrici, che ogni giorno promettono silenziosamente: “Ti aspetteremo. Ti ascolteremo. Rispetteremo i tuoi tempi. E mentre impari a stare qui, noi impareremo a conoscerti.”
Perché a tredici mesi non si entra semplicemente al nido.
A tredici mesi si comincia, insieme, un piccolo grande viaggio verso il mondo.
E ogni lacrima, ogni sorriso, ogni manina tesa e ogni abbraccio sono parte di quella meravigliosa, fragile e coraggiosa avventura che si chiama crescita.

Una mattinata speciale, fatto di sorrisi, meraviglia e tante, tantissime bolle di sapone! È così che la Scuola dell’Infa...
10/09/2026

Una mattinata speciale, fatto di sorrisi, meraviglia e tante, tantissime bolle di sapone! È così che la Scuola dell’Infanzia Sacro Cuore di Gesù delle Suore Betlemite di Andria ha dato il benvenuto ai suoi nuovi piccoli alunni e alle loro famiglie.
Ad accogliere genitori e bambini ci hanno pensato le nostre insegnanti affiancate dalle simpaticissime animatrici Caterina e Flavia, che hanno trasformato l’incontro in un momento di festa e di pura magia. A rompere il ghiaccio ci ha pensato uno spettacolo davvero incantato: bolle di sapone piccole, grandi, coloratissime, leggere come nuvole e capaci di catturare lo sguardo dei bambini… e anche quello, un po’ meravigliato, dei grandi!
Tra risate, stupore e occhi spalancati, le bolle hanno danzato nell’aria, creando un’atmosfera allegra e festosa e regalando ai nuovi arrivati un primo, dolcissimo assaggio della vita scolastica.
La festa si è spostata poi all’ombra del Grande Albero nel nostro splendido giardino pensile ed è stata soprattutto un’occasione per incontrarsi, conoscersi e sentirsi subito parte di una grande famiglia. Per i bambini, un primo passo verso una nuova avventura; per i genitori, l’inizio di un cammino condiviso con la scuola e con le insegnanti, fatto di fiducia, collaborazione e crescita. A seguire, un laboratorio di pittura finalizzato alla creazione del cartellone dell’amicizia e un’allegra tavolata per assaporare un plumcake e una squisita macedonia di frutta di stagione.
Con questo festoso benvenuto, la Scuola dell’Infanzia Sacro Cuore di Gesù ha aperto le porte ai suoi nuovi alunni, augurando a ciascuno di loro un anno ricco di scoperte, amicizie, giochi, emozioni e meravigliose esperienze da vivere insieme.
Benvenuti, bambini! La vostra avventura comincia qui! ✨🫧

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05/05/2026

Non è mai troppo presto per imparare il valore del rispetto e l'importanza della sicurezza. . Con l'iniziativa "Piccoli Agenti in missione" del Comando di Polizia locale di Andria i nostri alunni cinquenni diventano i primi custodi delle più elementari norme di educazione stradale e portano un efficace messaggio di legalità all'interno delle loro famiglie.

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26/04/2026

LE API IN FATTORIA
Una mattinata all'insegna della natura: così i bambini della nostra scuola dell'infanzia, accompagnati dai docenti e dai genitori, hanno celebrato il 22 aprile la Giornata Mondiale della Terra.

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26/04/2026

Durante la mattinata del 21 aprile la scuola dell'infanzia "Sacro Cuore di Gesù" di Andria ha ricordato il Santo fondatore del'Ordine Religioso delle Suore Betlemite, Hermano Pedro da Bethancort

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01/04/2026

Si è svolta nel pomeriggio del 31 marzo, alle ore 17.00, presso la Chiesa del SS. Sacramento di Andria, la suggestiva paraliturgia della Lavanda dei Piedi, che ha visto protagonisti gli alunni della scuola dell’infanzia "Sacro Cuore di Gesù" delle Suore Betlemite, accompagnati dai loro genitori. Con parole semplici ma intense, il sacerdote ha spiegato il valore della lavanda dei piedi come segno di umiltà, servizio e amore verso gli altri.

Grande entusiasmo e intensa partecipazione hanno caratterizzato il laboratorio di pasticceria attivato presso la Scuola ...
01/04/2026

Grande entusiasmo e intensa partecipazione hanno caratterizzato il laboratorio di pasticceria attivato presso la Scuola dell’Infanzia paritaria “Sacro Cuore di Gesù” di Andria. Un’esperienza coinvolgente e formativa che ha visto protagonisti i bambini di tre, quattro e cinque anni, guidati con passione e competenza dal signor Francesco Montereale, papà pasticciere.

Una mattinata all’insegna della creatività, della scoperta e… delle mani in pasta (d’argilla!) ha visto protagonisti ben...
25/03/2026

Una mattinata all’insegna della creatività, della scoperta e… delle mani in pasta (d’argilla!) ha visto protagonisti ben 70 piccoli alunni quattrenni e cinquenni della scuola dell’infanzia Sacro Cuore di Gesù delle Suore Betlemite di Andria, ospiti del Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi di Corato per un laboratorio di ceramica.Un ponte tra scuola dell’infanzia e scuola superiore costruito attraverso l’arte, capace di unire età diverse nel nome della creatività e della condivisione.

La festa del papà vista con gli occhi dei più piccoliCi sono giorni che, più di altri, sembrano fatti di carezze. La fes...
18/03/2026

La festa del papà vista con gli occhi dei più piccoli
Ci sono giorni che, più di altri, sembrano fatti di carezze. La festa del papà è uno di questi, soprattutto se la si osserva attraverso lo sguardo sincero e luminoso dei bambini del nido e della scuola dell’infanzia. Per loro, il papà non è solo il capofamiglia: è una presenza calda, riconoscibile tra mille. È il passo sicuro che li accoglie all’uscita, le braccia forti che li sollevano in alto, la voce che cambia tono per raccontare una storia prima di dormire. Nei loro piccoli cuori, il papà è spesso un eroe silenzioso, capace di riparare giochi rotti e di scacciare paure invisibili.
Nei giorni che precedono questa festa, le aule delle nostre sezioni si riempiono di colori, colla e risate. Le manine si impegnano con grande serietà a creare un dono: un biglietto un po’ storto, un disegno dai tratti incerti, una poesia imparata con impegno. Non è solo un lavoretto, ma un gesto carico di significato. Ogni segno racconta un’emozione: l’amore, l’ammirazione, il desiderio di dire “ti voglio bene” nel modo più autentico che conoscono.
I bambini parlano dei loro papà con una semplicità disarmante. “Il mio papà è forte”, “Il mio papà mi fa ridere”, “Il mio papà mi porta alle giostre”. In queste frasi brevi si nasconde un mondo intero: la sicurezza, la gioia condivisa, la scoperta quotidiana. Non servono parole complesse, perché il loro affetto è diretto, puro, senza filtri.
E poi c’è l’attesa. L’attesa di consegnare quel piccolo tesoro costruito con tanto impegno. Gli occhi si illuminano, il sorriso si allarga, il cuore batte un po’ più forte. In quel momento, il bambino non sta solo regalando un oggetto, ma sta donando una parte di sé.
La festa del papà, vista così, diventa molto più di una ricorrenza: è un ponte fatto di emozioni semplici e profonde, che unisce il mondo dei grandi e quello dei piccoli. È un promemoria delicato di quanto contino i gesti quotidiani, gli abbracci, il tempo condiviso. E forse, proprio grazie ai bambini, anche gli adulti possono riscoprire il valore di ciò che spesso danno per scontato: l’amore che non ha bisogno di parole perfette, ma solo di essere vissuto, ogni giorno. (C.M.)

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