14/11/2024
Di uomini come questo ne nascono uno o due forse in un secolo. Lui, Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, noto solo come Don Milani, nacque esattamente cento anni fa, da una famiglia ebrea fiorentina.
Ne avrà 44 da vivere, e il modo in cui li spenderà resta, ancora oggi, uno dei più luminosi esempi di vita dedicata agli altri, e in particolare ai giovani.
Nel 1948 è cappellano a San Donato di Calenzano, tra Pistoia a Firenze. In quel momento ha 25 anni e un'idea che avrebbe cambiato per sempre la storia: una scuola serale, popolare, libera, per gli operai e i contadini semianalfabeti della zona. In un'Italia poverissima e uscita martoriata dalla guerra, apre le porte della sua chiesa agli ultimi, ai diseredati, agli emarginati, ai figli del popolo e delle campagne.
E la prima cosa che fa - la primissima - è staccare il crocifisso dalla parete. "Questo simbolo non vi servirà. Non qui - spiega - La croce non deve essere sulle pareti di una scuola, ma nel vostro cuore e nella vostra vita. Da questo vi riconosceranno."
Aveva in mente una scuola che non ricordasse in alcun modo un luogo confessionale.
Anche per questo fu esiliato nella vicina Barbiana, un grumo di case sperduto nel Mugello. Credevano di zittirlo, invece lui trasferì lì la sua scuola, democratica, collettiva, inclusiva, priva di ogni punizione corporale (una rivoluzione per l’epoca), e, insieme, un modello che non escludeva ma garantiva a tutti un’istruzione, a prescindere da possibilità e classe sociale.
Fu persino processato - e assolto in primo grado - per aver opposto al servizio militare l’obiezione di coscienza. Morì prima della sentenza d’appello, il 26 giugno del 1967, a 44 anni.
Don Milani ha insegnato a tutti - atei, agnostici e credenti - il significato profondo della parola laicità, come la forma più pura di rispetto e di difesa di ogni fede. Uno così, in un’epoca di oltranzisti religiosi e fanatici baciatori di rosari e madonnine, sarebbe considerato un eretico. E, per questo, più attuale e necessario che mai.
Lorenzo Tosa