14/11/2017
Ospiti attesi arriviamo nel bellissimo contesto che ci accoglie: una casa calda e avvolgente con dettagli curati in ogni stanza. Veniamo condotti nello studio di Æno, un luogo incantato tra storia e modernità, il luogo ideale per raccogliere le idee e lasciarsi trasportare dall'anima del tempo. Lo studio era anticamente una vecchia soffitta di un convento, si conservano ancora travi a vista in legno e una immensa capriata secolare. Tutti notiamo l'ordine e la pulizia, per essere uno studio di artista dove si dipinge - soprattutto di nero - il pavimento in parquet può lamentare pochissime macchie. Tra qualche sfizio culinario e un sorso di vino, Æno ci racconta la sua infanzia tra colori e insegnanti che le dicevano che i suoi disegni non erano belli perché interpretava la realtà. Incurante dei giudizi severi, Lei invece continua a colorare con matite e acquerelli, fino alla scoperta del Nero, grazie ai fumetti di Dylan Dog. Ci racconta che con la velina ricopiava i mostri dei fumetti e poi si divertiva a colorarli di nero come un esercizio inconsapevole di annullamento del pensiero.
Emanuela, che ripone con cura tutti gli oggetti, ci mostra una cartellina con i disegni colorati che faceva a scuola e notiamo elementi come farfalle, fiori, case, elementi della natura dai colori caldi e tenui. Come reazione chiediamo allora il significato dei quadri "cupi" sulle pareti, ma Emanuela non ci sa rispondere: ciascun quadro nasce come libera forma, nasce da un primordiale inconscio in cui è il disegno che le chiede di emergere, non è lei che decide cosa fare. Osservare le sue chine significa soffermarsi a lungo su dettagli che nascondono altri dettagli, su elementi simbolici in continuo fermento.
Ma sembra di notare una evoluzione del suo percorso: opere di qualche anno fa ancora con colori, poi chine in bianco e nero, ultimamente quadri dipinti con tocchi di rosso e di oro e con il tema ricorrente dei "bambini nel bozzolo". Ci domandiamo se la sua arte non sia in un qualche modo gotica e richiami elementi dell'arte passata, ma alla fine ciò che conta è che il significato è personale, ciascuno nell'arte contemporanea vive e sente una sua emozione.
Mentre continuiamo a farle domande Æno ci racconta della sua esperienza a Inchiostro festival, dalla sua meraviglia e stupore nell'essere riuscita a farne parte: dall'altra parte senti il suo racconto e senti profonda umiltà, incredulità verso il suo definirsi una artista. Ci racconta della sua vita a Torino fino ai ventanni circa, ci racconta del corso di ceramica, della soddisfazione di quando si è comprata la sua prima scatola di matite colorate, della sua voglia di studiare e della ricerca profonda di un significato che la porta ad iscriversi a Psicologia e ad essere oggi anche una stimata psicologa e psicoterapeuta.....
Verso la fine della serata ci raggiunge Nicolò, altezzoso e sdegnoso come solo un gatto può esserlo, raccoglie qualche coccola da noi e poi si avvicina ad Emanuela, l'unica a cui sembra dare ascolto.
Ma si è fatto tardi ed è ora di tornare a casa, nei nostri bozzoli a riposare.....
Redatto da Morena Baretta
Foto Giulia Corino