12/04/2013
Oltrepo' Pavese
Abbiamo deciso di partecipare al concorso Color Your Life per poter pubblicizzare la zona dell’Oltrepo Pavese in vista dell’Expo 2015.
Il logo che abbiamo ideato riprende la sagoma di una bottiglia di vino, simbolo della zona, affiancata a un bicchiere di vino, con uno stile semplice, lineare e di forte impatto visivo. L’immagine della locandina e' composta da una bottiglia di vino formata da tante varietà di uva accostate tra loro con diversi colori e tonalità di saturazione, al fine di richiamare le diverse tipologie di vini de
12/04/2013
Storia dell’Oltrepò Pavese
L'Oltrepò Pavese nacque ufficialmente nel 1164, quando l'Imperatore Federico I concesse alla città di Pavia il diritto di nominare i consoli nelle località che costituiscono, grosso modo, l'attuale Provincia di Pavia. Questo atto seguì peraltro ad un periodo in cui l'ingerenza pavese nelle terre a sud del Po si era andata intensificando; d'altra parte il riconoscimento imperiale non esimeva il comune pavese da una lunga lotta contro le città di Tortona e Piacenza, già dominatrici del territorio, e nemiche di Pavia a causa della diversa collocazione politica (esse guelfe, Pavia ghibellina). Prima di questo atto infatti l'Oltrepò Pavese non esisteva come unità politica o amministrativa. In epoca romana gli unici due centri non oscuri del territorio, Iria e Clastidium, appartenevano alle aree di influenza di due città vicine, Tortona e Piacenza appunto, situate rispettivamente nelle regioni romane Liguria ed Aemilia. In epoca longobarda il territorio fu sottoposto ai monaci della potente Abbazia di San Colombano di Bobbio. Ancora all'inizio dell'800 l'Oltrepò era diviso ecclesiasticamente tra le diocesi di Tortona e Piacenza, con poche sparse parrocchie dipendenti invece da Pavia. Nel 1359 cadde insieme a Pavia sotto la dominazione dei Visconti di Milano, cui seguirono gli Sforza, famiglie che dominarono anche il confinante Piacentino. Nel 1499 il territorio pavese, comprendente l'Oltrepò, ebbe la qualifica di Principato di Pavia. Sotto gli Sforza l'Oltrepò era governato da un Capitano con sede a Casteggio. Il territorio comprendeva un certo numero di podesterie, nei borghi e villaggi principali; il numero dei Comuni era grandissimo, poiché erano comuni talvolta anche minuscole cascine. Agli antichi signori locali che la città di Pavia aveva confermato nei loro possessi si erano affiancati nuovi feudatari pavesi, e infine quelli nominati dai duchi di Milano. Alla metà del XV secolo l'intero territorio dell'Oltrepò era diviso in feudi, e questa situazione non mutò fino al XVIII secolo. Bisogna comunque distinguere i piccoli feudi (detti camerali) dell'Oltrepò propriamente detto (l'originario dominio pavese), dotati di scarsa autonomia fiscale e giurisdizionale, dai grandi feudi dell'alta collina e della m***agna, assoggettati dai duchi di Milano e aggregati all'Oltrepò, ma ancora dotati di larga autonomia. Questi ultimi erano detti terre diverse, o giurisdizioni separate; avevano ognuno una sorta di statuto speciale e vari privilegi. I principali erano i marchesati di Fortunago, Godiasco, Varzi e Pregola, nati (salvo il primo) dalla disgregazione del marchesato dei Malaspina, cui in gran parte ancora appartenevano; molto importante anche il feudo di Bobbio, appartenente ai Dal Verme. I feudi malaspiniani e vermeschi costituirono le cosiddette "Giurisdizioni separate" che, trattandosi di feudi immediati imperiali, godettero di piena indipendenza fino all'abolizione dei feudi imperiali nel 1797. Insieme allo Stato di Milano l'Oltrepò passò nel 1535 alla Spagna e nel 1713 all'Austria; nel 1743, col trattato di Worms tra l'Austria e i Savoia, fu separato dal Principato di Pavia e unito al Piemonte. Sotto i Savoia l'Oltrepò conobbe una grande fioritura e venne suddiviso in due province: una con capoluogo Voghera, il centro che era divenuto ormai il principale della zona e che in precedenza aveva a lungo e inutilmente cercato di affrancarsi dal dominio pavese; a sud il territorio fece parte della provincia di Bobbio fino all'unità d'Italia. Nel 1770 Voghera fu affrancata dal feudalesimo ed elevata a Città regia; il peso dei feudatari fu comunque ridotto ovunque a una funzione quasi solo simbolica. In epoca napoleonica l'Oltrepò, diviso nei due circondari di Voghera e Bobbio, fu unito prima al dipartimento di Marengo e poi a quello di Genova, appartenente all'Impero Francese. Ritornato ai Savoia nel 1814, rimase diviso in due province, Voghera e Bobbio; nel 1859, dopo l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, le due piccole province ritornarono a Pavia, la cui Provincia ricalcava in gran parte l'antico Principato. Tuttavia nel 1923 il territorio di Bobbio, tra cui i comuni di Trebecco e Caminata, fu staccato da Pavia e unito a Piacenza e in piccola parte a Genova. La situazione feudale nel XVIII secolo Con la progressiva cessione da parte dell'Austria dei territori delle Langhe da Tortona a Voghera e Bobbio tra il 1735 ed il 1748, l'intera zona passò con i vari feudi imperiali dalla giurisdizione imperiale e del Senato milanese al governo dei Savoia che ne rivendicarono subito l'autonomia dalle pretese della camera di Milano. Gli antichi feudi imperiali, dapprima furono riuniti in un distretto denominato "Giurisdizioni separate" a cui venivano riconosciuti gli antichi privilegi ed autonomie feudali, tali che per alcuni si perpetuarono forme di vera indipendenza fino al 1797. Successivamente il governo sabaudo riorganizzò il territorio in province (quella di Voghera nel 1743 e quella di Bobbio nel 1770) che portarono all'effettiva integrazione di questi territori con il Regno di Sardegna.
I castelli
L'Oltrepò Pavese è anche terra di castelli, i quali ne riflettono la complessa ed articolata storia feudale e non.
Castana. Di antica origine medievale, il castello venne trasformato nel 1740 in residenza di campagna dai marchesi Pallavicino Trivulzio. L'edificio, in origine attorniato da un fossato, ha pianta irregolare, presenta una grande balconata panoramica ed una corte interna a livello inferiore rispetto al palazzo principale. Restaurato ad inizio del XXI secolo è proprietà privata.
Cecima. Il castello, citato già nell'anno 943, fu lungamente proprietà dei Vescovi di Pavia; rimangono resti delle mura e due piccole torri.
Cigognola. Dell'antico castello, la cui edificazione risale all'inizio del Duecento, rimane la svettante torre quadrata, dai merli ghibellini, anche se molto probabilmente risistemata e rivista nell'Ottocento, in epoca romantica. Il castello è proprietà privata.
Montalto Pavese. Costruzione in pietra e mattoni a vista, caratterizzata da quattro torrioni, edificata nell'anno 1595, su ciò che rimaneva di una preesistente rocca medievale, da Filippo Belcredi ad una altitudine di 466 s.l.m. Il castello è cinto da un vasto parco: da segnalare il giardino all'italiana ed il giardino all'inglese. Il castello è proprietà privata.
Montebello della Battaglia. L'attuale edificio appare come una villa barocca e risale al Seicento/Settecento, sulla sede di un probabile fortilizio medievale: è di dimensioni considerevoli, con un vasto parco annesso. Proprietà privata.
Montecalvo Versiggia. Il castello è nominato nelle cronache delle lotte di inizio Duecento tra l'imperatore Federico II alleato con Pavia, contro milanesi e piacentini. È proprietà privata.
Montesegale. Rocca edificata dai Gamberana su di un'altura del paese: oggigiorno è un complesso di costruzioni e corti risalenti a differenti periodi. Proprietà privata.
Nazzano. Costruito dai Malaspina intorno all'anno Mille, Il Castello di Nazzano fu potenziato da Gian Galeazzo Visconti, che ne riconobbe immediatamente la strategica posizione, intorno al 1360.
Castello di Oramala. Celeberrimo, innalzato anteriormente al Mille, anche se la prima attestazione scritta è dell'anno 1029, fu dei potenti marchesi Malaspina, che ne fecero il fulcro di uno dei più importanti marchesati del nord Italia, e che quasi senza interruzione di continuità lo ebbero sino al termine del Settecento. Ciò che ne rimane è solo una parte del grande complesso (le mura presentano uno spessore di 2,4 metri). Nel 1986 iniziò la lunga e complessa campagna di ricostruzione/restauro. Proprietà privata.
Pietra de' Giorgi. Il complesso del castello di Pietra de' Giorgi presenta all'interno del suo recinto la rocca (proprietà privata) ed un palazzo attualmente sede del Comune. Il castello, risalente con probabilità all'anno 1012, è ora sede del Municipio
Stefanago. Il castello, che sorge sulla cima di un colle, venne riattato nel 1477, ma la torre m***a al secolo XII: è sede di una azienda agricola.
Zavattarello. Il castello è citato in alcuni Diplomi degli anni 971 e 972 (proprietà del Vescovo di Bobbio). Dal 1975 è proprietà del Comune. La rocca, abbandonata dai Dal Verme per la Seconda guerra mondiale, fu campo di scontri bellici (e gravemente danneggiata da un incendio nel 1944). Il maniero venne restaurato a partire dal 1987. Attualmente è sede di un museo di arte contemporanea.
11/04/2013
Visitate anche il sito ufficiale su http://www.elearningcossa.it/oltrepopavese
Alla scoperta dell'Oltrepó Pavese L'Oltrepò Pavese è un'area della provincia di Pavia, di forma triangolare, che deve il suo nome al fatto di trovarsi a sud del fiume Po, che ne delimita il confine settentrionale, incuneata tra l'Emilia-Romagna (provincia di Piacenza) e il Piemonte (provincia di Alessandria). Il territorio è costitu...
11/04/2013
10/04/2013
locandina
designer grafico xinxin Giulia Cheng e Beatrice Valente. Logo di Riccardo Maciariello
Introduzione
L'Oltrepò Pavese si distingue per un'ampia varietà di prodotti tipici della zona. Sicuramente il prodotto principale è il rinomato vino dell'Oltrepò Pavese ma non mancano anche ottimi prodotti culinari.
10/04/2013
Agnolotti pavesi
Pasta ripiena di carne stufata, uno dei primi tipici dell'Oltrepò Pavese. Gli agnolotti pavesi (in dialetto pavese agnolot, agnulot o agnuloti) sono un tipo di pasta ripiena tipica della Lombardia meridionale. La ricetta di questa pasta ripiena ha subito l’influenza della cucina piemontese (per la tipologia, analoga agli agnolotti piemontesi) e di quella piacentina (per il ripieno, simile a quello degli anolini, che deriva da carne stracotta, lo stufato). Le cucine citate sono infatti caratteristiche di aree che sono confinanti con l'Oltrepò Pavese, cioè con la zona dove questa pasta ripiena è molto diffusa. L'origine del nome è incerta: la tradizione popolare identifica in un cuoco monferrino di nome Angiolino, detto Angelot la formulazione della ricetta; in seguito la specialità di Angelot sarebbe diventata l'attuale agnolotto. Possono essere serviti asciutti, con il condimento preparato con lo stufato, oppure in brodo d'oca. È un piatto tipico della tradizione natalizia.
10/04/2013
Malfatti
Sono una specie di gnocchi verdi fatti con un impasto di pan grattato, biete cotte e uova. Vengono serviti con sugo di funghi porcini oppure con pomodoro o basilico.
Secondi piatti
Bollito misto, composto da carni miste, dal biancostato di bue, al codino di vitello, al ginocchietto alla testina di vitello. Spesso viene servito accompagnato dal “bagnetto” (una salsa verde molto saporita a base di prezzemolo tritato), con la mostarda di Voghera, oppure con il cosiddetto “bagnetto di peperoni”, gustosa salsa agrodolce ottenuta da peperoni tagliati in piccolissimi pezzetti.
Salumi
Salame di Varzi
E’ uno dei prodotti più conosciuti dell’Oltrepò Pavese, per la sua particolarità ed il suo gusto tipico. L’inizio della produzione del salame si deve far risalire ai Longobardi che, essendo una popolazione nomade, avevano necessità di conservare le carni macellate con il sale In tutto l’Oltrepò, tuttavia, è diffusa la tradizione di produrre diversi tipi di salumi tra cui cacciatorino. Salamino di piccole dimensioni (lunghi circa 15 cm e con un diametro di 3-4 cm).
Coppa
Tipico salume prodotto utilizzando i muscoli del collo del maiale. Dopo la stagionatura, che avviene in budello naturale, viene bagnata nel vino nel quale deve restare sommersa avvolta in uno straccio per qualche giorno.
Tipici di questa zona sono anche il lardo e la pancetta.
Formaggi
In Oltrepò vengono prodotte diverse varietà di formaggi per i quali si utilizzano sia il latte vaccino che quello di capra e pecora.
Si possono ricordare:
le tome, di origine piemontese;
siras, caratteristica ricotta di pecora dalla forma a cono;
il Nisso di Menconico, composto di latte di v***a e pecora stagionato a lungo
caprini freschi e stagionati;
tomini della valle Schizzola conservati avvolti nelle foglie di castagno;
pizzicorno (dal nome della località in Val Staffora in cui viene prodotto);
molana del Brallo che può essere lasciata stagionare per poterla grattugiare sulla polenta;
“furmag cui saltarei”, formaggio vaccino stagionato con i vermi
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