24/06/2026
Cari colleghi ed amici,
invio segreti e riflessioni sulle caratteristiche del medico SIDA.
Lo scopo del medico è curare la persona che lo chiede.
1. La prima cosa che bisogna fare è fermarsi. Il curare inizia sempre così: fermarsi dal caos della propria vita, preoccupazioni, problemi, ecc. Chiudere la porta dello studio. Che indica quel creare il vuoto di cui si parla spesso, che rende possibile lo scaturire delle cose.
2. Guardare, vedere la persona (non il malato) che si ha di fronte perché il male più profondo dell’uomo è quello di non essere visto: la solitudine, l’abbandono e l’invisibilità sono ferite che precedono tutte le altre.
3. Da questo sguardo emergono sempre parole o gesti che aprono il contatto tra medico e paziente che, ripeto, non è un malato, ma prima di tutto una persona (alla pari) che chiede. Il medico non deve collocarsi in un gradino più in alto né più in basso.
4. Da questo atteggiamento scaturisce la compassione che fa evitare la simpatia o l’antipatia; il giudizio o, peggio, il pregiudizio. È un passaggio significativo, perché la compassione orienta la lettura della realtà. Senza compassione lo sguardo diventa giudizio. La compassione permette di non colpevolizzare, non aggiunge pesi ulteriori, ma vede oltre e apre alla speranza.
5. Poi si passa a quello che si chiama “diagnosi” che scaturisce automaticamente e sapendo aspettare con pazienza, da tutto il sapere che ha incamerato da tutta sua esperienza e i suoi studi. La diagnosi non arriva dal cielo, come alcuni credono o sperano.
6. A questo punto non si vedrà solo i sintomi, ma anche la loro causa, il motivo profondo di quella stanchezza e di quello sfinimento che pesa sulla vita della persona. La persona ha perso il suo orientamento.
7. Alla fine, senza le parole, senza promettere la guarigione, deve passare e si deve trasmettere un sentimento di speranza. Senza la speranza nulla si può fare, ma deve passare automaticamente.
La missione della SIDA e dei sidiani nasce qui: da questa mancanza del fermarsi, di sguardo, di compassione, mancanza del passaggio della speranza e di conseguenza della cura. Senza questi presupposti il medico agopuntore (ma anche il medico convenzionale) violenta il paziente, la diagnosi e poi la terapia.
Il medico SIDA per curare, innanzitutto, deve entrare in contatto con le ferite della gente e prendersene cura, deve passare la sensazione che la persona non è più sola a combattere, ma ha un medico come un compagno, un alleato. Si potrebbe anche dire la guarigione poi arriverà come è una forza che restituisce la vita.
Così si rende possibile anche liberare la persona da tutto ciò che la disumanizza, imprigiona, divide e toglie la libertà. Perché non basta guarire il corpo: occorre spezzare le catene interiori, i “blocchi”.
Il medico SIDA deve anche ricordarsi che la guarigione e la liberazione non sono magie, ma è l’arte di saper attingere e orientare i meccanismi di guarigione che sono già presenti.
Il medico sidiano cura così, attraverso la persona medico che sa guardare, toccare e prendere su di sé il dolore dell'altra persona.
E tutto questo presuppone “fatica”.