24/05/2026
Cari amici , se chiedete a “chat gtp“ in Inglese la differenza tra un’abitudine e un rituale la risposta breve è la seguente:
„Habits optimize behavior. Rituals shape meaning.“ L’abitudine ottimizza il comportamento, il rituale forma significato.
Il confine tra i due termini è labile, il termine abitudine ha in Italiano una valenza un po’ più negativa rispetto all’Inglese. In ogni caso l’etimologia di un termine cambia nel tempo, ad esempio la “messa domenicale” è un rito, ma per molti è diventata un abitudine. Il termine “rito”, ha assunto nel linguaggio comune un significato desueto e un po’ Retrò. Il rito però dovrebbe aiutare ad aprire verso un qualche cosa di diverso, l’abitudine tende a ripetere, a chiudere, a far cadere la possibilità di una nuova apertura. La differenza è sottile, ma il rito richiede un maggior sforzo di preparazione, una partecipazione sentita e una continuità cadenzata. La pratica “yogica” anche solo corporea, come il Tai chi, la musica, o il teatro richiede in questo senso un approccio rituale, in quanto ti conduce su un piano diverso, più aperto rispetto all’abitudine. La ripetizione partecipata nel rito ha, già dal primo approccio i seguenti vantaggi: libera la mente, riflette diversamente il quotidiano e apre verso l’oltre. Buona domenica e buon yoga da Lydia e Roberto
03/05/2026
„Tardivo canta l’uccello ai ciliegi
, domestica mi segue l’ortica.“
da "Il galateo in bosco" di Andrea Zanzotto. Cari amici, questa frase di A. Zanzotto è tratta da una raccolta del 1978. „Il galateo in bosco“, e’ una proposta per ricordare certe „regole umane“, come ad esempio „il galateo“, ma in un contesto diverso, ad esempio nel contesto del bosco. La sensibilità e la capacità del autore ci guida in questo viaggio. Ecco che sentiamo l’uccello che canta al ciliegio e percepiamo l‘ortica che diventare pianta domestica, non pungente, ma utilizzabile in cucina. Questa poesia ci ricorda come le cose a cui portiamo attenzione formano un particolare mondo dove noi scegliamo e pensiamo tra tutti i mondi possibili. Ecco che le pratiche sull’attenzione nel mondo yogico, sia nei confronti del corpo che dei pensieri, assumono un particolare significato. Infatti noi esseri umani ci trasformiamo e diventiamo simili ai pensieri a cui porgiamo la nostra attenzione. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto
26/04/2026
Cari amici, riprendiamo il verso 6.3 della Gita, nella traduzione di R.Gnoli: “Per il saggio che desidera pervenire allo yoga, l’azione, si dice,è il mezzo: per chi è già pervenuto allo yoga il mezzo è, si dice,la tranquillità”. A questa traduzione, ben riuscita, e anche chiara per il lettore, poniamo alcune domande interpretative. Da un lato vi è un forte desiderio evidenziato dalla declinazione della radice ”ruh”, un “saggio che desidera”, e che ha questo forte “desiderio”, pone al lettore l’interrogativo: ma questo saggio perché desidera un cambiamento? Il gioco di parole tra “Karma e karanam” è difficile da riprendere in italiano, sia per l’enorme apertura semantica del termine “Karma”, sia per la scelta di tradurre “karanam” con il termine “mezzo”(come in R.Gnioli) o “fattore” o “metodo”. Il termine “karma Yoga” (yoga dell’azione) che per molti praticanti è chiaro, diventa per chi vuole approfondire, un termine con molte incognite. E per finire il termine “samas”, tradotto dai più come “tranquillità”,”calma” o quite. Ma lo yoga non è già, a vista di alcuni,una tranquillità d’animo, oppure è la tranquillità d’animo il punto di partenza per lo Yoga? Cari amici scriviamo queste brevi note, non con spirito di polemica e/o conoscenza, ma solo per evidenziare come lo yoga sia in ogni caso inizialmente “apertura”, apertura in tutto, ma sopratutto rifiuto di una semplice chiusura interpretativa con facili soluzioni deterministiche. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto
19/04/2026
„ Fateli secchi, cristosanto, arrostiteli. Hanno fatto saltare la recinzione!», diceva David Hackworth (nella foto sottostante) pluridecorato veterano della guerra in Vietman ai suoi uomini. Dopo anni di guerra e battaglie ha denunciato l‘assurdità della guerra in Vietnam, scrivendo un libro. Se confrontiamo l’approccio di David con quello di Arjuna (l’eroe della Gita) notiamo delle differenze importanti. Tutti e due combattono per la libertà, tutti e due sono solidali con i propri uomini e criticano l‘apparato, ma quello che manca a David è l‘approccio più ampio, di un „etica“ che oltre a vedere gli errori altrui, riconosce anche i propri. Non è questione di umiltà, di solidarietà, di disponibilità, ma la differenza sta nella capacità di andare oltre, oltre alle proprie necessità e visioni personali. Qui si comprende bene il perché ad esempio gli Yoga Sutra di Patanjali iniziano con delle importanti proposte „etiche“ come i Yama e Niyama, oppure perché la disperazione di Arjuna nella Gita richieda delle risposte più ampie. O anche perché noi nel nostro tempo dobbiamo cercare sempre di „ampliare“ un po‘ la nostra visione. Buon Yoga e Buona domenica da Lydia e Roberto
12/04/2026
Cari amici , Nella Gita al Cap7 sutra 4 si parla di „otto elementi“. L‘elemento nr. 5 è lo „spazio“, dove si usa il termine „kham खम्“, termine più concreto del termine „ आकाश, ākāśa“. In ogni caso in questo versetto il concetto di „spazio“, fa da „ponte“ tra i primi 4 elementi (elementi naturali), e gli ultimi 3 elementi (elementi umani), che sono: il pensiero, la coscienza e il senso dell’io. (tradotti in modo un po’ sommario) Il domandarsi con quale spazio ci confrontiamo nella nostra quotidianità è importante: uno spazio delimitato, uno spazio chiuso, uno spazio di passaggio, uno spazio vissuto, uno spazio aperto, uno spazio autoreferenziale o uno spazio „bombardato“? Anche nello Yoga e nella pratica delle „asana“ ci si deve confrontare quotidianamente e in maniera critica con lo spazio personale nella pratica, ma di riflesso con lo spazio sociale che ci circonda. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto.
22/03/2026
Cari amici “Il mezzo può essere paragonato al seme, il fine all’albero” , questa frase di Gandhi, è differente dalla classica massima di Macchiavelli: „il fine giustifica i mezzi”. Ma dov’è la vera differenza tra queste due frasi? Una delle differenze è nel “metodo” , nel senso che il rapporto tra il seme e l’albero presuppone “un metodo di cura e di attenzione. “ Il rapporto tra un fine e un mezzo scelto a caso non presuppone questo rapporto, anzi lo mette in discussione. Lo yoga cerca nel suo intimo una interrelazione attenta tra causa ed effetto, bel lontana da l’avere un idea e volere attuarla a tutti i costi, come purtroppo spesso accade ai nostri giorni. Buona domenica e Buon yoga da Lydia e Roberto
23/02/2026
ACCORDARE LO STRUMENTO e ASCOLTARE. Cari amici , la pratica dello Yoga, almeno nel nostro approccio, non è un una riconferma di prassi ripetuta e reiterate, (anche se la pratica quotidiana è essenziale), ma è un tentativo di uscire da sicurezze ormai interiorizzate, che a volte, vengono vissute, come ineluttabili. 😊 In questo contesto ad esempio le osservazioni sulla pratica di Jean Klein, (in parte rivisitate da noi nella traduzione), riprendono un importante tema, vissuto anche in occidente, tra “ utilizzare e suonare uno strumento, ma a un certo punto, liberarsi dalla morsa dello strumento stesso„. Quando si accorda uno strumento musicale, è l'ascolto che conduce ad accordarlo e a suonarlo in modo “perfetto”. Allo stesso modo, soltanto l'ascolto del corpo può condurre ad una “posizione perfetta” che cerca di riarmonizzare energie a volte disperse. Ma se la pratica dello yoga e’ praticata per arrivare “a qualcosa”, allora è meglio lasciare perdere questa pratica. La pratica dello yoga può persino diventare un ostacolo, perché può generare la convinzione che ciò che “uno fondamentalmente è” sia un fine che può essere raggiunto attraverso qualche attività praticata con continuità. Questo credere nel progresso della pratica puo’ allontanare la pratica dalla ricerca stessa. Ci si dovrebbe liberare da questo bisogno di sicurezza e di una sempre nuova rappresentazione. Infatti quando una produzione ha fine, si arriva a conoscere ciò che non è. Si estingue il riferimento al passato, ogni preconcetto ha termine, e si è ricondotti alla soglia dell'ascolto silenzioso.” 😊Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto.
15/02/2026
Cari amici,
Il corpo è uno strumento assai utile per correre, saltare, lavorare e altre attività. Alcuni allenano il corpo, altri lo analizzano e lo controllano, altri ancora portano il corpo all’estremo. Il corpo viene visto come soggetto e come oggetto che rappresenta anche il nostro immaginario: e’ un oggetto immaginato, è getto visto, e’ un oggetto percepito, un oggetto di relazione con sé stessi e con gli altri. L’anoressia e la bulimia sono i lati estremi di questa rappresentazione del corpo nella società contemporanea.
Quando si cerca si abbandonare l’idea di trattare il corpo come un oggetto, ci si ritrova con un corpo quasi sconosciuto! A questo punto appare il corpo come memoria del passato , il corpo delle tensioni nascoste, il corpo ferito, Il corpo come soggetto che percepisce in profondità. Ma per rivelare questo corpo, bisogna cercare di andare “oltre” alle nostre normali rappresentazioni del corpo. A questo punto il corpo può diventare un nuovo strumento di relazione con se’ stessi e soprattutto con gli altri. Alcune tradizioni orientali approfondiscono questo tema e ci aiutano con pratiche per questa “nuova relazione” . Alcune propongono un ascolto “senza intenzioni”, altri parlano di „risonanze nel corpo” altri ancora di „azione per l’azione” con il corpo, tutto possibilmente vero, ma un consiglio che diamo a tutti e‘ di praticare con costanza 😊,
In quanto la strada per uscire dai modelli ereditati, precostituiti e acquisiti e’ una strada lunga, ricca di imprevisti non solo per la mente, ma anche per il corpo😀 Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto
01/02/2026
Cari amici. a volte si dimenticano i riti sacrificali cantati e ricordati nei Veda, e ripresi anche da Roberto Calasso, che fanno comprendere le grandi connessioni della storia, a volte si dimenticano le grandi battaglie del Mahabharata, dove le forze del bene e del male risuonano e si contrappongono nel grande universo della storia. Bruce Springsteen riprende la tradizione delle grandi ballate americane, ma qui riprende con forza la visione del „sacrificio“ che non deve essere inutile, lasciato al caso, ma ricordato e ricantato come avveniva negli antichi. Le persone uccise e innocenti , che vorrebbero essere dimenticate subito dal regime, diventano con questa canzone, che passerà alla storia, grandi figure sul solco di una tradizione americana che sa che i diritti vanno conquistati, difesi e riconquistati da ogni generazione. La canzone si trova su tutti i portali, buona lettura, e ascolto:
Street of Minneapolis
Strade di Minneapolis
Attraverso il ghiaccio e il freddo invernale
la Nicollet Avenue
Una città in fiamme combatte fuoco e Ghiaccio
Sotto gli stivali di un occupante
L’esercito privato del DHS di Re Trump
Con le armi strette ai giacconi
e’ arrivato a Minneapolis per far rispettare la legge,
O almeno così la loro storia vuol raccontare
Contro il fumo e i proiettili di gomma
Alle prime luci dell’alba
I cittadini si sono schierati per la giustizia
Le loro voci risuonavano nella notte
E c’erano orme insanguinate
laddove sarebbe dovuta esserci solo pietà
E due morti: lasciati a morire sulle strade innevate
Alex Pretti e Renee Good
Minneapolis nostra, sento la tua voce
Cantare attraverso la foschia insanguinata
E resisteremo per questo paese
per lo straniero in mezzo a noi, dove qui a casa nostra sono andati in giro ad ammazzare
Nell’inverno del ‘26
Ricorderemo i nomi di chi è morto
Per le strade di Minneapolis
I sicari federali di Trump
lo hanno colpito
al volto e al petto
poi abbiamo sentito gli spari
E Alex Pretti giaceva
morto nella neve
hanno sostenuto la legittima difesa
signore
Basta non credere ai propri occhi
sono il nostro sangue
e le nostre ossa
E questi fischietti e telefoni
contro le sporche bugie
di Miller e Noem
Ora dicono di essere qui
per sostenere la legge
ma calpestano i nostri diritti
Se la tua pelle è nera o marrone
amico mio
puoi essere interrogato
o espulso a vista
Nei nostri cori "Fuori l'ICE ora"
il cuore e l'anima della nostra città resistono
tra vetri rotti e lacrime di sangue
sulle strade di Minneapolis
Fuori l'ICE
Fuori l'ICE
Fuori l'ICE
Fuori l'ICE...
buona domenica e buon yoga da Lydia e Roberto.