Yogala ,il confronto culturale ed esperienziale in primo piano🙂 Cooperano con l'associazione "Pepe Cooter", link al sito web: http://pepecooter.wixsite.com/pepecooter

Seguiamo proposte di yoga Academy ,Yoga Alliance e yogic studies , un attento studio di testi ( antichi e moderni ��e una relazione costante con i testi fondanti delle culture orientali e occidentali , molta umiltà e un po’ d ‘ ironia ��Roberto Zanasi & Lydia Murauer, alla base di un percorso iniziato come Hari-Om e certificati Coni.

Cari amici, quale è il racconto che pratichiamo con il corpo? Quando muoviamo il “corpo” quale “corpo” percepiamo? Quand...
20/09/2026

Cari amici, quale è il racconto che pratichiamo con il corpo? Quando muoviamo il “corpo” quale “corpo” percepiamo? Quando pratichiamo yoga, quale corpo sentiamo? Testi antichi sullo Yoga si confrontano spesso con i corpi: un corpo grossolano „Sthūla śarīra“,un corpo sottile „Sūkṣma śarīra“, un corpo più fattuale,“Kāraṇa śarira“ più attento al rapporto con l‘esterno.
„Sūkṣma śarīra — सूक्ष्म शरीर“, il corpo sottile, ci attrae, ma poi nella pratica lo ritroviamo? Per secoli l’occidente ha tralasciato il corpo, nell’ultimo secolo vi è stata un esplosione dei corpi: dal corpo troppo oggetto, al corpo troppo soggetto! Anche il mondo medico ha creato un corpo ben definito da curare e manipolare. Nel cristianesimo “la resurrezione dei corpi” è parte fondamentale del credo, ma la parola “corpo” differisce dall’odierna percezione del corpo. Lo sguardo su un corpo giovane o su un corpo vecchio e stanco, ci interroga sul rapporto tra noi e l‘altro. Ma allora quando ci ritroviamo sul tappetino nella pratica,e percepiamo un nuovo racconto, questo racconto riesce a scalfire l’esperienza più profonda dell’essere? Buona domenica e buon yoga da Lydia e Roberto

Nuovo corso ad Ala
14/09/2026

Nuovo corso ad Ala

Cari amici “ Il sanscrito è un esempio di “stabilità e duttilità”. E’ una lingua da secoli stabile e in continua evoluzi...
13/09/2026

Cari amici “ Il sanscrito è un esempio di “stabilità e duttilità”. E’ una lingua da secoli stabile e in continua evoluzione. Questa caratteristica gli ha permesso di trasportare sapere e conoscenza in grandi spazi. Ad esempio la radice: jña, „ज्ञ indica il percepire, il sapere e il comprendere. Ma già con „Pra“ davanti, jña, „ज्ञ diventa „Prajna“ uno stato di pensiero più alto e al di là del pensiero logico. Se si pone “Vi” davanti a „jña“ in “Vijñāna” (विज्ञान), il particolare si materializza, ed ecco il passaggio a un esperienza più vissuta. Questo piccolo esempio di duttilità e stabilità ci ricorda come il sanscrito sia stato il portale di trasmissione anche dell’approccio yogico, e come gli approcci degli ultimi due secoli in queste discipline abbiano creato trasgressione ed evoluzione, ma sempre con grande approfondimento sia individuale che sociale. E’ a volte però imbarazzante vedere come questa evoluzione e ricchezza si divida: da un lato un mondo estremamente impegnato in ricerche e approfondimenti su linfe vitali e fonti di questi mondi e dall’altro un insieme di corsi che spesso rafforzano soltanto le abitudini di una società stressata e indecisa se praticare kickboxing, Zumba o Yoga nel prossimo fine settimana. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto

Cari amici , l’altra settimana si riprendeva il verso 27, cap 3 della  Bhagavad Gītā, che rappresenta uno  dei primi sut...
06/09/2026

Cari amici , l’altra settimana si riprendeva il verso 27, cap 3 della Bhagavad Gītā, che rappresenta uno dei primi sutra sui „tre costituenti della realtà percepibile“, appunto i guṇa“; ma i guṇa vengono menzionati già prima. In 2.45, ancora quasi all’ inizio, Arjuna è esortato ad andare „oltre“ , oltre le normali „rappresentazioni della realtà“. Kṛṣṇa dice:
„tu, Arjuna, diventa libero dai tre guṇa“.
„Oltre i guṇa“: non significa la scomparsa dei guṇa, né la loro inutilità, ma significa non identificarsi più nelle loro dinamiche. In altri termini da un „approccio alla vita“ fondato su „azione e reazione“ , a un approccio fondato su „equanimità e libertà più intima“.
I 3 guṇa: sattva, rajas e tamas, vengono ripresentati nel cap.14. La Gita sembra suggerirci che prima bisogna imparare a riconoscerli, viverne nella quotidianità i pericoli, i tranelli, le astuzie e le debolezze sia sociali che psicologiche, ma poi bisogna guardare oltre. I passaggi più colmi di poesia della Gita, nascondono sempre da una proposta per andare „oltre“. Buona Domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto

Cari amici, a volte si potrebbe pensare che il compito della vita sia appunto “vivere”, ma sia la quotidianità che le sa...
30/08/2026

Cari amici, a volte si potrebbe pensare che il compito della vita sia appunto “vivere”, ma sia la quotidianità che le saghe antiche ci ricordano che non è così semplice. Già nell’Odissea Ulisse è azione, furia e combattimento. Le sue caratteristiche principali sono astuzia, istinto liberatorio, furbizia e ragionamento. Queste attitudini sono protette dagli Dei, dove “Atena” assume le sembianze di una rondine, per proteggere il combattimento finale. La situazione di Arjuna è simile, ma nello stesso tempo differente, anche lui inizia con un “ragionamento”, ma tale ragionamento lo porterebbe a non combattere. Krishna lo sprona a combattere con tutte le sue forze, ma lo avverte che “Le azioni sono tutte all’intero dei principi costituenti iniziali (Gunas), mentre chi è offuscato dal senso dell’io, pensa di essere “lui” sempre l’agente del tutto. ( 3/27 Gita). Purtroppo inganno, combattimento e furbizia sono tornati a essere parti costituenti del nostro tempo. A volte anche nella quotidianità siamo confrontati con situazioni critiche, dove, inganno, istinto, passione e furbizia sembrano avere il sopravvento e essere l’unica soluzione. Forse il primo compito del ragionamento ardito e della furbizia sono quelli di “mostrare i propri limiti” e sia Ulisse e che Arjuna ne sono due importanti esempi, ma la storia ne ha proposti molti altri…. Buon Yoga e buona domenica da Lydia e Roberto

Cari amici,Nicola Gardini ha scritto un bel libro sull’Odissea, dove esplora tra l’altro, il confronto tra il termine “n...
23/08/2026

Cari amici,

Nicola Gardini ha scritto un bel libro sull’Odissea, dove esplora tra l’altro, il confronto tra il termine “nessuno” e il suo opposto, „la molteplicità delle forme. Nel Odissea, il termine „nessuno” , richiama si l’episodio di Polifemo, ma rappresenta anche il suo opposto: il numero infinito d’identità che, nella prospettiva di Ulisse, dipendono dal suo sguardo e dall’ approccio sugli eventi del mondo.

Allo stesso modo, Arjuna, l’eroe della Bhagavad Gita, cambia il suo sguardo sul mondo dopo ogni conversazione con Krishna e questi „stadi di cambiamento“ possiamo chiamarli “Yoga”. Nella Gita, il termine Yoga non è statico, ma si evolve seguendo lo sguardo e il pensiero di Arjuna. Il primo cambiamento è guardare oltre l’immediato: abbandonare cioè lo sguardo personale e identitario per un sentire più cosciente, partecipe e distaccato. Il secondo è rappresentato dal termine karma-yoga: agire si, ma non solo reagire, agire con consapevolezza dell’atto e del tutto.
E qui siamo solo all’inizio! Quasi ogni dialogo nella Gita introduce un nuovo “Yoga” e quindi un nuovo sguardo. Ciò che vogliamo sottolineare in questo breve testo è che un cambiamento consapevole non avviene solo nei testi antichi, ma può far parte della „pratica quotidiana”. Questo tipo di attenzione non deve limitarsi però al movimento e al respiro sul tappetino, ma deve essere un atteggiamento aperto, attento, e consapevole al cambiamento nella prassi quotidiana, anche se a volte questo approccio costringe a confrontarsi con ulteriori difficoltà.

Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto

Cari amici forse  T. Krishnamacharya, non aveva mai pensato esattamente a una relazione tra diaframma, psoas, e neurosci...
16/08/2026

Cari amici forse T. Krishnamacharya, non aveva mai pensato esattamente a una relazione tra diaframma, psoas, e neuroscienze. Anche scritti precedenti, come ad esempio la Śrītattvanidhi del XlX secolo, più legati alla propria realtà storico sociale erano lontani dalle analisi neuro scientifiche dei nostri tempi. Se consideriamo la storia delle pratiche yogica, come uno sviluppo di pratiche in diversi ambienti culturali e sociali, per il bene comune, alcune riflessioni a noi più contemporanee che derivano dalle neuroscienze possono essere solo di buon auspicio, in quanto avallano l’importanza di saggezze praticate in epoche precedenti alla nostra. In alcuni studi neuro scientifici viene valutato come alcuni organi ad esempio Il diaframma e lo psoas, assorbono impulsi, stress, tensioni e preoccupazioni che riguardano la vita psicologica e sociale di ogni individuo.
il sistema nervoso, quando percepisce una minaccia, si rapporta immediatamente con questi organi , in quanto muscoli di difesa per eccellenza.
Il diaframma agisce sul respiro, lo psoas piega il busto in avanti e protegge gli organi. Ma non è detto che in seguito al rilassamento o alla fine del pericolo percepito tutto torni come prima!
Se si evidenzia una rigidità di fondo e continua, se la postura è chiusa e le spalle sono piegate in avanti , forse il diaframma e psoas hanno subito troppi contraccolpi, sia fisici che psicologici.
Non lo si percepisce come un inconveniente in quanto vi ci si convive da tempo.Visto che la parte neuro sensitiva dell’ individuo percepisce la rigidità del diaframma e del psoas come sintomi di allarme. Si sviluppa,in una sensazione difensiva continua, un “loop” negativo.
Soltanto quando si agisce con pratiche appropriate su questi due organi si può cambiare il nostro assetto psico neurologico. Infatti le nuove informazioni psicofisiche contribuiscono a ridurre le difese e le barriere ormai non più necessarie, e lo stato psicofisico dell’individuo cambia.
Quando il diaframma riprende la sua piena escursione, il nervo vago viene di nuovo stimolato, il sistema parasimpatico si riattiva. Nello stesso tempo una postura aperta , con un psoas attivo, cambia i segnali neurologici inviati al sistema nervoso rigenerando l'assetto di base del sistema e della personalità. Ringraziamo quindi i primi maestri di pratiche yogiche, in quanto il loro contributo è stato determinante nel far nascere la prima consapevolezza su queste tematiche. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto.

Cari amici .. un grande poeta come Rilke e le proposte, nella tradizione dello Yoga, di Eric Baret hanno qualchecosa in ...
02/08/2026

Cari amici .. un grande poeta come Rilke e le proposte, nella tradizione dello Yoga, di Eric Baret hanno qualchecosa in comune? „Si deve aver pazienza, (scrive il poeta) con il non risolto del cuore, bisogna provare a voler bene alle domande, come camere ancora chiuse, o come libri scritti in una lingua assai diversa. Si tratta di vivere il tutto. Se si vivono le domande, così si rivivono forse, lentamente, senza accorgersene, in un giorno diverso, anche le risposte.
Da Rainer Maria Rilke, da „Lettere a un giovane poeta“ . L’attenzione verso il corpo di E Baret sarebbe per Rilke una „camera sncora chiusa“ , „un libro scritto in una lingua assai diversa“, ma la tensione, la pazienza nel cercare domande, per poi aspettare il riapparire, inatteso. delle risposte e’ la stessa. In E. Baret le posture e il respiro sono strumenti di ascolto: „il non risolto nel cuore“ e „ il non risolto nel corpo“ si danno la mano, amare le domande del corpo come stanze ancora chiuse…. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto.

“rāja-vidyā rāja-guhyaṁ pavitram idam uttamampratyakṣāvagamaṁ”Cap9-2Cari amici , ci troviamo in Tirolo, circondati da bo...
26/07/2026

“rāja-vidyā rāja-guhyaṁ pavitram idam uttamam
pratyakṣāvagamaṁ”
Cap9-2
Cari amici , ci troviamo in Tirolo, circondati da boschi e corsi d’acqua. Riprendiamo la Gita, ed eccoci al capitolo 9, dove appare “Rāja-vidyā”, il più alto di tutti i saperi, ma quale è il più alto di tutti i saperi? “vidya” non è un “wissen” (sapere tedesco) che ci ricorda la scienza (wissenshaft), non è neanche un “knowledge”, (sapere inglese), che ci riporta al fare (know how) e nemmeno un “conoscere”, sapere italiano; “vidyā”, è il il sapere più grande “rāja-guhyaṁ” e ‘ il segreto più profondo e più grande ( Pratyakṣāvagamam) percepibile con la propria esperienza. Ed ecco che i corsi d’acqua e i boschi del Tirolo si ravvivano, respirano, si aprono a nuovi approcci, obbligandoci a rivedere il nostri sguardo. Buona domenica e buon Yoga da Lydia e Roberto

Indirizzo

Ala
38061

Orario di apertura

Lunedì 19:00 - 20:00
Giovedì 19:00 - 20:00

Telefono

+393316779394

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