10/03/2026
Oggi in sezione abbiamo vissuto una giornata ricca di scoperte, concentrazione e gioia condivisa.
Con la terza scatola delle spolette dei colori, i bambini hanno affinato il loro sguardo, esplorando con attenzione le gradazioni cromatiche. Attraverso questo materiale hanno creato,con calma e precisione,nuove estensioni di lavoro, nate dall’interesse dei bambini stessi.
01/03/2026
Maria Montessori ci ha lasciato un messaggio semplice, quasi disarmante nella sua chiarezza: un bambino non si calma quando viene rimproverato. Si calma quando si sente compreso.
Eppure, quante volte, davanti a uno scatto di rabbia, la prima reazione è alzare la voce? Fermare, correggere, imporre. È istinto. È fatica. È paura di perdere il controllo.
La visione montessoriana, invece, ci invita a fare un passo indietro. A scegliere l’ascolto. La presenza. Una guida calma e consapevole.
Ci sono parole che possono cambiare completamente una situazione.
“Vedo che sei molto arrabbiato… vuoi raccontarmi cos’è successo?”
Tutto inizia dal riconoscere l’emozione. Quando un bambino si sente visto davvero, quando percepisce che qualcuno sta cercando di capire e non di giudicare, le difese si abbassano. Non ha più bisogno di gridare per esistere: qualcuno è già lì, accanto a lui.
“Troviamo una soluzione insieme.”
Questa frase non punta il dito. Non etichetta. Non umilia. Coinvolge. Trasmette fiducia. Fa sentire il bambino parte attiva del cambiamento. Per Montessori, educare significa accompagnare nella riparazione, non limitarsi a punire.
“Facciamo un bel respiro, io e te.”
La calma non si impone. Si trasmette. I bambini assorbono ciò che vedono. Se l’adulto rallenta, respira, si centra… loro imparano che esiste un modo diverso di affrontare la tempesta. Nell’approccio montessoriano, l’adulto è un modello vivo, non un controllore.
Queste frasi non servono soltanto a fermare un comportamento aggressivo. Seminano qualcosa di molto più profondo: autocontrollo, connessione, sicurezza emotiva.
Educare non significa controllare. Significa accompagnare.
E forse la vera autorevolezza non sta nel farsi obbedire, ma nel costruire un legame così forte da non averne bisogno.
Se questo messaggio ti ha fatto riflettere, condividilo con la tua famiglia. Perché anche un solo bambino che si sente capito oggi può diventare un adulto capace di capire domani. E il mondo cambia così, un’emozione alla volta.
18/02/2026
I bambini si dedicano con impegno al lavoro autonomo, scegliendo le attività secondo il proprio bisogno interiore, operando in un ambiente preparato che favorisce concentrazione, ordine e responsabilità.
L’attività dell’alfabetario accompagna i bambini nell’esplorazione del linguaggio scritto. Attraverso l’associazione tra suono e simbolo, il bambino consolida la consapevolezza fonologica.
17/01/2026
Save the Date! 📅
La Casa dei Bambini Maria Montessori di Aci Castello vi aspetta a gennaio con quattro magnifici Open Day ✨
Nei giorni 10, 17, 24 e 31 gennaio, dalle 10.00 alle 12.00, la nostra struttura apre le sue porte per accogliervi nel mondo Montessori 🌱
Un’occasione speciale per:
✔️ conoscere gli ambienti educativi
✔️ scoprire il materiale Montessori
✔️ incontrare il team docente
📍 Via Federico De Roberto, 2 – 95021 Aci Castello (CT)
📞 Per informazioni: 095 491084
18/11/2025
Se dovessi incontrare di persona la dottoressa Maria Montessori oggi.
Lei ti direbbe queste DIECI REGOLE che ti aiuterebbero ad essere una guida migliore !
1. Devi iniziare a vedere il bambino come il veicolo per portare la Pace nel mondo. Quindi fidati di lui.
2. Devi Osservare di più e quando pensi di conoscere un bambino, è allora che devi stare più silenzioso e Osservare di nuovo.
3. Non devi manomettere l'orgoglio del bambino. Questa è la sua identità nel mondo.
4. Devi permettere al bambino di crescere al suo ritmo e al suo tempo. Non affrettarlo. Lui non è indietro nella vita . Sta mettendo radici, se la prende comoda.
5. La tua preparazione spirituale di Pazienza, Amore e Rispetto per il bambino è più importante di tutta la tua conoscenza della testa. Quindi fai più attenzione a te stesso perché il più delle volte sei tu quello che intralcia il bambino 🤔
6. Devi impegnare il bambino in servizio se vuoi che diventi responsabile. Un bambino ozioso è pericoloso per se stesso e per l'umanità.
7. Devi prenderti il tuo tempo per preparare l'ambiente _ perché solo attraverso questo potrai vedere il bambino prosperare.
8. Bisogna credere nei risultati anche se ora non ci sono cambiamenti significativi . A tempo debito, quando il bambino sarà pronto _ Allora fiorirà naturalmente.
9. Non devi mai costringere il bambino _ se lo fai, gli fai perdere il diritto di indipendenza.
10. Devi permettere al bambino di scegliere ed esplorare liberamente il suo ambiente. Solo così la sua curiosità sarà soddisfatta 😊. Ecco perché è un esploratore!!!
Spero che queste regole abbiano un senso per te?
Il tuo amico nella Montessori nella lontana , .
John Azuka Obi
Direttore Montessori alla SCUOLA GREENWOODS MONTESSORI,
NIGERIA. AFRICA OVEST. AFRICA
30/10/2025
Da bambina, Maria Montessori non amava studiare.
Si distraeva, sognava, organizzava piccoli spettacoli per le compagne di classe.
La scuola, quella di fine Ottocento, era un recinto rigido dove la curiosità non trovava posto.
Lei, curiosa lo era per natura. Ma non per ciò che le imponevano di imparare.
Poi, a quattordici anni, qualcosa cambiò.
Abbandonò il teatro, prese in mano i libri, e cominciò a studiare con una determinazione che stupì tutti.
Voleva fare l’ingegnere. Poi scelse medicina.
In un’Italia che non era fatta per le donne, Maria Montessori scardinò un muro dopo l’altro.
Nel 1896 divenne una delle prime donne medico del Paese.
E nei reparti psichiatrici, tra bambini dimenticati e chiamati “irrecuperabili”, intuì una verità semplice e rivoluzionaria:
non erano loro il problema. Era il mondo intorno a loro.
Bastava offrire stimoli, gioco, libertà. Bastava ascoltarli.
Così nacque il suo metodo.
Nel 1907, in un quartiere povero di Roma, aprì la prima Casa dei Bambini.
Tolse i banchi rigidi, portò piccoli mobili, materiali sensoriali, luce, spazio.
I bambini potevano muoversi, scegliere, toccare, scoprire.
Non era più il bambino ad adattarsi alla scuola. Era la scuola ad adattarsi al bambino.
Da quell’esperimento nacque una rivoluzione.
Albert Einstein, Thomas Edison, Gandhi — tutti riconobbero in lei una pioniera.
Perché Montessori non cambiò solo l’istruzione: cambiò l’idea stessa di infanzia.
Vedeva in ogni bambino un universo in espansione, e nella libertà il primo passo verso la pace.
Durante il fascismo, rifiutò di piegare la sua pedagogia al regime.
Fu censurata, poi esiliata.
Ma non smise mai di insegnare, nemmeno durante la guerra.
Morì nel 1952, a 81 anni.
Oggi migliaia di scuole portano il suo nome e il suo metodo.
Il suo lascito è semplice e profondo:
l’educazione non è addestramento, è rispetto.
E anche una bambina che odiava la scuola può finire per cambiare il modo in cui il mondo impara.
Viaggio nella Storia
30/10/2025
Tra noi insegnanti c’è un’espressione che dice tutto: “Sa tenere la classe.”
Una frase semplice, ma che racchiude un’arte antica.
Chi “sa tenere la classe” non è un animatore né un domatore: è un capitano esperto, che conosce le correnti emotive, le tempeste adolescenziali, le bonacce improvvise. Regola le vele ogni giorno, ogni quadrimestre, ogni anno, cercando di portare la nave in porto con tutti i passeggeri a bordo — o almeno con la maggior parte sveglia e non gettatasi in mare per noia o disperazione.
Ma governare questa nave, oggi, è un’impresa sempre più complessa.
Non tanto per i ragazzi — che, anzi, hanno ancora dentro una luce che chiede solo qualcuno che la riconosca — quanto per le presenze invisibili, quelle che non siedono tra i banchi ma decidono comunque come ci si deve muovere.
I genitori, ad esempio.
Alcuni di loro vivono ormai come paladini medievali: pronti a difendere il proprio erede anche quando ha scalato l’Everest dell’evidenza.
Non importa cosa abbia fatto il figlio: se lo dici tu, non è vero; se lo vedevano, non hanno capito; se ha sbagliato, è colpa del sistema.
La logica abdica. Il Medioevo ritorna. E noi insegnanti restiamo lì, a fare da notaio della realtà.
E poi c’è quell’idea di insegnante che vaga nell’aria come una diceria immortale:
quella del povero disgraziato che si gode tre mesi di vacanza e prende lo stipendio solo per “stare in classe”.
Una figura folkloristica, a metà tra lo spaventapasseri e il saltimbanco, utile solo come bersaglio da sagre popolari:
“Eh ma io al posto tuo…”,
“Eh ma anche io saprei…”,
“Eh ma cosa ci vuole…”.
Già, cosa ci vuole.
Solo la capacità di vedere l’essere umano quando ancora non si è formato.
Solo la responsabilità di dare forma a ciò che non c’è ancora.
Solo la fermezza di tenere una soglia, un limite, un orizzonte.
Solo la pazienza di resistere quando tutto spinge a cedere.
Tutto qui.
Il punto più doloroso, però, non è la fatica.
È la svalutazione.
È la percezione di essere diventati una professione scomoda, sospetta, ridicola, continuamente giudicata e quasi mai ascoltata.
Una professione che chiede rispetto non per nostalgia di tempi autoritari, ma perché educare è un lavoro da adulti, e per farlo servono adulti.
Che è proprio ciò che manca.
Lì, fuori bordo.
E, a volte, pure a bordo.