13/03/2024
“ADULTO A CHI?”
In un tempo storico dove tutto viene costantemente messo in discussione, dove il senso di instabilità si intravede in ogni piega della vita, dove la spontaneità del sorriso e dello sguardo gentile è sempre più messo alla prova, anche la centralità educativa dell’adulto è costellata di interrogativi e autoanalisi.
Sempre più genitori esplicitano a chiare lettere l’emozione della paura, dell’insicurezza, e la sensazione di frustrazione che pervade alcuni momenti della quotidianità trascorsa con i loro bambini.
Papà e Mamme che si documentano, che leggono, che riflettono, che discutono tra di loro per cercare di fare del proprio meglio nella crescita sana e armoniosa dei propri figli.
La domanda semplice che mi pongo è:
“cosa possiamo fare noi professionisti dell’educazione per aiutare gli adulti genitori di oggi che palesano questo tipo di bisogno?”
Quali strumenti possiamo adottare per sostenere e agevolare il loro sviluppo genitoriale?”
Non ci sono risposte univoche, ma rifletterò “a voce alta” con voi:
ALLEGGERIRE, senza banalizzare o sminuire le fatiche, ma riconducendo gli stati d’animo e di preoccupazione al giusto posto, nel posto del “è faticoso ma vedrete che con la giusta modalità ce la faremo. Nel posto del “mettere regole chiare e di buon senso, non crea traumi a nessuno”…. Etc.
CHIARIRE, offrendo una idea genitoriale ricca di contenuti semplici ma espliciti ed efficaci, chiarendo in modo non tanto implicito cos’è un adulto, che forma ha un adulto che si prende cura. Concetto assolutamente non banale.
Cosa fa un adulto che si prende cura? Nel
senso più ampio di questo bellissimo termine?
L’adulto che si prende cura di un bambino è il responsabile del suo benessere, ma è anche il responsabile del suo stesso benessere.
È un adulto che farà di tutto per ascoltare le esigenze di sua figlia senza trascurare completamente le proprie e si impegnerà a cercare l'equilibrio tra di loro, magari fallendo, ma provandoci.
È un genitore che scoprirà di cosa ha bisogno per ricaricare la sue energia e cercherà il modo di includerle nel suo quotidiano. Lo farà per poter offrire la versione migliore di se, la versione di se che il proprio bambino merita.
L’adulto di oggi non picchia, né grida, né minaccia, né insulta, nessuna prova “muscolare”.
Soprattutto non lo fà a qualcuno che gli vuole bene, che ha bisogno di lui e che si rispecchia nella sua figura di riferimento per sapere cosa vuol dire essere l’adulto di domani.
L’adulto affronta i suoi conflitti parlando, o mettendo distanza, o chiedendo aiuto, in modo che il piccolo possa imparare a fare lo stesso con i suoi.
L’adulto ha pazienza quando i bambini fanno resistenza ai suoi limiti; quando il piccolo perde il controllo delle sue emozioni, quando urla, o colpisce, o spinge.
In quel caso l’adulto dice che non va bene, e fa il necessario per aiutare il proprio figlio, mette parole ai suoi stati d'animo, e lo fa senza ferire senza umiliare, senza punire. È attraverso lo strumento dell’amore, della comprensione, e dell’intesa che l’adulto di oggi potrà educare, contenere, sostenere la crescita di tutte le nuove generazioni, che oggi, più che mai hanno bisogno di adulti STABILI, imperfetti ma realmente presenti, adulti come veri punti di riferimento, come lampioni nella notte che illuminano la strada, magari in salita, o ripida, magari sconnessa, ma pur sempre illuminata. ❤️
Valerio Cevoli