22/07/2026
STRUTTURA E FORZA ELASTICA
I maestri di arti marziali del passato non avevano alcuna nozione di fisiologia muscolare o di biomeccanica.
Eppure, avevano capito attraverso l'esperienza personale che il corpo è in grado di generare una considerevole forza elastica. Essi avevano compreso, anzitempo, che le catene cinetiche del corpo – attraverso tensioni eccentriche dei muscoli (che vengono cioè allungati, fig. 1-A) – riescono a produrre un’energia di gran lunga maggiore rispetto alle semplici contrazioni concentriche (allorché i muscoli vengono accorciati, fig. 1-B) e a quando questi due tipi di tensione vengono abbinati.
Quest'ultimo meccanismo ha molte analogie con quella metodologia di allenamento, basata su un rapido susseguirsi di contrazione eccentrica (allungamento) e concentrica (accorciamento) dei muscoli che gli atleti di salto in alto utilizzano da mezzo secolo, e cioè la "pliometria". Le contrazioni eccentriche comportano un allungamento di muscoli, tendini, ponti actino-miosinici, ecc. che permettono di immagazzinare energia che viene poi liberata nella successiva contrazione concentrica (come un elastico, una molla o una palla, fig. 2).
In questo genere di sport, così come nelle arti marziali, la possibilità di generare un tale tipo di forza dipende dall'elasticità delle fibre muscolari (e del tessuto connettivo). Giocano un ruolo fondamentale la flessibilità e la modulazione del tono muscolare (il rilascio delle tensioni parassitarie).
Il corpo viene quindi utilizzato alla stessa stregua di una struttura tensile, dove ogni segmento corporeo è connesso a tutti gli altri, in un armonico rapporto di integrità e tensione (fig. 4).
In arti marziali come il Taiji, la risposta elastica del corpo a una sollecitazione esterna (ad esempio una spinta) comporta una serie di volontarie modificazioni strutturali che, attraverso l’allenamento, diventano via via automatiche: mentre la testa rimane appesa in l’alto, il torace si svuota (abbassando ulteriormente il baricentro), le spalle si rilassano in connessione con le anche e il sacro “cade” in basso, provocando un repentino allungamento dei muscoli erettori della schiena (fig. 3) e un incremento considerevole della forza strutturale del corpo.
La capacità di affondare il proprio peso nei piedi e nel suolo provoca quindi il "rimbalzo" della forza di gravità (sommata a quella della sollecitazione ricevuta) e questa può essere condotta fino al “punto di emissione” (le mani, i gomiti, le spalle).
Questo è – in linea generale (e inerente al solo aspetto fisico) – il metodo impiegato dai praticanti di Taiji per respingere l'attacco di un avversario.
Va puntualizzato il fatto che, più il livello del praticante è alto, più è profonda la componente mentale e maggiore risulta l'espressione energetica, mentre il movimento esterno appare poco evidente (fig. 5).