12/08/2017
LADISPOLI, SCHELETRO IN SPIAGGIA, SPUNTA LA NECROPOLI
In cerca di conchiglie e sassolini da collezionare, alla fine si è ritrovato in mano un teschio. La macabra scoperta di un turista, sotto la sabbia di Ladispoli, nella zona di Palo, durante una tranquilla passeggiata tra le dune mediterranee. «Aiuto, c'è un ca****re sotterrato, fate presto», è l'allarme lanciato ieri mattina dal bagnante terrorizzato al 112. Il tam tam tra carabinieri, guardia costiera e protezione civile è stato immediato. Sirene spiegate per raggiungere il luogo dove era stato segnalato il ritrovamento di un corpo. Chi ha pensato ad una persona dispersa, chi ad un delitto. Nell'area dell'incontro inaspettato anche un bunker, circondato dalle onde, risalente al periodo bellico. «Sarà un soldato rimasto ucciso nella guerra e poi seppellito qui», ha ipotizzato una signora sotto choc. Mistero chiarito in pochi istanti. Lo scheletro, trovandosi all'interno di una tomba a Cappuccina, risalirebbe all'epoca romana. L'erosione marina ha rosicchiato la duna facendo riaffiorare due tumuli. «Già anni fa racconta Enzo Freddi, responsabile della protezione civile Dolphin di Ladispoli, era stata portata alla luce una tomba. A San Nicola è celebre la villa romana di Pompeo». I militari e gli uomini della Capitaneria di porto hanno tranquillizzato i curiosi, poi messo in sicurezza le sepolture apparentemente non fornite di corredo funerario. Centinaia e centinaia di villeggianti ogni giorno affollano Palo per una camminata sulla ferrosa sabbia nera, e ieri si sono fermati ad osservare i resti. Sul posto la giunta comunale. «Emozionante questo legame con il passato dice Marco Milani, assessore alla Cultura credo si tratti di una sepoltura povera, all'interno della quale non sembra sia presente la classica moneta in bocca al defunto». La storia nella storia.
TESCHIO E DENTATURA
Non è la prima volta che accade. Oramai gli archeologi ne hanno la certezza: la sepoltura riemersa ieri è la quarta intercettata negli ultimi quattro anni. «Siamo di fronte ad una autentica necropoli romana sul mare, che si estende verso l'area del bunker - spiega l'archeologa responsabile dell'area Rossella Zaccagnini - Evidentemente la scorsa notte c'è stata l'onda lunga che ha eroso la parete di falesia e ha scoperchiato la tomba». Il mare l'ha restituita. Ad un primo sopralluogo tecnico, la sepoltura ha svelato i resti ossei di un adulto. Spicca il teschio con una dentatura quasi del tutto intatta. «La tomba fa parte di una necropoli della prima età imperiale che doveva essere legata ad una grande villa romana che si estende in parte nell'area della Posta Vecchia e continua lungo il litorale sotto la pineta del castello Odescalchi». E sulla riva ora riemergono le propaggini della necropoli. Com'è possibile? In età romana, la linea di costa era più avanzata e quindi, quello che per noi è sulla spiaggia, duemila anni fa giaceva nell'entroterra. Di chi è la tomba e chi possedeva la villa? I quesiti in queste ore si rincorrono. Sicuramente il proprietario della villa doveva essere un personaggio illustre: le fonti storiche raccontano come questa parte di litorale al nord di Roma fosse prediletta dai più eminenti e ricchi senatori romani che qui «avevano le ville al mare a portata di carrozza». Sfarzo, lusso, mosaici e affreschi, che però non coincidono con la povertà della tomba a cappuccina ritrovata ieri mattina. «La tomba infatti appartiene ad uno schiavo - riflette Zaccagnini - o a qualcuno che faceva parte del personale di servizio delle residenze». Ora che succede? L'emergenza è per la messa in sicurezza e la conservazione (anche se nel ponte di ferragosto il personale è al lumicino). Certo, la spiaggia con le tombe romane fa effetto: «E' davvero un caso singolare, macabro e curioso allo stesso tempo per i bagnanti», osserva Zaccagnini. Lo scorso anno erano riaffiorati segni della civiltà romana sotto al Castello dei Monteroni durante gli scavi coordinati dalla soprintendente del Lazio e dell'Etruria Meridionale, Alfonsina Russo, dalla stessa Zaccagnini e dall'archeologa Maria Cristina Recco. Fra i tesori, era rimasto impresso lo scheletro di donna dove sul petto della defunta era ancora deposto, in un'anfora aperta, il corpo di un bambino.
(Laura Larcan ed Emanuele Rossi - Il Messaggero)