Profesora de italiano - Antequera

Profesora de italiano - Antequera Profesora nativa con experiencia y certificado ditals (didáctica de la enseñanza de la lengua ital

08/03/2023

“È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.
Vi faccio degli esempi.
Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mi****ta.
Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mi****ta.
Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mi****ta.
Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mi****ta.
Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mi****ta.
Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mi****ta.
Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.
Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”.
Per fortuna sono soltanto parole ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto.”

Celebriamo la giornata internazionale della donna con le parole di Paola Cortellesi ❤️

29/08/2021

IL VERO POSTO DI PIUTTOSTO©
di Germana Bruno

Il povero "Piuttosto"
vorrebbe il giusto posto,
ma spesso gli vien dato
ahimè, quello sbagliato.
Gemello di "Anziché",
non sa proprio perché
vien messo per errore
dove ci andrebbe "Oppure".
Così è disorientato,
confuso e preoccupato
e quel che vorrebbe dire
non si riesce più a capire.
È avverso ed è contrario
(tra loro c'è un divario)
con quel che viene appresso,
giammai sono lo stesso!
Esclude chi è seguente
non perché sia prepotente,
ma per fare una scelta
migliore e alla svelta.
"Piuttosto" che sbagliare
è meglio assecondare
quel forte desiderio
di avere il suo posto vero.

24/08/2021

Si dice "infondo" o "in fondo"? "A volte" o "avvolte"? "Apposto" o "a posto"? E, soprattutto, come si fa a evitare una volta per tutte questi errori di ortografia così comuni nella lingua italiana? Scopriamolo insieme in questa veloce guida, ricca di semplici ma efficaci trucchi per non sbagliare p...

21/08/2021

L’affermazione “i verbi di opinione richiedono il congiuntivo” non solo è imprecisa (alcuni verbi di opinione POSSONO essere usati ANCHE con l’indicativo), ma almeno in un caso è (quasi!) sbagliata.
L’espressione “mi sa che…” infatti, pur esprimendo un’opinione, richiede perlopiù l’indicativo. Usare il congiuntivo dopo “mi sa che…” - anche se in letteratura troviamo qualche esempio del genere - è decisamente inconsueto e perfino bizzarro. Ci piacerebbe dire, ma non abbiamo il coraggio di farlo, che dopo “mi sa che…” l’uso dell’indicativo è obbligatorio: non abbiamo il coraggio solo perché sappiamo che arriverebbe subito qualcuno pronto a farsi bello con qualche citazione d’autore per sostenere il contrario. Ma, in confidenza, vi suggeriamo: usate sempre l’indicativo con “mi sa che…” e risparmiate le energie del congiuntivo per occasioni migliori! Per ammazzare una zanzara non serve il bazooka.

* mi sa = mi pare, mi sembra, ho l’impressione, credo

10/06/2021

Le persiane si chiamano così perché sono state importate a Venezia dalla Persia. In alcune aree d’Italia si chiamano anche “gelosie” perché si diceva che i gelosissimi mariti persiani le usassero per impedire alle mogli di mostrarsi alla finestra. Sempre da Venezia vengono le “veneziane” un sistema di chiusura come le persiane caratterizzato da lamelle che si sovrappongono.
La saracinesca deriva invece da “saraceno”. Non si sa se si chiama così perché è un sistema di chiusura nato nei paesi arabi o perché era usato per chiudere le porte della città e impedire l’entrata dei saraceni.
Serrande viene da “serrare” (chiudere) così come tapparelle viene da "tappare": sono chiusure avvolgibili tipiche di molte case moderne. Gli scuri invece servono specialmente a non far entrare la luce e possono essere esterni ma anche interni alla finestra.
Persiane e scuri vengono anche chiamati "imposte".

08/01/2021

🌿📕

m***a
(Inferno, XVIII, 116)

"E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,
vidi un col capo sì di m***a lordo,
che non parea s'era laico o cherco."

Questa parola (che ricorre due volte nella Commedia) non è certo sconosciuta agli italiani del nuovo millennio. Realismo dantesco, che si esplicita bene nei canti di Malebolge. Plurilinguismo dantesco, che gli permette di dire tutto e parlare di tutto. Dante, poeta che sa essere molto concreto, e anche brutale. [C.M.]

06/01/2021

🌿📕
mirra
(Inferno, XXIV, 111)

“[...] erba né biado in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce”

La misteriosa mirra, una resina, era reputata sostanza medicinale e veniva usata anticamente anche nell’imbalsamazione. La portarono in dono i Magi a Gesù, assieme all’incenso. Dante la nomina una sola volta. La pone tra le sostanze connesse alla mitica Fenice: incenso, amomo, nardo e, appunto, mirra [C.M.]

03/01/2021

🌿📕
bella persona
(Inferno, V, 101)

“Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende”

Espressione con cui Francesca da Rimini si riferisce al proprio corpo, di cui Paolo si innamorò e da cui l’anima è stata violentemente separata. Dante la usa in senso fisico; oggi l’espressione si riferisce invece a chi ha doti morali (generosità, lealtà, ecc.).
[P.D’A.]

24/12/2020

Babbo Natale 🎄🌟🎁

La figura di BABBO NATALE si ricollega a SAN NICOLA che, vissuto in Lycia nel IV secolo (nato a Patara in Turchia), fu Vescovo di Myra. Dopo la morte le sue spoglie furono trafugate e portate a Bari di cui divenne il patrono. San Nicola (SANCTUS NICOLÀUS) era rappresentato vestito da Vescovo, quindi con l'abito rosso che poi resterà nella rivisitazione americana di Moore. Per diventare ciò che è attualmente, la leggenda e la storia di BABBO NATALE / SAN NICOLA dovette arrivare negli USA al seguito degli immigrati olandesi: il nome olandese del santo, SINTER KLASS, venne importato in America dagli immigrati come SANTA CLAUS [...] Infine, a New York trovò Clement Clark Moore, che nel 1822 scrisse per i suoi sei figli la poesia "A visit from St. Nicholas" in cui lo descriveva in vesti nuove. Il successo fu immenso e lui, con i nomi di SANTA KLAUS, FATHER CHRISTMAS, PAPA NOËL, WEIHNACHTSMANN [...] BABBO NATALE, diventò il più amato portatore di doni e regali... (per leggere la risposta di Matilde Paoli e Raffaella Setti → bit.ly/BABBONATALE_Crusca)

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