Data Driven ABA

Data Driven ABA Educational Interventions for people with autism and other Behavioral Difficulties based on Applied Behavior Analysis (ABA)

22/08/2026

๐๐š๐ฌ๐ญ๐š๐ง๐จ ๐Ÿ—๐ŸŽ ๐ฆ๐ข๐ง๐ฎ๐ญ๐ข ๐ฉ๐ž๐ซ ๐œ๐š๐ฉ๐ข๐ซ๐ž ๐ฅ๐š ๐Ÿ๐ฎ๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐๐ข ๐ฎ๐ง ๐œ๐จ๐ฆ๐ฉ๐จ๐ซ๐ญ๐š๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐จ? ๐‹๐š ๐๐ซ๐ข๐ž๐Ÿ ๐…๐ฎ๐ง๐œ๐ญ๐ข๐จ๐ง๐š๐ฅ ๐€๐ง๐š๐ฅ๐ฒ๐ฌ๐ข๐ฌ

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๐ˆ๐ง๐ญ๐ซ๐จ๐๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

Questo studio di Northup e colleghi, pubblicato nel 1991, aveva lโ€™obiettivo di verificare se fosse possibile condurre una Functional Analysis di comportamenti aggressivi in un contesto ambulatoriale, allโ€™interno di una valutazione della durata complessiva di circa 90 minuti.

Fino ad allora, molte Functional Analysis richiedevano numerose sessioni distribuite su periodi molto piรน lunghi. Gli autori volevano quindi capire se condizioni analoghe molto brevi, della durata di 5-10 minuti, potessero comunque fornire informazioni utili sulla funzione del comportamento.

Lo studio aveva perรฒ anche un secondo obiettivo: dopo aver individuato la conseguenza che sembrava mantenere il comportamento aggressivo, gli autori hanno verificato se quella stessa conseguenza potesse rinforzare una risposta comunicativa alternativa, cioรจ un Mand.

Non si limitavano, quindi, a chiedersi โ€œperchรฉ questa persona aggredisce?โ€, ma anche โ€œpossiamo insegnarle a ottenere la stessa cosa in un modo piรน appropriato?โ€.

๐๐ž๐ซ๐œ๐ก๐žฬ ๐ช๐ฎ๐ž๐ฌ๐ญ๐จ ๐ฌ๐ญ๐ฎ๐๐ข๐จ ๐žฬ€ ๐ข๐ฆ๐ฉ๐จ๐ซ๐ญ๐š๐ง๐ญ๐ž

Il lavoro รจ importante perchรฉ mette insieme assessment e trattamento in unโ€™unica logica funzionale.

Gli autori partono dallโ€™idea che conoscere la funzione del comportamento problema non sia sufficiente: bisogna anche individuare una risposta alternativa che permetta alla persona di ottenere la stessa conseguenza in maniera socialmente appropriata.

In assenza di una risposta alternativa, soprattutto nelle persone con repertori comunicativi molto limitati, il rischio รจ che il comportamento problema rimanga il mezzo piรน efficace per ottenere attenzione, accesso a oggetti o fuga dalle richieste.

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I partecipanti erano tre utenti inviati a un servizio specialistico per comportamenti aggressivi.

Curtis aveva 24 anni, funzionamento intellettivo descritto allโ€™epoca come severo-profondo, era non verbale e non possedeva un sistema formale di comunicazione. I suoi comportamenti aggressivi comprendevano graffiare, pizzicare, afferrare, colpire e ti**re i capelli.

Heidi aveva 21 anni, era anchโ€™essa non verbale e priva di un sistema formale di comunicazione. Presentava aggressioni come pizzicare, colpire e mordere, oltre a una lunga storia di comportamento autolesivo.

Genia aveva 13 anni, una diagnosi di paralisi cerebrale e un repertorio verbale molto piรน sviluppato. Era in grado di formulare frasi di cinque-sei parole e di esprimere richieste, commenti e domande. I comportamenti aggressivi comprendevano pizzicare, mordere e colpire.

๐‚๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐ฏ๐ž๐ง๐ข๐ฏ๐š ๐ฆ๐ข๐ฌ๐ฎ๐ซ๐š๐ญ๐จ

Gli autori registravano tre grandi classi di comportamento: aggressione, comportamento appropriato e comportamento alternativo, cioรจ il Mand. Il Mand poteva essere una vocalizzazione riconoscibile, un segno manuale o un altro gesto chiaramente interpretabile. Veniva registrato sia quando era indipendente sia quando era promptato.

Le tre principali conseguenze manipolate durante la Functional Analysis erano invece accesso a tangibili, attenzione sociale e fuga da richieste o attivitร .

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Lo studio utilizzava un multielement design accompagnato da rapide inversioni delle contingenze. La procedura era organizzata in due grandi fasi.

Nella prima fase veniva effettuata la Functional Analysis vera e propria, attraverso diverse condizioni analoghe.

Nella seconda fase, chiamata contingency reversal, la conseguenza che aveva prodotto piรน aggressione non veniva piรน consegnata dopo il comportamento problema, ma dopo un Mand alternativo.
Gli autori reintroducevano poi brevemente la vecchia contingenza e successivamente tornavano di nuovo alla contingenza sul Mand, in modo da verificare sperimentalmente se il comportamento cambiava insieme alla contingenza.

๐‚๐จ๐ฆ๐ž ๐Ÿ๐ฎ๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐š๐ฏ๐š ๐œ๐จ๐ง๐œ๐ซ๐ž๐ญ๐š๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐ž ๐ฅ๐š ๐๐ซ๐ข๐ž๐Ÿ ๐…๐ฎ๐ง๐œ๐ญ๐ข๐จ๐ง๐š๐ฅ ๐€๐ง๐š๐ฅ๐ฒ๐ฌ๐ข๐ฌ

La functional analysis veniva svolta allโ€™interno di una singola valutazione ambulatoriale della durata complessiva di circa 90 minuti.

Invece di condurre molte sessioni distribuite su giorni o settimane, gli autori utilizzavano poche condizioni analoghe molto brevi, ciascuna della durata di 5-10 minuti, separate da pause di circa 1-2 minuti. Durante queste pause il terapeuta usciva dalla stanza e si preparava alla condizione successiva.

Prima della valutazione, il gruppo di lavoro esaminava le informazioni raccolte attraverso la segnalazione al servizio, un questionario compilato in precedenza e una breve intervista con la persona che conosceva il partecipante. Questi dati servivano, tra le altre cose, a individuare gli oggetti o le attivitร  preferite da utilizzare nella condizione tangibile e a scegliere compiti adeguati per la condizione di fuga.

Non tutti i partecipanti venivano esposti esattamente alle stesse condizioni.

Heidi รจ stata valutata nelle condizioni alone, tangibile, fuga e attenzione; Genia nelle condizioni alone, attenzione e fuga; Curtis soltanto nelle condizioni alone e fuga, perchรฉ le osservazioni iniziali e le informazioni raccolte indicavano che sembrava poco responsivo sia allโ€™attenzione sociale sia agli oggetti preferiti. Per Curtis, inoltre, alone e fuga sono state ripetute, formando la sequenza aloneโ€“fugaโ€“aloneโ€“fuga.

In ciascuna condizione gli autori facevano in modo che una conseguenza specifica seguisse il comportamento aggressivo. Osservavano poi in quale situazione lโ€™aggressione aumentava maggiormente. Se il comportamento compariva soprattutto quando produceva una pausa dal compito, questo suggeriva una funzione di fuga; se aumentava quando produceva attenzione, suggeriva una funzione di attenzione; se aumentava quando permetteva di ottenere un oggetto, suggeriva una funzione di accesso a tangibili.

๐‚๐จ๐ง๐๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐š๐ฅ๐จ๐ง๐ž

Il partecipante entrava nella stanza e riceveva semplicemente lโ€™istruzione di aspettare. A quel punto il terapeuta usciva e non aveva piรน alcuna interazione con lui. Nella stanza erano presenti alcuni giochi e materiali, ma non veniva proposta alcuna attivitร  specifica e non cโ€™erano richieste, attenzione sociale o conseguenze programmate per il comportamento.

Questa condizione serviva principalmente come confronto con le altre e permetteva di osservare che cosa accadeva in assenza del terapeuta, delle richieste e delle conseguenze sociali programmate.

๐‚๐จ๐ง๐๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐๐ข ๐š๐ญ๐ญ๐ž๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

Il terapeuta rimaneva nella stanza, a circa 1,5-3 metri dal partecipante, ma inizialmente non gli prestava attenzione. In genere appariva occupato, per esempio leggendo una rivista o facendo del lavoro cartaceo.

Se il partecipante metteva in atto un comportamento aggressivo, il terapeuta gli forniva immediatamente attenzione per circa 10-15 secondi. Lโ€™attenzione poteva comprendere commenti o rimproveri, un leggero contatto sulla spalla e ulteriore interazione sociale se lโ€™aggressione continuava.

Al contrario, i comportamenti appropriati e gli eventuali Mand venivano ignorati. In questo modo era proprio lโ€™aggressione a produrre attenzione sociale. Se il comportamento aumentava soprattutto in questa condizione, ciรฒ suggeriva che lโ€™attenzione potesse avere una funzione rinforzante.

๐‚๐จ๐ง๐๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐๐ข ๐Ÿ๐ฎ๐ ๐š

In questa condizione il partecipante veniva fatto sedere al tavolo e gli veniva richiesto di piegare e ordinare asciugamani e salviette. Allโ€™inizio il terapeuta forniva istruzioni verbali e mostrava come eseguire il compito; se la risposta era incompleta o scorretta, utilizzava anche una guida graduata.

Il compito continuava a essere presentato a un ritmo stabile. Se compariva aggressione, il compito veniva immediatamente rimosso e il terapeuta si allontanava o si voltava per circa 15-30 secondi.

Terminata la pausa, la richiesta veniva nuovamente presentata.

Quindi, in questa condizione, lโ€™aggressione produceva direttamente una pausa dalla richiesta. Non venivano fornite lodi per il lavoro corretto e le interazioni dellโ€™adulto erano limitate alle istruzioni e ai prompt necessari per svolgere il compito. Se lโ€™aggressione risultava particolarmente elevata in questa condizione, lโ€™ipotesi era che fosse mantenuta dalla fuga dalle richieste.

๐‚๐จ๐ง๐๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐ญ๐š๐ง๐ ๐ข๐›๐ข๐ฅ๐ž

Il terapeuta rimaneva nella stanza, ma lโ€™oggetto o lโ€™attivitร  preferita individuata in precedenza non era liberamente disponibile. Quando compariva un comportamento aggressivo, il terapeuta consegnava immediatamente il tangibile per circa 15-30 secondi.

Tutte le altre risposte venivano ignorate e il terapeuta non forniva ulteriori forme di interazione. In altre parole, il comportamento aggressivo permetteva temporaneamente di ottenere lโ€™oggetto preferito. Un aumento selettivo del comportamento in questa condizione suggeriva quindi una funzione di accesso a tangibili.

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Terminata questa breve serie di condizioni, gli autori confrontavano la percentuale di intervalli nei quali era comparso il comportamento aggressivo. La condizione che aveva prodotto la percentuale maggiore veniva considerata quella che forniva lโ€™indicazione piรน forte sulla possibile contingenza di mantenimento.

La conseguenza che sembrava mantenere lโ€™aggressione veniva immediatamente utilizzata nella fase successiva, la contingency reversal, ma questa volta veniva resa disponibile attraverso un Mand appropriato anzichรฉ attraverso lโ€™aggressione.

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Terminata la Functional Analysis, gli autori prendevano la condizione in cui si erano osservati piรน comportamenti aggressivi, ma la stessa conseguenza non veniva piรน fornita per lโ€™aggressione, ma per un Mand.

Per Curtis e Heidi il Mand era il segno manuale per โ€œper favoreโ€. Allโ€™inizio il segno veniva modellato e promptato fisicamente circa ogni 30 secondi. La conseguenza veniva consegnata sia quando il segno era indipendente sia quando il partecipante accettava il prompt fisico senza opporsi.

Per Genia, invece, il Mand era verbale: โ€œVieni qui, per favoreโ€. Allโ€™inizio le veniva semplicemente spiegato che, se voleva parlare con lโ€™adulto, poteva utilizzare quella frase; successivamente non venivano forniti altri prompt.

La conseguenza funzionale restava identica: cambiava soltanto il comportamento che permetteva di ottenerla.

๐‚๐ฎ๐ซ๐ญ๐ข๐ฌ

Per Curtis la Functional Analysis suggeriva una funzione di fuga. Lโ€™aggressione compariva soltanto nelle condizioni con richieste: nella prima prova era presente nel 23% degli intervalli e nella seconda nel 12%.

Nella contingency reversal il compito continuava a essere presentato, ma Curtis poteva ottenere una pausa di 15-30 secondi usando il segno โ€œper favoreโ€. Lโ€™aggressione non produceva piรน fuga: in quel caso veniva invece guidato nuovamente verso il compito.

Lโ€™aggressione scese al 3% e allโ€™8% nelle due condizioni di contingency reversal, mentre il segno โ€œper favoreโ€, assente inizialmente, aumentรฒ rispettivamente al 20% e al 32% degli intervalli. Va perรฒ precisato che gli autori riportano che i segni di Curtis sembravano essere tutti promptati e che il ragazzo non arrivรฒ realmente a partecipare al compito.

๐‡๐ž๐ข๐๐ข

Heidi mostrava aggressione soprattutto nella condizione tangibile, nel 17% degli intervalli, ma anche nella condizione di fuga, nel 13%. Gli autori sottolineano quindi che il comportamento poteva essere mantenuto da piรน funzioni: accesso a oggetti preferiti in alcune situazioni e fuga dalle richieste in altre.

Per la contingency reversal venne scelta la funzione tangibile. Heidi poteva ottenere lโ€™oggetto preferito mostrando il segno โ€œper favoreโ€; lโ€™aggressione veniva ignorata.

Il comportamento aggressivo scese dal 17% allo 0%, mentre il segno โ€œper favoreโ€ aumentรฒ dal 0% al 46% e poi al 50%. Quando gli autori ripristinarono la vecchia contingenza, cioรจ tornarono a fornire il tangibile dopo lโ€™aggressione e non dopo il Mand, lโ€™aggressione risalรฌ al 20% e il segno scomparve. Quando ripristinarono nuovamente la contingenza sul Mand, lโ€™aggressione tornรฒ allo 0% e Heidi ricominciรฒ a usare il segno.

๐†๐ž๐ง๐ข๐š

Per Genia la condizione piรน chiaramente associata allโ€™aggressione era quella di attenzione: lโ€™aggressione compariva nel 24% degli intervalli, contro il 6% nella condizione di fuga.

Nella contingency reversal, quindi, lโ€™attenzione sociale veniva fornita per 15-30 secondi quando Genia diceva โ€œVieni qui, per favoreโ€, mentre lโ€™aggressione veniva ignorata.

Genia non mostrรฒ comportamenti aggressivi nelle due condizioni di contingency reversal e iniziรฒ immediatamente a chiedere attenzione in modo appropriato. I Mand comparivano nel 18% e nel 20% degli intervalli e, dopo lโ€™istruzione iniziale, erano indipendenti. Quando venne ripristinata la condizione in cui lโ€™attenzione seguiva nuovamente lโ€™aggressione e il Mand veniva ignorato, lโ€™aggressione aumentรฒ fino al 54% degli intervalli. Appena lโ€™attenzione tornรฒ a essere disponibile per il Mand, i comportamenti inappropriati diminuirono nuovamente.

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Per tutti e tre i partecipanti, la Brief functional analysis ha individuato almeno una condizione associata a livelli nettamente superiori di aggressione. Quando la stessa conseguenza รจ stata spostata dallโ€™aggressione al Mand, la risposta comunicativa รจ aumentata e lโ€™aggressione รจ diminuita. Quando la vecchia contingenza รจ stata temporaneamente reintrodotta, il pattern si รจ nuovamente invertito.

Durante la contingency reversal non veniva soltanto rinforzato il Mand: contemporaneamente veniva interrotta la vecchia contingenza sullโ€™aggressione. Per Heidi e Genia lโ€™aggressione era in estinzione; per Curtis lโ€™aggressione non produceva piรน fuga e veniva seguita da guida verso il compito. Quindi il trattamento conteneva almeno due componenti attive: rinforzo differenziale del Mand ed estinzione.

Inoltre, il Mand veniva rinforzato secondo uno schema continuo: ogni volta che compariva, produceva la conseguenza. Anche questa elevata densitร  di rinforzo potrebbe aver contribuito alla rapiditร  dei risultati.

๐‹๐ข๐ฆ๐ข๐ญ๐ข

Il limite piรน importante รจ proprio la brevitร  dellโ€™analisi. In molti casi gli autori disponevano di un solo dato per condizione; loro stessi riconoscono che questo non รจ ideale e che una Brief Functional aAnalysis potrebbe non identificare tutte le contingenze realmente presenti. Suggeriscono quindi la possibilitร  di ripetere lโ€™assessment in appuntamenti successivi o in altri contesti.

Un secondo limite riguarda la sicurezza: evocare sperimentalmente comportamenti aggressivi gravi puรฒ comportare rischi per il partecipante e per il terapeuta e, in alcuni casi, una Functional Analysis di questo tipo potrebbe non essere eticamente o praticamente sostenibile.

Gli autori sottolineano anche che il segno generico โ€œper favoreโ€ potrebbe essere utile inizialmente, ma non sappiamo quanto sia adeguato allโ€™interno di un programma comunicativo a lungo termine. Inoltre, nello studio non venivano distinti sistematicamente i Mand promptati da quelli indipendenti.

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Dal punto di vista clinico, il lavoro mostra che anche una Functional Analysis molto breve puรฒ offrire informazioni utili per formulare un primo trattamento, purchรฉ i risultati siano sufficientemente differenziati e vengano interpretati con prudenza. Il punto decisivo non รจ soltanto individuare โ€œche cosa rinforza il comportamento problemaโ€, ma utilizzare quellโ€™informazione per progettare una risposta alternativa funzionalmente equivalente.

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ž
Northup, J., Wacker, D., Sasso, G., Steege, M., Cigrand, K., Cook, J., & DeRaad, A. (1991). A brief functional analysis of aggressive and alternative behavior in an outclinic setting. Journal of Applied Behavior Analysis, 24(3), 509-522.

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07/08/2026

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Lโ€™evidenza scientifica ci indica che la causa del comportamento รจ da ricercarsi nellโ€™ambiente.

Qualsiasi comportamento, sia esso desiderabile o non desiderabile, รจ stato appreso e mantenuto attraverso lโ€™interazione con lโ€™ambiente, in particolare attraverso contingenze di rinforzo positivo e negativo. Qualsiasi comportamento che noi emettiamo ha cioรจ lo scopo di ottenere qualcosa o di sottrarsi a qualcosa.
Le funzioni possibili di un comportamento sono principalmente sei:

- Rinforzo positivo di tipo non sociale, mediato da altre persone. รˆ il caso di comportamenti la cui funzione รจ lโ€™accesso ad un item tangibile (ad esempio un giocattolo) o ad un altro stimolo (ad esempio la tv accesa), fornito da altre persone. Facciamo un esempio: dopo un comportamento problematico come buttarsi a terra, un bambino spesse volte riceve il tablet o un altro tipo di giocattolo (per โ€œcalmarloโ€, nelle intenzioni di chi lo eroga). Il comportamento di buttarsi a terra si manterrร  nel tempo.

- Rinforzo positivo di tipo sociale (attenzione). Spesso i comportamenti problema sono seguiti da attenzione da parte degli altri, sotto forma per esempio di espressioni facciali, tentativi di calmare, rimproveri, commenti. Tutti questi stimoli possono fungere da rinforzatori.

- Rinforzo positivo automatico. I comportamenti automatici solo quelli che producono rinforzo da sรฉ, senza bisogno della mediazione di altre persone. Il classico esempio di comportamenti retti da rinforzo positivo automatico sono alcuni tipi di stereotipie motorie e vocali, che si verificano ad alta frequenza anche quando la persona รจ da sola. Altri esempi di comportamenti retti da rinforzo positivo automatico sono il cantare sotto la doccia o il succhiarsi il pollice.

- Rinforzo negativo da stimolo esterno, mediato dalle altre persone (fuga da stimolo). In questo caso la funzione del comportamento sarร  la rimozione di uno stimolo, come ad esempio un item tangibile, da parte di unโ€™altra persona. Urlare โ€œtoglimi quellโ€™insetto di dosso!โ€, ad esempio, รจ un comportamento retto da rinforzo negativo, se la sua frequenza si รจ mantenuta nel tempo a seguito del fatto che, in situazioni analoghe, il comportamento ha prodotto la rimozione dellโ€™insetto dal corpo dellโ€™individuo da parte di unโ€™altra persona.

- Rinforzo negativo sociale (fuga). Questo tipo di comportamenti hanno la funzione di sfuggire a compiti o interazioni sociali faticose o spiacevoli. La funzione del comportamento รจ la rimozione di uno stimolo sociale. Il comportamento di un alunno di parlare con i compagni durante la spiegazione, ad esempio, potrebbe essere stato rinforzato dal fatto che, quando lo fa, la professoressa lo allontana dallโ€™aula.

- Rinforzo negativo automatico. Una stimolazione avversiva rende rinforzante la sua stessa rimozione. Se ho mal di testa, ad esempio, la cessazione del mal di testa fungerร  da rinforzatore e sarร  probabile il verificarsi di comportamenti che in passato hanno prodotto questa cessazione, come il prendere un farmaco. Comportamenti come il grattarsi o il mettere una pomata su una lesione sono esempi di comportamenti retti da rinforzo automatico negativo. Anche alcuni comportamenti autolesivi possono essere retti da rinforzo negativo automatico, nella forma di cessazione di unโ€™altra stimolazione dolorosa (si pensi al darsi pugni sulla testa in seguito a mal di testa).

Conoscere la funzione di un comportamento risulta critico ai fini della strutturazione di un intervento. Conoscere il perchรฉ un determinato comportamento avviene รจ molto piรน utile che osservarne la topografia, cioรจ la forma in cui si presenta. Due comportamenti con la stessa topografia possono avere funzioni estremamente diverse. Ad esempio, il comportamento di urlare potrebbe essere retto da attenzione per un bambino e da fuga dal compito per un altro bambino.
Allo stesso modo, comportamenti con topografie estremamente differenti possono avere la stessa funzione.

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ž: Riva, S. (2023). ๐ฟโ€™๐‘’๐‘“๐‘“๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘›๐‘“๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ง๐‘œ ๐‘‘๐‘–๐‘“๐‘“๐‘’๐‘Ÿ๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘™๐‘’ ๐‘‘๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘š๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘– ๐‘–๐‘›๐‘๐‘œ๐‘š๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘๐‘–๐‘™๐‘– (๐ท๐‘…๐ผ) ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘™๐‘Ž ๐‘Ÿ๐‘–๐‘‘๐‘ข๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐‘๐‘œ๐‘š๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘ ๐‘๐‘ข๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘‘๐‘– ๐‘ข๐‘› ๐‘ข๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘Ž๐‘ข๐‘ก๐‘–๐‘ ๐‘š๐‘œ [Tesi di laurea magistrale]. Universitร  degli Studi Guglielmo Marconi.

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23/07/2026

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23/07/2026

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Lo studio โ€œToward a Functional Analysis of Self-Injuryโ€, pubblicato nel 1982 da Brian A. Iwata e dai suoi collaboratori, ha introdotto la prima procedura completa e standardizzata per identificare sperimentalmente le conseguenze che mantengono un comportamento problema.

La ricerca si รจ concentrata sullโ€™autolesionismo, ma il metodo sviluppato ha posto le basi per lโ€™analisi funzionale di numerosi altri comportamenti problema.

Lโ€™obiettivo principale degli autori era sviluppare una procedura sperimentale che permettesse di individuare quali conseguenze ambientali potevano mantenere lโ€™autolesionismo nel tempo.

Lโ€™idea di fondo era che comportamenti molto simili nella forma potessero avere funzioni diverse. Due persone potevano, per esempio, colpirsi la testa, ma in un caso il comportamento poteva produrre attenzione, mentre in un altro poteva permettere di interrompere un compito difficile. In altri casi, lโ€™autolesionismo poteva essere mantenuto dalla stimolazione fisica prodotta dal comportamento stesso.

Per questo motivo, secondo gli autori, non era sufficiente scegliere un trattamento sulla base dellโ€™aspetto esteriore del comportamento. Prima di intervenire era necessario comprendere quale conseguenza lo rendeva utile o efficace per quella specifica persona.

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Negli anni precedenti erano stati utilizzati diversi interventi per ridurre lโ€™autolesionismo. Alcune procedure prevedevano il rinforzo di comportamenti alternativi, altre lโ€™estinzione, il time-out, lโ€™overcorrection o forme di punizione.

I risultati, perรฒ, erano spesso incoerenti. Una tecnica poteva funzionare con una persona e non produrre effetti con unโ€™altra. In alcuni casi, la stessa procedura poteva addirittura peggiorare il comportamento.

Gli autori hanno collegato questa variabilitร  alla scarsa conoscenza delle condizioni che mantenevano lโ€™autolesionismo. Se il comportamento era mantenuto da conseguenze differenti, non ci si poteva aspettare che un solo trattamento fosse efficace in tutti i casi.

Un intervento basato sul ritiro dellโ€™attenzione, per esempio, poteva avere senso quando lโ€™autolesionismo serviva a ottenere attenzione. La stessa procedura poteva perรฒ essere inefficace o controproducente quando il comportamento serviva a interrompere una richiesta, perchรฉ lโ€™allontanamento dellโ€™adulto poteva rappresentare proprio la conseguenza cercata dalla persona.

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Lo scopo dello studio era costruire una metodologia capace di valutare le relazioni funzionali tra lโ€™autolesionismo e specifici eventi ambientali.

Per farlo, gli autori hanno osservato il comportamento degli stessi partecipanti in una serie di condizioni sperimentali brevi e ripetute. Ogni condizione era stata organizzata in modo da rendere disponibile una possibile conseguenza dellโ€™autolesionismo.

In una situazione, il comportamento produceva attenzione sociale. In unโ€™altra, permetteva di interrompere temporaneamente un compito. In una terza, la persona rimaneva sola e non riceveva conseguenze sociali. Era inoltre presente una condizione di gioco, utilizzata come situazione di controllo.

Le sessioni consistevano quindi in una serie di ambienti analoghi, costruiti artificialmente per rappresentare alcune situazioni che potevano verificarsi anche nella vita quotidiana. Gli autori hanno confrontato la frequenza dellโ€™autolesionismo nelle diverse condizioni per verificare se il comportamento risultava sistematicamente piรน elevato quando produceva una particolare conseguenza.

Un livello piรน alto in una specifica condizione veniva interpretato come un possibile indizio del fatto che la conseguenza programmata in quella condizione stesse rinforzando e mantenendo il comportamento.

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Lo studio ha coinvolto nove persone con disabilitร  dello sviluppo.
Tutti manifestavano livelli moderati o elevati di autolesionismo. Le topografie del comportamento erano differenti e comprendevano colpi alla testa, testate contro superfici, morsi sul proprio corpo, schiaffi al viso, pressione delle dita nella zona degli occhi, trazione delle orecchie e dei capelli, inserimento delle mani nella bocca e pressione delle mani intorno al collo.

Ogni partecipante presentava almeno due forme di autolesionismo. Il comportamento piรน frequente nel gruppo era rappresentato dalle testate contro superfici o oggetti.

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Le sessioni si svolgevano in stanze di terapia di circa tre metri per tre. Le stanze erano arredate con tavoli, sedie, giochi e materiali. Il pavimento poteva essere coperto da moquette oppure da un tappeto protettivo.

Accanto alla stanza di terapia era presente una stanza di osservazione, separata da uno specchio unidirezionale. Gli osservatori potevano quindi registrare il comportamento senza essere visibili ai partecipanti e senza influenzare direttamente ciรฒ che accadeva durante la sessione.

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Poichรฉ la ricerca richiedeva di osservare lโ€™autolesionismo senza interromperlo immediatamente a ogni episodio, gli autori hanno predisposto diverse misure di protezione.

Ogni partecipante aveva ricevuto una valutazione medica completa. Erano stati effettuati anche controlli neurologici, visivi e uditivi quando risultavano necessari. Lโ€™obiettivo era verificare le condizioni fisiche generali ed escludere la presenza di fattori organici che potevano provocare o aggravare il comportamento.

Le persone che presentavano un rischio immediato di danno fisico grave non sono state incluse nello studio. Per ogni partecipante, inoltre, un medico aveva stabilito un criterio preciso per interrompere la sessione. Il criterio poteva riguardare il livello del comportamento, la comparsa di una lesione o entrambi gli aspetti.

Medici e infermieri osservavano periodicamente le sessioni. Se il comportamento raggiungeva il limite stabilito, il partecipante veniva allontanato dalla stanza, lโ€™autolesionismo veniva interrotto attraverso una breve protezione fisica o meccanica e il personale sanitario effettuava una valutazione.

Dopo ogni gruppo di quattro sessioni, un infermiere controllava nuovamente le condizioni fisiche della persona. I casi venivano inoltre discussi almeno una volta alla settimana durante incontri clinici e riunioni interdisciplinari.

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Ogni sessione durava 15 minuti ed era suddivisa in intervalli continui di 10 secondi, per un totale di 90 intervalli per sessione.
Un segnale registrato indicava agli osservatori il passaggio da un intervallo al successivo.

Eโ€™ stata utilizzata una registrazione a intervalli parziali (Partial Interval Recording o PIR).

Durante ciascun intervallo, lโ€™osservatore registrava se era comparso oppure no almeno un episodio di autolesionismo. Al termine della sessione veniva calcolata la percentuale di intervalli nei quali il comportamento era stato presente.

Se, per esempio, lโ€™autolesionismo era comparso in trenta intervalli su novanta, il risultato della sessione corrispondeva al 33,3 % degli intervalli.

La misura utilizzata non indicava quindi il numero esatto di singoli colpi o morsi. Indicava la quantitร  di tempo, espressa attraverso gli intervalli, durante la quale era stato osservato almeno un comportamento autolesivo.

Per controllare lโ€™affidabilitร  dei dati, due osservatori indipendenti hanno registrato contemporaneamente il comportamento in circa il 35 % delle sessioni. Lโ€™accordo medio complessivo รจ risultato elevato. Gli autori hanno perรฒ osservato che lโ€™accordo tendeva a diminuire quando il comportamento era quasi continuo oppure molto raro, perchรฉ in queste situazioni anche poche differenze tra le registrazioni potevano incidere maggiormente sul risultato.

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Otto dei nove partecipanti sono stati esposti a quattro condizioni sperimentali. Il primo partecipante, utilizzato come caso pilota, ha preso parte soltanto a tre condizioni.

Ogni giorno venivano svolte otto sessioni, due per ciascuna condizione. Quattro si svolgevano al mattino e quattro al pomeriggio. Lโ€™ordine delle condizioni veniva stabilito attraverso unโ€™estrazione casuale.

Ogni sessione durava quindici minuti, salvo i casi in cui era necessario interromperla per ragioni di sicurezza. Tra una sessione e lโ€™altra il partecipante veniva brevemente accompagnato fuori dalla stanza.

Nelle condizioni che prevedevano la presenza di un adulto, venivano utilizzati almeno tre sperimentatori diversi per ogni partecipante. Gli adulti si alternavano tra le sessioni per ridurre la possibilitร  che i risultati dipendessero dalle caratteristiche di una singola persona.

Le osservazioni continuavano fino a quando il livello del comportamento appariva stabile, fino a quando lโ€™instabilitร  persisteva in tutte le condizioni per cinque giorni oppure fino al raggiungimento di dodici giorni di sessioni.

La partecipazione รจ durata in media otto giorni. Ogni persona ha svolto mediamente trenta sessioni.

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Nella condizione chiamata โ€œdisapprovazione socialeโ€, il partecipante entrava nella stanza insieme allo sperimentatore. Erano disponibili diversi giochi, collocati sul tavolo e sul pavimento.

Lโ€™adulto invitava la persona a giocare e spiegava che nel frattempo avrebbe svolto unโ€™altra attivitร . Se il partecipante aveva difficoltร  di comprensione o problemi uditivi, lo sperimentatore lo avvicinava fisicamente ai giochi.

Successivamente, lโ€™adulto si sedeva dallโ€™altra parte della stanza e fingeva di leggere un libro o una rivista. In generale non forniva attenzione.

Quando compariva lโ€™autolesionismo, perรฒ, lo sperimentatore interveniva immediatamente. Pronunciava frasi di preoccupazione o disapprovazione, come โ€œnon farlo, ti farai maleโ€ e poteva accompagnare le parole con un breve contatto fisico non punitivo, per esempio appoggiando una mano sulla spalla.

Gli altri comportamenti venivano ignorati.

Questa condizione era stata costruita per verificare se lโ€™autolesionismo fosse mantenuto dallโ€™attenzione sociale. Gli autori avevano osservato che, soprattutto nei contesti con pochi operatori rispetto al numero di utenti, i comportamenti appropriati potevano ricevere poca attenzione, mentre lโ€™autolesionismo provocava reazioni immediate, emotive e prolungate.

In questo modo, anche la disapprovazione poteva diventare un rinforzatore.

Se lโ€™autolesionismo risultava piรน frequente in questa condizione, si poteva ipotizzare che lโ€™attenzione ricevuta dopo il comportamento contribuisse a mantenerlo.

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Nella condizione di richiesta, gli autori utilizzavano attivitร  educative selezionate sulla base delle capacitร  del partecipante e dei suoi programmi scolastici.

I compiti potevano consistere nellโ€™inserire anelli su un supporto, impilare blocchi, collocare oggetti in un contenitore, completare un puzzle, infilare grandi perline su un filo, afferrare piccoli oggetti o indicare parti del corpo.

Le attivitร  erano state scelte perchรฉ i partecipanti non le eseguivano spontaneamente e perchรฉ risultavano relativamente difficili anche quando ricevevano assistenza.

Il partecipante e lo sperimentatore erano seduti a un tavolo. Lโ€™adulto presentava unโ€™istruzione verbale e attendeva cinque secondi. Se la persona non iniziava la risposta, lโ€™istruzione veniva ripetuta e lo sperimentatore mostrava il comportamento corretto.

Se la risposta non compariva neppure dopo il modello, lโ€™adulto ripeteva nuovamente lโ€™istruzione e guidava fisicamente il partecipante, utilizzando il minimo contatto necessario.

Dopo il completamento del compito, anche quando era stato necessario fornire un modello o una guida fisica, lo sperimentatore offriva una lode sociale e iniziava una nuova prova.
Quando compariva lโ€™autolesionismo, invece, il compito veniva interrotto immediatamente. Lโ€™adulto si voltava per trenta secondi. Se il comportamento continuava, il periodo di interruzione veniva prolungato.

Questa condizione serviva a verificare se lโ€™autolesionismo fosse mantenuto dalla possibilitร  di sfuggire alle richieste. Il comportamento produceva infatti una pausa temporanea dal compito.

In termini funzionali, lโ€™interruzione della richiesta poteva agire come rinforzo negativo.

Se il comportamento aumentava soprattutto in questa situazione, gli autori potevano ipotizzare che la fuga o lโ€™evitamento delle richieste contribuissero a mantenerlo.

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Nella condizione di gioco libero erano presenti il partecipante e uno sperimentatore. Non venivano proposti compiti educativi e diversi giochi erano disponibili nella stanza.

Lโ€™adulto rimaneva vicino alla persona, generalmente a meno di un metro quando entrambi erano seduti. Il partecipante poteva giocare da solo, interagire con lโ€™adulto oppure muoversi liberamente.

Lo sperimentatore presentava periodicamente i giochi senza formulare richieste e forniva lodi e brevi contatti fisici quando la persona mostrava comportamenti appropriati e non si stava facendo male. Questa attenzione veniva offerta almeno una volta ogni trenta secondi.

Lโ€™autolesionismo veniva ignorato, a meno che non raggiungesse un livello tale da richiedere lโ€™interruzione della sessione.

La condizione di gioco rappresentava la situazione di controllo.

Comprendeva la presenza di un adulto, giochi e materiali, assenza di richieste, attenzione per i comportamenti appropriati e nessuna attenzione programmata in seguito allโ€™autolesionismo.
Gli autori la consideravano una forma di ambiente arricchito, nel quale ci si aspettava una minore frequenza del comportamento.

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Nella condizione da solo, il partecipante rimaneva nella stanza senza altre persone, senza giochi e senza materiali.

Lโ€™ambiente era quindi povero sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista della stimolazione fisica disponibile.

Questa condizione era stata inserita per esaminare la possibilitร  che lโ€™autolesionismo fosse mantenuto da conseguenze prodotte direttamente dal comportamento. Una persona, per esempio, poteva ricevere una stimolazione tattile, visiva o propriocettiva attraverso i colpi, la pressione o altri movimenti.

Poichรฉ non erano presenti adulti, richieste o oggetti, il comportamento non poteva produrre nellโ€™immediato attenzione sociale o una pausa dal compito. Se rimaneva elevato, gli autori consideravano possibile una forma di rinforzo automatico.

Lo studio, tuttavia, non permetteva di identificare con precisione la sensazione coinvolta. Inoltre, gli autori hanno riconosciuto che la condizione da solo eliminava contemporaneamente sia lโ€™attenzione sia gli stimoli ambientali. Di conseguenza, un livello elevato di autolesionismo non dimostrava in modo definitivo che la funzione fosse esclusivamente automatica.

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I dati hanno mostrato differenze molto ampie tra i partecipanti. La percentuale media complessiva di intervalli con autolesionismo andava dal 4,5 % per alcuni soggetti fino al 91,2 % per un altro partecipante.

La differenza piรน significativa, perรฒ, non riguardava soltanto il livello generale del comportamento. Riguardava il modo in cui lโ€™autolesionismo variava nelle diverse condizioni per la stessa persona.

In sei dei nove partecipanti, i livelli piรน elevati si sono presentati in modo relativamente coerente in una specifica condizione. Secondo gli autori, questo risultato indicava che la variabilitร  non era semplicemente casuale. Alcune caratteristiche dellโ€™ambiente e, soprattutto, alcune conseguenze programmate sembravano avere un rapporto funzionale con il comportamento.

I dati hanno quindi sostenuto lโ€™ipotesi che lโ€™autolesionismo potesse essere mantenuto da fonti differenti di rinforzo.

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Per tutti gli otto partecipanti che hanno svolto la condizione di gioco, lโ€™autolesionismo รจ risultato uguale o inferiore alla loro media generale.

In quattro casi, il gioco ha prodotto il livello piรน basso tra tutte le condizioni.

Questo risultato suggeriva che la disponibilitร  di materiali, lโ€™assenza di richieste e la presenza regolare di attenzione per i comportamenti appropriati potevano ridurre la probabilitร  dellโ€™autolesionismo.

La condizione di gioco non permetteva perรฒ di stabilire quale singolo elemento fosse responsabile della diminuzione. Lโ€™effetto poteva dipendere dai giochi, dallโ€™attenzione, dallโ€™assenza di compiti oppure dalla combinazione di questi fattori.

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Quattro partecipanti hanno mostrato i livelli piรน elevati di autolesionismo nella condizione da solo. Il risultato appariva particolarmente chiaro per uno dei soggetti, ma era presente anche in persone che avevano livelli complessivi di comportamento molto diversi.

Gli autori hanno interpretato questo andamento come un possibile segnale di rinforzo automatico. Quando lโ€™ambiente non forniva stimoli, il comportamento poteva produrre una conseguenza fisica in grado di mantenerlo.

Questa interpretazione aveva conseguenze importanti per lโ€™intervento. Se il comportamento era mantenuto da una stimolazione sensoriale, limitarsi a modificare lโ€™attenzione degli adulti non sarebbe stato sufficiente.

Gli autori suggerivano che potesse essere utile identificare la stimolazione prodotta dallโ€™autolesionismo e offrire una fonte alternativa e piรน sicura. Hanno citato, per esempio, il caso di persone con problemi visivi che esercitavano pressione sugli occhi, probabilmente producendo una particolare stimolazione visiva.
In situazioni di questo tipo, un intervento poteva includere attivitร  sensoriali alternative oppure procedure finalizzate a ridurre lโ€™effetto sensoriale prodotto dal comportamento.

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Due partecipanti hanno mostrato livelli piรน elevati di autolesionismo durante la condizione scolastica.

In queste sessioni, il comportamento produceva lโ€™interruzione del compito. Gli autori hanno quindi ipotizzato che lโ€™autolesionismo fosse mantenuto dalla fuga dal compito.

Il comportamento aveva, in pratica, una conseguenza immediata: la persona non doveva continuare il compito per un breve periodo.
Secondo gli autori, una procedura basata semplicemente sul ritiro dellโ€™attenzione avrebbe potuto rafforzare il comportamento, perchรฉ voltarsi e interrompere lโ€™interazione coincideva anche con la sospensione della richiesta.

Per ridurre un comportamento mantenuto dalla fuga, sarebbe stato piรน coerente impedire che lโ€™autolesionismo producesse lโ€™interruzione definitiva del compito. Gli autori hanno ipotizzato lโ€™utilitร  di procedure nelle quali la persona veniva aiutata a completare la risposta richiesta e la sessione continuava fino al raggiungimento di un criterio.

Lo studio non ha perรฒ presentato dati completi di trattamento. Queste indicazioni sono state formulate come possibili applicazioni da verificare successivamente.

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Un partecipante ha mostrato il livello piรน elevato di autolesionismo nella condizione di disapprovazione sociale.

In questo caso, il comportamento produceva parole di preoccupazione, contatto fisico e coinvolgimento dellโ€™adulto. Gli autori hanno quindi ipotizzato che lโ€™attenzione sociale avesse una funzione rinforzante.

Il risultato รจ stato meno frequente di quanto si aspettassero, perchรฉ lโ€™attenzione era considerata nella letteratura dellโ€™epoca una possibile causa importante dellโ€™autolesionismo.

Quando era possibile dimostrare che il comportamento veniva mantenuto dallโ€™attenzione, gli autori ritenevano piรน adeguate procedure che riducessero lโ€™attenzione successiva allโ€™autolesionismo e la fornissero invece in presenza di comportamenti appropriati.

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Tre partecipanti hanno mostrato livelli simili in piรน condizioni oppure livelli molto elevati quasi ovunque.

Gli autori non hanno interpretato questi risultati come prova dellโ€™assenza di una funzione. Hanno considerato diverse possibilitร .
Alcuni partecipanti erano molto piccoli oppure presentavano disabilitร  particolarmente gravi e potevano non distinguere chiaramente le diverse condizioni. Era anche possibile che il comportamento fosse mantenuto da variabili non comprese nel protocollo.

Unโ€™altra spiegazione era che lโ€™autolesionismo avesse piรน funzioni. La stessa persona poteva utilizzare il comportamento per ottenere attenzione, interrompere richieste e produrre stimolazione, a seconda del contesto.

Questa possibilitร  รจ particolarmente importante dal punto di vista clinico, perchรฉ indica che una stessa persona puรฒ avere bisogno di interventi differenti nelle varie situazioni.

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Gli autori hanno riconosciuto che la procedura non isolava perfettamente tutte le variabili.

La condizione di solo, per esempio, differiva dalla condizione di attenzione per almeno due aspetti: eliminava lโ€™attenzione sociale e riduceva anche la stimolazione ambientale. Per questo motivo, un aumento dellโ€™autolesionismo quando la persona era sola poteva dipendere dalla stimolazione prodotta dal comportamento, ma poteva anche essere collegato allโ€™assenza dellโ€™attenzione abituale.

Anche la condizione di attenzione prevedeva una conseguenza molto frequente dopo ogni episodio di autolesionismo. Questa organizzazione poteva non corrispondere perfettamente a ciรฒ che accadeva negli ambienti naturali.

Un altro limite riguardava lโ€™assenza di una dimostrazione sperimentale completa attraverso il trattamento. Per confermare che un comportamento era mantenuto dalla fuga, per esempio, sarebbe stato necessario eliminare sistematicamente la pausa successiva allโ€™autolesionismo e verificare se il comportamento diminuiva.

Sarebbe stato inoltre utile confrontare un trattamento collegato alla funzione ipotizzata con una procedura scelta senza considerare quella funzione.

Gli autori hanno anche precisato che lo studio non risolveva il problema del rapporto tra determinanti ambientali e fattori fisiologici. La ricerca aveva esaminato principalmente le conseguenze ambientali, senza escludere la possibile presenza di condizioni mediche o biologiche.

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Il contributo principale dello studio รจ stato il tentativo di trasformare la valutazione dellโ€™autolesionismo in una procedura sperimentale.

In precedenza, il trattamento poteva essere scelto attraverso una serie di tentativi. Si applicava una tecnica, si osservava il risultato e, in caso di insuccesso, si passava a unโ€™altra procedura.

Iwata e i suoi collaboratori hanno proposto un percorso differente. Prima del trattamento, bisognava esporre la persona a condizioni controllate, osservare in quale situazione il comportamento aumentava e formulare unโ€™ipotesi sulle conseguenze che lo mantenevano.

Il comportamento non veniva piรน considerato soltanto in base alla sua forma o alla sua gravitร . Veniva analizzato in relazione a ciรฒ che accadeva dopo.

Il messaggio centrale dello studio รจ che lโ€™autolesionismo poteva essere mantenuto da conseguenze diverse: attenzione sociale, interruzione delle richieste o stimolazione prodotta direttamente dal comportamento. In alcuni casi poteva essere controllato da piรน conseguenze contemporaneamente.

Per questa ragione, il trattamento doveva essere scelto sulla base della funzione individuata. Una procedura adatta a un comportamento mantenuto dallโ€™attenzione poteva non essere adatta a un comportamento mantenuto dalla fuga. Allo stesso modo, un intervento sociale poteva avere effetti limitati quando la conseguenza principale era di tipo sensoriale.

Lo studio ha quindi posto le basi per un principio ancora centrale nellโ€™analisi del comportamento: prima di cercare di ridurre un comportamento problema, รจ necessario comprendere quale funzione svolge e quali conseguenze contribuiscono a mantenerlo.

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ž: Iwata, B. A., Dorsey, M. F., Slifer, K. J., Bauman, K. E., & Richman, G. S. (1982). Toward a functional analysis of self-injury. Analysis and intervention in developmental disabilities, 2(1), 3-20.

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