31/08/2026
𝗗𝗮𝗹 “𝗹𝗼 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼” 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼
𝗟’𝗔𝗕𝗖 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗿𝗮𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲?
𝑅𝑖𝑎𝑠𝑠𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑆𝑎𝑡𝑖𝑎 𝑅𝑖𝑣𝑎
𝗜𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
La procrastinazione accademica non consiste semplicemente nel “fare qualcosa più tardi”.
Gli autori dell’articolo la descrivono come un ritardo nelle attività accademiche che finisce per avere conseguenze sfavorevoli sulla prestazione, sul benessere o sulla salute. Gli autori ricordano inoltre che non tutti i ritardi sono procrastinazione: a volte rimandare può essere appropriato o strategico. Il problema, quindi, non è soltanto stabilire se un’attività sia stata svolta in ritardo, ma capire che cosa è accaduto durante quel ritardo.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶?
L’articolo propone di esaminare la procrastinazione attraverso i principi dell’analisi funzionale del comportamento.
Invece di limitarsi a etichettare una persona come “procrastinatrice”, occorre osservare il comportamento nel suo contesto e chiedersi in quali condizioni compare, quale comportamento viene effettivamente emesso e che cosa accade immediatamente dopo.
Gli autori organizzano questa analisi attraverso il modello ABC:
A = antecedenti, cioè le condizioni presenti prima del comportamento;
B = comportamento, cioè ciò che la persona fa concretamente;
C = conseguenze, cioè ciò che segue il comportamento e può modificarne la probabilità futura.
Non basta quindi dire: "lo studente non ha studiato.”
L’analisi dovrebbe specificare, per esempio, in quali condizioni ha interrotto lo studio, che cosa ha fatto al suo posto e quali conseguenze sono seguite a quella risposta.
𝗨𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 “𝗙𝘂𝗻𝗰𝘁𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹 𝗔𝗻𝗮𝗹𝘆𝘀𝗶𝘀”
Svartdal e Løkke utilizzano il termine Functional Analysis, FA, in senso ampio. Gli stessi autori specificano che la FA può essere realmente sperimentale, ma può anche essere utilizzata in modo descrittivo o interpretativo attraverso interviste, checklist, scale e questionari.
Nel loro articolo, la procrastinazione viene analizzata attraverso il modello ABC, cioè una contingenza a tre termini:
Gli autori affermano esplicitamente che il comportamento procrastinatorio viene valutato a livello individuale attraverso questo modello e che l’interazione tra antecedenti, comportamento e conseguenze costituisce il cuore della loro analisi funzionale.
Nella terminologia ABA più rigorosa, tuttavia, è utile distinguere la Functional Behavioral Assessment, FBA, che può comprendere metodi indiretti e descrittivi e l’analisi ABC, dalla Functional Analysis propriamente detta, nella quale le variabili vengono manipolate sistematicamente per verificare sperimentalmente una relazione funzionale.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗿𝗮𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝘀𝗶?
Un comportamento può avere conseguenze sfavorevoli a lungo termine e, nello stesso tempo, produrre conseguenze favorevoli nell’immediato.
Immaginiamo un compito accademico che abbia acquisito funzione avversiva. La persona interrompe il compito. L’interruzione produce immediatamente la rimozione o la riduzione della condizione avversiva.
La relazione può quindi essere descritta così:
compito con funzione avversiva → interruzione del compito → riduzione immediata della condizione avversiva.
Se questa conseguenza aumenta la probabilità che, in condizioni simili, la persona interrompa nuovamente il compito, il comportamento viene mantenuto da rinforzo negativo.
Un compito avversivo costituisce l’antecedente, interrompere il lavoro è il comportamento e la conseguenza immediata è quella che gli autori descrivono come un miglioramento immediato della condizione presente. Gli episodi ripetuti di questa relazione possono mantenere o aumentare la probabilità futura del comportamento di fuga.
𝗣𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘇𝗼 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼
La procrastinazione non viene analizzata soltanto in termini di fuga o evitamento.
Gli autori descrivono anche situazioni nelle quali il comportamento procrastinatorio consente l’accesso a conseguenze immediatamente disponibili.
Per esempio, nell’articolo viene descritto il passaggio dal lavoro accademico a un’attività più piacevole. È però importante distinguere il comportamento dalla conseguenza: smettere di lavorare e passare a un’altra attività costituisce il comportamento; ciò che quella risposta rende disponibile costituisce la conseguenza.
𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗲
Uno dei punti centrali dell’articolo è proprio la diversa distanza temporale delle conseguenze.
Studiare per un esame può produrre conseguenze importanti dopo giorni, settimane o mesi. Un comportamento concorrente può invece produrre conseguenze rinforzanti immediatamente.
Per questo, durante il periodo destinato allo studio, un comportamento che interferisce con l’obiettivo a lungo termine può comunque essere selezionato dalle conseguenze disponibili nel breve periodo.
Gli autori descrivono quindi la procrastinazione come un fenomeno nel quale comportamenti funzionali rispetto alle contingenze immediate possono risultare sfavorevoli rispetto all’obiettivo più distante nel tempo.
𝗖𝗵𝗲 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶?
Gli antecedenti non vengono trattati semplicemente come eventi che “causano” automaticamente la procrastinazione.
In base alla storia precedente della persona, alcune condizioni possono segnalare che determinate conseguenze sono disponibili se viene emesso un certo comportamento.
Gli autori discutono, per esempio, la presenza di attività alternative disponibili durante il lavoro, l’avversività del compito, le scadenze molto lunghe e alcune condizioni che la letteratura associa alla stanchezza o alla bassa energia.
Il punto importante non è però compilare un elenco universale di “cause della procrastinazione”. Gli autori sottolineano che le relazioni sono individuali: occorre stabilire quali antecedenti siano associati, per quella specifica persona, a determinate risposte e alle conseguenze che le seguono.
𝗣𝗿𝗼𝗰𝗿𝗮𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝘂𝗼𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 “𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗮𝗿𝗱𝗶”
La ricerca sulla procrastinazione ha spesso utilizzato il ritardo nell’inizio o nel completamento di un compito come misura del fenomeno.
Gli autori sottolineano però che questa misura può essere imprecisa. Iniziare tardi non significa necessariamente procrastinare: un’attività può essere rimandata per ragioni appropriate di pianificazione o priorità.
La procrastinazione può inoltre verificarsi dopo che il lavoro è già iniziato. Una persona può cominciare a studiare, interrompere l’attività e passare a un comportamento concorrente. Nei compiti che richiedono giorni o settimane, inoltre, è necessario riprendere più volte il lavoro dopo pause e interruzioni e anche queste riprese possono essere ritardate.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶
Gli autori dedicano particolare attenzione alla response competition, cioè alla competizione tra comportamenti.
Durante il tempo destinato allo studio possono essere disponibili risposte diverse. Nell’esempio dell’articolo, leggere un capitolo può essere sostituito dall’andare a prendere un caffè con un amico.
La domanda rilevante diventa quindi: quale comportamento sta sostituendo quello necessario per raggiungere l’obiettivo e quali conseguenze seguono quella risposta?
Questo consente di descrivere la procrastinazione in termini di comportamenti concreti, invece di trattarla come una caratteristica astratta della persona.
𝗟𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲
Questo è un altro punto fondamentale.
Due studenti possono entrambi interrompere la lettura, ma non necessariamente per le stesse condizioni di controllo.
Gli autori fanno proprio questo esempio: una persona può interrompere perché il libro ha funzione avversiva; un’altra può interrompere per accedere a un’attività sociale, come prendere un caffè con un amico.
La forma del comportamento può quindi essere simile, mentre le contingenze possono essere differenti.
È per questo che gli autori definiscono il loro approccio idiografico: l’analisi deve essere costruita sul singolo individuo e sulle specifiche relazioni tra antecedenti, comportamento e conseguenze.
𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼
Tra le procedure discusse nell’articolo vi è l’activity monitoring, cioè il monitoraggio delle attività. Gli autori propongono di registrare in modo concreto ciò che la persona fa durante il tempo destinato alle attività accademiche, distinguendo i comportamenti funzionali al raggiungimento dell’obiettivo da quelli che lo ostacolano e registrando anche gli antecedenti e le conseguenze tipicamente associati a questi comportamenti. Gli autori propongono quindi di osservare e registrare concretamente come viene utilizzato il tempo: quando la persona studia, quando interrompe lo studio, che cosa fa al suo posto, che cosa accade prima dell’interruzione e quali conseguenze seguono.
Il vantaggio, secondo gli autori, è che non si ottiene semplicemente un punteggio generale di “procrastinazione”: vengono invece identificati comportamenti specifici nel contesto in cui si verificano. Le sequenze tra antecedenti, comportamento e conseguenze possono così essere ricostruite come catene comportamentali, fornendo informazioni sulle possibili condizioni di controllo della procrastinazione nel singolo individuo.
A questa fase può seguire l’activity scheduling, cioè la programmazione delle attività. In questo caso si specificano quali attività dovrebbero essere emesse più frequentemente e quali meno frequentemente. Per la procrastinazione, gli autori indicano come obiettivo principale l’aumento della proporzione dei comportamenti rilevanti per l’obiettivo rispetto a quelli che interferiscono con il suo raggiungimento. La programmazione dovrebbe quindi essere costruita sulla base delle condizioni antecedenti e delle conseguenze individuate attraverso il monitoraggio, invece di applicare la stessa strategia indistintamente a tutti.
𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶
Gli autori sottolineano che la procrastinazione non riguarda soltanto l’attività finale, ma può coinvolgere anche il ritardo o l’omissione di comportamenti preparatori necessari o utili per le attività successive.
Fanno, per esempio, il caso della lettura di un capitolo indicato dall’insegnante prima di una lezione. La mancata emissione o il ritardo di questi comportamenti può rendere più difficile il successivo raggiungimento dell’obiettivo. Per questo gli autori suggeriscono anche interventi strutturali e organizzativi nei quali parti di un compito complesso devono essere completate secondo una successione temporale prestabilita. I comportamenti preparatori possono inoltre essere inclusi direttamente nel monitoraggio e nella successiva programmazione delle attività.
𝗠𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗲𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼
Un’altra parte importante riguarda il controllo da parte dello stimolo e strategie di modifica preventiva delle condizioni antecedenti (proactive self-regulation”).
L’idea è intervenire sull’ambiente prima che si verifichi una situazione nella quale un comportamento concorrente è stato frequentemente rinforzato. Gli autori fanno riferimento, per esempio, all’evitare situazioni future nelle quali siano disponibili attività concorrenti oppure al rimuovere tali condizioni dalla situazione presente. L’obiettivo è ridurre la probabilità di entrare in contesti nei quali il comportamento procrastinatorio ha avuto in precedenza conseguenze immediatamente rinforzanti.
Nello stesso contesto, gli autori citano anche strategie di “pre-impegno” (pre-commitment), cioè stabilire in anticipo regole o vincoli che rendano meno probabile abbandonare l’attività programmata quando diventano disponibili comportamenti concorrenti.
Citano inoltre le “intenzioni di implementazione” (implementation intentions), cioè piani stabiliti in anticipo che collegano una determinata situazione a una risposta da mettere in atto. Nella letteratura vengono generalmente formulate nella forma: “se si verifica questa situazione, allora metterò in atto questo comportamento”. In questo modo, la risposta da emettere viene specificata prima che si presenti la situazione critica.
Gli autori inseriscono entrambe queste strategie nell’ambito dell’autoregolazione proattiva (proactive self-regulation), cioè di interventi messi in atto prima che si presentino le condizioni nelle quali è probabile il comportamento procrastinatorio. Precisano inoltre che queste strategie possono essere utilizzate insieme al monitoraggio delle attività (activity monitoring) e alla programmazione delle attività (activity scheduling).
𝗟𝗮 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ “𝘀𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀”
La proposta degli autori è quindi questa: individuare quali comportamenti sostituiscono quelli utili all’obiettivo, in quali condizioni compaiono e quali conseguenze li mantengono, per poi intervenire su queste condizioni.
L’activity monitoring serve quindi a descrivere le possibili relazioni funzionali; l’activity scheduling serve a modificare la distribuzione dei comportamenti nel tempo; le modificazioni antecedenti mirano invece a cambiare in anticipo le condizioni nelle quali determinate risposte concorrenti sono probabili. Gli autori sottolineano che il monitoraggio e l’analisi delle sequenze comportamentali (chain analysis) aiutano a individuare le condizioni che controllano la procrastinazione e a programmare attività più funzionali al raggiungimento dell’obiettivo.
𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶
Svartdal e Løkke mostrano che molti risultati già presenti nella letteratura sulla procrastinazione possono essere organizzati coerentemente attraverso una prospettiva funzionale. Secondo gli autori, questo approccio può aggiungere precisione perché sposta l’analisi dal semplice “quanto rimanda questa persona?” alle specifiche condizioni nelle quali il comportamento viene emesso e mantenuto.
La domanda finale non è quindi:
“Perché questa persona è una procrastinatrice?”
Ma:
“In quali condizioni viene emesso il comportamento
procrastinatorio, quale comportamento rilevante per l’obiettivo viene sostituito e quali conseguenze immediate possono aumentare la probabilità che quel comportamento si ripresenti?”
Ed è proprio l’identificazione di queste condizioni di controllo, secondo gli autori, che può fornire indicazioni più individualizzate per la prevenzione e la riduzione della procrastinazione.
𝗙𝗼𝗻𝘁𝗲:
Svartdal, F., & Løkke, J. A. (2022). The ABC of academic procrastination: Functional analysis of a detrimental habit. Frontiers in psychology, 13, 1019261.
𝐷𝑖𝑠𝑐𝑙𝑎𝑖𝑚𝑒𝑟:
𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡 ℎ𝑎 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑜 𝑡𝑒𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑢𝑛’𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎. 𝐸̀ 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑠𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐴𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑖 𝐶𝑜𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒. 𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑜 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑠𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝐴𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜