13/10/2025
Mi sono accorto che stavo invecchiando.
Ma non per via delle rughe. Né per i capelli che iniziano a cedere.
Non è stato lo specchio a sussurrarmelo.
Né il ragazzo gentile che mi ha lasciato il posto sull’autobus.
Non sono stati i vestiti che non mi rappresentano più.
O le canzoni nuove, che sembrano solo rumore.
È stato qualcosa di più silenzioso.
Più profondo. Più vero.
L’ho capito il giorno in cui ho smesso di voler spiegare a tutti chi sono.
Quando ho lasciato andare chi si allontanava, senza rincorrere.
Quando ho capito che avere l’ultima parola non mi serviva più.
E ho imparato a chiudere le porte… senza rabbia, senza rumore.
La vecchiaia non è arrivata come un’ombra.
È venuta in punta di piedi.
Si è seduta accanto a me. E con sé ha portato pace.
Non rassegnazione. Ma libertà.
Non aspetto più scuse da chi non sa darne.
Non misuro più il valore in base ai silenzi degli altri.
Ognuno ha le sue guerre interiori.
E chi ha voglia di esserci… lo fa, e basta.
Non ho più bisogno di piacere a tutti.
Non mi interessa entrare in stampi che non mi somigliano.
Ho scelto di starmi vicino.
Di non tradirmi per restare accanto a qualcuno.
Il mio corpo?
Non lo guardo più con vergogna.
È la mia storia.
Ha conosciuto l’amore, la fatica, la perdita, la rinascita.
Ha retto giorni duri, e ballato notti leggere.
Come potrei non amarlo?
Oggi vivo con più lentezza.
Bevo il mio caffè caldo fino in fondo.
Rispondo quando posso, non quando devo.
Cammino piano, senza rincorrere nulla.
Mi ascolto. Mi rispetto. Mi scelgo.
E per la prima volta nella vita…
non voglio di più.
Mi basta.