Italia vicino a Río Grande

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18/08/2026
17/08/2026

Se c’è una donna che ha cambiato in modo radicale la vita di milioni di altre donne in Italia, quella è certamente Angelina Merlin, per tutti Lina.

Insegnante, antifascista, partigiana, madre costituente, prima donna eletta al Senato della Repubblica. Sempre e tenacemente dalla parte degli ultimi, la minoranza come lente attraverso cui leggere il mondo e tradurlo in azione.

Cresciuta a Chioggia, figlia di una maestra e di un segretario comunale, Lina studia, si diploma, completa gli studi in Francia, a Grenoble.

Poi il ritorno in Italia, all’alba del Ventennio. Nel 1919 un amico la invita a entrare nel neonato movimento fascista, ma lei si sente per indole più vicina alle idee socialiste.

È una collaboratrice stretta di Giacomo Matteotti, con cui condividerà fino all’ultimo un antifascismo di denuncia, rischiando spesso in prima persona.

Nel 1926 rifiuta il giuramento di fedeltà al regime, lo pagherà con il licenziamento. Lei non batte ciglio: “Ho l’onore di appartenere a un ideale di giustizia e la volontà di restarvi” risponde.

Intanto comincia a guardare in faccia la condizione delle donne, strette tra la gabbia della famiglia e la doppia morale di un Paese bigotto e ipocrita.

La situazione nel frattempo precipita. Lina Merlin finisce nell’elenco dei “sovversivi”, poi cinque anni di confino in Sardegna, dove si guadagna da vivere insegnando, con un’attenzione particolare alle donne, sempre loro, a cui parla di emancipazione, autonomia, indipendenza. Siamo negli anni ‘30, ma Lina Merlin è avanti di quarant’anni rispetto alla nascita dei futuri movimenti.

Dopo l’8 settembre sceglie la Resistenza, viene catturata dai nazifascisti e riesce a liberarsi. Il 25 aprile è una delle donne che contribuisce alla Liberazione di Milano.

E, appena due giorni dopo, il Comitato di Liberazione la nomina Commissario per l’Istruzione della Lombardia.

È l’inizio di una carriera politica folgorante che la porterà ad essere una delle 21 donne dell’Assemblea Costituente. Sarà lei a scrivere uno dei passi più importanti della Costituzione, all’articolo 3: “Senza distinzioni di sesso…”

Una riga che è il manifesto di una vita, le cui tappe coincidono con alcune delle più grandi conquiste del secolo scorso.

Il 10 giugno 1948 è la prima donna a parlare in Senato.

I dieci anni successivi li dedicherà soprattutto alla battaglia che porta ancora oggi il suo nome.

Un decennio di lotta conto i mulini a vento e un sistema maschile e maschilista che considera il corpo delle donne demanio pubblico, ma alla fine, il 20 febbraio 1958, passa la legge omonima che abolisce ufficialmente in Italia le case chiuse e colpisce lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione.

Non è la prostituzione ad essere un reato, ma lo sfruttamento e il sistema che lo regge in piedi.

Per la prima volta lo Stato si schiera e decide da che parte stare con una delle leggi in quel momento più avanzate d’Europa.

Cinque anni dopo, in un’intervista a Oriana Fallaci, pronuncerà queste parole di un’ironia raffinata e schietta:

“Ah! Questo Paese di viriloni che passan per gli uomini più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli!”

Non solo.

Si batte anche contro la dicitura “figlio di N.N.”, che marchia i bambini nati fuori dal matrimonio e nel 1955 contribuisce a cancellarla dagli atti anagrafici, perché nessun figlio debba portare addosso lo stigma delle scelte degli adulti.

Riesce a far cancellare dall’ordinamento la clausola di nubilato, che permette di licenziare una donna quando si sposa. Un altro passo avanti straordinario nel progresso di un Paese oscenamente arretrato.

Lina Merlin è stata senza dubbio una delle donne più importanti del Novecento.

Le dobbiamo tutti moltissimo per conquiste che oggi diamo per scontate, senza sapere che esistono solo perché sono esistite donne come lei.

Lina Merlin se n’è andata a 92 anni, il 16 agosto del 1979, esattamente in questo giorno.

Il minimo che possiamo fare è ricordarla.

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