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28/04/2026

Non tutti sanno che il 25 aprile 1945 rappresenta, in realtà, la liberazione di . La città di si era invece già liberata da sola dai nazisti nel settembre del 1943, grazie ad un'insurrezione popolare. Fu la prima delle grandi città europee.

Quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati arrivarono a Napoli, trovarono la città già liberata dai nazisti, cacciati dai Napoletani, stanchi della cattiveria e degli stermini ad opera dei tedeschi, ma anche delle morti occorse nei tre anni precedenti causati proprio dagli Alleati, che attaccavano sia dal cielo coi bombardamenti che dal mare: in tutto morirono circa 25.000 persone tra la popolazione civile.

Dopo l'armistizio dell'8 Settembre del 1943, che sancì la rottura del patto tra l' e la , l'esercito di Hi**er poteva contare su un numero di uomini e di equipaggiamenti molto superiori rispetto a quelli italiani, e inoltre gli alti ufficiali italiani spesso restavano dalla parte dei vecchi alleati, contribuendo all'uccisione della popolazione civile e alla deportazione degli uomini nei campi di concentramento.Dal 27 al 30 Settembre del '43 dunque si ebbero le cosiddette Quattro Giornate di Napoli, quattro giornate eroiche in cui semplici cittadini lottarono e si sacrificarono contro i nazisti, vincendo.

Il primo episodio che scatenò l'insurrezione avvenne il 27 Settembre, quando in risposta alla cattura di ottomila uomini, alcune centinaia di napoletani si armarono decisi a cacciare i tedeschi: al Vomero un maresciallo nazista fu ammazzato mentre guidava l'auto in cui si trovava, e per tutta la giornata la collina fu teatro di battaglie: in serata i cittadini, comandati da Enzo Stimolo, presero castel Sant'Elmo, che conteneva pure armi e delle munizioni, mettendo i tedeschi in fuga.

Il giorno 28 il numero di combattenti partenopei si fece più numeroso, e riuscì, pur con qualche perdita, a uccidere alcuni soldati nemici. Le retate dei tedeschi continuavano, e ammassarono ben ottomila prigionieri nello Stadio Collana del Vomero, così Stimolo ed i suoi uomini concentrarono il proprio operato lì: la liberazione dei prigionieri avvenne la sera del giorno dopo, dopo un patto tra egli e il colonnello Schoell, il quale ottenne la promessa che sui tedeschi in partenza da Napoli non fosse sparato un colpo. Durante la giornata, invece, focolari di resistenza si verificarono in ogni quartiere ed in ogni rione, nonostante l'utilizzo di cannoni e carri armati da parte dell'esercito del Terzo Reich.

Il 30 Settembre i tedeschi cominciarono a lasciare Napoli, ma, contravvenendo al patto stipulato con gli insorgenti partenopei, durante l'operazione misero in atto uccisioni ed incendi. Il primo Ottobre, i carri armati alleati entrarono alle 9:30 di mattina nella Napoli liberata dai napoletani, fatto che le fece guadagnare la Medaglia d'Oro al Valor Militare, ma enorme fu il sacrificio: più di 550 persone perirono in quei quattro giorni, per la libertà.

28/04/2026
28/04/2026

Il 27 aprile del 1937 moriva Antonio Gramsci. Lo vogliamo ricordare con questa intensa lettera che scrisse alla madre. Una lettera di passione, di lotta, di resistenza, di amore.
"Carissima mamma,
sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco. Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna stiano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.
Nino
Ti scriverò subito da Roma. Di’ a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.
Baci a tutti"

Cronache Ribelli

A Gramsci è dedicato "Gramsci e le nuove generazioni", una raccolta di traduzioni e storie di Antonio Gramsci. Info nel primo commento.

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