Cirsim - Università degli Studi di Padova

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Centro interdipartimentale di ricerca e servizi per gli Studi Interculturali e sulle migrazioni (CIRSIM)

21/06/2026

Le scuole di italiano con i migranti hanno antecedenti, metodi, pratiche e una storia a cui riferirsi che è rimasta una storia di minoranze, ma con radici lontane nel tempo che affondano nella lunga durata dell'educazione popolare, una costellazione vasta, fatta di mille rivoli e pratiche, e in cui spesso chi oggi lavora o fa attivismo nelle scuole di italiano non si riconosce perché non è stata raccontata come un'unica storia.

L'esperienza delle brigate partigiane e dei fronti popolari, l'educazione popolare di Aldo Capitini, don Milani e Danilo Dolci, le scuole popolari fra i baraccati nelle grandi città ad opera di preti operai, insegnanti delle 150 ore, militanti della nuova sinistra, il femminismo nei quartieri, fino ad arrivare al movimento antirazzista degli anni '90 cominciato in risposta all'assassinio di Jerry Masslo a Villa Literno, alle pratiche di un associazionismo sociale e dal basso ancora sano, alle esperienze di lavoro nei quartieri di centri sociali e collettivi.

È possibile (e forse necessario) ripensare queste scuole non solo come come spazi di costruzione di saperi e socialità, buone azioni, esperienze gioiello di una educazione agli adulti ben fatta dal basso ma come luoghi di elaborazione politica e di ricerca insieme a chi arriva e ci racconta altri mondi, pone nuovi problemi, chiede prima di tutto riconoscimento e non la morale dell'integrazione?

Leggi l'articolo al link: https://gliasinirivista.org/tre-tigri-con-tre-tigri-leducazione-popolare-nelle-scuole-di-italiano-dei-migranti/

21/06/2026

Su Gli asini n.126 seguiamo cinque voci che ci raccontano l'intersezione tra movimento antirazzista italiano e tradizione dell'educazione popolare. Fulvia Antonelli ricostruisce la storia di questo incontro; poi quattro esperienze si raccontano in prima persona, Asnada a Milano, Asinitas a Roma, Frisoun a Nonantola, Else tra Roma e dei laboratori a Palermo. Ciascuna con propri strumenti e riferimenti, accomunate dalla ricerca di percorsi di reciprocità lontano dalle retoriche consuete dell'integrazione.

Un insieme di scelte politiche ha reso l'apprendimento dell'italiano per stranieri una scalata obbligatoria dal punto di vista amministrativo, ma irraggiungibile e da sola insufficiente a garantire autonomia. Nella scuola pubblica si procede a correggere la presenza non italofona attraverso percorsi paralleli e differenziali. Intorno c'è un terzo settore alla ricerca di bandi e finanziamenti, sospeso nell'ambiguità tra empowerment e messa a valore di vite rese strutturalmente improduttive.

L'apprendimento dell'italiano da parte di migranti e stranieri è un campo di intervento e di lotta antirazzista al di fuori delle istituzioni (pensiamo, per esempio, a centri sociali occupati e autogestiti): costruire scuole di italiano fuori dalle istituzioni ha rinnovato in modo sorprendente l'educazione attiva e popolare in Italia. Freinet, Freire e Montessori sono le chiavi per fare scuola con, e non a, qualcuno. Imparare una lingua può darsi come possibilità di cura ed emancipazione.
https://gliasinirivista.org/una-lingua-ovunque-muta

Fulvia Antonelli ricostruisce come il movimento antirazzista italiano, che prende coscienza di sé con l'assassinio di Jerry Masslo nel 1989 a Villa Literno e il conseguente sciopero dei braccianti, abbia intersecato le linee di tradizione dell'educazione popolare: il giornale murale di Célestin Freinet, i Centri di Orientamento Sociale di Aldo Capitini, la maieutica di Danilo Dolci, la scrittura collettiva di Barbiana, le 150 ore, il femminismo della presa di parola. Si tratta di una costellazione che non viene mai raccontata come un'unica storia.

«In queste scuole popolari abitate da nuovi studenti e nuove generazioni di attivisti il compito non è quello di "formare" lo straniero alla lingua del colono, ma quello di contribuire alla costruzione di una lingua decoloniale [...]. Si tratta di un approccio alla lingua e alla relazione quindi che, rispetto al paradigma interculturale dominante nelle scuole per gli immigrati rappresentate dai CPIA, mette più decisamente al centro le questioni della storia, del potere, della disuguaglianza che l'incontro con l'altro solleva [...]».
https://gliasinirivista.org/tre-tigri-con-tre-tigri-leducazione-popolare-nelle-scuole-di-italiano-dei-migranti

Scuola Asnada, a Milano, nel quartiere Isola, è una scuola di italiano per stranieri sperimentale. Da oltre dieci anni Scuola Asnada accoglie adolescenti delle periferie milanesi, tre pomeriggi a settimana. Il gruppo cambia ogni anno. Non si utilizzano libri di testo, ma dei quaderni sulla base dei contenuti proposti dall'équipe (di formazione mista: una sociologa, un'educatrice e una psicologa) che raccoglie gli stimoli del gruppo e vi risponde.

«Ogni settimana in équipe programmiamo le lezioni, cercando materiali di studio e domande di ricerca che guidino il lavoro dell'anno [...] La scuola si apre ogni pomeriggio con il cerchio. Nel cerchio nessuno è al centro. Nel cerchio si gioca, vengono portate domande, si dibatte ed è il luogo in cui si passa la maggior parte del tempo. Gli adulti partecipano in prima persona alle attività e ai giochi, utili alla creazione di un gruppo e al far cedere le protezioni».
https://gliasinirivista.org/se-ami-un-anno-a-scuola-asnada

Sono vent'anni che a Roma, a Torpignattara, Asinitas fa della scuola di lingua un presidio e un luogo di cura, che protegge. Il quartiere è spazio laboratoriale per osservare i processi del mutamento contemporaneo, che qui si giocano tra mediazioni e negoziazioni tra diverse appartenenze. La scuola di lingua è il centro della costruzione comunitaria, da cui si dipanano altri percorsi, il teatro, i canti corali, il sostegno alla maternità, gli strumenti di supporto legale, l'orientamento al lavoro.

«Asinitas resiste piuttosto al precariato feroce, allo sforzo di autosostenersi senza diventare un progettificio di qualsiasi cosa e del nulla. Resiste alle politiche persecutorie delle istituzioni, ma resiste soprattutto nel desiderio di mantenere le proprie aspirazioni pedagogico-politiche e la riflessione metodologica. Mantenere un presidio è già un'azione politica di resistenza civica e civile».
https://gliasinirivista.org/asinitas-a-roma-ventanni-di-scuola-che-cura

A Nonantola, nel modenese, c'è la Scuola Frisoun, che non è una scuola obbligatoria, non rilascia attestati né certificati di lingua necessari all'ottenimento del permesso di soggiorno lungo o della cittadinanza. Le persone ci vanno per conoscenza diretta, oppure per passaparola, non su invio di scuole o servizi sociali. Negli ultimi cinque anni le iscrizioni singole, senza contare cioè quelle di chi ha frequentato più di un anno di scuola, sono state 584: la scuola è riuscita a costruire relazioni con la metà della popolazione straniera.

«La fiducia che tanti uomini e donne accordano alla Scuola Frisoun non dipende principalmente dalla spinta morale o dalla "bontà" di chi ci lavora, quanto dallo sforzo di rimanere a contatto con la realtà e di sperimentare, tanto sul piano didattico che su quello organizzativo, strumenti e metodi coerenti ai conflitti e ai problemi a cui sono chiamati a dare risposta».
https://gliasinirivista.org/la-realta-ovvero-il-terreno-della-politica

ELSE, acronimo di Edizioni Libri Serigrafici E altro, è una casa editrice e un laboratorio di stampa serigrafica che pubblica libri illustrati e svolge attività educative e formative con bambini, giovani e adulti. All'inizio del 2026, nel pieno del ciclone Harry, Else porta al Cpia Nelson Mandela di Palermo un laboratorio di serigrafia: due settimane per scrivere, illustrare, stampare e rilegare a mano due libri collettivi.

«Parlando di laboratori nelle scuole, qualunque esse siano, la prima cosa che possiamo dire è l'estrema attenzione che si deve porre nel prepararli, nel condurli, nel fare in modo che le persone che vi partecipano si sentano a proprio agio facendo insieme cose di senso. Si tratta di un lungo elenco di riflessioni e azioni preparatorie che si fanno e si disfano in un moto perpetuo spesso senza lasciare tracce, invisibili, come è dell'apparecchiare e sparecchiare la tavola dopo aver consumato il pasto».
https://gliasinirivista.org/immagini-e-parole-da-un-laboratorio-con-else

Photos from Libreria Laformadelibro's post 20/06/2026
=== new film released now ===
DEWA ALIT & GAMELAN SALUKAT - a rehearsal in Bali
~~~ watch on YOUTUBE / link in bio ~~~

« December 2011. It’s my first time on the “Island of the Gods”, am blown away like any first visitors by the general beauty, and I make a film, only one - with the celebrated I Made Subandi, one of the greatest gamelan composer of its generation.
November 2025. My second time in Bali, and things have changed a lot - tourism has exploded, Subandi has passed away (way too young) and music has evolved in some radical directions, beyond the tourist traps and horrendous luxury resorts. 
For the past ten years or so, a name has been changing the game of Gamelan based music - Dewa Alit, a unique composer based in Ubud, who has already been traveling the world a few times with his ensemble Gamelan Salukat. 
During the short time I am in Bali, he is rehearsing his new piece “Sukat Tacala” with his ensemble, regularly at home in Ubud. Unexpectedly, he allows me to pass by one night, accompanied by local friend Max who has been guiding me all around. The moment is delicate and subtle, and I am not thinking about recording anything - this is unreleased music after all. 
But we got entranced. The piece, around 16min long, is stunning, going thru peaks and valleys of sonic landscapes. After two entire takes, I allow myself to record it entirely - even though Alit told me to only record one minute length. “It’s for the archives” I keep telling myself. 
Two weeks ago, the final piece got released on Bandcamp - accompanied on disc by the piano of Sri Hanuraga in a completely different version- and I drop an email to Alit, suggesting maybe we could offer this Balinese rehearsal recording.
He accepts kindly, and here it is - a rare look inside the factory of one of contemporary grandmasters of music, and his Gamelan Salukat ensemble. »

#bali #gamelan #dewaalit #salukat #rehearsal #livemusic 

with @saihmiring @gamelan_salukat 
thanks to @guranorider #ayasakuma @divisi62 #danieloxenhandler @viaplanetearth 15/06/2026

=== new film released now === DEWA ALIT & GAMELAN SALUKAT - a rehearsal in Bali ~~~ watch on YOUTUBE / link in bio ~~~ « December 2011. It’s my first time on the “Island of the Gods”, am blown away like any first visitors by the general beauty, and I make a film, only one - with the celebrated I Made Subandi, one of the greatest gamelan composer of its generation. November 2025. My second time in Bali, and things have changed a lot - tourism has exploded, Subandi has passed away (way too young) and music has evolved in some radical directions, beyond the tourist traps and horrendous luxury resorts. For the past ten years or so, a name has been changing the game of Gamelan based music - Dewa Alit, a unique composer based in Ubud, who has already been traveling the world a few times with his ensemble Gamelan Salukat. During the short time I am in Bali, he is rehearsing his new piece “Sukat Tacala” with his ensemble, regularly at home in Ubud. Unexpectedly, he allows me to pass by one night, accompanied by local friend Max who has been guiding me all around. The moment is delicate and subtle, and I am not thinking about recording anything - this is unreleased music after all. But we got entranced. The piece, around 16min long, is stunning, going thru peaks and valleys of sonic landscapes. After two entire takes, I allow myself to record it entirely - even though Alit told me to only record one minute length. “It’s for the archives” I keep telling myself. Two weeks ago, the final piece got released on Bandcamp - accompanied on disc by the piano of Sri Hanuraga in a completely different version- and I drop an email to Alit, suggesting maybe we could offer this Balinese rehearsal recording. He accepts kindly, and here it is - a rare look inside the factory of one of contemporary grandmasters of music, and his Gamelan Salukat ensemble. » #bali #gamelan #dewaalit #salukat #rehearsal #livemusic with @saihmiring @gamelan_salukat thanks to @guranorider #ayasakuma @divisi62 #danieloxenhandler @viaplanetearth

Photos from Libreria Laformadelibro's post 14/06/2026

📚 talk about ALBANIA
presentazione del di
con il giornalista CHRISTIAN ELIA in dialogo con Ermira Kola
📅 mer 17 giugno alle 18:15
📍Laformadelibro, via del Carmine/6

14/06/2026
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