Arte per gli Introversi

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08/11/2022

Ciao a tutti!

Vi abbiamo parlato di Psicologia, Arte, Letteratura e Storia, abbiamo condiviso con voi i nostri pensieri e opinioni sui fenomeni culturali e su ciò che sta accadendo nel mondo.

Vi ringraziamo per essere stati con noi, per aver letto i nostri post e guardato gli stories, aver commentato e condiviso le vostre opinioni e suggerimenti su quello che avreste voluto leggere ❤️

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Photos 07/04/2022

Come comunicare con una persona passivo-aggressiva?
Esempio di Miranda Priestly

Potresti aver incontrato delle persone come Miranda Priestly di “Il Diavolo veste Prada”: non urlano, non sono scortesi, ma ti fanno capire chiaramente il loro atteggiamento nei tuoi confronti. Ma se ti trovassi nei panni di Andy e avessi anche tu una persona passiva-aggressiva come capo?

Che origine ha l'aggressività passiva?

📌Che cos'è l'aggressività passiva?

L'aggressività non è necessariamente violenza fisica, umiliazione, intimidazione, insulti, ecc. L'aggressività può essere passiva, latente. In questo caso è spesso espressa nel modo di parlare: nell’uso di ironia e sarcasmo,espressioni con cui una persona cerca di ferirti senza offenderti direttamente.
Miranda Priestley non alza la voce, non lancia sedie verso i propri dipendenti, ma questi ultimi la temono comunque. Sebbene non mostri apertamente la sua aggressività, dal suo tono e sguardo è chiaro cosa pensa di una persona. Quali sono le cause di questo comportamento?

📌 Cause

La ragione principale dell'aggressività passiva è che una persona non è in grado di esprimere emozioni negative. Ad esempio, non vuole ammettere che invidia successo altrui, può congratularsi con un collega, ma nel frattempo svalutare il suo lavoro.
Spesso le persone non si comportano in modo passivo-aggressivo di proposito: vogliono nascondere i loro sentimenti dagli altri, non sanno come affrontarli.
Alcuni dimostrano segni di alessitimia, cioè l'incapacità di riconoscere i sentimenti e le emozioni. Queste persone molto spesso manifestano un comportamento passivo-aggressivo, perché non capiscono le cause delle loro emozioni e quindi le esprimono in questa forma.
Molto spesso l'aggressività passiva si riversa su quelle persone che non l’hanno causata. Ci arrabbiamo, ad esempio, con il nostro capo a cui non possiamo esprimere la nostra insoddisfazione oppure con noi stessi. Pertanto, ci sfoghiamo con chi si trova vicino, ma visto che non ci sono ragioni oggettive per irritarsi proprio con loro, lo facciamo in modo passivo.

Come ogni altra emozione, la rabbia per noi è vitale: ci mostra dove si trovano i nostri confini personali, cosa ci piace e cosa no. Ma se la sopprimiamo invece di analizzarla e viverla, può avvelenare sia noi stessi che coloro che ci stanno vicini.

Per alcuni l'aggressività passiva è l'unico modo per esprimere emozioni negative. Molto spesso questo accade alle persone a cui da bambini i genitori proibivano di mostrare la rabbia, rimproverandoli. E’ un problema comune soprattutto per le donne: durante l'infanzia le insegnano ad essere sempre gentili e cortesi perché «sono femmine», mentre i ragazzi vengono incoraggiati a difendersi e a rispondere alle minacce altrui.

Gli studi dimostrano che gli uomini sono più inclini all'aggressività fisica, invece le donne usano più spesso le forme di aggressività verbale e passiva, perché non hanno altre opportunità di esprimere le proprie emozioni senza essere giudicate dalla società.

Un uomo che dirige un’azienda o un reparto può essere aggressivo, alzare la voce, a nessuno piacerà lavorare per lui, ma il suo comportamento verrà considerato nella norma. Se Miranda Priestley si fosse comportata in questo modo e fosse stata apertamente aggressiva, i dipendenti l'avrebbero considerata semplicemente una donna isterica, scherzando sulla sindrome premestruale e sulla mancanza della vita privata. Questo comportamento sarebbe considerato una conferma dello stereotipo secondo cui una donna non può essere una dirigente.

Perciò Miranda sceglie di utilizzare forma passiva di aggressività. Tuttavia, questo non giustifica il modo in cui tratta i dipendenti: sarebbe molto più produttivo dire direttamente cosa si aspetta da loro, cosa non le piace e come risolverlo piuttosto che guardare in modo giudizioso e aspettare che i dipendenti leggano i suoi pensieri.

📌 Come bisogna rispondere all'aggressività passiva?

Nel film Andy tollera a lungo il comportamento di Miranda, ma alla fine si licenzia. Ma come si fa se non si ha la possibilità di chiudere le relazioni con una persona passivo-aggressiva? Come comunicare con le persone come Miranda Priestly? Analizziamo le sue frasi e vediamo quali sono le risposte giuste da dare.

"Ma perchè non si poteva fare tutto in modo giusto? Perché non avete ancora nulla di pronto?!»
Prima di tutto devi far notare che capisci i sentimenti del tuo avversario e poi rispondere in modo diretto : «Capisco che è arrabbiato, ma l’esecuzione di questo lavoro richiede un po' più di tempo».

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"Perché non ho ancora il mio caffè? E' morta?»
Se il compito che il tuo capo ti ha assegnato non fa parte delle tue responsabilità lavorative, è meglio segnalarlo: «Portare il caffè non è un mio compito, quindi l'ho fatto nel mio tempo libero come una gesto di rispetto verso di Lei».

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"C'è qualcos'altro che posso fare?
- Il Suo lavoro".
È meglio delineare chiaramente e fermamente la tua posizione e i tuoi confini personali: «Eseguo tutte le Sue richieste e vorrei solo chiarire cosa vorrebbe che io facessi».

Durante la comunicazione con un aggressore è importante ricordare alcune regole.
Mantieni la calma e non lasciarti trascinare dalle emozioni - è ciò che cerca di fare l’aggressore.

Comunica usando le frasi in prima persona, ad es. parla di come ti senti e non di come un'altra persona l'ha influenzato. In questo modo non otrepasserai i confini personali altrui e sarai in grado di esprimere i tuoi sentimenti in modo diretto.

E infine la regola principale: se la comunicazione con l'aggressore diventa insopportabile, evitala o cerca di minimizzarla. Non sei obbligato a tollerare il comportamento dell'altra persona se danneggia te stesso.

Ti piace Miranda Priestly? Ti piacerebbe lavorare per lei?





Copertina: "Il diavolo veste Prada" (2006)

Photos from Arte per gli Introversi's post 06/12/2022

Nella psicologia ci sono molte aree, scuole e correnti diversi. Analizziamo come differiscono l'uno dall'altro e quale degli approcci ti aiuterà a risolvere tutti i problemi e raggiungere l'armonia.

Photos 06/11/2022

Come terminare una relazione in modo “ecologico”? (Non come Johnny Depp e Amber Heard)

Rompere con qualcuno non è mai facile, lo sappiamo sia dai film che dalla vita reale. Johnny Depp e Amber Heard hanno divorziato nel 2017, ma le conseguenze della loro relazione li perseguitano ancora adesso: dopo ben cinque anni sono costretti a reincontrarsi in tribunale. Come evitare di fare la loro fine e terminare una relazione in modo corretto?

🐢 Cosa significa per noi una rottura?
Non importa per quale ragione sia finita una relazione, chi avesse voluto rompere per primo e se gli ex partner fossero rimasti amici: la separazione è comunque percepita come una perdita. Per la nostra psiche non c'è differenza tra la morte e il divorzio: una persona se ne va dalla nostra vita e ciò, come giusto che sia, fa male.
La psicologa Elisabeth Kübler Ross nel suo libro “La morte e il morire” descrive cinque fasi che attraversa una persona quando deve affrontare la morte di qualcuno. Il suo modello viene applicato in molte aree della nostra vita: dalla salute agli affari. Sono le stesse fasi che attraversiamo dopo una separazione: diniego, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione, che possono seguire un ordine diverso o presentarsi contemporaneamente. Ad esempio, potremmo essere arrabbiati con il nostro ex partner e allo stesso tempo non accettare la sua lontananza.
La rottura è un processo doloroso. I soliti schemi di comportamento vengono distrutti: non possiamo chiamare la persona o andare da lei per parlare. Questo processo è accompagnato da forti reazioni emotive: tristezza, paura, disperazione, rabbia e aggressività. Non importa quanto sia difficile provare tutto questo, le emozioni non devono essere soppresse, ma vissute correttamente.

🐢 Come terminare correttamente una relazione?
Non c'è modo di porre fine ad una relazione senza provare alcun dolore: non sarà mai facile per nessuno dei due partner. Ma ci sono alcune regole per separarsi in modo più “ecologico”.
Per prima cosa, è importante essere aperti e onesti l'uno con l'altro. Entrambi i partner devono sapere cosa sia successo tra voi due, quindi vale la pena condividere i vostri sentimenti ed emozioni. Non c'è bisogno di nascondere qualcosa o insultare - è meglio discutere il motivo della separazione in modo onesto e rispondere pazientemente alle domande se tali sorgono.
Se ti viene difficile comunicare con calma a causa delle emozioni che ti travolgono, non sopprimerle, piuttosto, usa le tecniche che ti aiuteranno a viverle pienamente.

🐢 Come vivere le emozioni?
La prima e principale regola è lasciarsi addolorare. Al momento della separazione è importante dare sfogo alle emozioni. Se vuoi piangere o urlare, fallo. Ti senti arrabbiato o hai bisogno di scaricare la tua aggressività? Colpisci un cuscino: noterai di sentirti meglio dopo averti lasciato andare. La cosa più importante è di non versare le proprie emozioni su altre persone.
Esistono anche altri modi per liberare le emozioni.

🐢 "Sedia vuota»
È una tecnica della psicoterapia della Gestalt che aiuta a vivere le emozioni e dire addio ad una persona senza necessariamente coinvolgere gli altri.
Il metodo è il seguente: metti una sedia davanti a te e immagina la persona con cui ti stai separando in modo più chiaro possibile. Prenditi il tuo tempo e digli tutto ciò che ti turba. Non trattenerti: puoi urlare, piangere, imprecare. Una volta che ti rendi conto di aver vissuto tutte le emozioni, è importante lasciare andare la persona. Termina la pratica battendo le mani: sulla sedia non c’è più nessuno.

🐢 «Lettera»
Questo metodo è ampiamente utilizzato in molte scuole di psicoterapia. E’ molto semplice: devi scrivere una lettera alla persona a cui non puoi dire qualcosa. Descrivi tutto ciò che senti, fallo con la penna, a mano. Importante è non avere fretta, sentire e vivere ogni emozione. Una volta che hai finito, saluta.
E poi cosa ne faccio di questa lettera? Se vuoi che il destinatario venga a sapere delle tue emozioni, inviala a lui. Se invece è un tuo ex partner, è meglio sbarazzarsi della lettera: bruciarla, strapparla, seppellirla.

🐢 Cosa non dovresti fare?
Durante la separazione può venirti il desiderio di soffocare le tue emozioni, quindi molti scelgono l'alcol o altre sostanze come se fossero una “medicina”.Bisogna capire che questo non ti aiuterà a superare una rottura. L'alcol è un depressivo e può solo peggiorare il tuo stato psicologico.
Un altro modo sbagliato di superare una rottura è fare lo stalking in rete. Per sentirlo di nuovo vicino, ti potrebbe ve**re voglia di scorrere costantemente i social media del tuo ex partner. Se non riesci a smettere di monitorare i suoi account, è meglio contattare uno specialista o provare a passare ad una pagina diversa ogni volta che ti viene voglia di vedere se ha pubblicato un nuovo post.

Durante una rottura potremmo provare molta rabbia che spesso rivolgiamo agli altri o a noi stessi. Molto probabilmente questa aggressività è indirizzata all'ex partner, ma non cercare di vendicarti e litigare: usa i metodi che abbiamo descritto per lasciar andare via quei sentimenti.

🐢 E allora cosa devo fare?

Dire “Grazie!”. La separazione provoca molti sentimenti negativi, sono naturali e importanti, ma non dovresti concentrarti solo su di loro. In ogni relazione ci sono dei momenti meravigliosi: fateli ve**re in mente e ringrazia il tuo ex partner per quello che è successo tra di voi. Ringrazia anche te stesso per i cambiamenti positivi che ti sono avvenuti durante questa relazione.
Fare tutte le domande. Dopo una rottura abbiamo molte domande. Qual è il mio errore? È possibile far ritornare tutto come prima? Per trovare le risposte parla con il tuo ex partner. In questo modo troverai le risposte alle tue domande e i dubbi non ti tormenteranno più. La chiave è mantenere la calma, non prendere ciò che dice l'ex partner come un'accusa, non cercare scuse o incolpare a tua volta.

Crescere. Quando una relazione romantica finisce, hai l'opportunità di costruire una relazione con te stesso. Dedica questo tempo a te stesso e alla tua autorealizzazione: trova i nuovi amici, leggi un libro o impara un hobby. Tutto ciò ti aiuterà a scoprire meglio te stesso e a svilupparti in diverse sfere della vita.

💬 Pensi che esistano delle rotture che non portano sofferenza? E’ possibile separarsi e restare amici?

Photos 06/09/2022

Perché “L’attacco dei Giganti” è considerata la migliore serie anime del decennio?

Questa primavera è finita l'ultima stagione della serie anime “L’attacco dei Giganti”. Come ormai per tradizione finisce con un cliffhanger e promette di tornare l’anno successivo per finire davvero. Anche se il punto finale in questa storia non è ancora stato messo, possiamo dire con certezza che questa serie non è diventata solo un classico degli anime, ma è entrata a far parte della storia del cinema.

Perché “L’attacco dei Giganti” è entrato nel Guinness dei primati come lo spettacolo animato più ricercato ed è diventato uno dei più famosi anime del decennio? Cerchiamo di capirlo.

🔶 Anime per tutti

Esistono ancora molti stereotipi intorno all'animazione giapponese: rappresentano l'umorismo asiatico e un sistema simbolico incomprensibile per uno spettatore occidentale. Ma “L’attacco dei Giganti” è diventata una serie che si è espansa oltre gli anime comuni. Forse questo successo può essere paragonato solo a "Death Note", dello stesso regista Tetsuro Araki.

Queste serie sono state viste anche da coloro che in precedenza associavano l'anime solo a “Pokémon” e a “Sailor Moon”. “L’attacco dei Giganti” si è rivelato comprensibile anche per gli spettatori occidentali, perché i suoi personaggi vivono in un'Europa alternativa del passato, e a prima vista nella storia stessa non c'è nulla della storia reale e della vita Giapponese necessaria per comprendere la trama.

🔶 Un mondo pieno di misteri

Nella serie ci sono molti misteri fin dall'inizio e nel corso di quattro stagioni ne troviamo le risposte. Allo stesso tempo, ad ogni episodio il funzionamento del mondo si rivela sempre più complicato.

Gli ultimi rappresentanti dell'umanità per molti anni si nascondono dietro le alte mura che circondano l'area in cui vivono. Al di là di esso c'è un mondo inesplorato popolato da spaventosi mostri giganti. Nessuno ricorda chi ha costruito queste mura e ogni tentativo di studiare il passato e mettere in discussione la storia viene fermato dalla polizia militare.

Le persone da questo lato delle mura non hanno visto i giganti per molti anni fino a quando non demolirono il Wall Maria — l'ultima frontiera che le separa dal mondo esterno — e distrussero la città di Shiganshina, dove vivevano i protagonisti Eren, Armin e Mikasa. Questi ultimi persero le loro famiglie e la loro casa e presto si iscrissero alla scuola dei cadetti per diventare membri del Corpo Dei Servizi Segreti, le truppe che dovevano esplorare il mondo esterno e restituire all'umanità le terre perdute. Insieme a loro scopriamo come funziona effettivamente il loro mondo e cosa succede fuori dalle mura.

🔶 I Giganti.

La carta vincente della serie erano i Giganti - enormi creature umanoidi che divorano le persone — ma non le digeriscono, sputano i corpi masticati per mangiarne altri. Possono avere un aspetto diverso e spesso hanno delle malformazioni, cosa caratteristica dello stile body horror, e il loro comportamento è imprevedibile. Come sono nati?

Il creatore del manga originale Hajime Isayama è stato ispirato dai mostri giganti Kaiju giapponesi, il più famoso dei quali è il Godzilla. Un'altra fonte di ispirazione è stata la mitologia norrena: l’antenata dei Giganti Ymir è chiamata come il primo colosso. I Giganti sono associati anche ai demoni giapponesi Oni che mangiavano gli umani. Lo spaventoso aspetto dei Giganti è stato preso dalle immagini di Goya, invece la plastica ed il comportamento irrazionale da un ubriacone che lo scrittore ha incontrato al bar, dove lavorava.

Perchè nell’anime ci sono dei mostri così strani? E perché i suoi personaggi hanno gli occhi così grandi? Troverai le risposte nella check-list "5 cose senza le quali non potrai capire l'anime». Per ottenerla, scrivici un messaggio privato con la parola OCCHI.

La battaglia dei Giganti l'uno contro l'altro continua la tradizione del Mecha, un genere giapponese, nel quale l'attributo principale sono enormi macchine umanoidi da combattimento, camminatori, ecc.Solo che qui, invece dei robot meccanici, le persone sono intrappolate nei corpi dei Giganti.

Le battaglie dei titani, armi speciali, che permettono al Corpo Dei Servizi Segreti di manovrare, volando sulle corde, — tutto questo riempie la serie di scene d’azione. Il fischio del vento e delle corde, il ruggito dei Giganti, il movimento costante dei soldati ci costringono a guardare attentamente ogni momento.

🔶 Il mondo non è come sembra

Molti hanno definito la prima stagione della serie primitiva: un adolescente con acuto senso della giustizia, la lotta contro i mostri e la crudeltà. Tutto questo abbiamo visto più di una volta, ma non è sufficiente per rendere lo spettacolo un classico e fare in modo che non si perda tra le altre serie simili.

Ma già nella stagione 2 “L’attacco dei Giganti” cambia: l'attenzione si sposta sui personaggi secondari e le risposte ottenute portano a nuove domande. Ci rendiamo conto che dietro le mura c'è sicuramente un altro mondo, e che i nostri personaggi preferiti non sono poi così semplici. Inoltre, da un quadro rappresentante la battaglia degli ultimi guerrieri dell'umanità con i mostri, la serie si trasforma in un giallo e thriller politico. Le questioni del razzismo, le relazioni tra uomo e stato, la lotta tra ideologie vengono in primo piano.

Nella terza stagione, insieme al Corpo Dei Servizi Segreti, finalmente raggiungiamo il mondo esterno e scopriamo che i personaggi vivono sull'Isola di Paradis, dove è fuggito il re dell'Impero Eldiano, che una volta conquistò e distrusse molte nazioni. Ma questa non è né una tregua né un lieto fine dopo molti anni di guerra, ma solo l'inizio della fine del mondo.

🔶 Finale

La stagione finale è stata ripresa da un altro studio, e questo diminuì molto la qualità della serie e la storia fu trasformata definitivamente in allusione a terribili eventi della storia reale del XX secolo. Ciò ha alienato alcuni fan che hanno adorato le prime due stagioni piene di eroismo.

Nella quarta stagione, ci troviamo fuori dalle mura. La tecnologia qui è andata avanti di 100 anni, ma le persone continuano a soffrire nel ghetto, morire nelle guerre e gli stati hanno iniziato la corsa agli armamenti. Non sappiamo più da che parte stiamo. Le nostre simpatie cambiano costantemente e il male principale diventa un circolo vizioso di violenza: il mondo teme che le persone del Paradis si stiano preparando ad attaccare in qualsiasi momento e che vogliano farsi ripagare per anni di sofferenza.

Davanti a noi c’è un quadro apocalittico della paranoia universale, dove l'ideologia costringe i bambini ad andare in guerra. La militarizzazione invece dello sviluppo economico, la costante ricerca di un nemico esterno, l'intolleranza e la xenofobia spaventano molto più dei Giganti.

“L’Attacco dei Giganti” inizia come una giostra che ci impedisce di riprendere fiato, ma termina con la riflessione sulla Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto. Forse negli ultimi anni “L’Attacco dei Giganti” è diventata la serie anime più attuale e comprensibile agli spettatori di tutto il mondo. Cerca le risposte alle domande che interessano tutti noi in questo momento. Come convivere con l'eredità oscura del passato? Perché a volte vogliamo non conoscere la verità sul mondo? E infine, come interrompere il circolo della violenza e vendetta?

Stai aspettando il finale di “L’Attacco dei Giganti”? Quale dei personaggi ti piace di più?

Photos 05/31/2022

Chiamami col tuo nome: libro o film?

Il romanzo Chiamami col tuo nome di André Aciman ha ricevuto il premio di Lambda Literary Award, un riconoscimento letterario per le opere letterarie dedicati ai temi LGBT. Il suo adattamento cinematografico con Timothée Chalamet come protagonista ha avuto un grande successo: il film è stato premiato con diversi premi, tra cui anche un Premio Oscar.
Facciamo il confronto dei due capolavori per decidere quale dei due sia il migliore.

🔶 La trama
Sia il romanzo che il film raccontano la storia del rapporto di Elio, un ragazzo diciassettenne, e Oliver, un giovane ricercatore americano. André Aciman, l’autore del romanzo, aveva dei dubbi riguardo alla possibilità di adattamento cinematografico del suo libro. In un’intervista ha detto che il testo ha così tante sfumature e riferimenti nascosti che trasformarlo in un film non avrebbe alcun senso.

Infatti, trasportare un romanzo sullo schermo non è facile. Elio, il protagonista, racconta la sua storia in prima persona, rivelando ai lettori i suoi sentimenti più profondi. Nel film invece Elio è un personaggio circondato da molti altri, il rapporto degli spettatori con il protagonista diventa meno diretto. Non c’è la voce fuori campo che ci rivela i pensieri di Elio, però a volte lo fa la macchina da presa: ad esempio, quando Elio vede la collana con stella di David indossata da Oliver.

Tuttavia, il regista Luca Guadagnino e la sua squadra hanno dimostrato di essere lettori molto attenti: infatti, il film ricrea meticolosamente alcune scene del romanzo. È difficile capire a fondo il significato di tutti i dettagli del film senza aver letto prima il libro. Ad esempio, nel libro Elio indovina l’umore di Oscar in base al colore del costume che questo indossa, per questo nel film è stata inclusa una scena con i vestiti stesi in bagno. Nessuna scena è casuale.
Il film contiene anche qualche scena che nel romanzo non è presente. Basta ricordare, ad esempio, la scena in cui una statua viene trovata nel mare. Nonostante non sia fedele al testo originale, questo episodio rientra perfettamente nel contesto estetico del romanzo. Anche la scena in cui i protagonisti si salutano alla stazione è stata inventata da Guadagnino. Il film non ripete fedelmente ogni pagina del romanzo, tuttavia può essere considerato abbastanza preciso e corretto nei confronti del testo originale.

🔶 Luoghi e personaggi
La trama si svolge nel nord Italia. I luoghi concreti nel libro e nel film possono essere diversi, in questo caso l'atmosfera è più importante della precisione geografica. L’immagine della villa antica con le finestre alla francese, i toni chiari e caldi dell’intonaco contribuiscono alla creazione dell’atmosfera giusta: dopotutto, si tratta dell’abitazione degli storici dell’arte e del punto di ritrovo degli intellettuali bohémien da tutto il mondo. I genitori di Elio parlano l’italiano, l’inglese e il francese. Elio stesso trascrive musica classica e suona opere di Bach sulla chitarra.

Il film di Guadagnino è molto intimo, la sua trama si concentra interamente sulla relazione di Elio e Oliver. Agli altri personaggi secondari non viene dedicato molto tempo. Nel romanzo un ruolo particolare viene riservato alla governante Mafalda: Elio ha paura che questa scopra il suo segreto. Nel film invece il suo ruolo viene spostato in secondo piano.
Vimini, la ragazza di 10 anni presente nel romanzo, nel film non appare neanche. Questo personaggio serve per mostrare un lato nuovo della personalità di Oliver. La triste fine della ragazza afferma una delle idee chiave del romanzo, quella dell’inesorabilità del tempo.
I genitori di Elio restano personaggi molto importanti sia nel romanzo che nel film. Sono rappresentati come persone educate e sensibili che danno un giusto supporto a Elio quando scoprono la sua omosessualità e si preoccupano per il figlio quando gli giunge la notizia del matrimoio di Oliver.

🔶 Il tempo
Chiamami col tuo nome è una storia d’amore. Ma, a differenza del film, è anche una riflessione sul tempo.
Leggendo la prima parte del libro riusciamo a sentire la freschezza delle emozioni e delle esperienze nuove. La trama si sviluppa molto rapidamente. A un certo punto però il ritmo si rallenta. I giorni del viaggio a Roma (nel film i protagonisti vanno a Bergamo) vengono mostrati nei minimi dettagli, minuto dopo minuto. Lo sviluppo della trama è molto più contenuto.
Il cambiamento della dinamica non è casuale: Elio cerca di rallentare ogni istante per allontanare il momento di separazione con Oscar. Il ritmo lento e malinconico è stato trasmesso in modo virtuoso dal direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom: la scena alle cascate, la passeggiata notturna dei protagonisti a Bergamo e, soprattutto, la scena alla stazione svolta in totale silenzio trasmettono fedelmente l’atmosfera della seconda parte del romanzo.
Nel libro gli eventi dei 20 anni successivi alla separazione vengono descritti in 20 pagine. Senza Oliver il tempo per Elio corre velocemente. I protagonisti si incrociano di rado parlando al telefono o incontrandosi di persona. Oliver è un professore, marito e padre di due figli. Non sappiamo esattamente come va la vita di Elio, ma possiamo supporre che anche lui ha una famiglia.

Durante i due incontri finali dei protagonisti capiamo che ogni giorno della vita di Elio è stato segnato dagli eventi di 20 anni fa: il tempo non l’ha guarito.

🔶 Le pesche
Una delle principali immagini simboliche del romanzo e del suo adattamento cinematografico è la pesca; molti spettatori la ricordano grazie alla scena provocatoria di masturbazione di Elio. Ma il valore simbolico del frutto è molto più ampio.

Nel romanzo l’immagine della pesca allude a molte cose. La casa della famiglia Perlman è circondata dai giardini di pesche e albicocche, la pesca in sé diventa simbolo dell’estate. Inoltre, Elio associa la pesca al suo amore per Oscar.
La scena della pesca ci rivela il livello di intimità del rapporto tra i due personaggi e dimostra che Elio è pronto a liberarsi dai limiti abituali, mentre il fatto che Oliver decide di mangiare questa pesca mostra che anche lui, a sua volta, è pronto ad affrontare questa relazione e ad accogliere Elio dentro di sé.
Di questo parla anche il titolo del romanzo che si riferisce al gioco che fanno Elio e Oliver scambiandosi i nomi. Chiamare un altro con il proprio nome vuol dire negare la propria esistenza, uscire dai limiti della propria personalità e diventare qualcosa di più di una semplice persona. “Io è un altro”, diceva Arthur Rimbaud. Così anche Elio e Oliver diventano “altri” diventando l’uno l’altro.
Sia il film che il romanzo parlano di accettazione di sé, dei propri desideri, del proprio corpo e della propria personalità. Inoltre, parla dell’accettazione di diverso. Il padre di Elio accetta l’omosessualità del figlio, Oliver accetta Elio, ed Elio pian piano accetta sé stesso.

La scena finale del film fa riferimento al titolo e conclude la storia in modo molto elegante: durante l’ultima conversazione telefonica Elio e Oliver si scambiano nuovamente i nomi. Nel libro questa scena rappresenta il culmine dell’intero romanzo.
Nel romanzo Chiamami col tuo nome e nell’omonimo film l’idea principale viene interpretata in modi diversi. Tuttavia, entrambe le opere possono essere considerate ugualmente complete, profonde e poetiche, e non c’è bisogno di scegliere quale dei due sia la migliore.
Avete letto il romanzo Chiamami col tuo nome? Cosa vi è piaciuto di più: il film o il libro?

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Copertina: Chiamami col tuo nome (2017)

Photos 05/26/2022

"Arancia meccanica": una persona può essere rieducata con la forza?

Il romanzo di Anthony Burgess "Arancia meccanica" è la storia di un adolescente che viene curato dalla sua aggressione. Quali effetti collaterali può portare un "vaccino" contro la violenza? Può rendere una persona davvero buona o deve rinunciare al male da sola?

🤗 Una cura per la crudeltà

Alex, il protagonista del romanzo, ha solo 15 anni. Lui e i suoi amici sono mostrati nel libro come bambini: persino quando sono al bar bevono il latte, anche se con "aggiunte speciali". Ma nonostante ciò il loro intrattenimento principale è la violenza: derubano e picchiano le persone e ne traggono piacere.

Tutto ciò alla fine porta Alex in prigione, dove accetta di partecipare ad un esperimento e di sottoporsi a un «trattamento» per ottenere l'amnistia. La metodologia di lavoro con i criminali consiste nell'iniettarli un farmaco e costringerli a guardare le scene di violenza, in modo da farli ve**re disgusto verso la crudeltà.

Alla fine del trattamento Alex perde davvero la capacità di fare del male: ogni tentativo gli causa incredibili sofferenze fisiche. Ma l'effetto collaterale è la stessa reazione al sesso e alla musica del suo compositore preferito, Beethoven, messo come sottofondo durante le sedute di terapia. Inoltre, ora Alex non è solo innocuo, ma anche indifeso: non può rispondere a coloro che usano la violenza contro di lui.

🤗 Che cos'è un'arancia meccanica?

Il titolo del romanzo, Arancia meccanica (nella versione originale A Clockwork Orange), viene dal gergo dei cockney, i residenti dei quartieri operai dell'East End. "Storto come un'arancia meccanica" vuol dire strano, incomprensibile, persino impensabile. Anche in malese c'è una parola simile, "orang", che significa "uomo". Burgess ha vissuto per diversi anni nella Federazione Malese e, naturalmente, questo riferimento è voluto. Quindi "l'arancia meccanica" è sia un frutto, una stranezza, che una persona con all'interno un meccanismo a orologeria. Questa espressione nel romanzo può essere riferita sia al protagonista, che all'idea del male e, in generale, all'intera razza umana. Ma in primis definisce Alex.

Alex è un personaggio complesso. Da un lato, è un cattivo guidato dall'istinto animale. Dall'altro, non è una bestia, ma un uomo, e cercare di addestrarlo per trasformarlo in un bonaccione indifeso che poi verrà distrutto dalla strada, è la stessa violenza, come quella da cui lo vogliono far guarire.

Inoltre, anche se fisicamente non può fare il male, continua a volerlo, il che significa che l'idea stessa, la possibilità di violenza, continua ad esistere nel mondo. Un criminale addestrato diventa "un'arancia meccanica", ma molto probabilmente smette di essere una persona. Questa idea di Burgess esprime uno dei suoi personaggi, il cappellano del carcere: «Non è detto che un uomo possa diventare buono dopo questa rottura. La bontà è una caratteristica dell'anima di una persona, la sua scelta volontaria. Privalo di tale scelta e cesserà di essere un uomo...»

Quest’affermazione rivela l'essenza dell'esperimento: gli autori del programma di correzione non cercano di migliorare il mondo, ma vogliono solo dominarlo. Altrettanto violenti sono i metodi dei nuovi amici di Alex, che lo portano ad un tentativo di suicidio per mostrare che il trattamento subito porta ai disturbi mentali. Burgess non è d'accordo sul fatto che il cattivo dovrebbe essere oggetto di una vendetta: è sempre violenza che moltiplica il male nel mondo.

🤗 La violenza può essere superata?

Alex e i suoi amici comunicano in gergo nadsat - dal russo "- nadtsat", per analogia con l'inglese "- teen". L'idea di un linguaggio speciale per i giovani, che nessuno capisce, si è formata in Burgess durante il suo viaggio a Leningrado. I dandy locali lo impressionarono così tanto con i loro modi e lo stile di vita, che l'autore ha deciso di "mischiare" i due sistemi linguistici nel gergo dei suoi personaggi.

Secondo lo scrittore, questo gergo ha svolto il ruolo di "un velo" che copre l'eccessiva crudeltà. La combinazione di inglese e russo — le principali lingue politiche dell'epoca — è un modo ironico per sottolineare come funziona la società di adolescenti indifferenti alla politica. La stessa funzione svolge l'amore di Alex per la musica sinfonica.

Perché Alex e i suoi droogs (dal russo «amici») fanno del male? Solo perché lo vogliono. Non hanno un freno interno sotto forma di coscienza: il bene e il male per loro sono delle parole insignificanti. Alex non ha nemmeno l'autocoscienza: non si concettualizza ancora come persona e scopre il mondo in modo sensuale, non razionale. I suoi sentimenti possono essere risvegliati solo con forti emozioni, ad esempio, dopo aver affermato il suo potere su un rivale o aver ascoltato le sinfonie di Ludwig van (come l'eroe chiama Beethoven).

Ma alla fine Alex supera tutto questo. Dopo essere stato guarito dal precedente trattamento, si rende conto di non essere più interessato alla violenza. Matura come un'arancia, proprio come ha descritto da F. Alexander, uno dei personaggi del libro, che crede che le persone dovrebbero «crescere come i frutti sugli alberi». La crudeltà si rivela una rivolta dei giovani: scompare quando arriva il momento giusto e si attiva l’orologio interno

Per molti questo finale potrebbe sembrare inconcludente. È difficile credere che Alex possa superare così facilmente il male e diventare una persona diversa. Ma in questo modo Burgess sottolinea il fatto che l'unico modo per superare veramente la violenza è rinunciarne volontariamente. Alla fine, una delle distopie sociali più violente si trasforma improvvisamente in un'utopia: terribile assassino matura, si dimentica del «latte con i coltelli» e inizia a pensare ad una famiglia.
💬 Ti piace il protagonista del romanzo? Sei d'accordo con l'autore sul fatto che una persona non possa essere «rieducata»?
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