12/11/2021
Petra, prospera capitale dell’impero Nabateo costruita nel cuore delle montagne di Shara, fu nell’antichità un fiorente crocevia per le rotte commerciali che collegavano l’antica Mesopotamia e l’Egitto. Sono ad oggi ancora ben visibili le facciate scolpite nella roccia ed innumerevoli strutture e monumenti tipici della sua affascinante popolazione. Non è ancora chiaro quando sia stata effettivamente costruita, ma è certo che la sua fortuna iniziò a partire dal I secolo avanti cristo e durò per almeno due secoli. Se vi trovate in Giordania, andate a visitare questa perla dell’antichità, dal 7 luglio 2007 riconosciuta dall’UNESCO come una delle sette meraviglie del mondo. I luoghi da visitare lungo la rotta carovaniera del sito sono numerosissimi, con vari percorsi di diversa difficoltà. Ecco quelli da non perdere:
1. Entrata al ‘Siq’
2. La Diga
3. Il Siq
4. Al Khazneh:
5. La Strada delle Facciate
6. Il Sacrificio
7. Il Teatro
8. Le Tombe Reali
9. Il Ninfeo
10. La Chiesa
11. La Strada delle Colonne
12. Il Grande Tempio
13. Il Castello della Ragazza
14. Il Tempio dei Leoni
15. Ad Deir
Lungo tutto il percorso sarete accolti dalla comunità locale beduina, che vi accompagnerà - se lo vorrete - nel vostro tragitto, con possibilità di raggiungere i vari monumenti “a bordo” di cavalli o asinelli. Il percorso principale che dal Siq conduce al Monastero è lungo 8.5 km (3.5. - 4h) con un livello di difficoltà “facile”. Altri 7 percorsi con differenti lunghezze e livelli di difficoltà sono disponibili all’interno del sito.
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03/11/2021
Gerusalemme é nota a tutti come la culla e la casa spirituale delle tre religioni monoteiste. La cittá peró nasconde tanti segreti e curiositá che sono ancora poco noti ai molti. Per questo, ad un primo sguardo, appare singolare che, proprio davanti alla Basilica del Santo Sepolcro, nella parte dal più alto valore storico e religioso del quartiere cristiano, sorga una moschea. Per comprenderne la storia occorre fare un salto indietro al 637, data dell’Assedio di Gerusalemme da parte dell’esercito dei Rashidun, i califfi ‘’ben guidati’’. In quell’occasione il patriarca cristiano Sofronio rifiutó di arrendersi se non davanti al cospetto del califfo in persona. il Califfo Omar si recó allora in cittá per accettare la resa e, invitato da Sofronio, si rifiutò di pregare nella Basilica allora nominata della Resurrezione. Il rifiuto del califfo fu in realtá motivato da un profondo rispetto per il valore sacro del luogo in quanto, se avesse accettato, la moschea avrebbe potuto essere rivendicata come un luogo di culto islamico. Cosí il califfo decise di pregare sui gradini a est della chiesa e proprio lí, anni dopo, sorse la moschea a lui dedicata.
Quella di Omar non é la sola moschea a sorgere in prossimitá della Basilica. La Moschea Al-Khanqah al-Salahiyya, situata sul lato settentrionale della Basilica del Santo Sepolcro, ha un minareto quasi identico ed è interessante notare come, tracciando una linea immaginaria che congiunge i due minareti, questa passi esattamente per la porta del Santo Sepolcro.
📸 dell'ingresso del sepolcro by:
20/09/2021
Abitata dagli antichi Ammoniti, la cui capitale sorgeva nell’area geografica a oriente del fiume giordano, Amman ha avuto diversi nomi, tra qui 𐤓𐤁𐤕 𐤏𐤌𐤍, Rabbat ʻAmmān ed infine Philadelphia (si, avete letto bene!) durante il periodo di occupazione da parte del Regno Tolemaico, dal 283 al 246 a.C.;
Oggi, la città si presenta come un melting-pot vibrante e frizzantissimo di diverse etnie, religioni, provenienze. Un luogo magico nel quale non sarà difficile imbattervi contemporaneamente in una storica moschea e poco più in là in una moderna caffetteria dove l’inglese e l’arabo si mescolano in una allegra danza comunicativa. Se vi trovate a passare da questa incredibile città, non potete lasciarvi sfuggire l’occasione di visitare due quartieri storici e simbolici del Regno Hashemita di Giordania: Jabal Amman e Jabal al-Weibdeh.
Cosa fare e cosa vedere a Jabal Amman e Weibdeh: 1) fate una passeggiata serale, partendo da Paris Circle e scendendo poi lungo l’acciottolata Rainbow Street, cuore pulsante del quartiere che vi condurrà a meravigliosi luoghi d’arte e ristoranti tradizionali; 2) prendetevi qualche ora per andare a visitare la Royal Film Commission, dove potrete assistere a prime e proiezioni di giovani registi emergenti da tutto il Medioriente; 3) fermatevi da Ali&Rama Gallery ad acquistare dei bellissimi regali fatti a mano da portare con voi al ritorno; 3) concedetevi una boccata di Shisa in uno dei tantissimi rooftop con vista sulla città; 4) mangiate una gustosissimo Shawarma da Reem o i falafel più buoni di tutta la città da Hashem a Downtown!
30/08/2021
Oggi vi parliamo di una associazione libanese che lavora per la protezione ed il supporto della comunità LGBTQ, si chiama , non la conoscete? Venite a scoprirla!
17/08/2021
L’Afghanistan torna nuovamente ad occupare la prima pagina delle notizie estere, purtroppo ancora una volta con delle immagini raccapriccianti.
Sul palazzo presidenziale a Kabul, oggi sventola la bandiera bianca con la Shahada annuncia il ritorno dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan e un salto indietro di venti’anni. I talebani che hanno ripreso il controllo del paese, colmando il vuoto lasciato da un governo debole e dal ritiro delle truppe statunitensi, hanno fatto esplodere il terrore in tutta la popolazione.
Le immagini strazianti della gente in fuga che affolla gli aeroporti, sperando in una salvezza aggrappandosi ai carrelli degli aerei in decollo, che fugge dalle città con qualsiasi mezzo, finendo imbottigliata in code infinite di auto, o semplicemente nascondendosi in casa pregando di non essere trovata, sono le immagini di chi ha già sperimentato l’orrore sulla sua pelle e farebbe di tutto per non tornare a viverlo. Persino morire.
La guerra in Afghanistan è stata la più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti, con ingenti investimenti anche da parte di altre potenze mondiali (tra cui l’Italia). Eppure una disfatta così veloce da parte di un governo e un esercito sovvenzionati per quasi vent’anni ha lasciato molti stati, ciechi davanti all’evidenza, decretando il fallimento dell’intervento internazionale in Afghanistan.
Ma perché e come si è arrivati a questo punto? Come
sempre, spiegarlo in poche parole è difficile. Noi ci proviamo così.
30/07/2021
Il 23 luglio si spegne una delle voci più interessanti e poliedriche del panorama letterario arabo, l’autore e intellettuale libanese Jabbour Douaihy;
Nato in Libano, a Zgharta nel 1949, docente di letteratura francese presso la Lebanese University, critico e traduttore della rivista letteraria “L’Orient littéraire”, rivista di carattere letterario del quotidiano L’Orient Le Jour, nel ’95 Douaihy pubblica il suo primo romanzo “I’tidal al-Kharif” (tradotto in lingua inglese e francese, “Automn Equinox”). Con l’opera “Pioggia di giugno”, nel 2008 Douaihy giunge finalista all’IPAF; sarà nuovamente in finale nel 2012 con il romanzo “San Giorgio guardava altrove”; ha spesso trattato nei suoi romanzi la complessa e controversa tematica dell’appartenenza identitaria, questione sempre più dibattuta nella storia del Libano contemporaneo, un Paese diversificato e sfaccettato tra le tante confessioni religiose presenti al suo interno e segnato nel profondo da un conflitto civile durato 15 anni.
In “San Giorgio guardava altrove” Douaihy narra la storia di Nizam, nato in una famiglia sunnita in pessime condizioni economiche. Per questa ragione sarà allevato da una famiglia cristiano-maronita; Allo scoppio della guerra civile, il protagonista si sentirà incastrato tra le maglie di una doppia identità religiosa, il suo universo interiore è in bilico, senza alcuna via d’uscita.
Douaihy ci propone il ritratto di un Libano variegato e tormentato che abbiamo potuto assaporare attraverso i suoi autentici racconti.
23/07/2021
Periodicamente risalta ormai agli onori della cronaca il nome di Patrick Zaki. Le vicissitudini del giovane ricercatore egiziano della ONG Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) e studente dell’Università di Bologna si ripetono inesorabilmente dalla mattina del 7 Febbraio 2020, giorno in cui è stato arrestato dall’Agenzia di Sicurezza Nazionale Egiziana (NSA) all’aereoporto del Cairo, dove era atterrato dall’Italia per una breve visita familiare.
Trattenuto per le seguenti 17 ore e trasferito poi in una sede della sicurezza nazionale della sua città di origine, Mansura è stato picchiato, spogliato e sottoposto a scosse elettriche sulla schiena e sulla pancia, abusato verbalmente e minacciato di stupro e accusato di “diffusione di false notizie”, “incitamento alla protesta” ed “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici.
A partire dal 5 Marzo, giorno in cui Zaki è stato tradotto nella prigione di Tora, al Cairo, viene rinnovato l’ordine di custodia cautelare a cadenza fissa di 45 giorni.
La pericolosa somiglianza della storia di Zaki al caso di Giulio Regeni, studente e ricercatore italiano rapito ed ucciso al Cairo nel 2016, ha scatenato l’attenzione mediatica e l’interesse della classe politica italiana.
La proposta del conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki ha costituito una enorme
svolta per il futuro del giovane egiziano, vediamo perché….
12/07/2021
le ho detto con una punta di stizza. >. mi ha chiesto lei, stupita. E a quel punto per la prima volta in vita mia, mi sono reso conto che, sì, sono africano.
In queste battute scambiate tra i due protagonisti del romanzo, è sintetizzato il tema principale che lo scrittore tunisino affronta tra le pagine del suo libro: scontro-incontro di due culture diverse.
Gli odori di Marie Claire, scritto da Habib Selmi, racconta la storia d’amore tra Mahfudh e Marie Claire: lui giovane tunisino emigrato in Francia da diversi anni, portiere in un albergo e docente universitario a contratto, lei giovane donna francese, che dopo aver lasciato gli studi di storia e geografia e abbandonato il sogno di diventare professoressa, decide di lavorare in un ufficio postale.
Sin dalle prime pagine del romanzo, lo scrittore tunisino mette a confronto due mondi quello maschile e quello femminile, due culture quella orientale e quella occidentale, due lingue l’arabo e il francese, legati unicamente dall’amore intenso, semplice e fragile dei due protagonisti.
È una storia d’amore semplice e comune, ma con la particolarità di essere letta da due punti di vista culturali differenti, quello tunisino e quello francese, perché alle differenze culturali non si scappa, ogni persona porta con sé il proprio bagaglio culturale.
📸by:
05/07/2021
Tra gli elementi più affascinanti del mondo arabo-islamico spicca la figura del derviscio. Il nome deriva dalla parola araba-persiana darwish (درويش) che significa “povero, mendicante”: rappresenta infatti un membro di una setta religiosa che si allontana dagli aspetti materiali terreni e mira a raggiungere Allah attraverso l’estasi rituale generata dalla musica e dalla danza. Sebbene la loro origine sia antichissima, questa pratica è ancora oggi molto diffusa.
I dervisci praticano un esercizio interiore dato dalla combinazione simultanea di emozioni, intelletto e movimento del corpo, attraverso cui si arriva a raggiungere “la Comunione con Allah”, ossia uno stato di estasi che avvicina e mette in contatto con il divino non solo con l’anima ma anche con il corpo.
Non tutti sanno che una certa pratica di danza, quella dei Dervisci Rotanti, nel 2008 è stata inserita dall’UNESCO nella Lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità: in quest’ordine, fondato più di 7 secoli fa da uno dei più famosi mistici del Sufismo, Gialal-ed-Din Rumi, i suoi membri compiono una serie di movimenti che hanno un valore simbolico preciso. La mano destra alta accoglie la grazia di Allah che viene trasmessa agli uomini dalla mano sinistra rivolta verso il suolo; la gonna roteante rappresenta invece il cosmo che ruota senza sosta intorno al proprio asse. Attraverso questa danza, il derviscio si allontana da questo mondo per diventare parte del tutto, immergendosi nella divinità.