Laymūn

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Un concentrato di Medio Oriente 🍋
Ig: laymun_project

Photos from Laymūn's post 12/11/2021

Petra, prospera capitale dell’impero Nabateo costruita nel cuore delle montagne di Shara, fu nell’antichità un fiorente crocevia per le rotte commerciali che collegavano l’antica Mesopotamia e l’Egitto. Sono ad oggi ancora ben visibili le facciate scolpite nella roccia ed innumerevoli strutture e monumenti tipici della sua affascinante popolazione. Non è ancora chiaro quando sia stata effettivamente costruita, ma è certo che la sua fortuna iniziò a partire dal I secolo avanti cristo e durò per almeno due secoli. Se vi trovate in Giordania, andate a visitare questa perla dell’antichità, dal 7 luglio 2007 riconosciuta dall’UNESCO come una delle sette meraviglie del mondo. I luoghi da visitare lungo la rotta carovaniera del sito sono numerosissimi, con vari percorsi di diversa difficoltà. Ecco quelli da non perdere:

1. Entrata al ‘Siq’
2. La Diga
3. Il Siq
4. Al Khazneh:
5. La Strada delle Facciate
6. Il Sacrificio
7. Il Teatro
8. Le Tombe Reali
9. Il Ninfeo
10. La Chiesa
11. La Strada delle Colonne
12. Il Grande Tempio
13. Il Castello della Ragazza
14. Il Tempio dei Leoni
15. Ad Deir
Lungo tutto il percorso sarete accolti dalla comunità locale beduina, che vi accompagnerà - se lo vorrete - nel vostro tragitto, con possibilità di raggiungere i vari monumenti “a bordo” di cavalli o asinelli. Il percorso principale che dal Siq conduce al Monastero è lungo 8.5 km (3.5. - 4h) con un livello di difficoltà “facile”. Altri 7 percorsi con differenti lunghezze e livelli di difficoltà sono disponibili all’interno del sito.


📸:

08/11/2021

Il 17 Novembre 2019 a seguito della morte del presidente Beji Caid Essebsi in Tunisia si sono svolte le elezioni presidenziali.
Tra i candidati che inizialmente si erano proposti per la carica figurava il nome di Mounir Baatour, una figura poliedrica ed estremamente inserita nel tessuto sociale tunisino.

Oltre ad essere stato leader del partito liberale tunisino, Baatour è un giovane avvocato apertamente omosessuale e musulmano. Si è sin da subito distinto per il suo impegno da attivista nella battaglia contro la discriminazione della comunità lgbt e a favore della depenalizzazione dell’omosessualità in Tunisia. Nel 2014 ha infatti contribuito a fondare Shams la più giovane tra le organizzazioni tunisine LGBTQ che ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dal governo tunisino solo nel 2020 nonostante avesse iniziato ad operare sul territorio nordafricano nel 2015. Shams si distingue dalle altre associazioni tunisine e dell’area Mena per la sua schiettezza e per le numerose manifestazioni ed eventi atti a sollevare la curiosità dei media in modo da raggiungere un più vasto pubblico e dare più ampia voce alle necessità della comunità LGBTQIA.

Una figura così rivoluzionaria ha raccolto sin da subito grande consenso e attenzione dalla stampa e dall’opinione pubblica internazionale riscuotendo allo stesso modo pareri negativi tra i connazionali. Infatti, la candidatura di Baatour è stata respinta già in fase di esame preliminare sollevando numerose minacce di morte a seguito delle quali Baatour ha deciso di lasciare temporaneamente la Tunisia e cercare rifugio e sicurezza in Francia, paese in cui attualmente vive in quello che lui stesso considera un “esilio volontario”.

03/11/2021

Gerusalemme é nota a tutti come la culla e la casa spirituale delle tre religioni monoteiste. La cittá peró nasconde tanti segreti e curiositá che sono ancora poco noti ai molti. Per questo, ad un primo sguardo, appare singolare che, proprio davanti alla Basilica del Santo Sepolcro, nella parte dal più alto valore storico e religioso del quartiere cristiano, sorga una moschea. Per comprenderne la storia occorre fare un salto indietro al 637, data dell’Assedio di Gerusalemme da parte dell’esercito dei Rashidun, i califfi ‘’ben guidati’’. In quell’occasione il patriarca cristiano Sofronio rifiutó di arrendersi se non davanti al cospetto del califfo in persona. il Califfo Omar si recó allora in cittá per accettare la resa e, invitato da Sofronio, si rifiutò di pregare nella Basilica allora nominata della Resurrezione. Il rifiuto del califfo fu in realtá motivato da un profondo rispetto per il valore sacro del luogo in quanto, se avesse accettato, la moschea avrebbe potuto essere rivendicata come un luogo di culto islamico. Cosí il califfo decise di pregare sui gradini a est della chiesa e proprio lí, anni dopo, sorse la moschea a lui dedicata.

Quella di Omar non é la sola moschea a sorgere in prossimitá della Basilica. La Moschea Al-Khanqah al-Salahiyya, situata sul lato settentrionale della Basilica del Santo Sepolcro, ha un minareto quasi identico ed è interessante notare come, tracciando una linea immaginaria che congiunge i due minareti, questa passi esattamente per la porta del Santo Sepolcro.

📸 dell'ingresso del sepolcro by:

27/09/2021

“Ziyad, posso dirti solo una cosa: io non cambierò mai il mio stile di vita. Quindi, o mi accetti come sono, oppure è finita.”

Libere, disobbedienti, innamorate – In between esce nelle sale cinematografiche nel 2016, diretto dalla regista palestinese Maysaloun Hamoud, racconta di tre giovani donne palestinesi che condividono un appartamento a Tel Aviv.
Le protagoniste, Layla, Nur e Salma fanno quotidianamente i conti con una società che impone dei rigidi ruoli a cui conformarsi.

Layla è un’avvocatessa, una personalità determinata ed indipendente. Fuori dalle aule del tribunale conduce una vita libera da qualunque pregiudizio; le sue abitudini, le si*****te, l’alcool, il suo modo di vestire sono oggetto di scontro e disapprovazione da parte del suo fidanzato Ziyad.

Nur studia informatica, è musulmana ed è prossima alle nozze. Conduce una vita dedita allo studio, alla preghiera e alle visite del fidanzato, Wissam, il quale trova riprovevole la condotta morale delle coinquiline di Nur. Un violento litigio, in cui lui le impone di lasciare quell’appartamento, degenera in uno stupro.

Salma, omosessuale, innamorata di una ragazza di nome Dunya, deve misurarsi con la continua insistenza della sua famiglia che la spinge verso potenziali mariti, ignorando completamente ciò che lei realmente vorrebbe. Dopo una cena in famiglia con l’ennesimo pretendente, i genitori di Salma scoprono la verità e minacciano di internarla in un manicomio.

In una società chiusa nell’ovvietà quotidiana, che si ostina ad ingabbiare le dinamiche relazionali in obsoleti stereotipi, Layla, Nur e Salma non rinunciano a sé stesse, non scelgono affatto di conformarsi per piacere al mondo circostante, saranno complici e sempre pronte a supportarsi per riuscire a liberarsi dall’autorità patriarcale e vivere semplicemente la propria vita.

Il film è disponibile su Amazon Prime Video.

20/09/2021

Abitata dagli antichi Ammoniti, la cui capitale sorgeva nell’area geografica a oriente del fiume giordano, Amman ha avuto diversi nomi, tra qui 𐤓𐤁𐤕 𐤏𐤌𐤍, Rabbat ʻAmmān ed infine Philadelphia (si, avete letto bene!) durante il periodo di occupazione da parte del Regno Tolemaico, dal 283 al 246 a.C.;

Oggi, la città si presenta come un melting-pot vibrante e frizzantissimo di diverse etnie, religioni, provenienze. Un luogo magico nel quale non sarà difficile imbattervi contemporaneamente in una storica moschea e poco più in là in una moderna caffetteria dove l’inglese e l’arabo si mescolano in una allegra danza comunicativa. Se vi trovate a passare da questa incredibile città, non potete lasciarvi sfuggire l’occasione di visitare due quartieri storici e simbolici del Regno Hashemita di Giordania: Jabal Amman e Jabal al-Weibdeh.

Cosa fare e cosa vedere a Jabal Amman e Weibdeh: 1) fate una passeggiata serale, partendo da Paris Circle e scendendo poi lungo l’acciottolata Rainbow Street, cuore pulsante del quartiere che vi condurrà a meravigliosi luoghi d’arte e ristoranti tradizionali; 2) prendetevi qualche ora per andare a visitare la Royal Film Commission, dove potrete assistere a prime e proiezioni di giovani registi emergenti da tutto il Medioriente; 3) fermatevi da Ali&Rama Gallery ad acquistare dei bellissimi regali fatti a mano da portare con voi al ritorno; 3) concedetevi una boccata di Shisa in uno dei tantissimi rooftop con vista sulla città; 4) mangiate una gustosissimo Shawarma da Reem o i falafel più buoni di tutta la città da Hashem a Downtown!

10/09/2021

“Mi permette di fare un annuncio nel suo salone ?”
“Che genere di annuncio ?”
“Sono psicanalista e sto aprendo uno studio qui vicino e vorrei parlare alle clienti del salone se me lo permette.”
“Uno studio di psicanalisi qui a Tunisi ?!”
“Sì”
“E credi che funzionerà ?”
“Sì, la gente ha bisogno di parlare”
“Ah questo è sicuro! Noi arabi parliamo molto, ma le clienti quando vengono qui parlano, parlano, parlano e al momento di pagare escono con una bella piega, delle meches magari, o per esempio fanno un hammam. Vengono e parlano, parlano, ti fanno impazzire. Ma quando escono sono perfette! E dal tuo studio la gente esce con che cosa? ”
“Mah, dipende. Ognuno se ne va via con qualcosa che li appartiene.”

“Un divano a Tunisi” (2019) è una commedia diretta da Manele Labidi Lebbé, regista franco-tunisina, che mette in scena, o meglio, sul divano della psicanalista Selma le realtà della nazione all’indomani della fine della Primavera araba in Tunisia.
Nata a Tunisi, cresciuta a Parigi, Selma fa ritorno in terra natia perché desidera partecipare in prima persona alla ricostruzione del proprio Paese e lo fa aprendo uno studio sul tetto di un palazzo.
Molti e diversi sono i pazienti che si affacciano al suo studio: uno zio che beve alcool da una lattina di coca cola, un imam che è stato abbandonato dalla moglie e dalla fede, un panettiere che sogna tutti i dittatori e che desidera vestirsi da donna, sua cugina che cerca di svincolarsi dagli obblighi della famiglia che la vuole moglie e madre. Spaccati di vita quotidiana che portano alla luce paura di essere se stessi, desiderio di trasgredire, di rovesciare le tradizioni raccontati in tono esilarante e singolare, ma anche triste e commovente.
La ricostruzione del proprio Paese non avviene se prima non si curano le proprie fragilità. Selma questo lo sa. E lo fa a bordo di una limousine guidata da un silenzioso e altero Freud.

Venerdì 10 settembre presso l'Arena Parco Sangalli si terrà la proiezione del film. Per maggiori informazioni consultate la pagina

Photos from Laymūn's post 30/08/2021

Oggi vi parliamo di una associazione libanese che lavora per la protezione ed il supporto della comunità LGBTQ, si chiama , non la conoscete? Venite a scoprirla!


Photos from Laymūn's post 17/08/2021

L’Afghanistan torna nuovamente ad occupare la prima pagina delle notizie estere, purtroppo ancora una volta con delle immagini raccapriccianti.

Sul palazzo presidenziale a Kabul, oggi sventola la bandiera bianca con la Shahada annuncia il ritorno dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan e un salto indietro di venti’anni. I talebani che hanno ripreso il controllo del paese, colmando il vuoto lasciato da un governo debole e dal ritiro delle truppe statunitensi, hanno fatto esplodere il terrore in tutta la popolazione.

Le immagini strazianti della gente in fuga che affolla gli aeroporti, sperando in una salvezza aggrappandosi ai carrelli degli aerei in decollo, che fugge dalle città con qualsiasi mezzo, finendo imbottigliata in code infinite di auto, o semplicemente nascondendosi in casa pregando di non essere trovata, sono le immagini di chi ha già sperimentato l’orrore sulla sua pelle e farebbe di tutto per non tornare a viverlo. Persino morire.

La guerra in Afghanistan è stata la più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti, con ingenti investimenti anche da parte di altre potenze mondiali (tra cui l’Italia). Eppure una disfatta così veloce da parte di un governo e un esercito sovvenzionati per quasi vent’anni ha lasciato molti stati, ciechi davanti all’evidenza, decretando il fallimento dell’intervento internazionale in Afghanistan.

Ma perché e come si è arrivati a questo punto? Come
sempre, spiegarlo in poche parole è difficile. Noi ci proviamo così.

30/07/2021

Il 23 luglio si spegne una delle voci più interessanti e poliedriche del panorama letterario arabo, l’autore e intellettuale libanese Jabbour Douaihy;
Nato in Libano, a Zgharta nel 1949, docente di letteratura francese presso la Lebanese University, critico e traduttore della rivista letteraria “L’Orient littéraire”, rivista di carattere letterario del quotidiano L’Orient Le Jour, nel ’95 Douaihy pubblica il suo primo romanzo “I’tidal al-Kharif” (tradotto in lingua inglese e francese, “Automn Equinox”). Con l’opera “Pioggia di giugno”, nel 2008 Douaihy giunge finalista all’IPAF; sarà nuovamente in finale nel 2012 con il romanzo “San Giorgio guardava altrove”; ha spesso trattato nei suoi romanzi la complessa e controversa tematica dell’appartenenza identitaria, questione sempre più dibattuta nella storia del Libano contemporaneo, un Paese diversificato e sfaccettato tra le tante confessioni religiose presenti al suo interno e segnato nel profondo da un conflitto civile durato 15 anni.
In “San Giorgio guardava altrove” Douaihy narra la storia di Nizam, nato in una famiglia sunnita in pessime condizioni economiche. Per questa ragione sarà allevato da una famiglia cristiano-maronita; Allo scoppio della guerra civile, il protagonista si sentirà incastrato tra le maglie di una doppia identità religiosa, il suo universo interiore è in bilico, senza alcuna via d’uscita.
Douaihy ci propone il ritratto di un Libano variegato e tormentato che abbiamo potuto assaporare attraverso i suoi autentici racconti.

Photos from Laymūn's post 23/07/2021

Periodicamente risalta ormai agli onori della cronaca il nome di Patrick Zaki. Le vicissitudini del giovane ricercatore egiziano della ONG Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) e studente dell’Università di Bologna si ripetono inesorabilmente dalla mattina del 7 Febbraio 2020, giorno in cui è stato arrestato dall’Agenzia di Sicurezza Nazionale Egiziana (NSA) all’aereoporto del Cairo, dove era atterrato dall’Italia per una breve visita familiare.

Trattenuto per le seguenti 17 ore e trasferito poi in una sede della sicurezza nazionale della sua città di origine, Mansura è stato picchiato, spogliato e sottoposto a scosse elettriche sulla schiena e sulla pancia, abusato verbalmente e minacciato di stupro e accusato di “diffusione di false notizie”, “incitamento alla protesta” ed “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici.

A partire dal 5 Marzo, giorno in cui Zaki è stato tradotto nella prigione di Tora, al Cairo, viene rinnovato l’ordine di custodia cautelare a cadenza fissa di 45 giorni.

La pericolosa somiglianza della storia di Zaki al caso di Giulio Regeni, studente e ricercatore italiano rapito ed ucciso al Cairo nel 2016, ha scatenato l’attenzione mediatica e l’interesse della classe politica italiana.

La proposta del conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki ha costituito una enorme
svolta per il futuro del giovane egiziano, vediamo perché….

12/07/2021

le ho detto con una punta di stizza. >. mi ha chiesto lei, stupita. E a quel punto per la prima volta in vita mia, mi sono reso conto che, sì, sono africano.
In queste battute scambiate tra i due protagonisti del romanzo, è sintetizzato il tema principale che lo scrittore tunisino affronta tra le pagine del suo libro: scontro-incontro di due culture diverse.
Gli odori di Marie Claire, scritto da Habib Selmi, racconta la storia d’amore tra Mahfudh e Marie Claire: lui giovane tunisino emigrato in Francia da diversi anni, portiere in un albergo e docente universitario a contratto, lei giovane donna francese, che dopo aver lasciato gli studi di storia e geografia e abbandonato il sogno di diventare professoressa, decide di lavorare in un ufficio postale.
Sin dalle prime pagine del romanzo, lo scrittore tunisino mette a confronto due mondi quello maschile e quello femminile, due culture quella orientale e quella occidentale, due lingue l’arabo e il francese, legati unicamente dall’amore intenso, semplice e fragile dei due protagonisti.
È una storia d’amore semplice e comune, ma con la particolarità di essere letta da due punti di vista culturali differenti, quello tunisino e quello francese, perché alle differenze culturali non si scappa, ogni persona porta con sé il proprio bagaglio culturale.
📸by:

Photos from Laymūn's post 05/07/2021

Tra gli elementi più affascinanti del mondo arabo-islamico spicca la figura del derviscio. Il nome deriva dalla parola araba-persiana darwish (درويش) che significa “povero, mendicante”: rappresenta infatti un membro di una setta religiosa che si allontana dagli aspetti materiali terreni e mira a raggiungere Allah attraverso l’estasi rituale generata dalla musica e dalla danza. Sebbene la loro origine sia antichissima, questa pratica è ancora oggi molto diffusa.

I dervisci praticano un esercizio interiore dato dalla combinazione simultanea di emozioni, intelletto e movimento del corpo, attraverso cui si arriva a raggiungere “la Comunione con Allah”, ossia uno stato di estasi che avvicina e mette in contatto con il divino non solo con l’anima ma anche con il corpo.

Non tutti sanno che una certa pratica di danza, quella dei Dervisci Rotanti, nel 2008 è stata inserita dall’UNESCO nella Lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità: in quest’ordine, fondato più di 7 secoli fa da uno dei più famosi mistici del Sufismo, Gialal-ed-Din Rumi, i suoi membri compiono una serie di movimenti che hanno un valore simbolico preciso. La mano destra alta accoglie la grazia di Allah che viene trasmessa agli uomini dalla mano sinistra rivolta verso il suolo; la gonna roteante rappresenta invece il cosmo che ruota senza sosta intorno al proprio asse. Attraverso questa danza, il derviscio si allontana da questo mondo per diventare parte del tutto, immergendosi nella divinità.

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