10/07/2026
🚿𝐃𝐀 𝐄𝐂𝐂𝐄𝐋𝐋𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐒𝐄𝐑𝐕𝐈𝐙𝐈𝐎: 𝐙𝐀𝐅𝐅𝐄𝐑𝐀𝐍𝐀 𝐇𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐎 𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐀, 𝐁𝐑𝐎𝐍𝐓𝐄 𝐇𝐀 𝐃𝐈𝐅𝐄𝐒𝐎 𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐓𝐀̀!
👉 Il raffronto con Bronte smonta definitivamente la menzogna raccontata ai cittadini. Parliamo di atti e percorsi noti da anni. Eppure, in piena campagna elettorale, ci dicevano che era tutto imposto dalla legge e chi parlava di gestione autonoma o di possibilità di tornare indietro veniva accusato di raccontare bugie. 𝐌𝐚 𝐬𝐞 𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐁𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐦𝐚𝐢 𝐜𝐞𝐝𝐮𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚? Perché oggi Bronte gestisce, programma investimenti e rivendica la propria autonomia, mentre Zafferana si ritrova con tariffe esplose, disservizi, mancanza d’acqua, file umilianti e un patrimonio pubblico consegnato a terzi? La risposta è semplice: non era un obbligo ineluttabile, era una scelta politica per incapacità gestionale a gestire un settore strategico per la nostra comunità. E a Zafferana quella scelta ha prodotto una resa degradante.
👉 La vicenda dell’acqua a Zafferana è una delle pagine più gravi della storia amministrativa recente del nostro Comune, perché racconta la differenza tra chi, nel tempo, ha costruito autonomia, servizi e futuro, e chi invece ha dilapidato in pochi anni un patrimonio pubblico realizzato con il sacrificio di intere generazioni. Per decenni l’acquedotto comunale è stato un autentico valore aggiunto per la nostra comunità. I nostri pozzi, le nostre reti, i nostri serbatoi, i nostri impianti e la conoscenza diretta del territorio garantivano un servizio efficiente, costi contenuti, interventi tempestivi e una qualità della vita altissima. Nei mesi estivi, quando Zafferana si riempiva di turisti, villeggianti, famiglie e attività con consumi elevatissimi, il servizio reggeva grazie alla programmazione, al monitoraggio e al lavoro di chi conosceva davvero ogni criticità del nostro sistema idrico.
👉 𝐏𝐨𝐢 𝐞̀ 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐨𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨: 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐢. Per anni ci hanno raccontato che era inevitabile, che era dovuto, che lo imponeva la legge, che non esistevano alternative. Una narrazione comoda, oggi smentita dai fatti. La normativa esisteva dal 2006, ma prima dell’avvento di questi amministratori nessuno a Zafferana si era permesso di consegnare gli impianti idrici comunali. Nessuno aveva trattato l’acqua come un peso da scaricare. Nessuno aveva messo nelle mani di altri un patrimonio costruito con investimenti, competenze e sacrifici della comunità. Altri Comuni hanno scelto una strada diversa. Bronte non ha ceduto, ha mantenuto la propria gestione, ha difeso pozzi, impianti e autonomia, e oggi può programmare investimenti importanti sul proprio sistema idrico. E mentre l’ATI ha deliberato la risoluzione del contratto con il gestore, tutta la discussione sulla gestione del servizio idrico viene clamorosamente rimessa in discussione per tutti i Comuni.

👉 Zafferana, invece, si ritrova dall’altra parte della storia. Abbiamo consegnato i nostri pozzi, le nostre reti, i nostri impianti, la nostra acqua. A questo si aggiunge l’umiliazione quotidiana di una comunità costretta a rivolgersi agli uffici SOGIP, in ambienti angusti, con file interminabili e persone in attesa perfino sulla panchina davanti, per ottenere risposte che prima trovavano dentro il proprio Comune. E il paradosso è ancora più grande: la continuità del servizio è stata garantita anche grazie al passaggio di tre figure che già prima gestivano il servizio comunale e che hanno continuato a operare con SOGIP. Dunque gli impianti erano nostri, i pozzi erano nostri, il territorio era nostro, le competenze operative erano già dentro il Comune. Allora cosa ha guadagnato davvero Zafferana?
Nulla. Ha perso sovranità sulla propria acqua. Ha perso controllo sul proprio patrimonio.Ha perso qualità del servizio.
E come se non bastasse, 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐒𝐎𝐆𝐈𝐏 𝐮𝐧 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚 𝟕𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐦𝐦𝐞 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐄𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞. Quindi il quadro è attuale è questo: i cittadini pagano di più, l’acqua manca, i disservizi aumentano, le file diventano normalità e il Comune si ritrova persino esposto economicamente dopo avere consegnato il servizio.
Il modo in cui tutto questo è avvenuto rende la vicenda ancora più grave. Dagli atti emerge una consegna degli impianti effettuata con un verbale irrituale, sottoscritto da figure politiche, e successivamente portata in Consiglio comunale con una altrettanto irrituale presa d’atto.
⚠️ La sequenza degli atti è gravissima. 𝐂𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟐 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟏 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞; 𝐝𝐚𝐥 𝟏° 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟏 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐒𝐎𝐆𝐈𝐏 𝐢𝐧 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞; il 23 febbraio 2022 viene poi firmato il verbale di consegna degli impianti dal 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨, 𝐝𝐚𝐥 𝐕𝐢𝐜𝐞𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐄𝐳𝐢𝐨 𝐏𝐚𝐩𝐩𝐚𝐥𝐚𝐫𝐝𝐨, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐀𝐫𝐢𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 che dagli atti successivi risulta essere categoria B6, quindi non certo un dirigente o un responsabile titolare del potere gestionale. Solo il 2 maggio 2022, con deliberazione consiliare n. 12, il Consiglio comunale viene chiamato a prendere atto di una consegna già avvenuta. Ma consegnare pozzi, reti, serbatoi e impianti non era una passerella politica: era un atto gestionale, tecnico-amministrativo, con effetti diretti sul patrimonio pubblico del Comune.
👉 Una sequenza gravemente viziata, resa ancora più grave dalla presenza della Presidente del Consiglio Arianna Santanocita, che ancora una volta dimostra, come denunciamo da tempo, di non avere piena consapevolezza del ruolo politico-istituzionale che ricopre. Non si consegna un patrimonio pubblico costruito da generazioni e poi si prova a coprire tutto con una presa d’atto consiliare.
Anche il voto del 2 maggio 2022 non può essere cancellato. La presa d’atto della consegna degli impianti alla SOGIP passò con i voti favorevoli di 𝐀𝐫𝐢𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚, 𝐂𝐨𝐧𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐂𝐨𝐜𝐨, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐃𝐢 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐨, 𝐒𝐞𝐫𝐠𝐢𝐨 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐀𝐥𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐞 𝐒𝐚𝐦𝐚𝐧𝐭𝐡𝐚 𝐏𝐫𝐢𝐯𝐢𝐭𝐞𝐫𝐚. Quei nomi non sono un dettaglio formale: rappresentano una responsabilità politica precisa. Una presa d’atto su una consegna già consumata, effettuata con modalità gravemente discutibili e con effetti enormi sul patrimonio pubblico comunale, non può essere trattata come un passaggio neutro. E oggi quella responsabilità pesa ancora di più, perché tra quei voti favorevoli non ci sono semplici comparse: 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞, 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞, 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐞 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐥𝐢̀𝐧𝐞𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐛𝐚𝐧𝐝𝐢𝐞𝐫𝐞.
Su questa vicenda ognuno deve assumersi la propria responsabilità davanti ai cittadini. Perché non si può prima consegnare un patrimonio pubblico, poi formalizzare la consegna con un verbale discutibile e infine portare tutto in Consiglio comunale come se una presa d’atto potesse cancellare ogni responsabilità politica e amministrativa.
📢 𝐙𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐥𝐨 𝐡𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨: 𝐥’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞̀ 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐢𝐜𝐨. Oggi questa battaglia è ancora più necessaria, perché i fatti dimostrano che consegnare non era inevitabile: è stata una scelta politica. Una scelta sbagliata. Una scelta che oggi pagano i cittadini. Chi ha consentito questa consegna deve rispondere davanti alla comunità.
L’acqua di Zafferana non appartiene a chi l’ha consegnata. Appartiene ai cittadini, alla storia del paese e alle future generazioni.
𝐈𝐥 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 “𝐙𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐈𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞”