15/08/2026
Per secoli, la Repubblica di Venezia ha alimentato e imposto alle corti d'Europa una delle più colossali operazioni di propaganda geopolitica della storia: la leggenda secondo cui la città fosse stata fondata da nobili principi e guerrieri fuggiti dalle ceneri di T***a.
Oggi, i laboratori di bioarcheologia e il sequenziamento del DNA antico estratto dalle prime sepolture lagunari hanno smascherato questa narrazione. La scienza genetica e l'osteologia non hanno trovato alcuna traccia di nobiltà anatolica, rivelando invece una verità che la Serenissima riteneva politicamente inaccettabile: le ossa dei primi veneziani portano i segni spietati di gravi infiammazioni articolari croniche, deformazioni da voga e logoramento da lavoro nel fango.
I veri fondatori del più grande impero marittimo del Medioevo non erano eroi omerici, ma disperati salinari, barcaioli e contadini della terraferma veneta. Gente umile che trasformò un ambiente ostile e marginale in un'infrastruttura logistica inespugnabile. Tuttavia, man mano che Venezia diventava una superpotenza globale, presentarsi ai tavoli della diplomazia europea con un albero genealogico fatto di fango e sudore divenne un limite intollerabile, costringendo lo Stato a falsificare le proprie origini sotto il mantello dorato del mito classico.
In quale misura ritenete che la costruzione di una "falsa memoria storica" monumentale sia un passaggio politico obbligato per una nazione emergente che deve imporre il proprio prestigio (e incutere timore) alle vecchie potenze continentali?
(Il documentario completo, che incrocia le fonti storiche con le recenti analisi sul DNA, si trova nel primo commento qui sotto o in bio).