Dottoressa Filippi Stefania-psicologa

Dottoressa Filippi Stefania-psicologa

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Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dottoressa Filippi Stefania-psicologa, Venice.

Aiuto i genitori dei bambini a gestire i capricci senza perdere il controllo, con un percorso pratico di circa tre mesi nei quali ti aiuto a diventare il genitore che il tuo cuore desidera 🌱🦋

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 18/06/2026

Belli i discorsi teorici, ma quando sei nel mezzo del caos quotidiano hai bisogno di soluzioni pratiche.
Nel mio lavoro di psicopedagogista e nei miei 13 anni passati al nido, ho capito che l'organizzazione familiare non è una questione di "buona volontà", ma di strategia. Se continuiamo a usare la nostra memoria come un hard disk infinito, prima o poi il sistema va in crash.
Oggi ti propongo tre piccoli esercizi psicologici e pratici per iniziare a delegare non solo le azioni, ma proprio il pensiero delle cose:
1. Fai un Brain Dump: Il nostro cervello serve per avere idee, non per conservarle. Scrivere tutto su un foglio o su un'app toglie quel senso di ansia da "oddio, cosa sto dimenticando?".
2. Assegna le macro-aree: Smettetela di dividervi i micro-compiti. Se il tuo partner si occupa della cucina, significa che pensa lui al menù, alla spesa e alla pulizia di quel momento. Tu esci mentalmente da quella stanza.
3. Fai pace con il "compromesso pedagogico": Un pavimento non perfettamente pulito ma una mamma rilassata che gioca sul tappeto vale molto di più per tuo figlio di una casa splendente e una mamma sull'orlo di una crisi di nervi.
Ricorda: delegare e chiedere spazio non è un segno di debolezza.
Quale di queste strategie ti sembra più facile da applicare subito? Raccontamelo qui sotto! 👇
Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 17/06/2026

"Se me lo chiedevi, lo facevo io". Quante volte l'hai sentita questa frase? E scommetto che, invece di farti piacere, ti ha irritato ancora di più!
Oggi voglio analizzare questa dinamica da un punto di vista psicologico e relazionale, senza puntare il dito contro nessuno, ma per fare chiarezza.
Quando il carico della pianificazione ricade su una sola persona, si crea una asimmetria nella coppia.
Dire "chiedimi aiuto" significa delegare l'azione, ma non la responsabilità mentale di quell'azione. La mamma resta il "capo" che deve coordinare, ricordare e verificare. E fare il manager stanca più che fare l'operaio.
Perché questo si riflette anche sui bambini? Perché una mamma sovraccarica fa fatica a essere una mamma emotivamente sintonizzata e accogliente: la stanchezza mentale sovraccarica e toglie lucidità e pazienza.
Come se ne esce? Passando dall'aiuto alla corresponsabilità. Non serve chiedere di "stendere i panni". Serve che il partner si occupi in autonomia dell'area "lavatrici": accorgersi del cesto pieno, lavare, stendere, ritirare.
Che ne pensi? Tagga il tuo partner o condividi questo post se pensi che sia il momento di ridisegnare la mappa dei compiti a casa! 👇👇
Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 12/06/2026

Parliamo di neuroscienze, ma in modo semplice. Perché quando capiamo come funzioniamo, il senso di colpa lascia spazio alla consapevolezza.
Lavorando da 13 anni al nido, so bene quanto i bambini piccoli possano essere totalizzanti. Richiedono un'attenzione costante, ripetitiva, che mette a dura prova la resistenza di qualsiasi adulto.
Spesso le mamme si colpevolizzano dicendo: "Dovrei avere più pazienza". Ma la pazienza non è un superpotere infinito: è un serbatoio che si svuota.
Quando urli, non stai avendo un fallimento educativo. Stai avendo quello che in psicologia chiamiamo "sequestro emotivo". Il tuo cervello rettiliano, davanti al carico mentale, al pianto e alla stanchezza cronica, va in modalità sopravvivenza. L'urlo è solo la valvola di sfogo di una pentola a pressione che stava per esplodere.
Perché ti dico questo? Perché colpevolizzarti aumenta solo lo stress, rendendoti ancora più vicina al prossimo urlo. Un circolo vizioso distruttivo.
Cosa puoi fare da oggi?
1. Accetta la tua fatica: Sentirsi sfinite è normale.
2. Intervieni prima: Se senti che stai per esplodere, verbalizzalo anche se tuo figlio è piccolo ("La mamma è molto stanca adesso"). Aiuta te a scaricare la tensione e lui a capire cosa succede.
3. Ricorda questo mantra: “Un genitore regolato regola il bambino. Ma per regolarsi, bisogna prima darsi il permesso di essere umani.”
Sei una brava mamma, anche nei tuoi giorni no.
Fai un respiro profondo.
Ti capita mai di sentire questo "cortocircuito"? Raccontamelo qui sotto o nei DM, leggo e rispondo a tutte. 👇🧠

Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 10/06/2026

Spesso al nido, accolgo mamme con gli occhi lucidi e il cuore pesante.
Mi dicono: "Ieri sera ho urlato contro mio figlio, ho paura di averlo traumatizzato".
Da psicologa e pedagogista, ma soprattutto da persona che osserva i bambini da 13 anni, la mia risposta è sempre la stessa: No, non lo hai rovinato.
Nel mio lavoro studio lo sviluppo infantile e vi garantisco che la mente dei bambini è incredibilmente resiliente. I bambini non hanno bisogno di genitori-robot che non si arrabbiano mai. Sapete perché? Perché se crescessero con genitori perfetti, non sarebbero pronti per il mondo reale, dove la rabbia e il conflitto esistono.
Il segreto non è non sbagliare mai, ma saper RIPARARE.
Quando perdi il controllo e poi ti abbassi alla sua altezza per dire: "Scusa, ho urlato perché ero stanca, non è colpa tua", stai facendo una magia educativa:
1. Gli insegni che la rabbia è un'emozione legittima, ma che va gestita.
2. Gli dimostri che l'errore fa parte della vita.
3. Gli insegni come si chiede scusa e come si ricostruisce una relazione.
Nessun manuale di psicologia e di pedagogia ti chiede di essere perfetta.
La prossima volta che perdi la pazienza, respira, perdona te stessa e corri a fare pace.
Se hai bisogno di un consiglio professionale (e senza giudizio) su come gestire questi momenti, scrivimi nei commenti o in DM. Sono qui per questo. 👇✨

Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 08/06/2026

Succede in un attimo. La stanchezza accumulata, i capricci a ripetizione, le mille cose da fare e, all'improvviso... il limite viene superato. Alzi la voce. Urli.
E un secondo dopo, mentre il silenzio torna nella stanza, arriva lui: il senso di colpa. Divorante, pesante, spietato. Guardi quel faccino pulito e ti chiedi: "Ma come ho potuto?", "Lo sto traumatizzando?".
Voglio dirti una cosa: No. Non lo stai rovinando.
Le urla non definiscono il tuo valore come madre. Le urla sono il sintomo di un bicchiere che era già troppo pieno. Siamo umane, non macchine. Abbiamo un sistema nervoso che, davanti al sovraccarico e alla mancanza di sonno o di supporto, va in modalità "attacco o fuga".
La buona notizia? I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti che non provano rabbia. Hanno bisogno di genitori reali.
I miei 13 anni di esperienza con le famiglie mi hanno insegnato che ciò che fa davvero la differenza nella crescita di tuo figlio non è il fatto che tu non sbrocchi mai, ma quello che fai SUBITO DOPO.
Abbassarsi alla sua altezza, guardarlo negli occhi e digli: "Scusa, la mamma era stanca e ha urlato. La rabbia era mia, tu non c'entri. Ti va se ci abbracciamo?".
Questo gesto insegna a tuo figlio che si può sbagliare, ma che l'amore è più forte dell'errore e che si può sempre fare pace.
Oggi lascia andare il senso di colpa. Fai un respiro profondo, hai fatto del tuo meglio in un momento difficile.
Capita a tutti di perdere la pazienza!

Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

05/06/2026

Proprio ieri una mamma che ha partecipato al mio incontro sulla sessualità mi ha ringraziato perché ha avuto l'opportunità di parlare con sua figlia di sessualità.

Parlare di sessualità ai bambini non significa dare loro il via ad avere rapporti, dare l'approvazione al sesso libero.

Parlare di sessualità ai bambini significa dare loro gli strumenti per affrontare con consapevolezza la società che li circonda, a volte ipersessualizzata.
Forse al Ministero pensano che crescendo nell' ignoranza della tematica i bambini non si troveranno mai in situazioni "pericolose"??
Cari genitori, quanti anni avevate quando avete avuto il primo approccio con la pornografia?

LA CONOSCENZA È POTERE!

Il mondo non perdona crescere i figli nell'ingenuità rispetto a queste tematiche, perché ci sono troppe persone che non rispettano l'infanzia.
E allora che i bambini sappiano come si chiamano tutte le parti del proprio corpo è importante!
Che i bambini sappiano che le parti intime devono essere protette e nessuno le deve toccare e guardare è importante!
Che i bambini siano in grado di dire di "No" ad un contatto non desiderato è importante!

Parlare di sessualità ai bambini significa questo.

Io penso che queste possano veramente essere le basi per cambiare Nostra società e mettere fine anche alla violenza di genere.

Forse sono ingenua, ma io penso che ognuno debba fare il proprio lavoro e oggi, delle persone ignoranti in materia psicologica, si sono espresse con un parere totalmente errato in una questione che influisce negativamente sul futuro della nostra società....quando avrebbero forse fatto meglio il loro lavoro chiedendo un parere a chi in materia ne sa, data l'incisione della loro scelta.

Dottoressa Filippi Stefania

⭕️ EDUCAZIONE AFFETTIVA
Una legge che protegge gli aggressori

L’educazione sessuo-affettiva è stata vietata alla scuola primaria.

Questa legge, non protegge i bambini,
ma gli aggressori.

L’educazione sessuo-affettiva che tanto spaventa il Ministero dell’Istruzione, ruota torno a quattro parole luminose:
1. Confini
2. Emozioni
3. Intimità
4. Sicurezza.

Questa legge lascia soli i bambini perché ci impedisce di insegnare loro che nessuno può toccare il loro corpo in modo inappropriato.

Lascia soli i bambini, perché
non insegna a riconoscere e a dare
un nome alle loro emozioni.

Lascia soli i bambini, perché impedisce di distinguere un contatto affettuoso da un contatto intrusivo.

L’educazione affettiva (diciamolo nel modo più forte e chiaro possibile),
non insegna cosa pensare,
insegna a sentire il proprio sentire.

Tutta la retorica per cui debba essere fatta in famiglia, ignora l’aspetto più preoccupante:la maggior parte degli abusi vengono svolti in famiglia.

Se hai a cuore la crescita e il cuore di bambini adolescenti, prova a leggere “Genitori in ansia” (Feltrinelli).
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Sapete dove inizia l’educazione affettiva?
Da noi adulti.
Dove finisce la paura, il pregiudizio e l’incompetenza e dove inizia la conoscenza.

⤵️ Aiutami a condividere questo pensiero.

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 05/06/2026

Siamo cresciuti a sberle/castighi e siamo venuti su bene lo stesso". Quante volte abbiamo sentito o detto questa frase? Io stessa l'ho sentita alcune volte in seduta o nei miei incontri di formazione.🤔👇

È la grande linea di difesa della vecchia scuola educativa.
In parte è vero: siamo adulti funzionali, lavoriamo, abbiamo famiglie, andiamo avanti.
Ma se proviamo a guardare un po' più a fondo, oltre la superficie, cosa troviamo?

Siamo adulti che:
- Convivono con l'ansia di commettere errori.
- Cercano costantemente la convalida e l'approvazione degli altri per sentirsi "abbastanza".
- Facciamo un'enorme fatica a dire di no o a gestire i conflitti in modo sano.

La verità è che molti di questi nostri nodi irrisolti affondano le radici in un'infanzia in cui l'errore non era un'opportunità per imparare, ma una colpa da pagare attraverso la paura, la vergogna o l'isolamento. 💔

Talvolta capita che questo atteggiamento verso l'errore venga trasmesso anche ai figli, attraverso il nostro agire quotidiano; e quando ce ne accorgiamo ci sentiamo in colpa e cerchiamo di correre ai rimedi.

Spezzare la catena non significa essere deboli o permissivi.

I bambini hanno un disperato bisogno di regole, confini e guide sicure.
Ma c'è differenza tra il farsi ascoltare perché si è rispettati e il farsi ascoltare perché si fa paura.

Noi abbiamo un superpotere che le generazioni passate non avevano: l'accesso alla consapevolezza.
Possiamo scegliere di non replicare in automatico quello che abbiamo subito, solo perché "si è sempre fatto così".
Possiamo essere la generazione che trasforma la paura in connessione. 🌱

✨ Facciamo un passo avanti insieme.
Se anche tu credi che l'educazione dei nostri figli possa basarsi sul rispetto reciproco e non sulla sottomissione, condividi questo post nelle tue storie. Diventiamo il cambiamento che avremmo voluto ricevere. 🤍

💬 Cosa ne pensi? Ti ritrovi in questa riflessione? Ti aspetto nei commenti o in DM.

Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 03/06/2026

Le parole che usiamo creano la realtà dei nostri figli.
Anche (e soprattutto) quando sbagliamo. 💬👇

Quante volte, presi dalla stanchezza o dalla frustrazione del momento, ci è uscita quella frase automatica?
"Sei sempre il solito",
"Ora ti tolgo i giochi",
"Vai in camera tua e pensaci".

È normale. Siamo umani, siamo stanchi e spesso replichiamo gli unici modelli educativi che abbiamo conosciuto.

La mia esperienza clinica e i miei 13 anni di esperienza al nido mi hanno insegnato a guardare la scena con gli occhi di un bambino. Quando lo puniamo o lo minacciamo:
1️⃣ Il suo cervello va in modalità "attacco o fuga" (quindi non impara nulla).
2️⃣ Si focalizza sulla rabbia verso di noi o sull'ingiustizia subita, non sull'errore commesso.

Il segreto per uscire da questo loop?
Gli "switch linguistici" che trovi nel carosello. 🔄

Spostare il focus dalla punizione -che fa sentire il bambino sbagliato- alla riparazione -che gli insegna a rimediare- cambia completamente le regole del gioco.
Non stiamo parlando di essere permissivi o di lasciargli fare quello che vuole.
Al contrario: gli stiamo dando la responsabilità reale delle sue azioni.

Niente sensi di colpa se oggi hai perso la pazienza.
Cambiare il proprio modo di comunicare è un allenamento quotidiano.
È faticoso, richiede tempo, ma i frutti sono immensi. 🌱

💬 Ora dimmi la tua nei commenti: Quale di questi 3 switch ti sembra più difficile da applicare nella quotidianità del "momento critico"? Confrontiamoci qui sotto!

📌 Salva il post per ritrovarlo la prossima volta che sentirai la pazienza scivolare via.

Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

Photos from Dottoressa Filippi Stefania-psicologa's post 01/06/2026

Dire "Se fai così ti punisco" sembra la via più veloce per farsi ascoltare. Ma ti sei mai chiesto cosa succede dentro un bambino in quel momento? 💔

Spesso cresciamo con l'idea che per insegnare una lezione serva una "lezione".
In realtà le punizioni vecchio stampo (umiliazioni, urla, isolamento, privazioni arbitrarie) non insegnano il buon comportamento.
Insegnano solo ad avere paura.

Quando puniamo un bambino, scateniamo in lui un mix di rabbia, vergogna e senso di ingiustizia.
In quel momento, il suo cervello disconnette la parte logica. Non sta pensando "Ah, la prossima volta mi comporterò meglio", ma sta pensando "Mamma/Papà ce l'ha con me, non sono al sicuro".

Educare non significa lasciare che i figli facciano ciò che vogliono (i limiti servono e sono sani!), ma significa guidarli a comprendere l'errore attraverso la connessione e la responsabilità, non la paura.

A tutti capita di perdere la pazienza. Ma fare il primo passo verso un'educazione rispettosa è una scelta quotidiana.
Nei miei 13 anni di esperienza al nido ho imparato che per fissare l'apprendimento devo associarlo ad una emozione positiva, come in coinvolgimento o l'orgoglio e nei miei percorsi con i genitori li accompagno a fare proprio questo: al trasmettere le regole ai bambini, non perchè hanno paura, ma perchè le hanno comprese.

Tu come gestisci i momenti di crisi? Parliamone nei commenti, confrontarsi aiuta a crescere. 👇

Dott.ssa Stefania Filippi
Psicologa dello sviluppo e della famiglia
Pedagogista
| 13 anni al nido
"Il tuo faro nella tempesta dei capricci"

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