14/09/2026
IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA RACCONTA MOLTO, SOPRATTUTTO ATTRAVERSO IL CORPO.
Oggi, entrando a scuola, ho ritrovato una scena che conosco bene. La conosco da insegnante, dopo tanti anni trascorsi nelle classi, ma la guardo anche con gli occhi della psicomotricista, e questo cambia inevitabilmente il mio modo di osservare ciò che accade.
Ho visto bambini entrare con entusiasmo e altri che hanno avuto bisogno di rimanere ancora un po' vicini al proprio genitore; bambini che cercavano immediatamente il movimento e altri che sembravano trattenere il corpo, quasi a proteggersi da qualcosa di nuovo.
Il corpo, spesso, arriva prima delle parole.
E oggi mi sono accorta ancora una volta di quanto questo sia vero anche per gli adulti. Il primo giorno di scuola non mette in movimento soltanto i bambini: coinvolge i genitori, gli insegnanti, gli educatori, ciascuno con le proprie emozioni, aspettative e preoccupazioni.
Dopo tanti anni come insegnante, so quanto sia facile essere presi dalla necessità di organizzare, accogliere, far funzionare la giornata. Il mio percorso nella psicomotricità mi ha insegnato, però, a dare sempre più valore a ciò che accade prima delle parole e delle richieste: al tono della voce, al ritmo, alla distanza, alla postura, al modo in cui un bambino entra nello spazio e incontra l'adulto.
Per questo oggi non mi interessa soltanto chiedermi che cosa sta facendo un bambino, ma anche che cosa sta accadendo nella relazione mentre lo fa.
Un bambino che corre, che si aggrappa, che non riesce a stare fermo, che si nasconde o che appare distante non sta semplicemente "comportandosi in un certo modo". Il suo corpo sta attraversando qualcosa e può diventare una via preziosa per avvicinarsi alla sua esperienza, senza la fretta di interpretarla o di trasformarla immediatamente in un problema.
E c'è una cosa che il mio doppio sguardo di insegnante e psicomotricista mi ricorda continuamente: non possiamo osservare il corpo del bambino senza accorgerci del nostro.
Il modo in cui entriamo nella relazione, il nostro ritmo, la nostra disponibilità, la capacità di aspettare e di tollerare ciò che ancora non comprendiamo partecipano a ciò che il bambino vive.
È proprio questo che oggi, nel mio primo giorno di scuola, ho sentito con particolare chiarezza.
Dopo tanti anni, continuo ad imparare che educare non significa soltanto accompagnare un bambino attraverso ciò che deve fare.
Significa anche esserci abbastanza da poter sentire ciò che sta accadendo, nel suo corpo e nel nostro, mentre ci incontriamo.
S.P