02/05/2023
Due settimane a dir poco stimolanti, ricche di risultati raggiunti e di osservazioni analitiche estremamente preziose. Tanti nuovi spunti. Tante nuove domande. Che poi è il bello della Ricerca - trovare risposte, certo, ma soprattutto stimolare nuove domande.
Le sessioni di archeologia sperimentale svoltesi nell’ambito del progetto Marie Sklodowska-Curie (Global Fellowship) A.G.A.T.H.O.C.L.E.S. sono state un grande successo! È stata un’occasione preziosissima per gettare nuova luce sulle pratiche artigianali e sui gesti degli antichi ceramografi (greci e italioti) che circa 2500 anni fa realizzarono vasi nella tecnica cosiddetta a figure rosse. La sequenza dei gesti artigianali, il flusso di lavoro all’interno delle botteghe ceramiche, le diverse modalità di applicazione dei rivestimenti, il trattamento delle superfici, gli strumenti di lavoro (pennelli soprattutto), la manipolazione degli oggetti durante la loro realizzazione, il particolare, complicato, e affascinante processo di cottura di questi manufatti: sono questi solo alcuni degli aspetti affrontati durante questo intenso periodo di lavoro e ricerca.
Le attività si sono svolte presso il “Laboratory of Traditional Technology”, co-diretto dalla Prof. Eleni Hasaki (School of Anthropology, and Classics). A lei e alla School of Anthropology va un grande ringraziamento per il sostegno e l’apporto logistico fornito durante questo periodo (tra l’altro, altri interessanti risultati sono stati raggiunti anche nell’ambito delle ricerche in corso sulla produzione vascolare della Grecia propria da parte di Eleni Hasaki - per i quali si rimanda a più puntuali e futuri comunicati da parte della collega).
Il progetto A.G.A.T.H.O.C.L.E.S. sta ultimando in queste settimane la fase di outgoing in USA (Arizona) e rientrerà presto in Italia, a Bari prima - per una nuova fase incentrata sulle analisi archeometriche, sempre su manufatti a figure rosse di tradizione italiota e siceliota - e a Torino poi, dove si “assesterà” definitivamente a partire da Ottobre. Le attività di ricerca di archeologia sperimentale svoltesi in Arizona sono infatti frutto della programmazione del Progetto europeo A.G.A.T.H.O.C.L.E.S., e fanno parte di obiettivi di ricerca più ampi, coordinati dal sottoscritto (PI - Marco Serino, Università di Torino). Proprio in Italia (e a Torino) tali attività avranno un seguito in un prossimo - e non troppo lontano!! - futuro.
A Tucson la ricerca italiana (ed europea) si è potuta arricchire di nuovi e stimolanti approcci e competenze (tra tutti, la Social Network Analysis applicata agli studi dedicati alla ceramica a figure rosse occidentale). Questo periodo è stato anche un'occasione importante per condividere con la comunità accademica statunitense (e non solo) alcuni degli aspetti più importanti e innovativi del progetto A.G.A.T.H.O.C.L.E.S. (tra tutti, RTI e microscopio digitale).
Le settimane dedicate all’archeologia sperimentale si sono inoltre configurate come un’importante occasione per condividere con i “frequentatori” del bellissimo Campus della UA le capacità artistiche e il savoir-fair artigianale di Roberto Paolini (Pithos Ancient Reproductions, Cerveteri), che ha messo in mostra tutta la sua esperienza, la passione, le conoscenze e le sue abilità artigianali non solo nelle attività di ricerca, ma anche durante momenti dedicati alla divulgazione scientifica, come il Workshop e il Colloquium Scientifico (organizzati da Eleni Hasaki e Marco Serino) che si sono svolti presso la School of Anthropology della UA.
Tanta fatica, tanto lavoro, ma anche tanta soddisfazione! E la consapevolezza di aver fatto qualche altro passo avanti nella ricerca scientifica in questo particolare ambito di studi. Oltre alla soddisfazione di poter sensibilizzare le nuove generazioni su temi così importanti, come le abilità artistiche e artigianali degli antichi ceramografi greci. Catapultati indietro di 2500 anni, è stata un'occasione per ammirare - con meraviglia e stupore - le immense capacità degli antichi artigiani di vasi a figure rosse in Magna Grecia e Sicilia.
Un grande grazie quindi a Roberto Paolini - invitato in America per un’esperienza unica nel suo genere – che ha collaborato a questo importante progetto “torinese” oltreoceano.
Non vediamo l’ora di rivederlo presto all’opera in Italia - e a Torino – per nuove ed entusiasmanti sfide di ricerca, che verranno presto affrontate!!