03/04/2026
Un’aula di tribunale trasformata in luogo di memoria, consapevolezza e cittadinanza attiva.
Gli studenti dell’Istituto “S. Calvino – G.B. Amico” di Trapani degli indirizzi Servizi culturali e dello spettacolo (ITT), Sistemi Informativi Aziendali (SIA), e Indirizzo AFM-RIM con Specializzazione in E-Commerce Management (ITE) insieme agli Istituti “Rosina Salvo”, “Ignazio e Vincenzo Florio” e “Fardella – Ximenes”, in collaborazione con il Polo Universitario di Trapani e l’associazione Co.Tu. Le. Vi., nell’ambito delle iniziative di Non ti scordar di me, hanno dato vita a un intenso e coinvolgente processo simulato sulla strage di Pizzolungo.
Non si è trattato di una semplice attività didattica, ma di un’esperienza immersiva e profondamente formativa, capace di unire studio, emozione e responsabilità civile. Partendo dagli atti giudiziari reali, dalle testimonianze e dalle ricostruzioni storiche, i ragazzi hanno intrapreso un percorso rigoroso e consapevole che li ha portati a comprendere, analizzare e infine rappresentare una delle pagine più dolorose della storia del territorio trapanese.
Entrando nei ruoli di giudici, pubblici ministeri, avvocati e testimoni, gli studenti hanno trasformato il linguaggio giuridico in azione scenica, dimostrando competenze trasversali che intrecciano diritto, storia e linguaggi dello spettacolo. Un lavoro che ha richiesto studio, preparazione, capacità interpretativa e soprattutto una grande sensibilità nel trattare un tema così delicato.
Al centro della ricostruzione, la tragica vicenda del 2 aprile 1985, quando un attentato mafioso destinato al magistrato Carlo Palermo provocò la morte di tre innocenti: Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli. Una ferita ancora aperta nella memoria collettiva, che i ragazzi hanno scelto di affrontare non con distacco, ma con partecipazione e consapevolezza.
Nell’aula bunker, luogo simbolo dei grandi processi di mafia, ogni parola pronunciata ha avuto un peso, ogni gesto è diventato racconto, ogni silenzio ha parlato di memoria. La simulazione del processo ha permesso agli studenti di entrare nel cuore del sistema giudiziario, comprendendone i meccanismi ma anche il valore etico e civile. Non solo “come funziona la giustizia”, ma perché è fondamentale difenderla e sostenerla.
Questo progetto rappresenta un esempio concreto di didattica innovativa, in cui l’apprendimento esce dai confini dell’aula tradizionale per diventare esperienza viva. I ragazzi non sono stati spettatori, ma protagonisti attivi di un percorso che li ha messi di fronte a domande importanti: cosa significa giustizia? Qual è il valore della verità? Che ruolo ha la memoria nella costruzione del futuro?
Il lavoro svolto dimostra come la scuola possa essere uno spazio di crescita autentica, capace di formare cittadini consapevoli, critici e responsabili. Attraverso il linguaggio dello spettacolo e la forza della narrazione, gli studenti hanno trasformato documenti e atti processuali in coscienza collettiva, rendendo il passato uno strumento per leggere il presente e immaginare un futuro diverso.