12/08/2026
La rassegna Libi 'n Selàa, organizzata dalla Mutuo Soccorso di Tellaro in collaborazione con il Comune di Lerici, si è conclusa con la presentazione del libro curato da Giorgio Pagano "Tra utopia e realismo.
Appunti sul Sessantotto" e la lectio magistralis di Chiara Dogliotti, storica e coautrice del libro, su "Perdere la parola. La violenza politica e il Sessantotto".
“Il Sessantotto – ha affermato Dogliotti – è stato un movimento contraddittorio”. La sua rappresentazione come “un’età dell’innocenza, bruscamente interrotta dalla strage di piazza Fontana che segnerebbe la nascita della stagione della violenza vista, in questa prospettiva, come un fenomeno soprattutto reattivo
a una minaccia” non ha molti fondamenti. In realtà – ha proseguito – “ben prima della strage l’afflato liberatorio e non violento del Sessantotto, che indubbiamente esisteva, si impasta con fattori di segno opposto, il settarismo e gli irrigidimenti ideologici e organizzativi e l’idea della violenza, sia in termini di fascinazione estetica, sia in quelli di riflessione teorica”.
Riconoscere la presenza di culture e linguaggi della violenza già nella stagione della contestazione non significa tuttavia, ha concluso la storica, “tracciare una genealogia lineare che conduca dal Sessantotto al terrorismo”. Molte e profonde sono “le linee di frattura tra i due fenomeni, tra queste particolarmente significativa risulta essere il diverso rapporto con la dimensione collettiva e con la parola: alla ‘presa di parola’, che costituisce uno dei tratti più profondi dell’esperienza sessantottina, si contrappone, nella scelta della lotta armata, la progressiva sostituzione della mediazione politica con l’eloquenza assoluta
del gesto”. “Il Sessantotto fu soprattutto altro rispetto alla violenza”, hanno sostenuto Pagano e Dogliotti: “una stagione di mobilitazione collettiva che contribuì a sostanziare la democrazia, ad allargare la base della partecipazione alla costruzione della polis e a inverare il dettato costituzionale, restituendo piena
cittadinanza a gruppi sociali che fino a quel momento erano stati in larga misura esclusi dai diritti formalmente riconosciuti in egual misura a tutti i cittadini”.