30/01/2026
Lettera aperta a David Parenzo
Da Gianni Magini, Presidente di AllertaMedia
Egregio David Parenzo,
ho letto con attenzione la Sua lettera aperta pubblicata suLa Nazione di Siena del 29 gennaio 2026, indirizzata alla città di Siena in occasione della presentazione del Suo libroLo scandalo Israele alla Biblioteca degli Intronati, prevista per sabato 31 gennaio. Apprezzo la Sua volontà di dialogo e la chiarezza con cui difende il diritto a esprimere le Sue posizioni, anche in un contesto sensibile come la Giornata della Memoria.
AllertaMedia, associazione che ho fondato e presiedo, non si occupa di giudicare opinioni personali né di stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato” in termini ideologici. Il nostro ruolo è quello di osservatorio indipendente: monitoriamo come i media mainstream narrano la realtà, confrontando tali narrazioni con i fatti documentati dal diritto internazionale e dalle fonti autorevoli internazionali. Ci affidiamo esclusivamente a organismi come l’ONU (OCHA, Corte Internazionale di Giustizia), l’OMS, Amnesty International, Human Rights Watch e Medici Senza Frontiere. È su questa base fattuale e oggettiva che accendiamo i riflettori sulle incongruenze, senza pregiudizi né filtri politici.
[La nostra lettera aperta al Presidente Raffaele Ascheri](https://www.google.com/url?q=https://docs.google.com/document/d/1JhZ1y7y3VoXWQ_xCfgy-h7YoMlpTUJ0lWHsNmfXXAno/edit?tab%3Dt.0&sa=D&source=editors&ust=1769757650693940&usg=AOvVaw0H8dMhs6fEDafluPXIqzzZ), sottoscritta da Freedom Flotilla Italia, Global Sumud Flotilla Italia, Global Movement to Gaza, Collettivo Jama’a, Forum Pace Valdelsa e molti altri, non chiedeva censura, ma opportunità etica. Ospitare un evento di questo tenore proprio nei giorni della Giornata della Memoria – dedicata al ricordo dello sterminio non solo degli ebrei ma di ogni forma di oppressione – rischia di apparire come una scelta che privilegia una narrazione unilaterale in un momento simbolico di riflessione universale contro ogni atrocità.
Lei scrive che “parlare di Israele non è una provocazione” e che “antisemitismo e antisionismo coincidono” in molte forme. Riconosciamo la gravità dell’antisemitismo in tutte le sue manifestazioni, che va condannato senza esitazioni. Tuttavia, il diritto internazionale distingue nettamente tra critica legittima alle politiche di uno Stato e negazione della sua esistenza. La nostra obiezione non riguarda la Sua difesa di Israele come democrazia, ma le Sue affermazioni pubbliche che, negli anni, hanno negato o minimizzato il rischio di genocidio a Gaza e la necessità di aiuti umanitari, in contrasto con valutazioni documentate. In contrasto con tutto ciò che da 3 anni è visibile a chiunque dal vivo, in diretta streaming dalla Palestina, nonostante la strage di giornalisti per mano dell’esercito israeliano.
Per esempio: nel marzo 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha riconosciuto un “rischio plausibile” di genocidio, imponendo misure provvisorie a Israele. Lei lo ha ripetutamente negato. Rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch hanno descritto distruzioni sistematiche di infrastrutture civili (ospedali, scuole), uso della fame come arma e condizioni catastrofiche per la popolazione. Lei lo ha ripetutamente negato. L’OMS e l’IPC hanno certificato una carestia deliberata e progressiva, mentre OCHA/ONU ha aggiornato il bilancio a oltre 73.000 morti a fine 2025, con proporzioni che superano di gran lunga i “danni collaterali” di un conflitto convenzionale. Lei ha sempre negato o minimizzato tutto.
Queste non sono opinioni, Mr. Parenzo: sono fatti nero su bianco, certificati da organismi indipendenti e vincolanti per gli Stati firmatari, inclusa l’Italia. Quando tali evidenze vengono contrastate con narrazioni che le riducono a “invenzioni” o “esagerazioni”, si crea un divario tra realtà documentata e informazione pubblica. È proprio qui che interviene: non per impedire il confronto, ma per chiedere più equilibrio, quello che ci si aspetta da un’istituzione culturale importante come la Biblioteca degli Intronati di Siena.
Lei afferma di essere “al fianco dei palestinesi nella guerra contro Hamas” e di volere “due popoli e due democrazie”. Apprezziamo questa posizione. Tuttavia, se il dialogo è davvero il Suo obiettivo – come Lei ribadisce – perché non accogliere un contraddittorio reale durante l’evento? Il Presidente Ascheri ha proposto un incontro compensativo il 7 marzo: lo vediamo come un passo positivo, che ci vedrà protagonisti nei prossimi giorni di un’interazione con lo staff della biblioteca per iniziare da subito a pianificare l’evento: sarà un onore per AllertaMedia avere l’opportunità di portare a Siena nomi importanti nel panorama dei diritti umani e del diritto internazionale. Ma ciò non giustifica né bilancia la data simbolica del 31 gennaio, in cui a parlare dovrebbe esserci, a maggior ragione visto il significato e il drammatico momento storico che stiamo vivendo, qualcuno in grado di farlo con cognizione di causa e mediante verità oggettive, non tramite fantasie personali e battute sarcastiche di pessimo gusto.
Venendo alla deontologia professionale: come giornalista iscritto all’Ordine, Lei conosce l’articolo 10 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista, che impone la verifica rigorosa delle fonti e la rettifica tempestiva di errori. La Legge n. 69/1963 (artt. 51-55) prevede sanzioni disciplinari – dall’avvertimento alla radiazione – per chi diffonde informazioni inesatte o distorte in modo sistematico, turbando la fiducia pubblica o l’ordine deontologico. Non accusiamo Lei di violazioni formali, ma evidenziamo che una narrazione persistente in contrasto con fonti autorevoli internazionali può configurare una distorsione che confonde l’opinione pubblica, anziché informarla.
In un momento storico in cui la legge del più forte sembra prevalere su quella del diritto, crediamo che la libertà di espressione – sacra e protetta dall’art. 21 della Costituzione italiana, dall’art. 19 della Dichiarazione Universale e dall’art. 10 CEDU – non possa essere usata per legittimare la disinformazione. La libertà di stampa include il dovere di accuratezza: mentire spudoratamente, o distorcere fatti oggettivi, non è espressione, è manipolazione. Ed è molto grave, Mr. Parenzo.
Siena, come ogni città, merita un dibattito aperto, ma basato su fatti condivisi. Non Le chiediamo silenzio, ma responsabilità: se presenta il Suo libro, lo faccia in un contesto che permetta un confronto autentico, non una piattaforma unilaterale: quello può farlo nel salotto di casa sua. O nel suo salotto televisivo. E dato che le Sue posizioni e dichiarazioni continuano a divergere sistematicamente dalle evidenze internazionali, forse è tempo di un’autocritica professionale, anche rispetto al Suo ruolo nell’Ordine dei Giornalisti. Che ricordo, in tutto ciò, essere tradizionalmente e vergognosamente silente. E quindi totalmente inutile al suo scopo.
Ci vediamo Sabato mattina in biblioteca a Siena, Mr. Parenzo.
Noi dalla parte dei fatti e dei diritti umani universali. Lei?
Con rispetto e fermezza,
Gianni Magini
Presidente di AllertaMedia