Accademia Minima

Chiama Sito Web

Accademia Minima Accademia Minima è un gruppo teatrale; il suo cuore è una bottega teatrale artigiana guidata da Francesco Chiantese a Siena, presso la Corte dei miracoli.

Per conoscere meglio Accademia Minima visita il sito www.accademiaminima.it www.accademiaminima.it

12/09/2026
ono aperte ufficialmente da qualche giorno le iscrizioni alla Bottega Teatrale; quest'anno possiamo accettare più person...
09/09/2026

ono aperte ufficialmente da qualche giorno le iscrizioni alla Bottega Teatrale; quest'anno possiamo accettare più persone del solito perché moltissimi allievi hanno lasciato la città di Siena (una rotazione che oramai è diventata ciclica).

Quindi; forza, su, aiutateci a farlo sapere in giro.
Per qualsiasi informazione, basta scrivere una mail o mandare un messaggio whatsapp.

Siamo pronti ed accoglienti come sempre; ed aspettiamo persone splendide come da tradizione.

Pochissimi giorni per sostenere Bottega Teatrale ed il suo sistema di mutuo sostegno interno.Se volete qualche dettaglio...
08/09/2026

Pochissimi giorni per sostenere Bottega Teatrale ed il suo sistema di mutuo sostegno interno.

Se volete qualche dettaglio in più potete anche visitare il sito www.bottegateatrale.it

Il link per sostenere invece è questo.
Ancora qualche donazione (mancano 150 euro alla cifra che avevamo calcolato) ed avremo raggiunto la somma che ci consentirà di attivare con serenità le borse di studio e di avviare l’attività in questo anno difficile.

Tra l'altro sto cominciando a chiedere ai vari sostenitori se possiamo ringraziarli "pubblicamente" o se vogliono restare silenziosi...starà a loro scegliere; ci sono privati, colleghi ma anche realtà teatrali.

Ancora un piccolo sforzo da chi può; ed una pacca sulla spalla affettuosa, da chi non può.

Tutto ci serve; tutto mi serve.
La mia felicità e poter continuare a garantire il percorso a chi si trova in difficoltà; e visti i tempi che corrono...

https://www.paypal.com/pool/9s7bVFEWbL?sr=wcco

Riapriamo le iscrizioni alla Bottega Teatrale
28/08/2026

Riapriamo le iscrizioni alla Bottega Teatrale

Seguo i consigli di alcuni amici e riparto dal cuore di tutto chiedendo aiuto a chi volesse sostenerci.Bottega Teatrale ...
26/08/2026

Seguo i consigli di alcuni amici e riparto dal cuore di tutto chiedendo aiuto a chi volesse sostenerci.
Bottega Teatrale è il cuore delle mie attività, del mio lavoro e soprattutto della mia vita; è un percorso di formazione, un gruppo di lavoro, per alcuni un luogo protetto, un ambiente dove poter sperimentare se stessi scoprendo il teatro e prendendosene cura, per me è per altri è casa.
Da sempre, al suo centro, ci sono delle peculiarità; una di queste è pratica e simbolica assieme: non esiste una reale relazione economica tra maestro ed allievi, lo scambio è uno scambio umano, i soldi che pure sono importanti servono esclusivamente alla realizzazione di questo scambio.
Esiste infatti un sistema mutualistico interno che consente a chi è in difficoltà di non versare la quota mensile; non per un “favore” chiesto al maestro, ma per un “diritto” acquisito in quanto membro di Bottega.
Questo sistema mutualistico è possibile perché durante l’anno “metto da parte” dei soldi ricavati dalle attività del gruppo; le offerte del saggio di fine anno o di eventuali altre uscite pubbliche, le piccole collaborazioni ed i progetti collaterali che facciamo assieme, alcune occasioni speciali come la realizzazione della rivista realizzata assieme due anni fa.
Quindi è il gruppo che sostiene il gruppo e che si occupa di coprire le spese, compreso il mio cachet.
Quest’anno a causa della mia malattia non ho potuto “mettere da parte” questi fondi; ho dovuto spenderli, per le cure soprattutto, ma in generale per la mia sopravvivenza.
Bottega ha il fondo cassa vuoto.
Vanno acquistati dei materiali (ad esempio dei cavi, dei bastoni, un pezzo di tatami), va fatta la promozione (spendo pochissimo ogni anno, quest’anno manca anche quel pochissimo) ed i primi mesi saranno durissimi per il caro gasolio (nei primi mesi di questo nuovo anno di studi gli allievi saranno pochi, circa una decina, perché più della metà degli allievi dei passati anni lascerà Siena…città che sempre di più si lascia rapidamente per mancanza di offerte di crescita reali).
Quindi è a rischio una delle caratteristiche fondamentali di Bottega che, per come la vediamo, sarebbe snaturata.
Bottega non sarebbe più la stessa se non potesse accogliere chi non può permettersi il percorso di studi; anzi, alcuni allievi attuali, non potrebbero sostenere le spese e la loro partecipazione (che garantirei comunque) diventerebbe "un piacere" che gli faccio e non più un diritto, intaccando la relazione allievo-maestro.
Ecco perché avviamo una raccolta fondi; informale, senza piattaforme a cui dare percentuali, e comunque “contenuta” negli obbiettivi.
Ci basta quel poco per garantire il diritto degli allievi alla Mutua Interna almeno per i primi mesi, qualcosa per fare promozione ed acquistare i pochi materiali che ci mancano…poi sarà il gruppo stesso come sempre a provvedere al fondo cassa.
Chi volesse aiutarci può farlo tramite PayPal.
Mi raccomando per la donazione scegliete l’azione “amici o familiari” altrimenti Paypal lo considera come un servizio a pagamento e ci chiede una percentuale.
l'indirizzo per PayPal è [email protected] oppure, se volete, potete aderire alla colletta seguendo il link.

27/07/2026

In Bottega dedichiamo molto tempo a lavorare sul nostro sguardo; molte ore.
All'inizio sembra un esercizio inutile, che si basa sull'aspetto emotivo e basta, ma non è così.
Lavoriamo passo passo apprendendo nell'esercizio una tecnica, la metabolizziamo, la facciamo diventare consuetudine.
Si tratta di riuscire ad avere uno sguardo accogliente.
Cos'è uno sguardo accogliente?
E' uno sguardo che risponde più alla necessità di essere penetrati che di penetrare. Uno sguardo finestra sulla nostra intimità, uno sguardo che ci rende indifesi, uno sguardo che consente a chi ne accetta la peculiarità di entrare a prendersi quello che gli diamo (ed inevitabilmente non solo) direttamente dentro di noi.
Non ho mai sopportato quando un regista o un maestro mi diceva cose tipo "adesso andiamo di la e spacchiamo tutto".
A me piace dire "adesso andiamo di là e facciamoli entrare".
Anche nei movimenti di scena, nelle relazioni che i nostri corpi esperiscono in scena assieme agli spettatori, l'obbiettivo è avvicinare o allontanare, in base alle necessità, lo spettatori. "ora guardaci da fuori; ora danza con noi" sono le cose che, con lo sguardo e con i movimenti e col tono della voce, cerchiamo di suggerire al pubblico.
Lo sguardo, però, resta centrale; accogliere l'altro dentro di noi è lo strumento cardine affinché gli spettatori si concedano e ci lascino entrare a nostra volta. Un patto che si costruisce in pochi secondi nella misura di uno sguardo.
E quando vedi un attore che riesce a farsi penetrare senza la rigidità di chi si difende, lo scarto è enorme; e quando vedi l'allievo che ri cresce per la prima volta, la reazione comune è qualche lacrima. Loro e mia. Io ogni volta piango; cambia lo sguardo, cambia il corpo, cambia la relazione che si stabilisce in pochi secondi.
Quando tutto è perduto, diceva Colette Thomas (Rene), occorre farsi attore. Quando tutto crolla, per me ed attorno a me, mi consola che da tanti anni aiuto persone, poche, pochissime, ad accettare di trasformare il proprio sguardo in uno sguardo accogliente.
Mi commuove e sono, sogno e mi commuove, l'idea di una piccola brigata di persone con lo sguardo accogliente che gira per il mondo, per il mio mondo, e mi da la resperanza che lo rendano un pochino migliore.
Quello che ho imparato in più di quarant'anni di vita, perché ho cominciato da bambino a mettermi in un angolo e guardare la gente, per paura e per stupore, è che ci sono tante persone che si portano la vita in punta di pelle; persone che non hanno bisogno di essere capite, di essere rassicurate, di ricevere comprensione e parole, ma solo e soltanto di essere raccolte nell'abbraccio di uno sguardo che non chiede spiegazioni e non da consigli. Solo abbraccia.
Vieni in me, fammi casa tua; per mezz'ora , per il tempo di cui hai bisogno, per la durata di un passaggio. Ecco; questo vorrei che questo comunicasse un decimo dei miei allievi quando va in giro. E contraddico quello che ripeto ad ogni lezione "qui parliamo di teatro; della vita non so un c***o", ed è vero, verissimo.
Però ecco; so che quello sguardo può fare la differenza, so che alcuni dei miei allievi se lo portano dietro, ed è in quello sguardo che la vita ed il teatro si confondono.
Ed io che sono tra quelli che si porta la vita a fior di pelle; uno la cui storia spaglia di tanto in tanto anche se non vuole, mi auguro di incontrare di tanto in tanto uno di questi sguardi.
Per me, egoisticamente per me, per potermi riposare in lui per qualche momento.
Ecco; vorrei che gli attori di cui mi occupo fossero anche degli spazi di respiro per le persone che incontrano nel mondo, casualmente, ogni giorno.
Nessuno potrà portarmi via questa piccola utopia che mi fa sentire meno impotente rispetto al tempo in cui ci è stato concesso di vivere.

26/10/2024

Non aveva senso essere brevi:

Il teatro per come lo conosciamo “nasce” se così si può dire nel tempo e nei luoghi dove si gettavano le basi della democrazia e dello “spazio pubblico”.
Ecco perché è strettamente legato a queste duce cose, ripetiamocelo: democrazia e spazio pubblico.
La sua funzione, da sempre, era quella di permettere alla comunità di rappresentare sé stessa così da osservarsi, da riconoscersi, da criticarsi.
Magari con un sorriso, magari con la satira, magari con leggerezza, ma il teatro è da sempre lo strumento con cui il cittadino guarda in faccia alla sua città.

E’ diventato “anche” intrattenimento durante le guerre del secolo scorso; quando occorreva distrarre le truppe al fronte da tutta la morte che incontravano, ridere in maniera liberatoria e cancellare il pensiero delle proprie responsabilità. Il teatro non nasce come intrattenimento; nell’intrattenimento trova una deformazione voluta dal potere. Da teatro è diventato spettacolo; da visione è diventato esteriorità.
Se ci pensate la parola “intrattenimento” è una parola orrenda e che applicata al teatro è stato strumento delle grandi dittature.
Intrattenere ha a che fare con il “tenere fermi”; si intrattengono i bambini per evitare che nella loro libertà senza regole ti sfascino casa; il riso ed il pianto che nascono dall’intrattenimento sono emotività pavloviane.
Si ride e si piange perché da folla e non da individuo; si applaude per dare un senso all’abito elegante che abbiamo deciso di indossare, si ride e si piange perché quella sera “siamo di turno” e ricerchiamo il consenso degli altri che sono di turno con noi. Tutto questo, ovviamente, inconsapevolmente. Se siamo mossi dal desiderio di non applaudire o di contestare quello che vediamo, ci sentiamo in colpa, fuori luogo, spesso ci censuriamo.
Applaudiamo a salve.

Malgrado questo però, il teatro, che sopravviverà a noi ed all’essere usato come strumento di distrazione, ha comunque un peso sul mondo; come l musica, la letteratura, la fotografia, l’arte in genere.
Non è mai “indifferente” il suo impatto sulla comunità; il teatro e la sua mortificazione agiscono comunque allo stesso modo.
E su cosa agiscono?

Il teatro, l’arte in genere ma il teatro di più per la sua natura che ho provato a raccontare, contribuisce a costruire l’immaginario del mondo in cui ci muoviamo.
Non ne può fare a meno e noi non possiamo essere immuni.

Ed allora il cattivo teatro fa male alla città; e, se tutti gli attori avessero metabolizzato l’Apologia di Socrate di Platone, saprebbero che solo uno sciocco può cercare di cambiare in male la stessa comunità in cui vive.

Che immaginario restituisce uno spettacolo costruito attorno ad una persona nota, di successo, molto spesso proveniente dalla televisione?
Ci racconta che è normale per notorietà (che non ha niente a che fare con la competenza, che può esserci o non esserci) avere accesso a dei privilegi, al ruolo certo di protagonista, e per traslazione ad un ruolo leader nella propria comunità. La notorietà gli da il diritto di avere compensi estremamente più alti rispetto a quelli di chi, accanto, fa lo stesso lavoro; ad esempio, ed tutto questo viene considerato normale. Che abbia il nome più grande in manifesto, rispetto agli altri che lavorano accanto a lui, ed è considerato normale. Questo racconta.

Cosa racconta una stagione teatrale fatta tutta di spettacoli così?
Che immaginario del mondo contribuisce a costruire?
Che immaginario contribuisce a costruire un teatro in cui gli spettacoli, senza celebrità, vengono magari rinchiusi in una stagione collaterale, con meno finanziamenti, messa da parte?
Per traslazione che i meno “noti” hanno accesso ai diritti solo a partire dagli avanzi delle celebrità. Perché sappiatelo, così si fanno molte stagioni teatrali.

Cosa racconta una stagione teatrale che si promuove, alla sua apertura, con l’esaltazione del lusso, della mondanità, del personaggio pubblico che ha oramai fagocitato la persona che gli sottende dando in pasto alla comunità tutto il gossip del mondo, tutto il proprio privato? Che immaginario contribuisce a costruire?

Artisti, direttori artistici, produttori, organizzatori hanno una profonda responsabilità politica nei confronti della comunità; forse più grande di quella di chi è eletto per prendersi cura della città, perché l’artista non è eletto da nessuno, si elegge da solo, risponde ad una vocazione.

Quando allestisco uno spettacolo mi pongo umilmente davanti questa responsabilità.
Quando faccio una direzione artistica mi premuro di scegliere spettacoli che nutrano la comunità, che la interroghino, anche tra una sanissima risata e l’altra, ma che contribuiscano a destrutturare l’immaginario squallido di questi tempi che troppo “teatro” o presunto tale si limita a rinforzare per costruirne uno più umano.
Scelgo ad esempio artisti che siano persone e non personaggi.
E lo faccio tre volte con più cura e parsimonia quando mi viene chiesto di spendere soldi “pubblici”; perché quei soldi pubblici per me sono fondamentali come quelli che vanno spesi per la sanità pubblica, ad esempio. E lo spreco è un crimine, in questo momento.
E tutto questo è faticoso farlo nel piccolo delle mie possibilità, pagando personalmente con fatica, assieme a manciate di colleghi, questo tenere in vita un teatro che sia tale che svolga ancora la sua funzione sociale, che abbia un senso.

Perché ritrovarsi in un teatro senza che ci sia del teatro è uno spreco, un crimine.
Fa male alla comunità, fa male alla città. Non si può esserne “indifferenti”.

Che si faccia dei teatri qualcosa di più utile, ad esempio ci si ospiti chi non ha dimora, piuttosto che riempirli di un niente che la città inevitabilmente respirerà.
Che restino vuoti se devono fare del male, che ci si faccia delle salumerie se la questione è puramente di mercato.
E non mi si dica di stare tranquillo, di evitare, di non prendere posizione; perché la comunità che viene intossicata dall’intrattenimento e da questa esaltazione della mediocrità, è anche la mia comunità.

Questa roba accade in Italia, e forse nel mondo, sempre con più forza; e va di pari passo all’imbarbarimento culturale che stiamo vivendo.
Lo sa bene certo potere, lo sa benissimo. Non è affatto un caso.

Questa roba è mia nemica.
Mia nemica quanto il fascismo.
Ma lasciatevelo dire; questa roba cari “cittadini” con cui condividiamo il mondo ed il tempo in questo mondo, è nemica pure vostra.
Anche se forse ne siete inconsapevoli.


22/10/2024

Bottega duplica.
Abbiamo deciso per la prima volta di aprire una seconda classe; il mercoledì dalle 20.30 alle 23.30 sempre alla Corte dei Miracoli.
Ci sono già degli iscritti, ovviamente.

E' l'unico modo che abbiamo "trovato" per far entrare altre persone che desideravano e meritavano entrare in Bottega senza rendere più complesso il rapporto allievo-maestro per un numero eccessivo di allievi. Ciascuna classe ha come sempre un massimo di 15 allievi (la prima è già piena, per la seconda siamo alla metà circa).

Una mediazione tra il bisogno di far quadrare i conti e la mia visione dell'attività pedagogica.

I più "anziani" tra gli allievi si alterneranno anche nella classe del mercoledì in modo che sia rispettata anche la caratteristica fondante di Bottega che è quella legata alla relazione tra "i nuovi" allievi e quelli che hanno maggiore esperienza.

Una pedagogia teatrale fondata sulla relazione è l'unica sensata per un'arte che è soprattutto artigianato delle relazioni.

Sarà impegnativo. Uno sforzo che riguarderà me, quindi, ma anche tutti gli allievi di Bottega. Perché loro mi daranno una mano. Sanno meglio di me cosa "piace" e cosa "non piace" del mio approccio. Avremo tanti momenti di incontro tra i due gruppi e, io credo, arriveremo ad un unico saggio di fine anno. Perché Bottega resta una comunità e come tale, malgrado tutto, deve crescere; altrimenti il gioco non vale la candela, non sarà mai un laboratorificio.

Mi fa molto bene all'umore questo che vedo come un piccolo successo delle idee e dei valori che muovono la Bottega; soprattutto mi fa sorridere che tutto questo interesse sia nato esclusivamente dal passaparola.

Ho potuto investire solo poco meno di 40 euro in promozione; ed ho acquistato solo le "cartoline" che da tanti anni oramai caratterizzano la promozione di Bottega. Ed ero molto spaventato che, coi miei pochi mezzi, Bottega non avesse la promozione che si merita. Questo meccanismo del "passaparola" rende anche più semplice la "selezione" all'ingresso; se prima indirizzavo altrove una certa percentuale di allievi per cui secondo me Bottega non era il luogo adatto, adesso sempre più arrivano persone che sanno già cosa aspettarsi.

In questi giorni in cui, come tradizione, tengo gli incontri individuali allievo per allievo per riflettere assieme sulle aspettative e sul percorso individuale da costruire nel gruppo, mi rendo conto sempre di più di quanto sia fortunato. Tutte persone bellissime.

Grazie Bottega.

Arrivano le prime richieste di lezioni "prova" per entrare in Bottega...che bello!Invito tutti a dare un occhio innanzit...
17/09/2024

Arrivano le prime richieste di lezioni "prova" per entrare in Bottega...che bello!
Invito tutti a dare un occhio innanzitutto al sito www.accademiaminima.it o volendo a www.francescochiantese.it e soffermarsi sul "codice etico" prima di prenotare.

Credo di essere innamorato degli esseri umani; anche davanti alla bellezza della natura o tra grandi opere d’arte non riesco a staccare lo sguardo dalle persone che mi trovo accanto.

Formalizzo un qualcosa che nel tempo mi è capitato di fare spesso; lo faccio perché il "passaparola" che ha portato avan...
13/09/2024

Formalizzo un qualcosa che nel tempo mi è capitato di fare spesso; lo faccio perché il "passaparola" che ha portato avanti a questo aspetto del mio lavoro non basta più ed ho bisogno di mettere a sistema tutte queste piccole competenze.

Si tratta di mentoring, quindi incontri individuali, nel numero da definire in base alla necessità della persona interessata.

Chiedo come sempre aiuto a far "girare la voce" perché investire in promozione vuol dire anche dover ricaricare sui costi degli allievi che invece ci tengo a tenere sempre molto popolari.

Per informazioni basta scrivermi; gli incontri si possono tenere in diverse modalità ed in diverse città.
Basta organizzarsi.

Indirizzo

Palazzina Livi Via Roma, 56
Siena
53100

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Accademia Minima pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi