21/09/2026
𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗿𝘂𝗯𝗿𝗶𝗰𝗮 "𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲" 𝗱𝗶 𝗟𝗮 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗟𝗶𝗿𝗮&𝗟𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵é 𝗮 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘇𝗲𝗿𝗼?
A Settembre mi accorgo prima di tutto della luce che cambia. Le giornate si accorciano quasi impercettibilmente, l'aria del mattino si fa più fresca, compaiono i primi colori sulle foglie. E poi ci sono gli sciami di piccoli insetti intorno all'uva ormai pronta per la vendemmia e, poco dopo, il profumo intenso dei fiori dell'Osmanthus, che ogni anno annuncia l'arrivo della nuova stagione. Sono dettagli che mi piace osservare, forse perché mi riportano ai bravi insegnanti che ho avuto a scuola, quelli capaci di educare lo sguardo prima ancora di riempirlo di nozioni.
La natura, del resto, insegna bene che rinnovarsi non significa ricominciare da zero. Ogni stagione nasce dalla precedente, ne conserva le tracce e lentamente le trasforma.
Eppure, proprio tra Agosto e Settembre, ritorna puntuale il linguaggio del "nuovo inizio", con nuovi propositi e nuovi programmi, come se dopo l'estate fosse necessario azzerare tutto e ripartire. Non è un'immagine che mi convince.
Prima di ripartire, forse, sarebbe più utile fermarsi a osservare ciò che è già accaduto. Chiedersi: “𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘩𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰, 𝘤𝘰𝘴𝘢 è 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘵𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘢𝘣𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘦𝘳𝘦…?”. Altrimenti il rischio è rientrare nella quotidianità con il pilota automatico inserito, tra scuola, lavoro, sport, impegni, orari e corse. Tutto riprende, ma rischiamo di non accorgerci nemmeno da quale punto.
Questa capacità di fermarsi prima di agire, di osservare prima di scegliere come procedere, è molto vicina a ciò che in pedagogia chiamiamo 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, un termine legato tanto alla sfera emotiva quanto alla capacità di inibire la reazione immediata. E il passaggio dalla vita quotidiana allo studio è meno distante di quanto sembri. Un ragazzo autoregolato non è quello più veloce, è quello che ha imparato a rallentare nel momento giusto.
Sembra un controsenso, eppure chi comincia davvero a regolare da solo il proprio studio, all'inizio rallenta. Deve scomporre i passaggi, capirli uno a uno, chiedersi "𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰?" 𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 "𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰?". Lo stesso principio vale per l'apprendimento della scrittura o della lettura. Prima che il gesto diventi fluido, che la scrittura corra da sola sul foglio, ogni lettera viene tracciata lentamente e le parole lette sillabando. Rallentare, in questo senso, non è il contrario di essere efficaci, ma la condizione che lo rende possibile.
Anche un buon lavoro sul metodo di studio dovrebbe partire da qui: l'osservazione, l'autoregolazione, la capacità di rallentare quando serve. Le tecniche e le strategie sono importanti, ma acquistano valore solo quando un ragazzo impara a scegliere quando e perché utilizzarle. Il traguardo non è una verifica superata, un voto, una promozione o, più avanti, un diploma. Quelli sono risultati visibili. Ciò che rimane è la capacità di conoscere il proprio modo di imparare e, progressivamente, di guidarlo.
Forse è anche per questo che continuiamo ad avere bisogno delle storie di viaggio, quelle raccontano un percorso, una evoluzione. Quest'estate al Cinema ha spopolato "Odissea" di Christopher Nolan ha riportato al centro delle discussioni social uno dei racconti di viaggio per eccellenza. Un percorso il cui significato non sta solo nel raggiungere la meta, ma in ciò che accade lungo la strada.
Settembre, allora, potrebbe essere proprio questo. Non il mese in cui ripartire da zero, ma quello in cui riprendere il cammino sapendo un po' meglio da dove veniamo, dove siamo, e come vogliamo proseguire.
Di seguito trovi il link per leggere l'articolo di approfondimento sul tema dell'autonomia nello studio.
*𝘾𝙤𝙣𝙩𝙚𝙣𝙪𝙩𝙞 𝙤𝙧𝙞𝙜𝙞𝙣𝙖𝙡𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙖𝙪𝙩𝙧𝙞𝙘𝙚, 𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙖 𝘾𝙡𝙖𝙪𝙙𝙚.
https://www.iocomerisorsa.it/2026/08/27/rallentare-per-prendere-slancio/