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09/10/2026
09/10/2026

Oggi in consulenza online con Luca, studente lavoratore di Psicologia, abbiamo messo sul tavolo 21 strategie per pianificare lo studio.

Sembrano tante, ma si reggono su 6 idee semplici.

1️⃣ Parti anche senza voglia
2️⃣ Misura il tempo reale
3️⃣ Parti dalle fondamenta
4️⃣ Meno, ma meglio
5️⃣ Ascolta corpo ed emozioni
6️⃣ Tieni la rotta

Nel percorso “Studia con il tuo stile, studia con il tuo metodo” non esistono ricette uguali per tutti.

Alla fine è stato Luca a scegliere da quale strategia partire, perché un metodo funziona davvero quando lo senti tuo.

Quale di queste 6 idee ti manca di più?

Scrivilo nei commenti

Se vuoi conoscere tutte le 21 strategie, scrivimi. Te le spiego con calma in una consulenza online.

𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗿𝘂𝗯𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗮 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗟𝗶𝗿𝗮&𝗟𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗢𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲𝗣𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗮 𝗲 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲𝘁𝗮𝘕𝘦 𝘱...
08/10/2026

𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗿𝘂𝗯𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗮 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗟𝗶𝗿𝗮&𝗟𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗢𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲

𝗣𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗮 𝗲 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲𝘁𝗮

𝘕𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘋𝘰𝘵𝘵.𝘴𝘴𝘢 𝘛𝘢𝘵𝘪𝘢𝘯𝘢 𝘙𝘶𝘢𝘳𝘰 𝘗𝘦𝘥𝘢𝘨𝘰𝘨𝘪𝘴𝘵𝘢

Di solito questa rubrica comincia in un altro modo. Questa volta vi chiedo di seguirmi in una cucina, in un pomeriggio qualunque, e di immaginare con me la scena.

Il libro di Storia è aperto su un capitolo nuovo. Giulia ha sedici anni, l’evidenziatore in mano, l’ennesima notifica sullo smartphone accanto al libro e nessuna idea di dove cominciare. Legge il primo paragrafo, poi lo rilegge. Dall’altra stanza arriva una voce affettuosa ma ormai un po’ spazientita. “𝘈𝘭𝘭𝘰𝘳𝘢, 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪 𝘰 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘪 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘭𝘦𝘧𝘰𝘯𝘰?”

Quante volte lo abbiamo detto a un figlio o a uno studente, come se studiare fosse un’azione unica. In realtà dentro quella parola ci sono tanti passaggi diversi, e quasi nessuno ce li ha mai spiegati.

Eppure proprio alle superiori, secondo le ricerche di Mario Polito, il piacere e l’impegno nello studio calano più che negli altri ordini di scuola.

È da qui che parte 𝗠.𝗔.𝗣.𝗣.𝗔. 𝗖.𝗢.𝗠.𝗘.𝗧.𝗔., il percorso costruito dal dott. Mario Polito dopo anni dedicati allo studio dell’apprendimento, della motivazione e delle emozioni. La mappa serve per orientarsi, la cometa per seguire la propria strada, e ogni lettera è un passaggio del viaggio. Motivazione, Autovalutazione, Preconoscenze, Pianificazione e Acquisizione formano la MAPPA. Comprensione, Organizzazione, Memorizzazione, Esercitazione, Transfer e Apprendimento continuo formano la COMETA.

Dietro questi passaggi c’è un’abilità che gli esperti chiamano metacognizione. Significa pensare al proprio modo di pensare, fermarsi e osservarsi mentre si studia. Polito la paragona a uno scanner che lo studente impara a passare su di sé.

Così ogni lettera diventa una domanda che Giulia può farsi da sola.

La prima è “𝘗𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰?”, perché senza motivazione il resto non parte. Poi “𝘊𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘴𝘰 𝘨𝘪à?”. Davanti a un compito molti studenti si tuffano subito, senza accorgersi che anni di scuola, letture, film e discussioni sono un piccolo tesoro. Scoprire di non partire da zero dà sollievo, e con il sollievo torna anche l’impegno.

E ancora “𝘓’𝘩𝘰 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘰 𝘭’𝘩𝘰 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘵𝘰?”.

Leggere significa far entrare le informazioni, capire significa collegarle, e quando il collegamento scatta si prova la gioia di Archimede che grida “𝘌𝘶𝘳𝘦𝘬𝘢!”.

Anche la mappa colorata sul quaderno serve davvero solo quando la si vede con gli occhi della mente. Per questo Polito la lasciava usare ai suoi studenti, ma capovolta.

Se ho capito, me lo ricorderò?

Niente affatto. E se me lo ricordo, so anche farlo?

Nemmeno. Chi, come me, segue da anni le lezioni di Mario sa che alcuni suoi racconti tornano puntuali.

Uno dei preferiti riguarda il ballo, una passione scoperta tardi e coltivata con una costanza che farebbe invidia a molti studenti.

Al corso di Lindy Hop, un ballo swing, i maestri spiegano un passo, lui lo capisce e lo memorizza, ma finché non lo prova e riprova il passo non esce fluido.

Nello studio succede lo stesso.

Le ultime domande portano Giulia fuori dal libro.

“𝘋𝘰𝘷𝘦 𝘮𝘪 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘳à?” è la domanda del Transfer, “il ponte dal libro alla vita reale”.
L’Apprendimento continuo ricorda che la strada non si chiude con l’Esame di Stato e nemmeno con la scuola.

Accanto a ogni passaggio ci sono poi le emozioni, la curiosità e lo sgomento, il sollievo e il sovraccarico.

È questa la vera novità di M.A.P.P.A. C.O.M.E.T.A., una mappa dell’intero percorso dell’apprendere in cui metodo ed emozioni camminano insieme.

Mi piace ricordare una frase che il dott. Polito cita spesso.

Quando uno studente si sente sereno le finestre della mente si aprono, quando si sente in difficoltà si chiudono.

𝗣𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗠.𝗔.𝗣.𝗣.𝗔. 𝗖.𝗢.𝗠.𝗘.𝗧.𝗔. 𝗻𝗲𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗠𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼, 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶, 𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗶.

Contenuti originali dell’autrice, revisione linguistica di Claude.

Informazioni sull'autrice

𝘛𝘢𝘵𝘪𝘢𝘯𝘢 𝘙𝘶𝘢𝘳𝘰 𝘗𝘦𝘥𝘢𝘨𝘰𝘨𝘪𝘴𝘵𝘢, 𝘗𝘦𝘥𝘢𝘨𝘰𝘨𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘊𝘭𝘪𝘯𝘪𝘤𝘰, 𝘍𝘢𝘤𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘔𝘪𝘯𝘥𝘧𝘶𝘭𝘯𝘦𝘴𝘴 - 𝘭’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘷𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘗𝘦𝘥𝘢𝘨𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘊𝘭𝘪𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘤𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢 𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢 𝘥’𝘦𝘵à, 𝘮𝘢 𝘱𝘶ò 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘷𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘢 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘪 𝘦 𝘳𝘢𝘨𝘢𝘻𝘻𝘪, 𝘢𝘥𝘶𝘭𝘵𝘪 𝘦 𝘢𝘯𝘻𝘪𝘢𝘯𝘪, 𝘨𝘳𝘶𝘱𝘱𝘪 𝘦 𝘰𝘳𝘨𝘢𝘯𝘪𝘻𝘻𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪.

Se hai domande scrivi a: [email protected]

Riceve a Schio su appuntamento in presenza e online - Cell. 346 21 95 783 - https://www.iocomerisorsa.it

Link per conoscere l'introduzione del libro
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Contenuti originali dell’autrice, revisione linguistica di Claude.

06/10/2026

𝟭𝟬 𝗠𝗜𝗟𝗔 𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝘁𝗶

La “regola delle 10.000 ore” è famosissima, ma lo psicologo da cui tutto è partito non l’ha mai formulata così. Da una lezione sulla maestria di MedMind, la storia vera in un minuto.

Vuoi la versione completa? Scrivi “10.000” nei commenti e te la mando. 🎻📚

02/10/2026

Il mito delle 10 mila ore per diventare esperti in qualcosa…

Sabato 24 Ottobre sarò relatrice, insieme ad altri colleghi, al seminario 𝗟𝗮 𝗣𝗲𝗱𝗮𝗴𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗖𝗹𝗶𝗻𝗶𝗰𝗮 - 𝗥𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿...
24/09/2026

Sabato 24 Ottobre sarò relatrice, insieme ad altri colleghi, al seminario 𝗟𝗮 𝗣𝗲𝗱𝗮𝗴𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗖𝗹𝗶𝗻𝗶𝗰𝗮 - 𝗥𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

𝗜𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼
Molteplici sono i contesti in cui esercito la professione, così come uniche e irripetibili sono le persone che mi portano i loro bisogni educativi. Ho scelto tuttavia di presentare un ambito per me decisamente nuovo, perché credo nell'evoluzione della professionalità del Pedagogista Clinico e sono convinta che le situazioni che incontriamo alzino il livello della richiesta proprio nel momento in cui siamo pronti a prenderle in carico.

Il tema, estremamente delicato, che condividerò con i colleghi riguarda il maltrattamento istituzionale (in inglese institutional abuse), ovvero le condotte maltrattanti e abusanti che si verificano all'interno dei servizi di cura, assistenza ed educazione, come nidi e servizi per la prima infanzia, scuole, comunità per minori, strutture per persone con disabilità, RSA e centri diurni. Sono condotte che la legge punisce anche attraverso l'art. 572 del Codice Penale, che tutela le persone affidate per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia.

Parliamo di quei contesti a cui il cittadino e la famiglia affidano una parte della cura dei propri cari, sulla base di un patto educativo e di cura che dovrebbe fondarsi sempre sulla fiducia e sulla serenità di sapere che, mentre si è impegnati altrove, ad esempio al lavoro, qualcun altro si sta prendendo cura di chi si ama.

Nel mio lavoro mi sono trovata ad affrontare questo tema in particolare nei servizi educativi 0-3.

Il mio intervento si colloca in ambito pedagogico, mentre la presa in carico degli aspetti traumatici spetta allo psicoterapeuta, in una rete di cura condivisa.

Come Pedagogista Clinico accompagno i genitori che hanno vissuto la ferita di un affidamento tradito, aiutandoli a riconoscere e riattivare le proprie risorse, perché possano continuare a essere generativi verso i propri figli. Significa aiutarli a guardare i bambini non come vittime, ma come persone con tutte le loro potenzialità di crescita, evitando che la paura si trasformi in iperprotezione.

Portare questa esperienza al confronto con i colleghi è per me un modo per riconoscere che anche la nostra professione è chiamata a crescere, per poter rispondere con competenza e delicatezza a bisogni che fino a poco tempo fa non avremmo immaginato di incontrare.

L'evento è organizzato e promosso dall'Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici (ANPEC), Sezione Regionale del Veneto, con il patrocinio della Provincia di Padova e del Comune di Saonara.

Il seminario è una giornata di formazione e confronto tra istituzioni, professionisti e comunità, dedicata al ruolo del Pedagogista Clinico nelle reti territoriali e alla promozione del benessere educativo.

La partecipazione al seminario è gratuita, con prenotazione obbligatoria e posti limitati. L'appuntamento è rivolto ai Pedagogisti Clinici, ai professionisti dell'educazione e dei servizi, ai dirigenti scolastici, ai docenti, agli studenti universitari, alle istituzioni, alle associazioni e a tutta la cittadinanza.

📅 𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟮𝟰 𝗢𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲
📍 𝗔𝘂𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝘂𝗺 𝗔. 𝗥𝗶𝗴𝗮𝘁𝗼, 𝗩𝗶𝗮 𝗱𝗼𝗻 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗶, 𝟰 - 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗼𝗻𝗮𝗿𝗮 (𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮)

✅ 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶 👇

Benvenuto/a. Questo modulo consente di riservare un posto per il seminario gratuito organizzato da ANPEC Sezione Regionale del Veneto, con i patrocini di: Comune di Saonara, Provincia di Padova, USR Veneto, ANPEC Nazionale e ANPEC Veneto. Data: Sabato 24 ottobre 2026 (dalle ore 8:30 alle 16:00). Sed...

22/09/2026

Lo sapevi che la scuola come la conosciamo oggi nasce anche da una corsa allo spazio?
Nel 1957 l’Unione Sovietica lancia lo Sputnik e gli Stati Uniti, spaventati, ripensano da zero il modo di insegnare. Da quella conferenza nasce uno dei libri più influenti sulla scuola del Novecento, “Il processo educativo” di Jerome Bruner.
In questa serie ripercorriamo insieme i suoi temi centrali, un episodio alla volta. Seguimi per non perderti le prossime puntate.

𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗿𝘂𝗯𝗿𝗶𝗰𝗮 "𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲" 𝗱𝗶 𝗟𝗮 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗟𝗶𝗿𝗮&𝗟𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵é 𝗮 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮 ...
21/09/2026

𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗿𝘂𝗯𝗿𝗶𝗰𝗮 "𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲" 𝗱𝗶 𝗟𝗮 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗟𝗶𝗿𝗮&𝗟𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵é 𝗮 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘇𝗲𝗿𝗼?

A Settembre mi accorgo prima di tutto della luce che cambia. Le giornate si accorciano quasi impercettibilmente, l'aria del mattino si fa più fresca, compaiono i primi colori sulle foglie. E poi ci sono gli sciami di piccoli insetti intorno all'uva ormai pronta per la vendemmia e, poco dopo, il profumo intenso dei fiori dell'Osmanthus, che ogni anno annuncia l'arrivo della nuova stagione. Sono dettagli che mi piace osservare, forse perché mi riportano ai bravi insegnanti che ho avuto a scuola, quelli capaci di educare lo sguardo prima ancora di riempirlo di nozioni.

La natura, del resto, insegna bene che rinnovarsi non significa ricominciare da zero. Ogni stagione nasce dalla precedente, ne conserva le tracce e lentamente le trasforma.

Eppure, proprio tra Agosto e Settembre, ritorna puntuale il linguaggio del "nuovo inizio", con nuovi propositi e nuovi programmi, come se dopo l'estate fosse necessario azzerare tutto e ripartire. Non è un'immagine che mi convince.

Prima di ripartire, forse, sarebbe più utile fermarsi a osservare ciò che è già accaduto. Chiedersi: “𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘩𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰, 𝘤𝘰𝘴𝘢 è 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘵𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘢𝘣𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘦𝘳𝘦…?”. Altrimenti il rischio è rientrare nella quotidianità con il pilota automatico inserito, tra scuola, lavoro, sport, impegni, orari e corse. Tutto riprende, ma rischiamo di non accorgerci nemmeno da quale punto.

Questa capacità di fermarsi prima di agire, di osservare prima di scegliere come procedere, è molto vicina a ciò che in pedagogia chiamiamo 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, un termine legato tanto alla sfera emotiva quanto alla capacità di inibire la reazione immediata. E il passaggio dalla vita quotidiana allo studio è meno distante di quanto sembri. Un ragazzo autoregolato non è quello più veloce, è quello che ha imparato a rallentare nel momento giusto.

Sembra un controsenso, eppure chi comincia davvero a regolare da solo il proprio studio, all'inizio rallenta. Deve scomporre i passaggi, capirli uno a uno, chiedersi "𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰?" 𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 "𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰?". Lo stesso principio vale per l'apprendimento della scrittura o della lettura. Prima che il gesto diventi fluido, che la scrittura corra da sola sul foglio, ogni lettera viene tracciata lentamente e le parole lette sillabando. Rallentare, in questo senso, non è il contrario di essere efficaci, ma la condizione che lo rende possibile.

Anche un buon lavoro sul metodo di studio dovrebbe partire da qui: l'osservazione, l'autoregolazione, la capacità di rallentare quando serve. Le tecniche e le strategie sono importanti, ma acquistano valore solo quando un ragazzo impara a scegliere quando e perché utilizzarle. Il traguardo non è una verifica superata, un voto, una promozione o, più avanti, un diploma. Quelli sono risultati visibili. Ciò che rimane è la capacità di conoscere il proprio modo di imparare e, progressivamente, di guidarlo.

Forse è anche per questo che continuiamo ad avere bisogno delle storie di viaggio, quelle raccontano un percorso, una evoluzione. Quest'estate al Cinema ha spopolato "Odissea" di Christopher Nolan ha riportato al centro delle discussioni social uno dei racconti di viaggio per eccellenza. Un percorso il cui significato non sta solo nel raggiungere la meta, ma in ciò che accade lungo la strada.

Settembre, allora, potrebbe essere proprio questo. Non il mese in cui ripartire da zero, ma quello in cui riprendere il cammino sapendo un po' meglio da dove veniamo, dove siamo, e come vogliamo proseguire.

Di seguito trovi il link per leggere l'articolo di approfondimento sul tema dell'autonomia nello studio.

*𝘾𝙤𝙣𝙩𝙚𝙣𝙪𝙩𝙞 𝙤𝙧𝙞𝙜𝙞𝙣𝙖𝙡𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙖𝙪𝙩𝙧𝙞𝙘𝙚, 𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙖 𝘾𝙡𝙖𝙪𝙙𝙚.

https://www.iocomerisorsa.it/2026/08/27/rallentare-per-prendere-slancio/

Le parole non sono neutre, lo abbiamo detto. Ma nemmeno il tono con cui le pronunciamo lo è.Una stessa richiesta, detta ...
18/09/2026

Le parole non sono neutre, lo abbiamo detto. Ma nemmeno il tono con cui le pronunciamo lo è.

Una stessa richiesta, detta con garbo o buttata lì con durezza, non trasmette lo stesso messaggio.

Chi la riceve non ricorda solo cosa gli è stato chiesto, ricorda come.

Vale in classe, in famiglia, in ogni contesto in cui c’è un ruolo di autorità, anche piccolo, verso un altro.

La forma, il tono e la modalità della comunicazione non è un dettaglio estetico, è ciò che resta impresso più a lungo nella persona, più del contenuto stesso.

Non è il COSA dici che resta ma il COME lo dici.

Le parole non sono neutre. Nemmeno i toni e i modi.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗻𝗲𝘂𝘁𝗿𝗲Ricevo richieste di confronto da colleghi e insegnanti. Sono conversazioni che apprezzo ...
18/09/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗻𝗲𝘂𝘁𝗿𝗲

Ricevo richieste di confronto da colleghi e insegnanti. Sono conversazioni che apprezzo e che considero parte fondamentale del mio lavoro e lo arricchiscono.

Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio da una docente di sostegno, che mi scriveva per "𝘴𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘵𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘪 𝘱𝘶𝘯𝘵𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘵𝘪 𝘦 𝘭𝘦 𝘭𝘢𝘤𝘶𝘯𝘦“, di una studentessa che seguo individualmente.

Capisco lo spirito informale con cui è stato scritto. Ma quando due professionisti si confrontano sul 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝗹𝗼 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 di una persona, non si tratta di quattro chiacchiere e nemmeno di punti forti e di lacune. Si tratta di un momento delicato, che richiede ascolto, competenza e rispetto per la persona di cui si sta parlando.

Il linguaggio che usiamo racconta il valore che diamo a ciò di cui parliamo. Se vogliamo che i profili funzionali siano presi sul serio, per primi dobbiamo parlarne con la serietà che meritano.

Non è una critica a chi mi ha scritto, ma un pretesto per una riflessione che vale la pena condividere.

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