Shakti Lab

Shakti Lab Maria Vittoria Casu - Insegnante Master EFOA • Hatha Yoga • Yoga Posturale • Yoga Somatico • Reiki • Insegno Hatha Yoga a Sassari dal 2015.

Mi sono diplomata alla scuola EFOA, dove ho avuto la fortuna di essere diretta allieva della caposcuola Françoise Berlette, che dal 1978, porta avanti gli insegnamenti di André Van Lysebeth. Mi sono poi specializzata in Yoga Terapia, Yoga Posturale, Rigenerazione Posturale, Yoga Somatico e continuo la mia formazione, con particolare attenzione all’equilibrio posturale. Le mie classi, adatte anche

ai principianti, sono pensate come una coccola; un momento speciale per ritrovare l'armonia ed il benessere di corpo e mente. Nel 2022 mi sono certificata come Tecnico Base Raggi Method con Pancafit - Riequilibrio Posturale ad Approccio Globale. Puoi rivolgerti a me per:
>Migliorare la postura e i movimenti
>Stasi venosa e linfatica
>Blocchi e difficoltà respiratorie
>Tensioni muscolari a collo, spalle, schiena, arti superiori e inferiori
>Problematiche posturali come ipercifosi, iperlordosi, varismo, valgismo

24/08/2026

Oggi ho ritrovato parole che ho scritto quasi un anno fa. La grafia è un po’ incerta… ancora non stavo benissimo. Ma mi accorgo che, in qualche modo, stavo già imparando ad accettare la mia diagnosi e a prendermi cura di me.

Molte di quelle cose sono riuscita a cambiarle, mentre per altre devo ammettere che faccio più fatica. E per ora va bene così.

E forse è proprio questo il senso del mio cammino: non arrivare da qualche parte, ma continuare a perdonarmi e volermi bene, nonostante tutto.

Con i miei difetti e le mie fragilità.

Con amore, a me. 🤍



21/08/2026

A parte gli occhi incrociati e la stanchezza del lavoro al pc… qualche Novità 🪷



16/08/2026



14/08/2026

Perché ho deciso di rientrare…

06/08/2026

05/08/2026

Sicuramente poco instagrammabile, spettinata e con Prixi che va e viene davanti al telefono… un messaggio che arriva dal mio profondo. Siate gentili sempre 🤍




Oggi ho fatto la mia ultima chiacchierata prima delle ferie con Gustavo, che di cognome fa Jung (ovviamente 😄).Il mio te...
04/08/2026

Oggi ho fatto la mia ultima chiacchierata prima delle ferie con Gustavo, che di cognome fa Jung (ovviamente 😄).

Il mio terapeuta più silenzioso: non interrompe mai, non dà consigli non richiesti e soprattutto… non mi contraddice mai 😂

Lui sa che per me il nuovo anno non inizia a gennaio.

Inizia a settembre.

Era lì con me mentre, con la mia agenda davanti, organizzavo corsi, lezioni e percorsi per i miei allievi, e alla fine mi sono accorta che stavo facendo spazio anche ad una profonda riflessione per me.

Un nuovo intento. Un nuovo semino 🌱

Negli ultimi mesi ho imparato a mostrarmi un po’ di più nella mia fragilità, anche con le persone che praticano con me. Ho capito che non è la perfezione a creare connessione, ma l’autenticità.

E questa riflessione mi ha portata a guardare anche il mio modo di vivere le relazioni, al di fuori del mio lavoro.

Ho preso consapevolezza che non tutte le distanze o le rotture nelle relazioni possono essere spiegate dal mio disturbo bipolare.

Ci sono aspetti di me, del mio carattere e del mio modo di affrontare i conflitti che esistevano già prima e sui quali oggi sento il bisogno di lavorare.

Mi sono accorta che spesso, per paura di ferire, creare tensioni o perdere qualcuno, tendo a trattenere ciò che provo.

Aspetto. Cerco di comprendere. Giustifico. Mi adatto.

Questo nasce dalla mia tendenza ad evitare il conflitto, che mi accompagna da sempre.

Finché il non detto cresce dentro di me e, a volte, arriva tutto insieme, quando ormai è diventato troppo grande da contenere.

Sto imparando che comunicare prima è un atto di cura. Verso me stessa e verso gli altri.

Il mio sankalpa per questo nuovo anno è proprio questo: avere il coraggio dei piccoli confronti, mettere confini senza paura di essere meno “amata” e lasciare che le persone conoscano davvero chi sono, anche nelle mie parti più scomode.

Perché anche questa è una pratica.

Una pratica che nasce sul tappetino, ma che trova il suo significato più profondo nella vita.

Il mio vero inizio sarà proprio qui: più presenza, più ascolto e più coraggio di essere autentica con le persone a cui voglio bene ❤️

Una delle cose che amo di più è avere cura dei miei allievi. 🤍Non solo durante la pratica, ma anche attraverso piccoli g...
01/08/2026

Una delle cose che amo di più è avere cura dei miei allievi. 🤍

Non solo durante la pratica, ma anche attraverso piccoli gesti: una parola, uno spunto di riflessione, un invito all’ascolto.

E poi ci sono i momenti speciali, per ritrovarci e passare del tempo insieme, come la cena di fine anno.

In queste occasioni mi piace preparare qualcosa che rimanga dentro.

Ieri sera, bigliettini con frasi tutte diverse in un sacchetto da cui ognuno ha pescato il suo senza sapere cosa avrebbe trovato.

Anche io ho pescato il mio: “Fiorire richiede tempo e pazienza.” (Fiducia)🌱

È stato emozionante vedere come, quasi per magia, ciascuno di noi sentisse di aver ricevuto proprio il messaggio di cui aveva bisogno in quel momento.

Eravamo così presi a parlare, ridere, e ascoltarci, che non abbiamo fatto nemmeno una foto. Come se tutti avessimo dimenticato il telefono (un po’ come facciamo a lezione) 🪷

E credo sia questa la bellezza degli incontri veri, soprattutto dopo un anno passato insieme.

Un anno in cui sono cresciuti i percorsi sul tappetino e anche la mia visione di cosa significhi essere insegnante.

Per molto tempo ho pensato che un’insegnante dovesse essere soprattutto una guida, mantenendo una certa distanza dagli allievi.

Poi ho capito che posso anche mostrare la persona che c’è dietro l’insegnante.
Accompagnare gli altri nella scoperta della propria autenticità, condividendo anche la mia.

E ho ricevuto ascolto, affetto e una vicinanza che mi hanno commosso, ma soprattutto fiducia: dentro e fuori dal tappetino.

Credo che sia proprio questo il significato profondo della comunità: la reciprocità 🤍

Per questo, ogni volta che qualcuno mi ringrazia per ciò che riceve durante le lezioni, sento il bisogno di ricordare una cosa:

“Non c’è maestro senza allievi.” 🙏🏼

Grazie dal profondo del mio cuoricino per aver reso questo anno così ricco di incontri, crescita e umanità 🤍

Stamattina ho aperto il bigliettino rimasto: direi che è un messaggio per tutti noi: Presenza 🧘🏻‍♀️

Ora anche Shakti Lab si prende una pausa: un tempo di riposo, ascolto e ricarica.

Dal 14 settembre riprenderemo la pratica: un nuovo anno insieme ✨

Con Amore
Maria Vittoria

Ho sempre pensato di essere una persona troppo concreta per la spiritualità.Eppure, qualcosa dentro di me, anche senza c...
24/07/2026

Ho sempre pensato di essere una persona troppo concreta per la spiritualità.

Eppure, qualcosa dentro di me, anche senza che riuscissi a spiegarlo, mi attirava.

Chi frequenta il mio studio conosce bene questo quadro.
L’ho scelto in modo istintivo, senza pensarci troppo.
Ogni volta che lo riguardo, però, capisco perché l’ho sentito così mio fin dal primo momento.

Prima di incontrare lo Yoga, per anni mi sono chiesta cosa fosse la spiritualità.

Vedevo persone trovare il proprio percorso e dargli un significato profondo, ma io non riuscivo a riconoscermi in nessuno di quelli che conoscevo.

La sentivo come qualcosa di astratto e lontano dal mio modo di essere, qualcosa che non riuscivo davvero a comprendere. Eppure, allo stesso tempo, sentivo che dietro quella parola c’era qualcosa che cercavo.

Oggi, per me, la spiritualità è la riscoperta di sé stessi.

Un ritorno a quella parte di noi capace di meravigliarsi, fare domande, esplorare senza pretendere di avere già tutte le risposte. Come facevamo da bambini, incontrando il mondo con curiosità.

Diventando adulti, viviamo esperienze e in noi nascono paure, convinzioni e aspettative.
Impariamo a proteggerci e a volte ci irrigidiamo davanti a qualcosa di nuovo o inaspettato.

Dimentichiamo la nostra parte più libera.

Quella parte che davanti all’immensità di un cielo pieno di stelle, alle onde del mare o a un tramonto si sente piccola, ma in pace, riconoscendosi in quella grandezza.

A Casa 🤍

Perché sentirsi piccoli non vuol dire sempre avere paura.
A volte è semplicemente godere di quella meraviglia, come se fosse la prima volta che la incontriamo.

Un bambino davanti a qualcosa di nuovo è naturalmente curioso.
Lo guarda.
Lo scopre.
Si apre alla possibilità.

Per me la spiritualità è questo:
ritrovare ciò che era già dentro di noi fin da bambini, oltre i condizionamenti e le sovrastrutture che non ci appartengono realmente.

Non per diventare qualcun altro, ma per esprimere pienamente ciò che già siamo.

Per tornare a vivere con apertura, meraviglia e creatività.

Con curiosità, perché è la curiosità che ci rende liberi. 🤍


Questa domenica mattina avevo in mente una delle mie tipiche giornate estive: il mare, il sole, le mie cose preferite 🧜‍...
19/07/2026

Questa domenica mattina avevo in mente una delle mie tipiche giornate estive: il mare, il sole, le mie cose preferite 🧜‍♀️

Poi la realtà mi ha portato ad ascoltare quello che avevo dentro. Qualcosa di più profondo, che non avrei risolto andando al mare.

Ho avuto bisogno di fermarmi e ascoltare tutto quello stress che avevo accumulato, quel peso che cercavo di trattenere per mostrarmi “quella forte”.

Perché per me, che sono abituata a cavarmela e a sostenere gli altri, riconoscere quel momento e chiedere sostegno non è stato scontato. Anzi, è stato molto difficile.

È stato difficile dire: “oggi mi sento sopraffatta e ho bisogno di non affrontare tutto questo da sola”.

E forse a volte succede proprio questo: siamo così abituati a farcela da soli, a non voler pesare sugli altri, che non ci accorgiamo che dall’altra parte c’è già una mano pronta a sostenerci.

C’è qualcosa di profondamente prezioso nell’incontrare un’accoglienza che non giudica, che non cerca di cambiare ciò che sei, o di “aggiustarti”, ma semplicemente resta.

Un’accoglienza capace di calmare anche il caos di un momento di estrema fragilità, ricordandoti che non devi sempre essere forte, che puoi anche lasciarti sostenere.

Sto imparando che stare bene da soli è una forma di nutrimento, ma che questo non significa chiudersi alla possibilità di essere accolti dall’altro.

La relazione più sana forse è proprio quella in cui due persone possono incontrarsi così: intere, con le proprie risorse e le proprie fragilità.

E a volte prendersi cura di sé significa anche questo: permettere all’altro di prendersi cura di noi. 🤍





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