22/06/2021
~Apuleio Barbaro
~Anniversari
5 anni fa vedeva la luce il nostro progetto dedicato alla farmacopea altomedievale.
Era il 1929 quando il medico modenese Riccardo Simonini dava alle stampe per la Tipografia Immacolata Concezione il volume Apulei liber, testo contenente la trascrizione commentata di un codice omonimo conservato all’Archivio Capitolare di Modena. Si tratta di un’opera da collocare temporalmente nell’VIII secolo. L’Apulei liber è da contestualizzare all’interno dell’opera Medicinae varia, comprendente al suo interno una serie di opere di argomento medico e di svariata natura, recentemente digitalizzato e messo a disposizione sul sito della Biblioteca capitolare di Modena. La scrittura utilizzata è la cosiddetta precarolina dell’Italia Settentrionale, larga e chiara, presente in diversi codici vergati nella seconda metà del 700, da un copista che si presenta come Miserolus Johannes. E’ opinione ben accettata il fatto che il manoscritto sia stato prodotto all’interno di un monastero emiliano: il Monastero di Bobbio, o, con maggiore probabilità, l’Abbazia di Nonantola. È discussa l’esatta identificazione dell’autore dell’Apulei Liber, solitamente definito Pseudo-Apuleio, o Apuleio “Barbaro”, forse un botanico vissuto nel secolo IV d.C.
IN CRI (STI) NOMINE INCIPIT
Apulei Liber de abla id (est) simplic (ium)
Così si apre il Libro di Apuleio, palesando fin dal titolo la sua natura di prontuario terapeutico e non di erbario, con la sostanziale differenza di presentare un pratico elenco di malattie alle quali fornisce rimedi erboristici ben chiari, completi di dosaggio, tempi e modalità di somministrazione. Il nostro lavoro sul Libro di Apuleio è cominciato circa sei mesi fa con la volontà di procurarci una traduzione accurata che ci consentisse di ve**re a conoscenza di quali rimedi potessero essere presenti nella farmacia di un monastero altomedievale emiliano. Poiché il Simonini pur fornendo un ampio commento non forniva una traduzione alla prima edizione del testo abbiamo deciso di renderla disponibile attraverso il lavoro del dott. Alessandro Grandi, nostro associato, laureato in Lettere Classiche presso l’Università di Bologna, che si è entusiasticamente messo all’opera sui 78 capitoli del Liber. Nonostante alcune difficoltà riscontrate a causa di alcuni passaggi corrotti del testo, ne è risultato un quadro di grande interesse relativamente alle patologie e alle numerosissime tecniche di cura, precise in ogni dettaglio: dosaggi, durata della somministrazione, produzione del medicamento attraverso l’aggiunta di ingredienti ulteriori quali vini, miele, diversi tipi di grasso, aceti e olii.
Alla luce della disponibilità dell’Apulei Liber in traduzione abbiamo voluto rendere disponibile e fruibile quanto scoperto attraverso un progetto didattico-divulgativo che abbiamo denominato informalmente “La farmacia di Apuleio Barbaro”. Letizia, associata di Bandum Freae, che si occupa da diversi anni di progetti didattici, ha iniziato la coltivazione di una serie di erbe citate dal Liber, raccogliendone altre e procedendo con l’essiccazione e organizzando un piccolo Orto dei semplici a partire dalle indicazioni del testo. Benché sia stato necessario invece acquistare alcune piante e radici particolari è risultato oltremodo interessante constatare che la maggior parte delle erbe sono reperibilissime e facili da coltivare, oltre che annoverate nella loro quasi totalità nella flora spontanea emiliana. Un ulteriore dato interessante, ancora in fase di elaborazione, è la testimonianza, fornita da una serie di studi archeo-botanici del Centro Palinologia e Archeobotanica di San Giovanni in Persiceto (BO), della continuità di presenza di molte delle piante d’interesse già nei secoli V-X sui nostri territori. La ricerca continua, speriamo intanto che alcuni dei primi scatti della presentazione al pubblico del “La farmacia di Apuleio Barbaro” possano risultare di vostro interesse.