24/09/2026
Eksi e Wood, nel loro lavoro su Putin ed Erdoğan, parlano di mascolinità a due facce: una postura muscolare, aggressiva, da outsider trasgressivo, che si affianca a una dominanza paternalistica che si presenta come protezione del proprio popolo. È esattamente la coppia padre duro e padre protettivo. In un lavoro più recente, Tebaldi e Burnett 2024, spostano l’attenzione dai leader ai militanti online: l’estetica online della destra radicale maschile promuove muscoli, mascelle squadrate e simmetria facciale come prova di superiorità razziale. Mayor Zohran Kwame Mamdani , Roberto Gualtieri , Elif Eralp, MdA , trasmettono diametralmente l’opposto: sorriso aperto, sguardo diretto, nessuna posa di comando. Eralp affianca esplicitamente una foto d’infanzia al proprio ritratto adulto, dichiarando “questa è la mia storia”. L’elettore viene invitato non a riconoscere un’autorità ma una base sicura: qualcuno che si mostra vulnerabile, quindi prevedibile, quindi non minaccioso. La foto d’infanzia di Eralp non è decorativa, è un dispositivo di continuità narrativa: dice all’elettore “puoi conoscermi, non ho nulla da nascondere, la bambina che ero è garante della donna che sono”. È lo stesso meccanismo per cui in seduta la ricostruzione della storia infantile del paziente serve a rendere leggibile, e quindi meno persecutorio, il presente. C’è anche una lettura kleiniana più scomoda, e qui la tesi implicita nell’accostamento comincia a scricchiolare. Se la destra occupa la posizione del padre duro e protettivo e la sinistra risponde occupando la posizione della madre tenera e accudente, non si sta superando la scissione culturale tra forza e cura, la si sta riproducendo specularmente. Tenerezza come contro-immagine dell’aggressività non integra i due poli, li tiene separati e li assegna per appartenenza politica. Non è una sintesi, è un’inversione di segno dentro lo stesso schema binario.