Psicologia Junghiana dott.ssa Barbara Collevecchio

Psicologia Junghiana dott.ssa Barbara Collevecchio Dottoressa Barbara Collevecchio. Psicoterapeuta analista Aipa/Iaap. [email protected] Il trauma e la ferita sono possibilità di cambiamento.

Il nostro cervello è plastico e può cambiare ad ogni età, fino alla fine. I tre principali obiettivi dell’analisi sono:

1) la regolazione affettiva e lo sviluppo di un attaccamento sicuro
2) sviluppare la capacità di mentalizzazione e la funzione riflessiva
3) facilitare l’emergere del sé autobiografico e dell’ esperienza psicologica matura di self-
agency

I tre principali approcci terapeutici:

1) interpretazione come strumento principale della psicoanalisi classica
2) nuove esperienze relazionali, identificate dalla scuola relazionale come componente
fondamentale del cambiamento analitico
3) sintonizzazione dell’analista con i diversi livelli di regressione del paziente


Dal punto di vista di Jung nei simboli “si compie l’unione del conscio con l” inconscio”, una dinamica relazionale che egli definisce “funzione trascendente”. In altre parole la funzione trascendente è precisamente il mezzo attraverso cui una parte della mente può scoprire quello che sta sperimentando un‟altra parte. Adottando un altro linguaggio,quello della teoria dell’attaccamento, la funzione trascendente può essere definita come un costante processo dinamico di confronto ed integrazione di informazioni e ricordi espliciti e consci con la conoscenza più generale che accumuliamo in modo inconscio nei modelli operativi interni della memoria implicita, in cui una parte chiave costituisce il senso del sé. Le esperienze significative quindi dipendono dalla funzione trascendente, un processo che confronta e integra:

1) oggetti interni e il Sé

2) un evento nuovo con l‟esperienza passata

3) conoscenza esplicita ed implicita

4) cognizione ed emozione

5) emisfero cerebrale sinistro e destro

6) corteccia cerebrale orbito-frontale e sistemi sub-corticali. Le nostre diverse tecniche analitiche sono altrettanti modi di favorire l’emergere della capacità di simbolizzare del paziente , vale a dire, di separare il pensiero dall’azione, di trattenere nella mente e di riflettere sul sé e sull’altro come soggetti dotati di mente ed emozioni, e non solo come oggetti fisici. Questo (è ciò che) significa essere completamente umani.

Eksi e Wood, nel loro lavoro su Putin ed Erdoğan, parlano di mascolinità a due facce: una postura muscolare, aggressiva,...
24/09/2026

Eksi e Wood, nel loro lavoro su Putin ed Erdoğan, parlano di mascolinità a due facce: una postura muscolare, aggressiva, da outsider trasgressivo, che si affianca a una dominanza paternalistica che si presenta come protezione del proprio popolo. È esattamente la coppia padre duro e padre protettivo. In un lavoro più recente, Tebaldi e Burnett 2024, spostano l’attenzione dai leader ai militanti online: l’estetica online della destra radicale maschile promuove muscoli, mascelle squadrate e simmetria facciale come prova di superiorità razziale. Mayor Zohran Kwame Mamdani , Roberto Gualtieri , Elif Eralp, MdA , trasmettono diametralmente l’opposto: sorriso aperto, sguardo diretto, nessuna posa di comando. Eralp affianca esplicitamente una foto d’infanzia al proprio ritratto adulto, dichiarando “questa è la mia storia”. L’elettore viene invitato non a riconoscere un’autorità ma una base sicura: qualcuno che si mostra vulnerabile, quindi prevedibile, quindi non minaccioso. La foto d’infanzia di Eralp non è decorativa, è un dispositivo di continuità narrativa: dice all’elettore “puoi conoscermi, non ho nulla da nascondere, la bambina che ero è garante della donna che sono”. È lo stesso meccanismo per cui in seduta la ricostruzione della storia infantile del paziente serve a rendere leggibile, e quindi meno persecutorio, il presente. C’è anche una lettura kleiniana più scomoda, e qui la tesi implicita nell’accostamento comincia a scricchiolare. Se la destra occupa la posizione del padre duro e protettivo e la sinistra risponde occupando la posizione della madre tenera e accudente, non si sta superando la scissione culturale tra forza e cura, la si sta riproducendo specularmente. Tenerezza come contro-immagine dell’aggressività non integra i due poli, li tiene separati e li assegna per appartenenza politica. Non è una sintesi, è un’inversione di segno dentro lo stesso schema binario.

L’intellettualizzazione è una difesa riconosciuta:   la descrive come lo spostamento dell’investimento psichico dall’aff...
23/09/2026

L’intellettualizzazione è una difesa riconosciuta: la descrive come lo spostamento dell’investimento psichico dall’affetto al pensiero su di esso. Si pensa un’emozione invece di attraversarla. Funziona, nel breve termine: tiene a distanza ciò che altrimenti travolgerebbe.

Ma la citazione, così com’è formulata, rischia una semplificazione che vale la pena segnalare. Non ogni pensiero è fuga. stesso distingueva un tipo psicologico “pensiero” da uno “sentimento”: per chi ha nel pensiero la propria funzione dominante, elaborare concettualmente un vissuto non è solo evitarlo, ma anche un modo in cui quel vissuto diventa reale. Ridurre ogni intellettualismo a paura camuffata è, paradossalmente, un altro modo di non guardare alla complessità della psiche, la stessa cosa che la frase accusa di fare.

Vale come domanda più che come verdetto: quando la teoria mi avvicina all’esperienza e quando, invece, me ne allontana.

Le persone trasformative sono come “ lavori in corso”. Stanno diventando sé stesse e quello che non sono mai state. Murr...
22/09/2026

Le persone trasformative sono come “ lavori in corso”. Stanno diventando sé stesse e quello che non sono mai state. Murray Stein, Transformation: Emergence of the Self

«Dove non si può più amare, bisogna passare oltre.»   lo dice al f***e che lo imita, la sua scimmia, e poi se ne va.  ha...
17/09/2026

«Dove non si può più amare, bisogna passare oltre.» lo dice al f***e che lo imita, la sua scimmia, e poi se ne va.

ha passato cinque anni, dal 1934 al 1939, a leggere questo libro con i suoi allievi a Zurigo. Non lo leggeva come filosofia: lo leggeva come un documento dell’inconscio al lavoro.

In Psicologia e religione scrive che non era ateo, ma il suo Dio era morto. Da quella morte nasce una scissione: l’altra metà di sé prende un nome, Zarathustra. E quando Dio muore, qualcuno ne occupa il posto. Per Jung è l’Io, che si gonfia fino a identificarsi con la figura del vecchio saggio. Inflazione.

In Ricordi, sogni, riflessioni è ancora più duro: Nietzsche aveva perso il terreno sotto i piedi, possedeva solo i suoi pensieri, e i pensieri possedevano lui.

Il passo va letto in due modi. Passare oltre può essere libertà dal rancore: non restare dove l’amore è diventato disprezzo. Oppure è il gesto di chi non riconosce, nel f***e che lo scimmiotta, la propria caricatura.

17/09/2026
Nuova conferenza della società di neuro Psiconalisi internazionale a  .
15/09/2026

Nuova conferenza della società di neuro Psiconalisi internazionale a .

Il “dilemma vergogna colpa” (Scham-Schuld-Dilemma) è formulazione di Wurmser. Ciò che fai per non vergognarti ti fa sent...
11/09/2026

Il “dilemma vergogna colpa” (Scham-Schuld-Dilemma) è formulazione di Wurmser. Ciò che fai per non vergognarti ti fa sentire in colpa, ciò che fai per non sentirti in colpa ti fa vergognare. Chi si afferma, si mostra, prevale, sfugge alla vergogna della debolezza ma si sente colpevole verso chi ha superato o ferito; chi si sottomette e rinuncia sfugge alla colpa ma si vergogna della propria debolezza. Non c’è uscita per la via diretta, e il sintomo è il compromesso che tiene insieme le due paure. Quando la vergogna si traveste da rabbia.

Léon Wurmser, uno degli analisti che più ha studiato la vergogna, parla di “maschera”: la vergogna è così insopportabile che la psiche la copre con qualcos’altro. Due delle maschere più comuni sono la rabbia e il rifiuto.

1. L’attacco a chi ha visto.
Qualcuno ha assistito alla mia debolezza. Invece di sentire la vergogna, mi arrabbio con lui: è lui il cattivo, l’ingiusto, quello che non capisce. La rabbia mi rimette in piedi e sposta il problema fuori di me.

2. Il no per principio.
È la seconda maschera, il Trotz, la caparbietà del bambino che rifiuta a prescindere. Se non chiedo, non posso essere respinto. Se non provo, non posso fallire davanti a qualcuno. Se dico no a tutto, nessuno può umiliarmi.

Come funziona.
Il rifiuto elimina l’attesa, e senza attesa non c’è delusione. Protegge dall’umiliazione, ma al prezzo di rinunciare a ciò che si desidera.

Cosa vede chi guarda da fuori.
Una persona ostile o indifferente. In realtà sta difendendo un punto in cui è stata ferita.

In entrambi i casi l’osservatore vede aggressività e non vede vergogna. È esattamente il lavoro della maschera: mostrare qualcosa di diverso da ciò che c’è.

09/09/2026

Assieme alla collega Martina Missano avrò il piacere di condurre il modulo “Le forme della bellezza”, settimo appuntamento del Corso di Alta Formazione AIPA “Le forme del possibile. L’immaginario contemporaneo tra psicologia analitica e cultura digitale”.

Al centro della mattinata, il dialogo con Domenico Chianese, psichiatra e psicoanalista, intorno alla gioia e alla bellezza come possibilità trasformative della psiche, capaci di emergere anche nel confronto con la sofferenza, il limite e la morte. Perché non riconoscere la bellezza e la gioia significa rischiare, paradossalmente, di scontare la morte vivendo.

“Le forme del possibile” è il percorso di Alta Formazione AIPA in 8 incontri domenicali, tra psicologia analitica, arte e cultura digitale: teoria, clinica e dialogo interdisciplinare per interpretare l’immaginario contemporaneo. 50 crediti ECM, Roma, in presenza e FAD.

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