13/11/2025
Lo diciamo da sempre, il reddito lordo non è indicatore di ricchezza/povertà/aliquote se non si considera il quoziente familiare. Se un reddito sostiene cinque persone, o una sola, non va trattato allo stesso modo.
"Non si può fare PARTI EGUALI TRA DISEGUALI"
Maria Piacentini Giuseppe Piacentini Chiara Piacentini Giovanni Piacentini Fatma Pedroni Benedetta Fortelli Teresa Fortelli Francesco Fortelli Lucio Rotteglia Marco Benassi Giacomo Benassi
RICCHI E POVERI
In queste ore si è aperto in Italia un grande dibattito su che cosa significhi davvero essere poveri o ricchi.
Sui giornali, nei talk show e sui social si discute se chi guadagna 50.000 euro lordi all’anno possa considerarsi “ricco”. Ma in questa domanda, apparentemente banale, c’è tutto il limite del modo in cui il nostro Paese ragiona su reddito, tasse e giustizia sociale.
Perché noi continuiamo a valutare le persone solo in base al reddito, senza mai chiederci quante vite quel reddito debba sostenere.
È più “ricco” un single che guadagna 50.000 euro o una coppia con quattro figli che insieme ne guadagna 90?
Sulla carta, il reddito familiare è doppio. Ma nella realtà quel denaro deve coprire affitto, cibo, scuola, spese mediche e sogni di sei persone, non di una. E allora, chi è davvero ricco?
Se non iniziamo a ragionare in questo modo, tutte le discussioni sulla natalità, sulla tassazione o sui bonus restano parole vuote. Perché una legge che ignora la composizione familiare è, di fatto, una legge ingiusta.
Non tiene conto del valore che ogni figlio porta alla società, né della fatica quotidiana di chi sceglie di mettere al mondo la vita e mantenerla con dignità.
In Italia non abbiamo bisogno solo di redistribuire risorse: abbiamo bisogno di ridare senso alle parole.
La “ricchezza” non è solo il conto in banca, ma la possibilità di costruire un futuro sereno per chi amiamo.
Un reddito che sostiene cinque persone non può essere trattato come uno che ne sostiene una sola. Eppure è proprio questo che continua ad accadere, anche nelle politiche pubbliche.
La buona notizia è che cambiare prospettiva si può.
Basta passare dal “quanto guadagni” al “come vivi, quante vite sostieni, quali possibilità offri ai tuoi figli”.
Solo allora potremo dire di vivere in un Paese giusto, dove la famiglia non è penalizzata ma riconosciuta come ciò che è: la vera ricchezza dell’Italia.
PS: Questo, con qualche piccola aggiunta, perché mi sembrava troppo breve, il mio editoriale su Leggo di questa settimana