Ilaria Guidotti

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👩‍🎓Laureata in Progettazione Pedagogica.
📚 Tutor DSA e BES
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06/01/2026

Ci ha lasciati Anna Falcone, sorella di Giovanni Falcone. 💔

E quando se ne va una persona così discreta, ci accorgiamo di quanto la storia abbia anche un “dietro le quinte”: fatto di silenzi, di giorni normali, di assenze che diventano compagnia.

Di Giovanni Falcone conosciamo il coraggio e il lavoro che hanno cambiato questo Paese. Ma dietro un nome diventato simbolo c’è sempre anche una famiglia. C’è una sorella. C’è una vita che ha continuato a camminare, portando un dolore che non chiede applausi e non cerca riflettori.

Anna è rimasta un passo indietro. Eppure è rimasta vicinissima a ciò che conta: la memoria quando le telecamere si spengono, la dignità di chi non si arrende, la forza silenziosa di chi “resta” e non smette di amare.

Ci piace immaginarvi così: di nuovo insieme.

Un abbraccio senza scorte, senza minacce, senza paura. Un abbraccio finalmente sereno.

E a noi resta una domanda semplice, ma necessaria: sappiamo vedere le persone dietro i simboli? Sappiamo prenderci cura anche di chi ha pagato in silenzio?

Oggi, nel salutare Anna, proviamo a farlo. Con rispetto. Con gratitudine. Con memoria viva.

Buon viaggio, Anna. Che quell’abbraccio duri per sempre ❤️

06/01/2026

Un recente sondaggio rivela che sette docenti italiani su dieci si dichiarano contrari all’introduzione di una valutazione periodica del corpo insegnante. Attualmente, il Sistema Nazionale di Valutazione prende in considerazione il merito professionale soltanto per i neoassunti, al termine dell’anno di prova; non esiste invece un vero meccanismo che accompagni e monitori l’intera carriera.

Le graduatorie ci sono, ma il principale criterio di avanzamento rimane l’anzianità di servizio. È possibile accumulare qualche punto aggiuntivo grazie a titoli come il dottorato, certificazioni o corsi di formazione, ma non esiste un parametro che misuri realmente la qualità dell’insegnamento in classe. Un docente privo di empatia e di competenze relazionali rischia infatti di non svolgere adeguatamente il proprio compito, arrivando persino a incidere negativamente sul percorso degli studenti. Tuttavia, stabilire criteri concreti per valutare questi aspetti non è affatto semplice.

Analizzare in profondità tutte le dimensioni della professionalità docente e quantificare l’efficacia reale del suo lavoro educativo è complesso. Negli ultimi anni, però, il filosofo Umberto Galimberti ha sostenuto più volte la necessità di introdurre una valutazione attitudinale per gli insegnanti.

“Chiunque cerchi lavoro deve affrontare dei colloqui: non si assume nessuno alla cieca”, ha ricordato in un’intervista. “I colloqui non sono altro che test di personalità, in cui bisogna verificare se una persona sa comunicare, coinvolgere, cogliere ciò che accade non solo nella mente, ma anche nella sfera emotiva e affettiva dei ragazzi”, ha affermato.

Secondo questa prospettiva, valutare la predisposizione psicologica di chi insegna non dovrebbe essere un elemento secondario. La scelta di un docente deve infatti tener conto non soltanto della preparazione disciplinare, ma anche della capacità di gestire una classe, educare ed accompagnare gli studenti nella crescita, non limitandosi alla trasmissione di nozioni.

29/12/2025

Il Lutto: Senza sapere
(di Fernando D'Sandi)

Perdere qualcuno è come restare in piedi su un binario dove non passano più treni.
È l’eco di una voce che non risponde più,
è il vuoto di una mano che non tornerà più a stringere la nostra. 🥺
È un terremoto silenzioso che abbatte tutto ciò che credevamo stabile,
perché la vita, con la sua assurda abitudine a continuare,
non aspetta che la capiamo.

Il lutto non è una battaglia,
non è comba***re contro l’assenza come se fosse un nemico da sconfiggere,
non si tratta di vincere il dolore né di trovare la via più rapida per uscire dal labirinto. 🥹
Il lutto è un trasloco forzato,
un ricollocarsi in un mondo che non ha più lo stesso paesaggio.
È imparare a vivere con un buco nel petto,
senza la pretesa di riempirlo subito,
perché ci sono vuoti che non devono essere colmati, ma custoditi,
per ricordarci che lì c’era qualcosa di grande. 🙏

Ci hanno fatto credere che il lutto sia una scala da salire a gradini,
finché un giorno magicamente si smette di sentire.
Ma non è così.
È piuttosto una spirale, un cammino confuso dove il passato e il presente si mescolano,
dove il dolore, la nostalgia, la rabbia e la gratitudine danzano senza ordine.
Un giorno ci sembra di andare avanti,
e il giorno dopo ci ritroviamo di nuovo alla prima pagina del dolore.
E va bene così. Non è un errore:
è il modo in cui l’anima si adatta alla sua nuova realtà.

Il dolore non è un nemico,
è un maestro crudele ma necessario.
Ci strappa le certezze,
ci lascia n**e davanti alla verità della nostra fragilità.
E in quel disarmo, scopriamo qualcosa di potente:
siamo ancora qui.
Respirando, amando, sopravvivendo.
Perché,
se non possiamo stare con chi amiamo,
allora impariamo ad amare ancora più forte chi è rimasto. 🥹

Non ci sono scorciatoie, né formule magiche.
Non ci sono trucchi per accelerare il processo o cancellare il dolore.
Solo il tempo, la pazienza e l’amore possono mostrarci la strada.
E anche se all’inizio tutto sembra buio,
anche se la vita sembra in pausa,
un giorno, senza preavviso,
una piccola luce filtra dalle fessure.
Ed è allora che capiamo che il lutto,
anche se fa male, non ci distrugge.
Ci trasforma.
Ci rende più intense, più umane.
Ci insegna che l’unico modo per onorare chi se n’è andato
è continuare a vivere,
ad amare con più forza,
a ricordare che anche con l’anima a pezzi
siamo ancora capaci di creare bellezza.

Perché la vita non ci chiede mai se siamo pronte a perdere,
ma ci dà la possibilità di imparare ad andare avanti...
Anche senza sapere come. 🙏🥹🖤

29/12/2025

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29/12/2025

Letizia, ragazza Aut, è arrivata da PizzAut quando aveva vent'anni...voleva fare la cameriera, si impegnava molto, ma non era possibile
Letizia si impegnava molto ma non era possibile.
Ci abbiamo messo molti molti mesi per insegnarle ad apparecchiare, a sparecchiare e perfino a portare 4 pizze alla volta.
Ma non era sufficiente, Letizia ha un importante problema nel linguaggio, ma anche su questo abbiamo lavorato e Letizia adesso parla in maniera sufficientemente adeguata per farsi capire dei clienti.
Ma rimaneva un ostacolo enorme.
Letizia non sapeva scrivere, quando è arrivata da PizzAut non sapeva scrivere.
Nico gli ha personalmente dato da fare tantissimi esercizi, la sua mamma diceva che Letizia aveva così tanta voglia di imparare, che li faceva anche ad agosto sotto l'ombrellone.
Tanta fù la fatica, tantissima la forza di volonta che Letizia riprese a scrivere dopo 12 mesi circa di esercizi...una soddisfazione e una gioia enorme per lei e per noi
Letizia così ha imparato a scrivere tutto il Menù di PizzAut, ma ancora oggi fa tanta fatica a scrivere quello che non fa parte del nostro menù.
Così quando ho introdotto il LIMONCELLO, parola molto difficile, Letizia ha impiegato diverso giorni per imparare a scriverlo bene...
ma appena lo ha imparato, con una gioia travolgente ed un bellissimo sorriso, è andata da tutti I clienti a dire " IO IMPARATA A SCRIVERE LIMONCELLO... TU BEVI LIMONCELLO, BUONO LIMONCELLO".
Quella sera, la prima sera nella sua vita in cui scriveva Limoncello dopo aver messo 3 giorni per imparare a scriverlo correttamente, LETIZIA VENDETTE 53 LIMONCELLI.
Da quella sera per tutti i clienti, per Nico e per i suoi colleghi AUT divenne "LA REGINA DEI LIMONCELLI".
A voi potrà sembrare solo una storiella divertente, ma dietro c'è un lavoro enorme, una fatica enorme, un impegno enorme ed una bellezza enorme.
Letizia era destinata ad un centro diurno per ragazzi disabili, oggi ha un contratto a tempo indeterminato...è felice, è rinata...e ieri ha anche battuto il suo record vendendo 55 limoncelli.🥰😘😍

17/12/2025

"Oggi i testi mi lasciano basita. C’è una pochezza di linguaggio. Io appartengo a una generazione in cui le parole nelle canzoni avevano un peso. Purtroppo il linguaggio è povero ed esprime pensieri poveri"

Fiorella Mannoia

17/12/2025

"A stare al mondo te lo devono insegnare in famiglia, non a scuola. La scuola può e deve educare; non si deve sostituire alla famiglia nel trasmettere quei valori essenziali per stare al mondo: il rispetto, la pazienza, il senso del limite, la gestione della frustrazione. Quando questi pilastri mancano, ogni intervento scolastico è una toppa su un tessuto fragile"

Roberta Bruzzone

17/12/2025

“Lei la mamma non ce l’ha più, quindi adesso sono io la sua mamma”. Con queste parole una 64enne padovana ha spiegato ai medici la scelta di donare un rene alla nuora 35enne.

Non è un caso isolato per la Chirurgia dei trapianti di rene e pancreas dell’Azienda Ospedale-Università Padova diretta dalla professoressa Lucrezia Furian, già centro leader per la donazione da vivente, che con il 50° trapianto di ieri martedì 19 novembre si appresta a ba***re il suo stesso record.

🏥👩🏻‍⚕️ «In Italia di circa 2.200 trapianti, il 10% è fatto da vivente, mentre qui sui 200 totali siamo a una media di 50» rivela Furian. Il donatore più anziano aveva 78 anni, e c’è stato il caso di una 44enne al quinto trapianto. Recentemente dimesso anche un giovane, ventenne, affetto fin dalla nascita da una patologia malformativa complessa: «L’anatomia dell’addome era completamente sovvertita» racconta Furian «abbiamo studiato il suo caso da luglio e un paio di settimane fa ha ricevuto un rene dalla mamma».

08/10/2025

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22/07/2025

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🔵 Possedere uno smartphone prima dei tredici anni potrebbe compromettere salute e benessere mentale. Lo rivela uno studio globale condotto su oltre 100.000 giovani condotto da un team di esperti di Sapien Labs, il laboratorio che ospita il più grande database al mondo sul benessere mentale. La ricerca ha rilevato che i giovani di 18-24 anni che avevano ricevuto il loro primo smartphone a dodici anni o meno erano più inclini a riferire pensieri suicidi, aggressività, distacco dalla realtà, scarsa regolazione emotiva e bassa autostima. I dati mostrano anche che questi effetti del possesso di uno smartphone in giovane età sono in gran parte associati all'accesso precoce ai social e a un rischio maggiore di cyberbullismo, disturbi del sonno e relazioni familiari difficili in età adulta.

Dallo studio, infatti, sono emersi sintomi nell'età adulta che non sono i tradizionali sintomi di salute mentale della depressione e dell'ansia e che possono sfuggire agli studi che utilizzano screening standard. I giovani adulti che hanno ricevuto il loro primo smartphone prima dei tredici anni avevano punteggi di salute mentale più bassi che diminuivano progressivamente quanto più giovane era l'età del primo possesso.

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