02/12/2025
✒️Quando ho scritto questo libro, non l’ho fatto con la presunzione di voler insegnare come parlare della diversità e della disabilità.
Non l’ho fatto per guadagnare (credo di aver donato più copie di quante io ne abbia vendute 😅)
🐶Ho raccontato, attraverso le parole del cagnolino Pepe, quello che tanti bambini mi hanno confessato in questi anni di insegnamento, quello che mi hanno confidato i loro genitori e che ho percepito ponendomi in ascolto: il timore delle etichette, la paura di non valere mai abbastanza per gli altri, il desiderio di essere visti per ciò che si è, non per quello che manca.
Il mio desiderio, prima della pubblicazione, era che questo libro venisse letto nelle scuole, e nelle scuole infatti sta viaggiando. Inizio ad essere contattata da insegnanti per incontrare gli alunni e lo farò, gratuitamente, cercando di accontentare tutti.
In occasione della “Giornata internazionale delle persone con disabilità” invito tutti a riflettere su quanto le parole siano fondamentali per costruire l’inclusione, quella vera.
❓Mi è stato chiesto il perché della scelta di far adottare il cagnolino con disabilità da una bambina con disabilità. Non sarebbe stato più “inclusivo” farlo scegliere da una bambina o un bambino normodotato?
La verità è che, l’inclusione vera, è davvero difficile. Ma non impossibile.
Chi fa la differenza? La facciamo noi adulti.
I bambini si relazionano e creano legami con chi è più simile a loro, con chi è più facile rispecchiarsi, riconoscersi. Sta ai “grandi” aiutarli ad aprire questo sguardo, vedere oltre la superficie, scavare nel profondo. Questa è l’empatia…
L’empatia non è innata, è una vera e propria competenza che si acquisisce con il tempo, con l’esempio.
La verità è che nessun bambino (forse) avrebbe mai scelto Pepe. L’ha scelto chi in lui si è rivisto, si è rispecchiato e ha compreso le sue paure e il suo dolore. Parlare del simile per aprirsi alla diversità, è questa la chiave che ho utilizzato per scrivere questo libro.