04/01/2016
LA VIA DEL GUERRIERO (Budo) E QUELLA DELL'AGRICOLTURA (Nogyo)
Durante una delle mie prime lezioni, Sensei, parlando di giardinaggio, disse che la tradizione nelle arti marziali consigliava che un allievo si dedicasse anche all'agricoltura.
Poichè all'epoca avevo un giardino che curavo, trovai la cosa incoraggiante, anche se come al solito, preso dalla foga di imparare, non diedi peso più di tanto a quanto ci eravamo detti.
A distanza di tempo credo di avere qualche indizio in più su cosa intendesse.
Un giardino può rappresentare bene cosa voglia dire praticare un arte marziale. Una volta che avrete deciso come sarà - cosa piantarvi, cosa lasciargli, se semplicemente lo vorrete a prato - avrete intrapreso il vostro cammino (budo), e allo stesso modo farete quando deciderete quale arte marziale praticare.
Imparerete, da subito, che la natura ha i suoi tempi. Lenti e inesorabili.
Più grande è e più complicato è l'impianto di un giardino, più correrete il rischio che senza una cura giornaliera vi troverete un giorno un appezzamento pieno di rovi e impossibile da attraversare. Sebbene tutte le piante seguano il ritmo delle stagioni, non smettono mai di crescere, e quasi sempre non in maniera ordinata: se vi sono spazi aperti si allargheranno a dismisura, se gli spazi sono compressi vivranno in condominio con altre essenze.
Trasposto nelle arti marziali dovrebbe significare che una volta che viene instillato il seme dell'apprendimento, persino in un periodo di stasi, esso continuerà a crescervi dentro. Tuttavia questo sviluppo potrà risultare distorto o troppo autoreferenziale, e senza ascoltare gli insegnamenti di un maestro ci si ritroverà ben presto confusi e incapaci di riconoscere ciò che è giusto da ciò che è inesatto.
Allo stesso tempo scordatevi di avere tutto e subito.
Se pianterete delle rose piuttosto che un albero, sappiate che prima di mettere i primi fiori in salotto o riempirvi lo stomaco di succulente pietanze dovrete aspettare alcuni anni. All'inizio sarete impazienti, poi, non potendo in alcun modo velocizzare il processo, imparerete a osservare ogni piccolo mutamento, ad apprezzare i primi germogli e a perdonare i primi frutti se non saranno all'altezza di quello che vi aspettavate: è sicuro che prima o poi sarete stupiti dalla bontà di quello che sarà cresciuto anche grazie alla vostra applicazione.
Funziona più o meno così anche nelle arti marziali. Non c'è modo di imparare immediatamente. Si può apprendere velocemente, ma non sarete mai pienamente padroni della tecnica perchè nonostante ogni vostro sforzo continuerete sempre a mutare, a crescere, e ci sarà sempre bisogno di ritornare sui propri passi, rifinire, migliorare, abbellire: talvolta si faranno errori grossolani come imparare tecniche in maniera errata e ci vorranno mesi se non anni per poter riavere la piena consapevolezza di una azione, allo stesso modo di una potatura troppo invasiva o fatta in un periodo sbagliato.
Esistono anche delle priorità.
Giornalmente dovrà decidersi su quale albero intervenire, quale siepe tagliare, quale muro riparare, per rendere il giardino più appagante per Voi stessi o solo più piacevole agli occhi dei vostri ospiti. Questo in genere è il compito di Sensei, che deciderà quale parte della vostra tecnica va rivista, quale implementata, quale parte della tradizione trasferirvi: ad un certo punto sarete Voi stessi a chiedere che vi vengano dati consigli su un arma piuttosto che su un kata che non vi soddisfa, o che Vi farete domande sull'etichetta nel dojo o su come affrontare la vita.
Infine, ricordate che più lavorerete nel vostro giardino più sarà la ramaglia da buttare. Paradossalmente è anche quello il frutto del vostro lavoro. Più vi applicherete a una arte marziale, più saranno le impostazioni mentali che dovrete abbandonare.
Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, sosteneva che vi fossero diverse affinità fra arti marziali e agricoltura, tanto da abbandonare la scuola cittadina che aveva diretto per anni e trasferirsi in una area rurale dove si indirizzò allo studio degli aspetti spirituali e filosofici della vita oltre che alla vera e propria coltivazione dei terreni di sua proprietà. Insegnava che fossero parte di un percorso unico e incoraggiava i propri allievi a coltivare il cibo per il proprio sostentamento. E se lo diceva lui...
Un'ultima annotazione: una volta che il vostro giardino sarà quello che avrete sempre sognato dovrete, comunque, sempre averne cura. Come dire, non si finisce mai di praticare e insieme di imparare.