Martina Rao- Edujazz

Martina Rao- Edujazz

Condividi

EDUJAZZ
Uno spazio di riflessione e ispirazione dove l’educazione incontra il ritmo del jazz: flessibile, creativo, vivo.

Consigli pedagogici, suggerimenti pratici, aforismi per nutrire l’anima educativa . Per chi educa con passione, ascolto e libertà.

27/05/2026

Diffidare sempre di chi afferma di avere “tanti amici” non significa giudicare la quantità in sé, ma interrogarsi sul significato che viene attribuito alla parola amicizia.
L’amicizia, nella sua forma più autentica, non è una collezione di contatti in agenda né una somma di presenze sociali, ma un legame costruito nel tempo, fatto di fiducia, ascolto reciproco e soprattutto continuità emotiva. È qualcosa che si misura più nella profondità che nella larghezza.
Quando qualcuno dichiara di avere molti amici, può semplicemente intendere di avere una vita sociale ricca e variegata. Tuttavia, in alcuni casi, può riflettere una visione più superficiale del legame umano, dove il termine “amico” viene usato con troppa leggerezza.
In questo senso, non è l’abbondanza di relazioni a essere sospetta, ma il valore che viene attribuito.
Se ogni persona viene definita “amico” allo stesso modo, senza differenze di intensità e responsabilità emotiva, si rischia di svuotare la parola del suo peso.
L’amicizia, infatti, può essere considerata un sentimento sacro come l’amore, perché richiede tempo, cura, reciprocità e non è qualcosa che si moltiplica facilmente senza cambiare natura. Come tutte le cose profonde, vive di selezione naturale, pochi legami, ma solidi, capaci di resistere alle difficoltà e di attraversare il tempo.
Per questo motivo, è utile osservare come si parla delle relazioni, se vengono considerate tutte allo stesso livello o se viene riconosciuto la differenza tra chi passa e chi resta davvero.
In questa distinzione si capisce spesso il vero valore che si attribuisce all’amicizia.

25/05/2026

Non lasciare che la paura rovini ciò per cui hai lavorato.
L’ansia da prestazione colpisce proprio quando tieni davvero a qualcosa.
È il segno che ci stai mettendo il cuore.
Respira. Fidati di te. Sei più preparato di quanto credi. E anche se sbagli, stai crescendo.
Il coraggio non è assenza di paura, ma andare avanti nonostante essa.

22/05/2026

Essere disponibili, gentili e alla mano è una qualità profonda.
Eppure, dal punto di vista psicologico, queste caratteristiche vengono spesso fraintese.
Chi ha confini interiori fragili tende a leggere la gentilezza come una porta sempre aperta, non come una scelta consapevole. In questi casi, la disponibilità altrui non viene riconosciuta come valore, ma come risorsa da usare e non per cattiveria, ma per mancanza di consapevolezza emotiva.
La verità è che non tutti sanno relazionarsi con chi è autentico e alcune persone si sentono a disagio davanti a chi agisce senza secondi fini, perché questo mette in luce le proprie insicurezze o i propri schemi relazionali.
Essere gentili non significa essere accessibili a tutto e a tutti.
La maturità psicologica sta nel saper mantenere empatia e umanità, senza rinunciare ai propri confini.

06/05/2026

Semplicemente grazie .

13/04/2026

Non sei il contenitore delle mancanze altrui. Meriti rispetto, prima di tutto da te stesso. Impara a mettere confini chiari, a dire “no, grazie” senza sensi di colpa e a scegliere ciò che ti fa stare bene.
Non permettere a nessuno di approfittarsi della tua disponibilità, del tuo tempo o della tua bontà.

✨Buona lunedi ✨

07/04/2026

Dopo gli educatori, gli assistenti sociali. VITA riporta che tra 2023 e 2024 i candidati all’abilitazione per assistenti sociali sono calati di circa il 35%.

E ancora qualcuno avrà il coraggio di dire che il problema sono i professionisti che “non si trovano”.

No. Il problema è che il lavoro sociale, in questo Paese, viene celebrato nei convegni e consumato nella realtà.

Si invoca la centralità della cura. Si riempiono i discorsi pubblici di parole come comunità, fragilità, prossimità. Poi però, quando arriva il momento di riconoscere davvero chi quel lavoro lo fa, tornano stipendi bassi, responsabilità enormi e un riconoscimento professionale che troppo spesso resta solo sulla carta.

E allora forse bisognerebbe smetterla con la favola dei professionisti introvabili. Perché qui non mancano le vocazioni. Manca la dignità del lavoro sociale sempre più spremuto.

C’entrano le troppe organizzazioni del terzo settore che comprimono il costo del lavoro sulla pelle dei professionisti.
C’entra la Pubblica Amministrazione che finanzia male i servizi e controlla poco o nulla.
C’entra una cultura diffusa che pretende professionisti impeccabili, disponibili, resilienti, possibilmente anche grati. E che poi, al primo caso mediatico, è pronta a metterli alla gogna, a semplificare il loro lavoro e a trasformarli in un bersaglio pubblico.

Poi ci si stupisce se molti scelgono altro.

La verità è più semplice e più scomoda: non stiamo perdendo professionisti perché non hanno più voglia di impegnarsi. Li stiamo perdendo perché li abbiamo abituati a pagare di tasca propria — economicamente, emotivamente, umanamente — il prezzo di un welfare che vuole reggersi spendendo poco.

Non mancano i professionisti. Manca il coraggio di pagarli, riconoscerli e rispettarli davvero.

Photos from Martina Rao- Edujazz's post 04/04/2026

Educare non è solo un lavoro, ma una scelta quotidiana, una vera vocazione.

Auguro a tutti voi una serena Pasqua 🌷

27/03/2026

Non esistono educatori introvabili.
Esistono educatori che si sono stancati di essere trattati come manodopera a basso costo, con laurea, responsabilità enormi e stipendio da sopravvivenza.

Poi però il racconto pubblico è sempre lo stesso: non si trovano professionisti.

Comodo. Molto comodo. Così non si parla mai dei veri responsabili.

Di quelle organizzazioni non profit che si riempiono la bocca di valori e poi non applicano correttamente i contratti collettivi. Della Pubblica Amministrazione che bandisce servizi con rette inadeguate e, una volta assegnati, non controlla nulla: né le condizioni di lavoro, né la qualità reale dei servizi, né il rispetto degli impegni assunti.

Ed è anche per questo che ogni volta che leggo articoli sulle cooperative che sfruttano gli educatori mi irrito profondamente, perché generalizzare è ingiusto e serve solo a nascondere le responsabilità vere.

Perché fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato ed è comodo. Ci sono cooperative che il contratto lo applicano davvero, che tutelano i lavoratori, che provano ogni giorno a tenere insieme qualità dei servizi e dignità del lavoro. Ed è proprio per rispetto verso queste realtà che bisogna dire con chiarezza chi, invece, continua a giocare al ribasso.

E non si parla mai fino in fondo di come, in questo settore, si continui a svalutare il lavoro educativo anche nelle forme più concrete: nelle notti passive pagate come tempo morto, come se di notte i problemi dormissero e le responsabilità sparissero, nel mancato riconoscimento del ruolo, delle competenze, della tenuta emotiva e professionale che questo mestiere richiede ogni giorno.

Si pretende professionalità altissima. Si paga il minimo (quando si paga). Si scarica tutto sugli educatori. E poi ci si sorprende e guardano altrove.
Fanno bene. Perché non stanno tradendo il sociale. Stanno smettendo di farsi tradire da un sistema che, da anni, regge sull’ipocrisia.

Il problema non sono gli educatori che mancano. Il problema sono quelli che li hanno consumati.

17/02/2026

L'universo ti protegge da ciò che non è destinato a te

12/02/2026

Ci hanno insegnato a capire.
Non sempre a sentire.

Non convincerti.
Ascoltati.

Vuoi che la tua scuola/universitàa sia il Scuola/università più quotato a Palermo?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Telefono

Sito Web

Indirizzo

Via Francesco Palumbo Minà
Palermo