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🇸🇻 EL SALVADOR: più sicurezza, ma meno democrazia📉 Da paese più violento al mondo a uno dei più sicuri: in pochi anni Na...
08/07/2026

🇸🇻 EL SALVADOR: più sicurezza, ma meno democrazia

📉 Da paese più violento al mondo a uno dei più sicuri: in pochi anni Nayib Bukele ha abbattuto il tasso di omicidi, conquistando un consenso sostanziale tra i salvadoregni. 📈

⛓️ Ma i metodi sono brutali: uno stato d'eccezione permanente, oltre 110.000 arresti e denunce di torture e morti in custodia. E le istituzioni ne escono svuotate: Corte Suprema cooptata, possibilità di rielezione indefinita, stampa e opposizione sotto pressione. Gli indici internazionali parlano ormai di autocrazia elettorale 🗳️

🌎 E il caso salvadoregno è diventato un modello per la destra populista latinoamericana. Anche se, dove si è tentato di replicarlo, i risultati hanno deluso 📊

⚖️ Resta un dilemma antico, e più attuale che mai: quanta libertà siamo disposti a cedere in cambio di più sicurezza? 🤔

Diteci la vostra nei commenti👇

🇨🇴 La Colombia svolta a destra. Il 21 giugno, al ballottaggio delle presidenziali, l’avvocato Abelardo de la Espriella h...
24/06/2026

🇨🇴 La Colombia svolta a destra. Il 21 giugno, al ballottaggio delle presidenziali, l’avvocato Abelardo de la Espriella ha battuto il senatore di sinistra Iván Cepeda con il 49,7% contro il 48,7%: uno degli scarti più stretti mai registrati in un secondo turno e una delle affluenze più alte della storia recente del Paese. Si chiudono così i quattro anni di Gustavo Petro, primo presidente di sinistra della storia colombiana, che non poteva ricandidarsi perché la Costituzione vieta un secondo mandato.⚖️
🇨🇴Outsider mai eletto a una carica pubblica, “El Tigre” ha costruito la sua vittoria su una campagna spettacolare, una forte presenza social e una retorica anti-establishment. Il cuore del programma è la sicurezza: pugno di ferro sul modello di Bukele, megacarceri e rottura con la “pace totale” di Petro, la strategia di negoziare il disarmo dei gruppi armati considerata in larga parte fallita. Sull’economia il riferimento è invece Milei, tra riduzione dello Stato e tagli a tasse e burocrazia.🐅
🌎La sua affermazione si inserisce nell’onda di destra che attraversa l’America Latina, dal Cile all’Honduras fino al Perù, con l’endorsement di Donald Trump arrivato dopo il primo turno. Ma il voto lascia aperte più domande che certezze: accuse incrociate di brogli respinte dagli osservatori internazionali, un Congresso in cui non ha la maggioranza, e un programma radicale che diversi analisti giudicano un rischio per lo Stato di diritto.⚖️
Una democrazia sana che scopre l’alternanza, o un passo verso la deriva illiberale?
elezioni scienzapolitica democrazia NeSDe

Negli ultimi due post abbiamo parlato del ballottaggio in Perù e della Landsgemeinde svizzera. I Consigliati da NeSDe di...
17/06/2026

Negli ultimi due post abbiamo parlato del ballottaggio in Perù e della Landsgemeinde svizzera. I Consigliati da NeSDe di questa settimana ripartono da lì: tre risorse in formati diversi per approfondire e ampliare questi temi.

🎬 Si parte da The Fall of Fujimori di Ellen Perry (2005), candidato all’Emmy e oggi disponibile su YouTube. Nel 1990 il quasi sconosciuto sconosciuto Alberto Fujimori conquista a sorpresa la presidenza del Perù; dieci anni dopo fugge in Giappone, braccato da accuse di corruzione, sequestro e omicidio. Nell’esilio concede a Perry un’intervista senza precedenti, intrecciata con filmati inediti del regime: un ritratto di come un leader autoritario giustifica lo smantellamento delle istituzioni nel nome della lotta al terrorismo. È il volto peruviano dell’arretramento democratico e lo sfondo dinastico del ballottaggio di oggi, in cui corre Keiko, figlia di Alberto. 🇵🇪

📚 Si prosegue allargando lo sguardo dal Perù all’intero continente: Scott Mainwaring e Aníbal Pérez-Liñán, Democracies and Dictatorships in Latin America: Emergence, Survival, and Fall (Cambridge University Press, 2013), ormai un riferimento nella letteratura. Ricostruendo le storie politiche dei venti paesi latinoamericani dal 1900 a oggi, gli autori si chiedono perché i regimi emergono, sopravvivono o crollano: a contare di più sono le preferenze degli attori più potenti: quanto considerano la democrazia un valore in sé e il radicalismo dei loro programmi, oltre alle influenze transnazionali. Una cornice continentale entro cui leggere casi come quello peruviano. 🌎

🎙️ Si chiude con un’ottima risorsa per approfondire democrazia partecipativa e deliberativa, temi toccati nel post sulla Landsgemeinde svizzera: Democrazie Oltre il Voto, l’episodio del podcast What About di diBase con il nostro Andrea . Dopo averle definite, si riflette su come queste forme potrebbero riavvicinare i cittadini alla democrazia e al dibattito pubblico, aiutandoli a navigare la complessità del presente sfuggendo a semplificazione e polarizzazione. 🗳️

Fujimori AmericaLatina documentario NeSDe

Perù al ballottaggio: un risultato in bilico 🇵🇪Il 7 giugno i peruviani hanno scelto tra Keiko Fujimori, candidata di des...
10/06/2026

Perù al ballottaggio: un risultato in bilico 🇵🇪

Il 7 giugno i peruviani hanno scelto tra Keiko Fujimori, candidata di destra, e Roberto Sánchez, di sinistra. A scrutinio quasi completo i due sono separati da pochi decimi di punto, con Sánchez in leggero vantaggio. Mancano ancora i seggi esteri, attesi a favore di Fujimori, e il risultato definitivo non arriverà prima di luglio.

Nel carosello ricostruiamo come ci si è arrivati: un primo turno con 35 candidati e due finalisti che insieme valgono appena il 29% dei voti, i profili dei due sfidanti e le loro proposte.

C'è poi il dato che pesa più di ogni programma: un elettorato esausto, tra astensione record e schede bianche che, sommate, avrebbero superato qualsiasi candidato. Una disaffezione che affonda le radici nella fragilità delle istituzioni.
Chi vincerà sarà infatti il nono presidente in dieci anni, in un paese che ne ha rimossi tre negli ultimi cinque e ne ha quattro in carcere. La vera incognita non è chi si insedierà il 28 luglio, ma se riuscirà a durare.

E secondo voi chi la spunterà? Diteci la vostra nei commenti 👇

🌍 Nasce "Democrazie dal mondo", la nostra nuova rubrica alla scoperta delle particolarità e delle curiosità dei sistemi ...
03/06/2026

🌍 Nasce "Democrazie dal mondo", la nostra nuova rubrica alla scoperta delle particolarità e delle curiosità dei sistemi democratici. Perché la democrazia non è un concetto monolitico, ma un'idea viva, declinata in modi sorprendenti che possono aprire a interrogativi giuridici, sociali ed etici.
Si parte dalla Svizzera, con uno degli archetipi sopravvissuti della democrazia assembleare e deliberativa: la Landsgemeinde.🇨🇭
Si tratta dell'assemblea cantonale all'aperto in cui i cittadini legiferano di persona. Oggi sopravvive in due soli Cantoni, Appenzello Interno e Glarona, dove una volta l'anno gli aventi diritto si riuniscono in piazza, nel Ring, e votano per alzata di mano: ogni cittadino è co-legislatore. 🙋
Nata alla fine del XIII secolo (prime attestazioni a Svitto nel 1294), ha storicamente svolto un ruolo di contrappeso istituzionale, impedendo il consolidarsi di oligarchie locali. È l'espressione più radicale dei tre pilastri del costituzionalismo svizzero: democrazia diretta, federalismo e sussidiarietà.
Eppure questo modello di democrazia diretta si scontra con il dilemma delle dimensioni di Robert Dahl: più cresce la popolazione, più l'assemblea plenaria diventa ingestibile. Non a caso quasi ovunque la Landsgemeinde è stata soppiantata da referendum e iniziative popolari. ⚖️
Resta da chiedersi: la deliberazione in piazza è ancora un gold standard della partecipazione civica, o un modello inapplicabile alle società di massa? Facci sapere la tua opinione nei commenti 👇

Tornando sul democratic backsliding, proponiamo tre contenuti in formati diversi che illuminano il fenomeno da angolazio...
27/05/2026

Tornando sul democratic backsliding, proponiamo tre contenuti in formati diversi che illuminano il fenomeno da angolazioni complementari. Un saggio per la grammatica teorica con cui leggerlo, un film per la sua rappresentazione cinematografica, un podcast per riflettere su soluzioni democratiche innovative per contrastarlo.
📚 Si parte da Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, Come muoiono le democrazie (Laterza, 2018; orig. How Democracies Die, Crown). La tesi centrale è chiara: oggi le democrazie non muoiono con un colpo di stato, ma per logoramento. Leader regolarmente eletti smantellano dall’interno i contrappesi istituzionali e violano le norme non scritte su cui poggia il gioco democratico, in particolare la tolleranza reciproca (mutual toleration) tra avversari e l’autocontenimento istituzionale (institutional forbearance) nell’uso dei poteri formali. Attraverso casi che spaziano dalla Germania di Weimar all’Ungheria di Orbán, dal Venezuela di Chávez agli Stati Uniti di Trump, i due politologi di Harvard ricostruiscono l’anatomia del processo.⚖️
🎬 Si prosegue con Yellow Letters (Gelbe Briefe) di İlker Çatak, Orso d’Oro al 76º Festival di Berlino. Un’attrice di teatro e un drammaturgo di Ankara finiscono nel mirino del regime di Erdoğan dopo uno spettacolo politicamente scomodo. Le “lettere gialle” del titolo sono le buste con cui lo stato turco notifica azioni legali e provvedimenti amministrativi: arrivano in serie, portando con sé la perdita del lavoro, lo sfratto, l’esilio interno. Il film racconta il meccanismo attraverso cui un sistema tecnicamente democratico usa procedure legali e pressione burocratica per colpire chi dissente. 🇹🇷
🎙️ Si chiude con Democratic Innovations, podcast coordinato dall’Istituto di Scienze Sociali dell’Università di Lisbona e sostenuto dal progetto europeo INCITE-DEM. Dopo la diagnosi politologica e la sua messa in scena cinematografica, il podcast offre uno spazio per riflettere su modi innovativi di praticare la democrazia in risposta ai suoi problemi di legittimazione e alle minacce dell’arretramento democratico. Fra gli ospiti, anche il nostro .felicetti 🇪🇺

Con “democratic backsliding” si indica il deterioramento di istituzioni, elezioni competitive, libertà civili e bilancia...
20/05/2026

Con “democratic backsliding” si indica il deterioramento di istituzioni, elezioni competitive, libertà civili e bilanciamento dei poteri. Oggi non parliamo più di colpi di stato, ma di un’erosione graduale guidata da leader regolarmente eletti che svuotano le istituzioni dall’interno.

🔴 I DATI DEL DEMOCRACY REPORT 2026 (V-Dem):

Il livello di democrazia globale è tornato ai valori del 1978.
Il 74% della popolazione mondiale vive oggi in regimi autocratici (era il 50% nel 2005).
Il 41% vive in paesi con un declino democratico attivo (contro il 9% di vent’anni fa).

Il fenomeno ha raggiunto democrazie consolidate: tra i nuovi paesi in arretramento figurano Italia, Regno Unito e Stati Uniti (questi ultimi hanno perso lo status di democrazia liberale per la prima volta in oltre 50 anni).

⚙️ COME FUNZIONA OGGI IL “BACKSLIDING”?
Espansione dell’esecutivo: Chi governa indebolisce i contrappesi al proprio potere per via “formale e legale”.

Manipolazione e Media: Nessuna frode il giorno del voto, ma controllo dei media, regole ridisegnate e pressioni sull’opposizione. La libertà di espressione e di stampa è la prima a erodersi.

La sfida di oggi non è difendersi dai colpi di stato, ma riconoscere l’erosione mentre avviene dall’interno delle nostre stesse istituzioni.
Backsliding Informazione.

Martedì 15 maggio 2026, il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e StudiInternazionali dell’Università di Padova...
13/05/2026

Martedì 15 maggio 2026, il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi
Internazionali dell’Università di Padova ospiterà il workshop “Democracies and Democratic
Backsliding: Conceptual, Theoretical and Empirical Challenges “.
L’evento riunirà esperti e ricercatori per analizzare un tema di cruciale attualità:
l’arretramento democratico (democratic backsliding).
Sarà un’occasione unica per:
🔬 Conoscere il progetto di ricerca DEMOSLIDING e i suoi risultati preliminari (con Paolo
Graziano, Andrea Felicetti, Edoardo Grillo).
📚 Affrontare il democratic backsliding da un punto di vista sociologico, teorico e di ricerca
empirica (con Natascha Wunsch, Licia Cianetti e Johannes Gerschewski)
🌏 Approfondire il ruolo dei movimenti sociali in Portogallo e affrontare casi studio di
Spagna, Grecia e Italia post-2022 (con Guya Accornero, Martin Portos, Lamprini Rori e
Guido Panzano)
️ 🗓️ Quando: Martedì 15 Maggio 2026, 9:00 - 13:45
📍 Dove: Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali, Università di
Padova, Via del Santo, 28, Aula A.
Facci sapere se ci sarai nei commenti!

La grazia è un provvedimento di clemenza individuale diverso dall'amnistia, che cancella il reato per intere categorie d...
07/05/2026

La grazia è un provvedimento di clemenza individuale diverso dall'amnistia, che cancella il reato per intere categorie di persone. Essa agisce sulla pena già definitiva: può estinguerla, ridurla o trasformarla in una più lieve. Non cancella il reato dalla storia di chi l'ha commesso, ma può cambiarne radicalmente il futuro. È, in sostanza, uno strumento residuale pensato per correggere quei casi in cui la rigida applicazione della legge produce risultati percepiti come ingiusti.

Le origini della grazia affondano nell'idea stessa di sovranità assoluta. Il sovrano si poneva al di sopra della legge: poteva condannare, ma poteva anche perdonare. La clemenza era un atto di potere, prima ancora che di giustizia.
Con l'Illuminismo, però, questo istituto cominciò ad essere messo seriamente in discussione. Il dibattito più celebre fu quello tra due giganti del pensiero politico e giuridico: Montesquieu, che riteneva la grazia ammissibile e persino necessaria in certi casi, e Cesare Beccaria, che ne chiedeva l'abolizione. Per Beccaria, con il progressivo mitigarsi delle pene, la grazia sarebbe diventata non solo superflua, ma addirittura pericolosa per la certezza del diritto: uno strumento arbitrario nelle mani di chi governa. Secoli dopo, quel dibattito non si è mai davvero chiuso.

Nonostante le critiche, la grazia ha dimostrato una straordinaria capacità di sopravvivenza. È presente, in forme diverse, in quasi tutti gli ordinamenti giuridici moderni. In continuità con la sua origine monarchica, è quasi sempre una prerogativa del Capo dello Stato — ma spesso esercitata in dialogo con altri organi istituzionali, come i ministri della giustizia o le autorità giudiziarie. Vediamo come funziona in alcuni dei principali Paesi.
🇮🇹 Italia: la grazia è disciplinata dall'art. 87 della Costituzione e spetta al Presidente della Repubblica. La domanda viene presentata al Ministro della Giustizia, che istruisce il procedimento e trasmette gli atti al Quirinale con il proprio parere. Con la storica sentenza n. 200 del 2006, la Corte Costituzionale ha fatto chiarezza su un punto controverso: la decisione finale appartiene al Presidente, configurando la grazia come un atto sostanzialmente presidenziale.
🇫🇷 Francia: la grazia è una prerogativa personale del Presidente della Repubblica, sancita dall'art. 17 della Costituzione. Storicamente, era stata utilizzata anche in forma collettiva per gestire il sovraffollamento carcerario. Ma la riforma costituzionale del 23 luglio 2008 ha cambiato tutto: da allora, la grazia può essere concessa esclusivamente a titolo individuale, rendendo di fatto illegali le grazie collettive sistematiche. Oggi è pensata come un atto di clemenza riservato a casi davvero eccezionali, e resta una decisione discrezionale del Capo dello Stato, non soggetta ad alcun ricorso.
🇬🇧 Regno Unito: nel sistema di Common Law britannico, la grazia prende il nome di Royal Prerogative of Mercy (Prerogativa Reale di Clemenza). È una prerogativa del sovrano, che nel Giuramento dell'Incoronazione si impegna solennemente ad amministrare "giustizia con misericordia". Nella pratica odierna, viene esercitata su consiglio del Segretario di Stato per la Giustizia o per la Difesa. Si distingue tra remissione speciale (riduzione della pena), grazia condizionata e grazia incondizionata. Il caso più emblematico? Nel 2013, fu concessa postuma ad Alan Turing, il genio della crittografia condannato nel 1952 per omosessualità. Un atto tardivo, ma simbolicamente potentissimo.
🇨🇭 Svizzera: il sistema elvetico si distingue per la sua struttura federale. La grazia è disciplinata dalla Costituzione federale (art. 173) e dal Codice penale (art. 383). La competenza varia in base all'origine della sentenza: spetta all'Assemblea federale plenaria per le condanne emesse da autorità federali, e ai singoli Cantoni per quelle pronunciate a livello cantonale. Una soluzione che riflette perfettamente l'architettura istituzionale svizzera.

La grazia rimane uno degli istituti più antichi e affascinanti del diritto contemporaneo. Ma apre anche moltissimi interrogativi: su quali basi viene scelto cos’è giusto? E chi garantisce che ogni passaggio dell’iter sia controllato?
Parliamone! Lasciaci la tua opinione nei commenti.

🇧🇬 La Bulgaria ha votato per la prima volta in modo decisivo dopo 8 elezioni in 5 anni.L’ex presidente Rumen Radev e il ...
29/04/2026

🇧🇬 La Bulgaria ha votato per la prima volta in modo decisivo dopo 8 elezioni in 5 anni.
L’ex presidente Rumen Radev e il suo partito, Bulgaria Progressista, hanno ottenuto il 44,6% dei voti e 131 seggi su 240 — la prima maggioranza assoluta di un singolo partito dal 1997. Il GERB di Borissov crolla al suo peggior risultato storico (13,4%). La coalizione liberal-riformista e pro-europea PP-DB ottiene il 12,6% e 37 seggi. Il DPS, partito che esprime la minoranza turca nel paese, controllato dall’oligarca Delyan Peevski, si è fermato al 7,1%. L’estrema destra nazionalista e Vazrazhdane è crollata al 4,3%. Affluenza al 51,1%, la più alta dal 2021.
Un voto che arriva dopo anni di crisi: corruzione sistemica, affluenza precipitata al 34% nel 2024, e le piazze di dicembre 2025 con oltre 100.000 persone contro il “modello Borissov-Peevski” — l’intreccio tra politica, oligarchia e controllo dell’80% della stampa bulgara.

🇧🇬Radev si presenta come l’uomo che smantellerà il sistema: 62 anni, ex pilota e comandante del’aeronautica bulgara, formatosi nell’era sovietica e già presidente nel 2016 riconfermato poi nel 2021.
Una traiettoria che ricorda quella di Péter Magyar in Ungheria: una figura cresciuta dentro le élite che cavalca l’onda anti-establishment.

🇧🇬Ma sulla politica estera fa discutere: definisce la Crimea “russa”, è contrario alle armi all’Ucraina e alle sanzioni UE. Posizioni con radici storiche profonde, ma che lo distinguono nettamente dagli alleati europei.
Non è detto che sia un nuovo Orbán - ha confermato il percorso europeo e i fondi UE restano vitali per il paese più povero dell’Unione. Ma la partita è ancora aperta: per le riforme costituzionali servono 160 seggi, e le alleanze sono ancora tutte da costruire. L’ipotesi più discussa è un’intesa con PP-DB, che convergerebbe sull’anticorruzione e potrebbe bilanciare sul dossier estero. L’alternativa - insufficiente per riforme costituzionali - sarebbe un’intesa con i nazionalisti.
Lo scenario resta aperto e Nesde attenta ai futuri sviluppi.

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