07/05/2026
La grazia è un provvedimento di clemenza individuale diverso dall'amnistia, che cancella il reato per intere categorie di persone. Essa agisce sulla pena già definitiva: può estinguerla, ridurla o trasformarla in una più lieve. Non cancella il reato dalla storia di chi l'ha commesso, ma può cambiarne radicalmente il futuro. È, in sostanza, uno strumento residuale pensato per correggere quei casi in cui la rigida applicazione della legge produce risultati percepiti come ingiusti.
Le origini della grazia affondano nell'idea stessa di sovranità assoluta. Il sovrano si poneva al di sopra della legge: poteva condannare, ma poteva anche perdonare. La clemenza era un atto di potere, prima ancora che di giustizia.
Con l'Illuminismo, però, questo istituto cominciò ad essere messo seriamente in discussione. Il dibattito più celebre fu quello tra due giganti del pensiero politico e giuridico: Montesquieu, che riteneva la grazia ammissibile e persino necessaria in certi casi, e Cesare Beccaria, che ne chiedeva l'abolizione. Per Beccaria, con il progressivo mitigarsi delle pene, la grazia sarebbe diventata non solo superflua, ma addirittura pericolosa per la certezza del diritto: uno strumento arbitrario nelle mani di chi governa. Secoli dopo, quel dibattito non si è mai davvero chiuso.
Nonostante le critiche, la grazia ha dimostrato una straordinaria capacità di sopravvivenza. È presente, in forme diverse, in quasi tutti gli ordinamenti giuridici moderni. In continuità con la sua origine monarchica, è quasi sempre una prerogativa del Capo dello Stato — ma spesso esercitata in dialogo con altri organi istituzionali, come i ministri della giustizia o le autorità giudiziarie. Vediamo come funziona in alcuni dei principali Paesi.
🇮🇹 Italia: la grazia è disciplinata dall'art. 87 della Costituzione e spetta al Presidente della Repubblica. La domanda viene presentata al Ministro della Giustizia, che istruisce il procedimento e trasmette gli atti al Quirinale con il proprio parere. Con la storica sentenza n. 200 del 2006, la Corte Costituzionale ha fatto chiarezza su un punto controverso: la decisione finale appartiene al Presidente, configurando la grazia come un atto sostanzialmente presidenziale.
🇫🇷 Francia: la grazia è una prerogativa personale del Presidente della Repubblica, sancita dall'art. 17 della Costituzione. Storicamente, era stata utilizzata anche in forma collettiva per gestire il sovraffollamento carcerario. Ma la riforma costituzionale del 23 luglio 2008 ha cambiato tutto: da allora, la grazia può essere concessa esclusivamente a titolo individuale, rendendo di fatto illegali le grazie collettive sistematiche. Oggi è pensata come un atto di clemenza riservato a casi davvero eccezionali, e resta una decisione discrezionale del Capo dello Stato, non soggetta ad alcun ricorso.
🇬🇧 Regno Unito: nel sistema di Common Law britannico, la grazia prende il nome di Royal Prerogative of Mercy (Prerogativa Reale di Clemenza). È una prerogativa del sovrano, che nel Giuramento dell'Incoronazione si impegna solennemente ad amministrare "giustizia con misericordia". Nella pratica odierna, viene esercitata su consiglio del Segretario di Stato per la Giustizia o per la Difesa. Si distingue tra remissione speciale (riduzione della pena), grazia condizionata e grazia incondizionata. Il caso più emblematico? Nel 2013, fu concessa postuma ad Alan Turing, il genio della crittografia condannato nel 1952 per omosessualità. Un atto tardivo, ma simbolicamente potentissimo.
🇨🇭 Svizzera: il sistema elvetico si distingue per la sua struttura federale. La grazia è disciplinata dalla Costituzione federale (art. 173) e dal Codice penale (art. 383). La competenza varia in base all'origine della sentenza: spetta all'Assemblea federale plenaria per le condanne emesse da autorità federali, e ai singoli Cantoni per quelle pronunciate a livello cantonale. Una soluzione che riflette perfettamente l'architettura istituzionale svizzera.
La grazia rimane uno degli istituti più antichi e affascinanti del diritto contemporaneo. Ma apre anche moltissimi interrogativi: su quali basi viene scelto cos’è giusto? E chi garantisce che ogni passaggio dell’iter sia controllato?
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