20/07/2026
Ogni vita vale. Verità e giustizia.
Abderrahim Fakir aveva 43 anni. Era un lavoratore. Era una persona.
È morto durante un intervento delle forze di polizia a Bologna.
Non è un fatto che possiamo archiviare come un tragico incidente. È una morte che impone domande, pretende risposte e richiede che ogni responsabilità venga accertata.
Non è nemmeno la prima volta.
I nomi di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Riccardo Magherini, Andrea Soldi, Giuseppe Uva, Ramy Elgaml continuano a ricordarci che quando una persona perde la vita durante un intervento o mentre si trova sotto il controllo dello Stato, non possiamo limitarci all’indignazione del momento.
Ogni volta ci viene detto di aspettare. Ogni volta si promette che sarà fatta chiarezza. Ogni volta una famiglia resta con una ferita che non si rimargina e un Paese è chiamato a interrogarsi sul rapporto tra uso della forza, tutela dei diritti e dignità della persona.
Pretendere verità e giustizia non significa delegittimare le istituzioni. Significa chiedere che siano all’altezza dei principi su cui si fonda uno Stato democratico: trasparenza, responsabilità e rispetto della vita umana.
Per Abderrahim Fakir. Per chi lo ha amato. Per tutte le persone che non possono e non devono diventare un nome da aggiungere a una lista.
Ogni vita vale. Sempre.