27/01/2026
Non dovrebbe esistere un solo giorno della memoria. E nemmeno una sola memoria. Non c'è una scala di gravità delle vite uccise. Al massimo ci sono i numeri. Ma anche quelli, sono solo quelli che sono stati contati. La frase di Primo Levi è importante perché non rivendica la memoria di qualcuno più di qualcun altro. Il fatto di avere avuto i mezzi per elaborare la propria tragedia e saperla raccontare oltre il dolore è un dono della vita, non scontato, ma non può essere fatto senza metterla a servizio di tutte le vite. Per me, da sempre, questo giorno è il giorno della memoria di tutte le vite non allineate, non conformi, che per questo sono state eliminate. Nessuna nazione deve inpossessarsi di questa memoria, non può essere uno scudo identitario. È per tutte le vite a cui non è stato concesso di esistere così come erano, dai nativi americani, uccisi nell'ordine di 100 milioni, che un giorno per la memoria non ce l 'hanno mai avuto, a tutti i Pretti e le Good, finiti nei rastrelli della violenza organizzata di stato. Assieme agli ebrei, lo ricordo sempre perché celebrando questo giorno non lo fa mai nessuno, furono deportati gli omosessuali, i testimoni di Geova, i prigionieri politici, i rom. La stella gialla era la somma di due triangoli, ma tutti i deportati avevano un triangolo con un colore specifico, la loro condanna a morte per essere come erano. Immaginate un colore per tutti i popoli vessati dalla violenza feroce. Partendo da Gaza, e abbracciando ogni terra che invece che dare nutrimento viene spalata per coprire corpi innocenti.