Ped. Alessandro Prisciandaro

Ped. Alessandro Prisciandaro Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Ped. Alessandro Prisciandaro, Scuola, Via LINEA FERRATA 57/2, Monreale.

Ho iniziato nel 1972 come educatore nella Mensa Bambini Proletari di Napoli concludendo la mia carriera come coordinatore Pedagogista Gruppo Audit Servizi Sociale Palermo.

18/06/2026

Legge 3 ottobre 2025, n. 149 – "Disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità" è una legge relativamente breve (6 articoli), ma con un forte valore simbolico e strategico perché, per la prima volta in Italia, riconosce l'obesità come una vera malattia cronica e non semplicemente come una condizione legata agli stili di vita.

Nel dibattito professionale, pedagogia e counseling vengono spesso accostati come ambiti “contigui” o addirittura sovrap...
16/01/2026

Nel dibattito professionale, pedagogia e counseling vengono spesso accostati come ambiti “contigui” o addirittura sovrapponibili. È proprio qui che nasce l’equivoco.

La pedagogia non è mai stata riducibile a una dimensione puramente teorica o istruttiva. Al contrario, l’attività pedagogica ha sempre incluso, in modo strutturato e definito, la dimensione relazionale, l’ascolto, l’accompagnamento, l’orientamento, la riflessività e la costruzione di senso. Non come aggiunte opzionali, ma come elementi costitutivi del lavoro educativo.

Il counseling – nelle sue diverse declinazioni non terapeutiche – non introduce nulla che la pedagogia non abbia già elaborato, formalizzato e praticato da decenni nei contesti scolastici, formativi, sociali ed educativi. L’ascolto attivo, la relazione d’aiuto, la postura non direttiva, la promozione dell’autonomia e della scelta consapevole sono pratiche pedagogiche prima ancora che etichette metodologiche.

Per questo motivo, non è corretto – né culturalmente né professionalmente – presentare come “counseling” ciò che è già attività pedagogica pienamente riconosciuta. Quando si scorporano frammenti della pratica educativa e li si reimpacchetta con altri nomi, non si sta integrando: si sta ridefinendo artificiosamente ciò che esiste già, spesso per aggirare confini professionali o creare nuovi mercati formativi.

L’integrazione è possibile solo se è chiara la gerarchia dei saperi:

la relazione educativa non deriva dal counseling;

è il counseling, semmai, ad aver attinto storicamente da matrici pedagogiche, soprattutto in ambito scolastico e orientativo.

Con l’attivazione dell’Ordine professionale, questo punto diventerà finalmente non negoziabile: le attività tipiche della professione pedagogica non potranno più essere vendute sotto altre etichette, né presentate come competenze “aggiuntive” quando sono già parte integrante del nostro mandato professionale.

Non si tratta di chiusura, ma di chiarezza.
Non di conflitto, ma di responsabilità culturale.
Perché senza confini chiari non c’è integrazione: c’è solo confusione.

educatori e pedagogisti devono essere figure stabili, strutturali, assunte dalla scuola, non presenze occasionali, preca...
16/01/2026

educatori e pedagogisti devono essere figure stabili, strutturali, assunte dalla scuola, non presenze occasionali, precarie o legate a progetti a termine.
La responsabilità educativa che ricopriamo è alta, continua e quotidiana, e come tale deve essere riconosciuta anche sul piano contrattuale, retributivo e istituzionale.

Finché l’educazione verrà trattata come un “supporto accessorio” e non come una funzione portante della scuola, continueremo a intervenire solo dopo le tragedie, invece che prima.
La prevenzione passa dalla presenza adulta competente, non dall’emergenza.

È una battaglia culturale e politica che come APEI stiamo portando avanti con forza:
educatori e pedagogisti dentro la scuola, con dignità professionale, stabilità e riconoscimento pieno del ruolo.

Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI
329/7309309
[email protected]

👉 Ti invito anche al convegno online APEI del 23 gennaio alle ore 21.00, dove questi temi saranno centrali:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScuszXiNJ_dukyTXRC9QWP01MO59SFF8iyP4TxooOpzvs8XFw/viewform?usp=sharing&ouid=113302310526901674134

MIE CARE/I, MI COMMENTATE LE RIFLESSIONI DA UN PUNTO DI VISTA PEDAGOGICO? E' molto importante far sentire la nostra voce...
12/01/2026

MIE CARE/I, MI COMMENTATE LE RIFLESSIONI DA UN PUNTO DI VISTA PEDAGOGICO? E' molto importante far sentire la nostra voce!!!

Cinque domande e cinque risposte che interrogano in profondità il mondo adulto, in particolare chi opera nei contesti educativi, sociali e formativi. Un contributo che non cerca colpevoli ma rilegge la tragedia come una frattura educativa, che rende visibile ciò che normalmente resta sullo sfondo:...

Capire Crans-Montana: I Concetti Chiave per Leggere la Tragedia, confronto pubblico tra educatori e pedagogisti.
10/01/2026

Capire Crans-Montana: I Concetti Chiave per Leggere la Tragedia, confronto pubblico tra educatori e pedagogisti.

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Crans-Montana: 10 domande essenziali, risposte chiare 1) Perché molti ragazzi restano fermi invece di scappare? Non è in...
09/01/2026

Crans-Montana: 10 domande essenziali, risposte chiare
1) Perché molti ragazzi restano fermi invece di scappare? Non è incoscienza: è la risposta di freezing allo shock. Il sistema nervoso blocca l’azione immediata, riducendo la capacità decisionale nei primi secondi critici.
2) I social peggiorano le reazioni in emergenza? Sì, quando spostano l’attenzione dalla sopravvivenza alla documentazione. Il rischio viene normalizzato e l’azione ritardata.
3) È colpa dei giovani? No. Le reazioni sono apprese. Se manca educazione all’emergenza, anche adulti esperti possono reagire in modo inefficace.
4) Che ruolo ha il gruppo? L’effetto branco guida le scelte: se nessuno scappa, il pericolo sembra minore. La conformità frena l’iniziativa individuale.
5) La sicurezza si improvvisa? Mai. Serve addestramento ripetuto e realistico. Le competenze automatiche salvano tempo e vite.
6) Bastano cartelli e procedure? No. Senza esercitazioni e cultura della sicurezza, le regole restano formali e non operative.
7) Chi è responsabile dell’educazione al rischio? È una responsabilità condivisa: istituzioni, organizzatori, scuola, famiglie. Non può ricadere sui singoli.
8) Eventi e locali sono adeguatamente preparati? Spesso no. La prevenzione viene sacrificata a costi e tempi, aumentando l’esposizione al rischio.
9) Cosa cambia con una vera pedagogia dell’emergenza? Trasforma la reazione: dall’immobilità all’azione consapevole, riducendo panico e ritardi decisionali.
10) Qual è la lezione educativa? La sicurezza è competenza, non istinto. Va insegnata, praticata e verificata nel tempo.
Conclusione — Crans-Montana ci ricorda che l’emergenza non perdona l’improvvisazione. Investire in educazione al rischio, addestramento e responsabilità organizzativa è una scelta pedagogica e civile, non opzionale.

Crans-Montana, residenti in marcia silenziosa per le vittime dell'incendioA Crans-Montana, marcia silenziosa per le vittime dell'incendio mortale. Vigili del...

Come pedagogisti non possiamo più limitarci a leggere ciò che accade in Venezuela solo con le lenti della geopolitica o ...
08/01/2026

Come pedagogisti non possiamo più limitarci a leggere ciò che accade in Venezuela solo con le lenti della geopolitica o della diplomazia internazionale.
L’azione e la retorica di Donald Trump producono infatti effetti che vanno ben oltre il piano politico e che interrogano direttamente il nostro campo: quello educativo e pedagogico.
Quando il messaggio che passa è che “vince il più forte”, che l’arroganza può sostituire il dialogo e che la forza diventa legittima se esercitata da chi ha potere, siamo di fronte a una vera e propria pedagogia nera.
Un modello diseducativo che rischia di diventare esempio implicito per le giovani generazioni, insegnando che il conflitto non si governa ma si schiaccia, che il limite non è valore ma debolezza, che l’altro non è interlocutore ma ostacolo.
La pedagogia, invece, nasce per affermare l’opposto: la responsabilità, il rispetto, la cooperazione, la cura delle relazioni e dei diritti.
Tollerare senza riflessione questi modelli significa accettare che l’educazione venga sostituita dalla sopraffazione come linguaggio simbolico dominante.
Per questo, come pedagogisti, abbiamo il dovere di nominare questi processi, smascherarne la portata diseducativa e riaffermare che l’educazione non può mai essere neutra: o costruisce democrazia, o prepara terreno alla violenza.

08/01/2026

Educare nell’era della distrazione permanente: perché oggi la vera sfida è l’attenzione
C’è un tema che attraversa scuole, famiglie e servizi educativi, spesso senza fare rumore ma con effetti profondi: la crisi dell’attenzione. Non è solo una questione di smartphone, social network o Intelligenza Artificiale. È una questione pedagogica, prima ancora che tecnologica.
Educatori e insegnanti lo raccontano ogni giorno: bambini e adolescenti faticano a stare nel tempo lungo, ad ascoltare, a tollerare la frustrazione, a portare a termine un compito senza continue sollecitazioni esterne. L’iperstimolazione digitale ha accelerato i ritmi cognitivi, ma ha indebolito la capacità di concentrazione profonda, quella che permette di comprendere, riflettere, dare senso.
Dal punto di vista pedagogico, il problema non si risolve con divieti rigidi o nostalgie del passato. La tecnologia non è il “nemico”. Il nodo centrale è come educare all’uso consapevole, restituendo valore al tempo lento, alla relazione educativa, alla parola che costruisce pensiero.
Educare all’attenzione significa:
insegnare a stare nel qui e ora;
aiutare i ragazzi a riconoscere le proprie emozioni;
creare contesti educativi che non rincorrano continuamente lo stimolo, ma lo selezionino;
restituire all’adulto educativo un ruolo autorevole, non autoritario.
In questo scenario, educatori e pedagogisti sono chiamati a un compito decisivo: fare da mediatori tra mondo digitale e sviluppo umano, senza demonizzazioni ma anche senza ingenuità. L’attenzione non è solo una competenza cognitiva: è una competenza di cittadinanza, perché senza attenzione non c’è ascolto, senza ascolto non c’è relazione, senza relazione non c’è educazione.
Forse la vera attualità pedagogica di oggi è tutta qui: educare non a “fare di più”, ma a stare meglio, insieme, nel tempo che viviamo.

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Monreale
90046

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