Il cammino pedagogico, Dott.ssa Laura Mazzarelli

Il cammino pedagogico, Dott.ssa Laura Mazzarelli

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“Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa e ancor di più con ciò che si è” IL CAMMINO PEDAGOGICO
Che cos’è un bambino?

Pedagogia, genitorialità, formazione

CHI SONO
Laura Mazzarelli - Pedagogista e insegnante di scuola dell'infanzia. Laureata in scienze dell'educazione, ho successivamente conseguito la laurea specialistica in consulenza pedagogica e ricerca educativa. Infine, mi sono laureata a pieni voti in scienze della formazione primaria e ho vinto il concorso docenti 2016. Ho collaborato fino al 2020 con la

10/06/2026

Continuerò, insistentemente, a credere che il rapporto tra insegnanti e genitori sia un terreno da coltivare.
Grazie ♥️

“Care Maestre,

c’è una parola che sembra semplice e che oggi, più che mai, racchiude un significato immenso: GRAZIE.

Un grazie che forse non sarà mai abbastanza per raccontare tutto ciò che avete seminato, donato e fatto fiorire in questi anni.

Avete preso per mano i nostri bambini e li avete accompagnati per tre lunghi anni, giorno dopo giorno, con pazienza, dolcezza e infinita dedizione.

Li avete accolti quando erano piccoli, fragili, pieni di timidezza e meraviglia.

Li avete guidati con pazienza infinita, con dolcezza, con uno sguardo sempre attento e pieno d’amore.

Avete insegnato loro a cadere e rialzarsi, a credere in sé stessi, a rispettare gli altri, a trovare il coraggio anche quando sembrava mancare e a sorridere anche nei momenti più incerti.

Avete trasformato ogni giorno in una scoperta, ogni difficoltà in una possibilità, ogni piccolo passo in una conquista enorme.

E mentre loro crescevano, anche noi genitori vi guardavamo… e ci siamo commossi.

Perché attraverso voi abbiamo visto cosa significa davvero educare con il cuore, con dedizione, con autenticità.

I nostri bambini porteranno per sempre con loro il segno del vostro prezioso lavoro: nei loro occhi curiosi, nei loro piccoli grandi pensieri, in tutto ciò che oggi sono.

Perché ciò che avete donato continuerà a restare, crescere e vivere dentro di loro, continuando a fiorire nella loro crescita.

Grazie per aver visto in ogni bambino qualcosa di unico.

Grazie per averli fatti sentire importanti, ascoltati e accolti.

Grazie per aver lasciato un’impronta così bella ed indelebile.

Vi porteremo sempre con noi, con gratitudine e affetto.

Con il cuore, ”

07/06/2026

📣 Fumogeni colorati, cori, trombe, applausi, striscioni. Bambini che escono da scuola accolti da adulti in festa che ricordano, a tratti, l'ingresso in uno stadio.

Ciò si verifica soprattutto alla fine della scuola primaria. Certamente è un passaggio importante. Per i bambini rappresenta una soglia: l’età in cui non sono “né carne né pesce”, quegli undici anni sospesi tra l'infanzia che si allontana e un'identità ancora tutta da scoprire. È il momento in cui si lasciano alle spalle luoghi familiari, insegnanti che hanno accompagnato la crescita, amicizie, abitudini e certezze costruite negli anni. Un tempo vigeva l’esame di quinta elementare come rito di passaggio alla preadolescenza anticipata di adesso.

Ogni passaggio merita di essere riconosciuto.
Eppure, osservando queste scene, una domanda continua ad accompagnarmi:
che cosa stiamo davvero celebrando e qual è il bisogno degli adulti? C’è una finalità educativa nei confronti dei bambini?

I fumogeni, la folla, le trombe, i coriandoli, la spettacolarizzazione appartengono soprattutto al mondo degli adulti, al nostro bisogno di segnare un traguardo, di enfatizzare il momento, di urlare che è arrivata la fine. E la fine non è il coronamento, non è il compimento ritualizzato.

Ma i bambini, mentre tutto questo accade, cosa stanno vivendo davvero?
Forse qualcuno si diverte, qualcuno si stupisce, ma forse qualcuno prova anche nostalgia, timore, incertezza. Perché crescere non significa soltanto arrivare, concludere qualcosa, significa anche elaborare, lasciare andare, congedarsi, aver bisogno di silenzio.

Credo che ogni volta che accompagniamo un bambino in un passaggio importante dovremmo domandarci se stiamo creando uno spazio per lui o se stiamo riempiendo quello spazio con il nostro modo di viverlo. Perché i passaggi più significativi non hanno necessariamente bisogno di enfasi, hanno bisogno di essere riconosciuti. Hanno bisogno di adulti capaci di stare accanto, di ascoltare, di dare un nome alle emozioni che emergono, quando si creano le condizioni per farle emergere.

Di adulti che sappiano dire:
"Ti vedo. Vedo che stai crescendo. E sono qui mentre attraversi questo cambiamento." Forse è questo il dono più grande che possiamo offrire ai bambini quando si trovano sulla soglia di una nuova tappa del loro cammino.
Per questo credo che la questione non riguardi i fumogeni, le trombe o i cori in sé. Riguarda ciò che essi rappresentano nel nostro modo di guardare alla crescita.

Mi domando se, nel desiderio di creare lo straordinario, non rischiamo talvolta di perdere il significato profondo delle tappe evolutive: il valore dell'attesa, della trasformazione, della fatica che accompagna ogni conquista e della consapevolezza che crescere significa anche attraversare emozioni complesse.

Ogni passaggio ha bisogno di essere riconosciuto e forse più che essere spettacolarizzato, ha bisogno di essere abitato.

Laura Mazzarelli

⚜️www.ilcamminopedagogico.it

05/06/2026

👩‍🍼Quando nasce un fratellino, il primo figlio non diventa grande. Semplicemente è nato prima. Resta un bambino della sua età, solitamente di due, tre anni, quattro e quindi piccolo, con le sue esigenze, nel pieno diritto di viversi il suo percorso di crescita.

👧🏻Le parole creano la realtà ormai lo sappiamo bene. Se definisco “grande” un fratello maggiore in qualche modo, implicitamente, gli sto anche affidando la responsabilità di esserlo nei confronti del più piccolo ma lui non è tenuto a proteggere né tantomeno a dare il buon esempio, o a rinunciare al proprio gioco per far smettere di piangere il nuovo arrivato. Nessun bambino al quale viene chiesto di annullarsi, di rinunciare, di mettersi da parte, di “fare il bravo” potrà sviluppare affetto verso il proprio fratello anzi, il fastidio per la sua presenza aumenterà.

👨🏻‍🦱La gestione della relazione è responsabilità dell’adulto.

💞Ogni volta invece che il primo figlio viene visto e ascoltato profondamente, rispettato nelle sue esigenze, garantito nel suo esistere, ogni volta che la mamma o il papà sapranno leggere i comportamenti della sua età, sapranno decodificare le sue emozioni e restituirgliele in modo adeguato accadrà qualcosa di straordinario: sarà lui stesso a trasferire grazie all’esempio ricevuto lo stesso amore e le stesse attenzioni al fratello più piccolo, naturalmente.

Laura Mazzarelli

⚜️Per approfondire: “La gelosia e le altre emozioni correlate” https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/la-gelosia-e-un-emozione-che-attraversa-i-bambini-e-con-la-quale-imparano-a-convivere-molto-presto/

02/06/2026

Ad un certo punto il bambino si mette su due piedi e vuole camminare.
Forse è questo il momento più significativo che poi viene usato metaforicamente per parlare delle cadute e dei momenti di fallimento nella vita adulta e della nostra capacità di rialzarci.

Il bambino cade e si rialza, naturalmente. Prova e riprova. Come dice Louise L. Hay: “Se un bambino si arrendesse alla prima caduta, non imparerebbe mai a camminare.”
Egli risponde alla chiamata della vita e si rialza. Prima però ci guarda e legge in uno sguardo le nostre emozioni: la paura che si sia fatto male, l’ansia perché accada ancora, il nervoso per il mancato controllo, la sorpresa divertita accompagnata da un “Patapunfete!”, l’incitamento a provare ancora, la fiducia che ce la farà, la pazienza di aspettarlo.
Il bambino legge la nostra realtà e così crea la propria.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il bambino stia imparando a camminare. Non diciamo: “sta sbagliando a camminare!”. Non vediamo l’errore ma leggiamo le sue cadute come funzionali alla costruzione di una competenza.

Se poi incontra un gradino il bambino lo studia, prende le misure. Se stiamo accanto a lui in silenzio e senza intervenire, lasciandolo libero di trovare il modo a lui più funzionale, potremo osservare che ad esempio si girerà e con la gamba misurerà il vuoto, quello spazio che lo separa dal gradino successivo. Sta elaborando una strategia possibile. Sta provando. E ancora il nostro atteggiamento è fondamentale per spingerlo o in una direzione di fiducia e autostima o di chiusura e paura del mondo.

Quante cose deve ancora imparare? E noi, quante cose possiamo ancora imparare? Provare fa parte del processo di apprendimento, serve a elaborare strategie, serve a essere consapevoli di come funzioniamo, di quali strumenti abbiamo bisogno. Provando si impara e dobbiamo ricordarcelo quando quello stesso bambino imparerà a risolvere un’espressione algebrica.

Dire “sto provando” dispone al nuovo tentativo, dire “ho sbagliato” chiude le possibilità, non permette di evolvere. Vale per i bambini e vale per gli adulti.

Teniamolo presente, perché le parole creano la realtà, anche quella interiore.

Laura Mazzarelli

⚜️www.ilcamminopedagogico.it

31/05/2026

In queste poche righe c’è tutta la profondità del pensiero di Edgar Morin: la felicità non come traguardo da conquistare, ma come conseguenza di un modo di stare al mondo.

Morin ci ha insegnato a diffidare delle semplificazioni e a riconoscere la complessità dell’esistenza. La vita non è una linea retta verso uno stato di benessere permanente; è un intreccio di gioie e fatiche, di certezze e incertezze, di incontri, errori e scoperte. È proprio nell’abitare questa complessità che possiamo coltivare quella che lui chiama “l’arte di vivere”.

Per chi educa, questo è un messaggio prezioso: forse il nostro compito non è insegnare ai bambini a essere sempre felici, ma accompagnarli a vivere pienamente, a dare significato alle esperienze, a sostare nelle emozioni, a meravigliarsi del quotidiano. Le piccole e grandi felicità arriveranno come dono, non come obiettivo.

Grazie, Edgar Morin, per averci ricordato che educare significa preparare alla vita nella sua interezza, non alla ricerca di una felicità perfetta, ma alla capacità di riconoscere la bellezza nascosta nell’ordinario.

26/05/2026

🧠IL CERVELLO EMOTIVO♥️
Il 30 ottobre parteciperò a questo prestigioso convegno che suggerisco a tutti coloro che si sentono parte del mondo educativo.
Trovate tutte le info qui 👇

XIV CONVEGNO SCIENTIFICO OIDA
Il cervello emotivo è forse il territorio più misterioso della mente umana.
Più antico del pensiero razionale, più profondo del linguaggio, continua ancora oggi a sfuggire a una spiegazione completamente lineare.

È il luogo della memoria emotiva, delle paure che ritornano, dei legami invisibili, delle emozioni che attraversano il tempo e trasformano il modo in cui percepiamo la realtà.

Per molti aspetti conosciamo più facilmente il cervello che calcola, organizza e ragiona, che non quello che sente, ricorda, ama, teme e si lascia attraversare dall’esperienza.

Il Centro OIDA dedica una giornata di studio e riflessione a questo universo ancora in parte inesplorato, dove neuroscienze, emozioni, relazione e coscienza si incontrano.

IL CERVELLO EMOTIVO

📍 Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore – Napoli
📅 30 ottobre 2026

Un viaggio dentro la dimensione più profonda, complessa e misteriosa dell’essere umano.

Info e iscrizioni 👉 https://centrooida.it/news/convegno-nazionale-il-cervello-emotivo/

24/05/2026

📚Venerdì ho concluso la formazione rivolta ad educatrici ed insegnanti del Sistema Integrato 0-6 𝗣𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹’𝗜𝗖 𝗝𝗮𝗽𝗶𝗴𝗶𝗮 𝟭 𝗩𝗲𝗿𝗴𝗮 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝗿𝗶 in qualità di docente del Centro Psicopedagogico Formazione Studi e Ricerche OIDA.

E’ stata un’esperienza ricca e intensa e ringrazio di vero cuore tutte le partecipanti per essersi messe in discussione con autenticità, desiderio di conoscere ed approfondire il processo evolutivo del bambino attraverso il contributo delle neuroscienze educative applicate nei processi di crescita, relazione e apprendimento.
Il corso ha approfondito anche il ruolo centrale della comunicazione e della relazione ed ha aperto domande introspettive che hanno rimesso al centro l’importanza del processo auto educativo dell’adulto in una cornice di cura educativa.

Ringrazio la dirigente Patrizia Rossini dell’IC Japigia 1 V***a per il valore che attribuisce alla formazione del personale educativo, le sue qualità professionali e umane che traduce quotidianamente nella passione per il suo lavoro.
Ringrazio il Centro OIDA a cui sono onorata di far parte e che continua a promuovere percorsi formativi nelle scuole per diffondere una cultura educativa attenta ai processi cognitivi, emotivi e relazionali.

Seneca scriveva: "C'è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano".
Ed ogni volta mi accorgo che è proprio così!

23/05/2026

🏫Vi auguriamo che quest’estate nessuno vi dica: “Eh, vedrai, a scuola dovrai ubbidire!”, ma che la scuola vi venga fatta sognare come un luogo che vi attende, che attende non solo la vostra mente ma anche il vostro cuore.

📝Vi auguriamo che nessuno in questi mesi vi voglia insegnare a leggere per farvi arrivare preparati, perché sarà la vostra maestra ad insegnarvi i segreti delle lettere dell’alfabeto. Non dovete arrivare pronti in questo senso, ma semplicemente essere attratti dalla possibilità di imparare.

🌊Vi auguriamo di fare esperienze: saltare le onde, guardare i tramonti, ascoltare i temporali e il profumo dei fiori e di fare domande scomode sui fenomeni della natura per accorgervi che neanche i grandi hanno tutte le risposte.

🍕Vi auguriamo di usare le vostre mani più che mai: costruite castelli di sabbia, impastate la pizza, allacciate le scarpe, togliete i semi dall’anguria e così, quando a scuola le vostre matite saranno senza punta, saprete usare il temperino da soli.

✏️Vi auguriamo di fare disegni sulla sabbia e che qualche onda cancelli le vostre tracce per imparare l’importanza di provare di nuovo e allenare la tenacia, ma anche che gli errori si possono cancellare, l’importante è che da essi impariate ogni volta qualcosa.

🎒Vi auguriamo il rito di scegliere la vostra prima cartella di scuola, e di preparare tutto il materiale per la nuova avventura. Non dimenticate di annusare i libri, perché il profumo della carta è prezioso nel percorso di qualunque scolaro.

📚Vi auguriamo che qualcuno vi legga le fiabe, tante, per imparare che le paure si possono attraversare e sconfiggere e che vince chi usa la forza del proprio cuore.

🎨Vi auguriamo di incontrare poeti, scienziati, artisti, e di scoprire che attraverso la storia dell’umanità potrete sempre conoscere qualcosa di voi stessi.

💖Ci auguriamo che non vi volterete a salutarci con nostalgia ma che lascerete la scuola dell’infanzia in gioia e bellezza, perché in gioia e bellezza tutto è compiuto.

Buon viaggio!
Le vostre maestre

⚜️Se vuoi approfondire il delicato passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria clicca qui: https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/pronti-per-la-prima-webinar-registrato/

19/05/2026

🎨 Ad un tratto ti giri e… lo scarabocchio è diventato disegno!🖌

Un bambino si accorge molto presto che molti suoi gesti possono lasciare una traccia. Lascia tracce sulla sabbia, col colore, con l’acqua…
I primi segni lasciati su un foglio hanno il carattere di semplici scarabocchi, tracciati senza che nella mente del bambino ci sia un’intenzionalità rappresentativa anche se spesso il bambino ne offre un’interpretazione.

Come arriva un bambino a rappresentare lo schema corporeo?
Inizialmente scarabocchia, poi lentamente inizia ad avere consapevolezza del tratto grafico e del suo corpo e disegna il famoso “omino testone”, una testa con le braccia al posto delle orecchie che ci fa tanta tenerezza.
Spesso lo fa passando il pennarello dalla mano destra alla mano sinistra perché ancora la definizione della lateralità non è chiara.
Quando un bambino disegna per la prima volta il corpo umano in un certo modo, si costruisce una rappresentazione schematica alla quale farà ricorso nelle successive rappresentazioni, una sorta di “modello interno”.
E’ per questo che riusciamo a riconoscere chi ha fatto un determinato disegno, perché ne riconosciamo lo stile!

Inoltre l’ordine con cui esegue le varie parti della sua rappresentazione grafica tende ad essere sempre lo stesso. Man mano che si potenzia la capacità di osservare e cogliere i diversi particolari della realtà, il modello interno varia arricchendosi di elementi.
Il rapporto tra lo sviluppo mentale e lo sviluppo grafico è quindi molto stretto: fino a 5-6 anni il bambino tende a “pensare una cosa per volta” questo comporta che si concentri sulla singola parte che sta disegnando e non sull’insieme.

Questa formazione di uno stile grafico personale (che poi evolverà nella particolarità della sua grafia) risulta possibile se al bambino non vengono imposti dei modelli stereotipati da riprodurre.

Laura Mazzarelli

🎨www.ilcamminopedagogico.it

Photos from Centro Psicopedagogico Formazione Studi e Ricerche OIDA's post 16/05/2026

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