Il cammino pedagogico, Dott.ssa Laura Mazzarelli

Il cammino pedagogico, Dott.ssa Laura Mazzarelli “Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa e ancor di più con ciò che si è” IL CAMMINO PEDAGOGICO
Che cos’è un bambino?

Pedagogia, genitorialità, formazione

CHI SONO
Laura Mazzarelli - Pedagogista e insegnante di scuola dell'infanzia. Laureata in scienze dell'educazione, ho successivamente conseguito la laurea specialistica in consulenza pedagogica e ricerca educativa. Infine, mi sono laureata a pieni voti in scienze della formazione primaria e ho vinto il concorso docenti 2016. Ho collaborato fino al 2020 con la

Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Milano-Bicocca. La mia esperienza professionale in campo pedagogico nasce molto presto, avevo solo 19 anni quando ho accettato di dedicare il mio tempo come tirocinante in una scuola dell’infanzia. I bambini e le famiglie che ho incontrato hanno contribuito a farmi crescere nell’ascolto e nella relazione e sono stati la testimonianza della possibilità di realizzare mondi umani basati sulla crescita consapevole e sulla ricerca di sé, nel rispetto dell’originalità di ciascuno. La vita mi ha dato la fortuna di essere accompagnata da persone che mi hanno testimoniato che la formazione autentica è quella basata sull’ascolto di se stessi come premessa e come condizione necessaria per poter svolgere il lavoro educativo, facendomi scoprire costantemente l’importanza di attraversare la vita con consapevolezza. Il mio lavoro di pedagogista e formatrice è rivolto a genitori, insegnanti ed educatori e mira ad aprire nuovi orizzonti di senso, a creare un agire pregno di significato in cui il bambino possa muoversi sentendosi accompagnato e rispettato nel suo processo di crescita, non scisso da quello auto educativo dell’adulto. E' una persona, una coscienza in sviluppo. Come un piccolo seme ha bisogno delle cure necessarie per trasformarsi nella pianta, unica, che è racchiusa nel segreto del suo cuore. Un bambino ha bisogno di adulti “sufficientemente buoni”, di adulti che sappiano che il primo vero ambiente educativo è l'atteggiamento interiore dell’educatore, di adulti che si educhino per educare. Un bambino è un mistero: non si può definire, si può solo contemplare. "Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa, ancor di più con ciò che si è." Sant'Ignazio di Antiochia

🌱Educare non è solosapere cosa fare.È sapere come esserci.🌱Quante volte, mentre siamo con un bambino, stiamo già pensand...
22/08/2026

🌱Educare non è solo
sapere cosa fare.
È sapere come esserci.

🌱Quante volte, mentre siamo con un bambino, stiamo già pensando a cosa dire,
a come intervenire, a come correggere un comportamento?
Cerchiamo la risposta giusta. Ma educare dipende dalla qualità della nostra presenza.

🌱Un bambino non incontra soltanto
quello che facciamo.
Incontra come siamo mentre lo facciamo.
Il nostro tono di voce. Il nostro sguardo.
La fretta. La tensione. La capacità di ascoltare. Il modo in cui reagiamo a ciò che ci mette alla prova.
La relazione educativa passa da qui.

🌱È qui che la mindfulness incontra l’educazione.
Non come tecnica per ottenere bambini più calmi. Non come esercizio da proporre quando qualcosa non va.
Ma come possibilità, per l’adulto,
di accorgersi di ciò che sta accadendo
dentro di sé e nella relazione, mentre accade.

🌱Daniel J. Siegel, nel suo libro “mindfulness e cervello” ha approfondito il legame tra consapevolezza, cervello, regolazione emotiva e relazioni.
Essere presenti a ciò che accade dentro di noi può cambiare il modo in cui entriamo in relazione con l’altro.
E questa, per chi educa,
è una competenza fondamentale.

🌱Perché mindfulness non significa
essere sempre calmi.
Significa poter riconoscere: mi sto irrigidendo. Sto reagendo d’impulso.
Questa situazione mi sta attivando.
Ho bisogno di fermarmi un istante.
Quell’istante di consapevolezza
può aprire uno spazio.
Lo spazio per scegliere come esserci.

🌱E allora cambia anche la domanda.
Non soltanto: “Cosa devo fare con questo bambino?”
Ma anche: “Cosa sta accadendo in me,
mentre sono con questo bambino?”
È una domanda che trasforma profondamente il nostro modo di educare.

🌱Educare con la mindfulness significa allora coltivare presenza, ascolto, consapevolezza corporea, regolazione emotiva, empatia.
Non per diventare educatori perfetti.
Ma per diventare adulti capaci di esserci,
anche quando la relazione si fa difficile.

🌱Da qui nasce EDUCARE CON LA MINDFULNESS, una giornata di formazione esperienziale per esplorare l’incontro tra pedagogia, neuroscienze e mindfulness e sperimentare come la consapevolezza
possa diventare parte concreta
della relazione educativa.
Perché alcune cose non basta conoscerle.
Abbiamo bisogno di farne esperienza.

⚜️Una formazione per chi desidera portare
più presenza e consapevolezza
nella relazione con bambini e ragazzi e donarsi uno spazio e un tempo di cura per sé, info e iscrizioni a questo link (posti limitati): https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/corso-mindfulness-genitori-insegnanti-educatori/

Vi aspetto ! 💞

La pedagogia si occupa della persona lungo tutto l’arco della vita. In ogni stagione dell’esistenza esiste un bisogno di...
21/08/2026

La pedagogia si occupa della persona lungo tutto l’arco della vita. In ogni stagione dell’esistenza esiste un bisogno di relazione, di accompagnamento, di riconoscimento. E in ogni stagione può esserci uno spazio per la cura.

Una cura che, pedagogicamente, non significa soltanto assistere o rispondere a un bisogno, ma continuare a riconoscere l’altro come persona, anche quando la fragilità prende più spazio, le parole vengono meno, i ricordi si confondono e la mente sembra smarrire sentieri un tempo conosciuti.

Aver cura significa esserci. Significa incontrare la persona là dove si trova, rispettarne i tempi, custodirne la dignità e continuare a cercare possibilità di relazione anche quando comunicare diventa più difficile.

Tutto ciò è il lavoro di una persona splendida, Romana Ferrari, arteterapeuta clinica, formatrice sull’impiego della Empathy Doll e nella formazione del personale delle RSA, che in questo libro ci testimonia la relazione amorevole con i malati di Alzheimer e la possibilità di incontro con la persona, oltre la malattia.

⚜️Lo trovate qui: https://amzn.eu/d/0gVcPdXX

𝗡𝗨𝗢𝗩𝗔 𝗨𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 𝗘𝗗𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗢𝗜𝗗𝗔📚

In cammino con la mente smarrita. L’arte di restare nella relazione oltre la memoria, di Romana Ferrari, nasce dall’esperienza accanto alle persone con Alzheimer e da una domanda profondamente umana: come continuare a incontrare la persona quando la memoria e la parola sembrano allontanarsi?

È una testimonianza, ma non soltanto.

È racconto di esperienza, riflessione professionale e strumento di lavoro: un libro rivolto a chi vive personalmente la realtà della demenza, ma anche a educatori, pedagogisti, arteterapeuti, professionisti della relazione d’aiuto e caregiver.

Al centro, l’arte come possibilità educativa e relazionale.

Il segno, il colore, la materia, il gesto possono diventare linguaggi quando quello verbale si indebolisce. L’esperienza artistica diventa così uno spazio nel quale valorizzare le risorse ancora presenti, sostenere l’espressione emotiva e, soprattutto, continuare a riconoscere la persona oltre il deterioramento cognitivo.

Un libro che si colloca in un territorio particolare: tra testimonianza e pratica professionale, tra biografia e indicazione metodologica, tra esperienza umana e competenza tecnica.

Il volume entra a far parte delle iniziative editoriali OIDA, alle quali sarà dedicato uno spazio speciale durante il Convegno “Il Cervello Emotivo” del 30 ottobre.

In quella occasione i volumi saranno disponibili per l’acquisto e saranno presenti anche gli autori delle nostre iniziative editoriali: uno spazio pensato non soltanto per conoscere i libri, ma per incontrare chi li ha scritti e condividere esperienze, ricerca e percorsi professionali.

Perché anche l’editoria può diventare uno spazio di relazione, conoscenza e formazione.

Edizioni Centro OIDA

Scopri di più 👉 https://centrooida.it/libro/in-cammino-con-la-mente-smarrita/

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20/08/2026

🌿 𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗠𝗠𝗜𝗡𝗢 𝗣𝗘𝗗𝗔𝗚𝗢𝗚𝗜𝗖𝗢 — 𝟮𝟬𝟮𝟱/𝟮𝟬𝟮𝟲

Un bilancio di incontri, formazione e relazioni.

📊 𝗤𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼...
20 percorsi formativi
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Oltre 400 professionisti formati
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Educatori, insegnanti, dirigenti, coordinatori, genitori e psicomotricisti.
Professionisti che ogni giorno accompagnano la crescita di bambini e famiglie.

Oltre 400 persone.

💬 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 è 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮
Oltre 90 consulenze pedagogiche.
Dietro ogni incontro c'è un bisogno diverso.
Un bambino. Una famiglia. Un insegnante.
Mai una risposta uguale all'altra.

Ogni storia chiede di essere compresa prima ancora che risolta.

🧠 𝗟𝗲 𝘁𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗲
Neuropedagogia · Emozioni · Mindfulness
Ambientamento · Continuità 0-6
Osservazione · Gioco · Comunicazione
Relazione educativa · Genitorialità
Gestione della classe · Dinamiche di gruppo
Cura educativa.

🤝 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲
Quest'anno ho collaborato con realtà che condividono la stessa idea di educazione.
Tra queste il 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗢𝗜𝗗𝗔, con cui ho approfondito e divulgato i temi della neuropedagogia.

Perché la formazione cresce quando nasce dall'incontro tra competenze, ricerca e relazioni.

✨ 𝗛𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗲𝘂𝗿𝗼𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗲
Di emozioni. Di bambini.
Ma soprattutto di adulti.
Perché ogni bambino cresce dentro la relazione con chi lo educa.

💛 𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗺𝗲
Gli occhi che si illuminano.
Le domande curiose.
Le riflessioni condivise.
Gli insegnanti che hanno ricominciato a credere nel proprio lavoro.
I genitori che hanno trovato nuove chiavi di lettura.
Le relazioni nate lungo il cammino.
Sono loro il risultato più bello di questo anno.

🙏 𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗺𝗲
Alle scuole, ai servizi educativi, alle cooperative, alle famiglie, ai colleghi.
Il Cammino Pedagogico continua nei post, negli articoli, nei webinar e sul sito.

www.ilcamminopedagogico.it

🧸A un certo punto arriva quel momento durante l’ambientamento in cui la maestra ti dice che puoi andare.Magari il tuo ba...
17/08/2026

🧸A un certo punto arriva quel momento durante l’ambientamento in cui la maestra ti dice che puoi andare.

Magari il tuo bambino piangerà.
Con gli occhi ti chiederà di restare.
E ti sembrerà di tradirlo.

Vorrai tornare indietro, per non fargli vivere la fatica del distacco.
E perché, forse, hai un po’ paura anche tu.

Ma crescere non significa non sentire la mancanza, significa scoprire che è possibile attraversarla.

Il bambino osserva il nostro sguardo, legge il nostro atteggiamento e se nel suo pianto incontra la nostra paura, può pensare:
“Io qui non posso restare senza di te.”

Per questo, a volte, il gesto più amorevole non è restare. È riuscire ad andare.

Respira. Abbraccialo. Accogli la sua fatica senza negarla, poi guardalo negli occhi e salutalo con calma: “Adesso è un po’ difficile. Ma so che qui starai bene.”

Ogni volta che riesci a separarti da lui senza perderti, gli insegni qualcosa di prezioso: che ci si può allontanare senza smettere di appartenersi, che un legame non scompare quando non ci si vede e che può stare nel mondo sapendo che tu continuerai ad esserci, anche quando non sei fisicamente accanto a lui.

Laura Mazzarelli

👧🏼 Nel webinar “Ambientamento: accogliere e affidare” si parla anche di come accompagnare il bambino nel distacco rispettando i suoi tempi, senza dimenticare ciò che accade dentro di noi adulti, lo trovi qui: https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/lambientamento-accogliere-e-affidare-webinar-registrato/

📚Tutto ok, è intelligenza! 🧠In età evolutiva, a partire dalla prima infanzia, prendere un libro fra le mani non signific...
13/08/2026

📚Tutto ok, è intelligenza! 🧠

In età evolutiva, a partire dalla prima infanzia, prendere un libro fra le mani non significa soltanto imparare, associando immagini a parole, assimilare forme e suoni: il bambino ascolta, immagina, collega significati, anticipa gli eventi e interpreta emozioni mediante una esperienza manuale e dunque motoria . Tutto questo è intelligenza!

Si attivano così le reti cerebrali coinvolte nel linguaggio, nell’immaginazione e nella comprensione narrativa, come mostrano gli studi di John Hutton, mentre le ricerche di Dowdall e colleghi confermano gli effetti della lettura condivisa sullo sviluppo linguistico.

Lo smartphone, quando viene messo abitualmente nelle mani del bambino, offre stimoli rapidi e già organizzati, ma soprattutto sottrae tempo alla relazione con l’ambiente che sostiene piu di qualsiasi stimolo visivo l’apprendimento, privando la crescita di movimento, di esplorazione e di scambi comunicativi.

Gli studi di Sheri Madigan e Mary Brushe associano una maggiore esposizione agli schermi a minori competenze linguistiche e a una riduzione di parole, vocalizzazioni e turni di conversazione tra adulto e bambino.

Nella fase di massima plasticità cerebrale, il libro apre uno spazio mentale; lo smartphone, troppo presto e troppo a lungo, rischia di occuparlo.

Tutto ok, è intelligenza!
Doveva andare così.

Centro Psicopedagogico Formazione Studi e Ricerche OIDA

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🤭Quale parte della parola NO non vi è chiara❓È una frase che dice sempre mia zia. La pronuncia ogni volta che qualcuno c...
12/08/2026

🤭Quale parte della parola NO non vi è chiara❓

È una frase che dice sempre mia zia. La pronuncia ogni volta che qualcuno continua a insistere dopo che lei ha già messo un limite. E, immancabilmente, riesce a mettere tutti a tacere.
All’inizio questa frase mi faceva sorridere ora, da pedagogista, la ascolto in modo diverso e mi accorgo che, dietro quella battuta ironica e un po’ sfrontata, c’è una questione molto seria: perché facciamo così fatica ad accettare un “no”?

Forse perché facciamo fatica anche a pronunciarlo. Abbiamo paura di deludere, di sembrare egoisti, di creare un conflitto, di non essere abbastanza disponibili o abbastanza “bravi”.
Così ci capita di dire molti “sì” quando, dentro di noi, sentiamo chiaramente un “no”. Un sì detto contro noi stessi, però, ha un costo: consuma energie, può alimentare il risentimento e, soprattutto, ci allontana progressivamente dalla capacità di riconoscere i nostri bisogni. Dire no, al contrario, può essere un profondo gesto di cura verso noi stessi.

Il problema è che non ce l’hanno insegnato. Ci hanno educati a non deludere gli altri, a essere disponibili, ad andare incontro, ad arrangiarci. Molto meno ci hanno insegnato a fermarci e a chiederci che cosa vogliamo noi, dove sono i nostri limiti e quando abbiamo bisogno di dire basta.

Questo riguarda anche il modo in cui educhiamo i bambini. A volte diciamo loro continuamente di sì pensando di farli felici, oppure sperando, magari inconsapevolmente, di essere adulti più amati. Ma un bambino non ha bisogno di un adulto che esaudisca ogni suo desiderio, ha bisogno di un adulto affidabile, capace di esserci anche quando deve dire di no.

I bambini hanno bisogno di incontrare dei limiti. Non punizioni, non minacce, non umiliazioni: confini. Confini che rendono il mondo più prevedibile… e ciò che è prevedibile rassicura! Solo così un bambino può orientarsi nel mondo e, soprattutto, può percepire quell’adulto come un porto sicuro.

Un bambino che non incontra mai un “no” rimane solo davanti a desideri e impulsi che il suo cervello non è ancora pronto a gestire e, in questo senso, si perde. Non impara ad aspettare, tollerare la frustrazione, considerare anche i bisogni degli altri e scoprire che non tutto può essere immediatamente possibile.

Naturalmente, però, non basta dire no. Conta come lo diciamo. Un “no” urlato, umiliante o minaccioso non insegna il limite: insegna la paura. Un limite può invece essere fermo e, allo stesso tempo, rispettoso. La differenza la fanno la relazione, il tono, la presenza dell’adulto e quella che io chiamerei amorevole fermezza: la capacità di rimanere saldi senza perdere la connessione con il bambino.

Dovremmo fare pace con questa piccola parola perché un “no” non interrompe necessariamente una relazione. Quando viene detto con rispetto, può addirittura renderla più autentica. Può dire: “Io ci sono, ti ascolto, riconosco il tuo desiderio, ma questo ora non lo puoi fare”. E può permettere al bambino di sperimentare qualcosa di fondamentale: possiamo essere in disaccordo e continuare a volerci bene.

Ripenso spesso alla frase di mia zia: “Quale parte della parola «no» non vi è chiara?” Ho imparato ad usarla anch’io. Sdrammatizza, alleggerisce e… funziona!Oltre a questo, mi ha insegnato qualcosa di importante: un “no” può essere accolto senza intaccare il voler bene.

Imparare a dirlo, sia da adulti sia nell’educazione dei bambini, è uno dei modi più maturi per prendersi cura di sé e degli altri.

Laura Mazzarelli

⚜️ Regole e limiti: https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/regole-e-limiti-da-impedimento-a-sentimento/

👧🏼 L’adultizzazione dell’infanzia è un cambiamento culturale sottile, talmente diffuso da sembrare normale, così normale...
07/08/2026

👧🏼 L’adultizzazione dell’infanzia è un cambiamento culturale sottile, talmente diffuso da sembrare normale, così normale che nei negozi troviamo accessori da donna pensati per bambine, kit per feste di compleanno dedicati alla skin-care e proposte commerciali che sembrano dimenticare quale sia il vero volto dell’infanzia. Accade quando interpretiamo i bambini attraverso categorie adulte invece di rispettarne la specificità, i diritti e i loro bisogni evolutivi.

👨Mentre ai bambini chiediamo di crescere sempre prima, gli adulti fanno sempre più fatica ad abitare pienamente la propria età. Adultizzazione dell’infanzia e infantilizzazione degli adulti sono due facce della stessa trasformazione culturale: mentre i bambini vengono spinti ad anticipare esperienze, linguaggi e modelli propri dell’età adulta, gli adulti sembrano fare sempre più fatica ad assumersi fino in fondo la responsabilità del proprio ruolo educativo. Si indebolisce quell’asimmetria educativa che rappresenta una condizione fondamentale per la crescita.

Qui l’articolo completo⤵️

Cos'è l'adultizzazione dell'infanzia? Una riflessione pedagogica sul significato di questo fenomeno

🤫Oggi sembriamo sempre più incapaci di tollerare il silenzio. Abbiamo l'impressione che ogni vuoto debba essere riempito...
06/08/2026

🤫Oggi sembriamo sempre più incapaci di tollerare il silenzio. Abbiamo l'impressione che ogni vuoto debba essere riempito: con una musica, una notifica, un rumore di fondo. Eppure il silenzio non è un vuoto da colmare. È uno spazio prezioso, che permette ai pensieri di emergere, alle emozioni di essere ascoltate e alla mente di rallentare.

🏖️Basta osservare ciò che accade sulle nostre spiagge. Sempre più spesso assomigliano a discoteche a cielo aperto. Bassi che rimbombano ovunque, altoparlanti ad altissimo volume, musica che si impone anche a chi non l'ha scelta. Invadente. Così persino il suono delle onde, che per secoli è stato il simbolo della quiete e del riposo, finisce per essere annientato.

🎶 La musica, naturalmente, non è il problema. Anzi, è una risorsa straordinaria (poi ci sarebbe da capire quale musica!). Sa emozionare, creare legami, accompagnare il gioco, sostenere l'apprendimento e favorire la relazione. Il punto è un altro: quando il volume diventa costantemente elevato e invade ogni ambiente e ciò che nasce per arricchire rischia di trasformarsi in uno stimolo continuo da cui è impossibile sottrarsi.

🧒🏽Per i bambini tutto questo assume un significato ancora più importante. Il loro sistema nervoso è ancora in pieno sviluppo ed è molto più sensibile al sovraccarico sensoriale. Una musica costantemente molto alta può aumentare l'affaticamento, rendere più difficile la concentrazione, favorire irritabilità e agitazione. Ogni bambino reagisce in modo diverso, ma nessuno è indifferente a un ambiente che non concede tregua.

🧘‍♀️Quando il rumore occupa ogni spazio, diventa difficile ascoltare noi stessi, perfino ad accorgerci del nostro respiro. Il silenzio è il luogo in cui impariamo a incontrare noi stessi, è lì che ritroviamo presenza e consapevolezza.

🏔️Ed è curioso pensare che proprio durante le vacanze, quando desideriamo stare meglio, rallentare e respirare, finiamo spesso per ricreare lo stesso bombardamento di stimoli da cui sentivamo il bisogno di allontanarci. Cambia il paesaggio, ma non sempre cambia il modo in cui lo abitiamo.
Non è un caso che la parola vacanza derivi dal latino vacare, che significa "essere liberi", "essere vuoti", "fare spazio". Nel suo significato più profondo, la vacanza non è riempire ogni istante con qualcosa da fare o da ascoltare. È concedersi il diritto di lasciare andare il troppo, di ritrovare uno spazio interiore.

🧠Forse oggi abbiamo semplicemente smesso di concederci il silenzio, forse lo temiamo.
Anche i bambini hanno bisogno anche di pause autentiche: perché è proprio nel silenzio che il cervello integra ciò che ha vissuto, si autoregola, immagina, consolida gli apprendimenti e costruisce l'attenzione.

🪷Vale la pena ricordare una cosa semplice, che spesso dimentichiamo: non tutto ciò che è pieno ci nutre. A volte è proprio lo spazio lasciato libero a restituirci presenza, consapevolezza e pace.

Laura Mazzarelli

⚜️www.ilcamminopedagogico.it

Indirizzo

Milan
20100

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