Piero Bellotto

Piero Bellotto

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scrittura | danza | formazione

Photos from Piero Bellotto's post 23/04/2026

“Sesso, amore e morte, sono le lame del tritacarne nel quale macino questa esistenza, in cerca di un sollievo a quel qualcosa senza nome che è cominciato quand’ero bambino. Qualcosa che ha frammentato la mia visione del mondo, rendendomi orfano dell’universo, sbeffeggiato dagli altri, da Mamau e da me stesso.”
Cipria, edito da , è disponibile in libreria e negli stores digitali.
Il libro, finalista al Premio Letterario Città di Castello 2023 e al Concorso Letterario Tre Colori 2024, ha ricevuto una menzione speciale al Premio Letterario Victoria 3.0 2023.

21/04/2026

Intorno a loro la gente s’affrettava, chi per tornare a casa, chi per metter via la mercanzia sparpagliata su lenzuola bianche, stese a terra.
“Sto bene” aveva infine risposto, prima d’imboccare le strisce pedonali.
“E’ che sembra di avere tutti i pezzi scombinati: pezzi in più, pezzi in meno; come quando sei ragazzino e non sai che fare con quegli arti che s’allungano, quei nasi sbagliati, quei capelli fuori posto”
La pioggia aumentava a ogni passo, e l’aria era fredda, e umida.
Aveva scordato che fosse sufficiente un cappuccio di felpa per trovare riparo.
“Quindi stai bene” aveva sentenziato in quel suo modo buffo, spiccio e indagatorio, perentorio e preoccupato, al tempo stesso. Quando chiedeva, non usava il punto interrogativo.
Dall’altra parte della piazza, le nuvole si erano trasformate in un piccolo torrente, che quei due avevano provato a guadare. Le loro scarpe, curiosamente asciutte, erano riuscite a portarli in salvo, all’ingresso della stazione.
E la risacca, almeno per adesso, sembrava nient’altro che uno di quei brutti sogni, da scacciare al mattino.

19/04/2026

Questo post a memento.
Tra un anno, tra cinque o tra dieci.
Rileggendolo penserò alle mille volte in cui mi sono sentito troppo stanco per ballare, perché il mio corpo e il mio tempo hanno entrambi evidenti limiti, perché la schiena fa troppo male anche solo per alzarmi da una sedia, figurati altro. Oppure per la rabbia repressa, che implode in un maldistomaco furente. Per ricordarmi di tutte le volte in cui c’è stato un buon motivo per non ballare. Magari solo per tristezza o disillusione. Magari per qualcosa di più importante.
Ho smesso di contare le volte in cui ho pensato che sarebbe più semplice e sensato smettere.
E invece, anche oggi, ho ballato, ho ballato lo stesso.
La musica, l’aria, l’adrenalina.
Io non lo so spiegare scientificamente.
So che non sono mai stato un ballerino.
Eppure non sono altro che questo.
Nulla è come quello che provo ora.
Nulla lo sarà più.
È ancora troppo presto per me.

16/04/2026

Così non resta altra possibilità, per noi ancora vivi, se non accumulare compulsivamente surrogati di risposte. Possono essere vecchie fotografie, ritagli di giornali o segreti mai detti. Feticci per colmare il vuoto lasciato da ciò che si è preferito dimenticare o di ciò che non ci è mai stato detto.
Si custodiscono a tempo indeterminato quegli ammennicoli, con gelosa ossessione, magari dentro scatole di biscotti. In attesa che un dettaglio passato inosservato fino a quel momento possa finalmente svelare un perché.

CIPRIA

12/04/2026

Io non sono fatto per dimenticare.
Non fa per me: smettere l’amore e la rabbia.
No, non so farlo.
Porto dentro ogni storia, senza revisioni.
Mi sposto, magari, ma non c’è modo, nemmeno con gli anestetici, di dimenticare.
Avrei voluto eh.
Essere amato per me, volendo fare un esempio, non nonostante me. Non è successo. Vorrei succedesse, lo vorrei davvero. Nonostante.
È che, per quanto possa essere un impostore, io non sono fatto per i sorrisi. So fronteggiare gli uragani, quello si. Ma non so dimenticare. Né smettere di non farlo.

10/04/2026

Ci sono due gocce, le guardo da così tanto tempo che la primavera, dietro a questa finestra, è diventata estate, e l’estate si è trasformata in autunno.
Le due gocce scorrono parallele sul vetro e, a ogni centimetro conquistato, diventano più grandi e più pesanti.
Cariche di nuove molecole d’acqua, che si fondono le une alle altre, quelle gocce si lanciano con velocità crescente verso il davanzale della finestra, in un precipizio che le condurrà, inesorabilmente, alla loro fine.

CIPRIA

09/04/2026

Quando è tempo di mannaia e colapasta.
È che l’essenza, quando togli gli oggettivi, ti colpisce in faccia come un cazzotto.

02/04/2026

Hai sempre rimuginato troppo su queste cose.
“Pensare troppo, mamma? È questo che sbaglio?”
Sei tu il problema. È questo il bandolo di tutta la faccenda: la parola “tu”.
“È vero: ho sempre pensato soltanto a me stesso” e credevo che scomparendo, sarebbe scomparso tutto.
“Ma scomparire non significa smettere di esistere”

CIPRIA

31/03/2026

C’è sempre una danza dentro la danza. Non è questione di bella o br**ta. Coreograficamente coerente, moderna o irrimediabilmente vecchia. Se contiene bellezza è casuale. La contiene perché è così: come una madre che contiene un figlio. Quel figlio diventerà un assassino o un messia. Ma non cambia.
Quella danza interna ha vita propria, che prescinde dal contenitore. È danza che non lascia spazio a niente, è lamento e vita, inno e gemito, mormorio e grido.
Quella danza io non so coreografarla. Alle volte esce, ma nemmeno so da dove arriva. Tantomeno dove potrà portarmi.
Con quel suo passo inquieto, che distrugge, che fugge.
Con quel suo tempo sospeso, sincopato e mai finito. Con quella melodia muta e, al tempo stesso assordante, che solo io so sentire.

Photo by

Photos from Piero Bellotto's post 29/03/2026

Quando ho intrapreso questo viaggio, il viaggio con Cipria, non avevo idea di cosa dovessi aspettarmi. Capita spesso, forse tutte le volte: mi metto in testa qualcosa e mi ci tuffo dentro, ignorando volutamente i rischi, bulimico di vita, come dice una mia .gusmeroli. Ogni presentazione è un mondo a sé, persone diverse, domande diverse, pensieri diversi.
Ieri ad Asti, nella bellissima location del e con l’organizzazione di , ho accolto le domande di con inedita emozione e con grande senso di inadeguatezza per i temi trattati e per quel riconoscermi (immeritatamente) nel sentire di chi ha avuto tempo e modo di leggermi.
Come dice la mia amica e poetessa : “forse la felicità sta nel tempo del sollievo, quando il dolore smette di esistere”
Oppure ha ragione a dire: dobbiamo scegliere di vivere nei momenti “belli”?
O forse la felicità è tutto il resto, quello che non entra nei pixel delle foto e nei caratteri delle parole.
Non lo so, credo di non essere ancora riuscito a capirlo.

26/03/2026

Se solo esistesse quella parola, quell’istante, intendo. Se solo potessi percepirne la forma, il contorno. Contenerla, contenerlo.
Custodirlo, forse.
Non so farlo.

C’è il pavimento grigio, che ora sa di gomma e di piedi giovani. Forti di muscoli e ossa non ancora scese a compromessi. Metatarsi intatti, legamenti saldi. Poco importa se non hanno una meta.

Dopo c’è il letto, sfatto di sogni e di pensieri, sporco di carezze e di schiaffi.
Non è casa. Non di notte, almeno.
Né quando esco, e i fantasmi saltan fuori dai cassetti stipati , dalle soffitte ingombre.

E poi, infine, ancora il giorno, ogni giorno, di giorno. I capelli, le unghie, le cose di te abbandonate nel roomba, che dorme innocente d’ingranaggi rotti sotto la vetrina dei dispetti.

Questo stesso giorno, questa stessa pioggia, questi tre mesi, questi tre anni.

“Sei sicuro?”
Ripenso a quell’ultima mattina, bendato d’amore, le manette finte, la colazione al bar.
“Insegnami” avevi detto.
Non avevo niente da insegnarti.

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