Luciano Floridi - Page

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18/05/2026

🚨𝐏𝐑𝐎𝐍𝐓𝐈!

Ritorna la serie YouTube 𝐅𝐈𝐋𝐎𝐒𝐎𝐅𝐈𝐀 𝐜𝐨𝐧 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐅𝐥𝐨𝐫𝐢𝐝𝐢.

🔜 Oggi alle 13:00 sul canale YouTube ORBITS - Luciano Floridi fuori la prima puntata dedicata alla 𝐂𝐎𝐍𝐎𝐒𝐂𝐄𝐍𝐙𝐀.

Stay tuned! ⏰

~ Redazione Orbits

26/02/2026

Il turnover è uno dei costi più rilevanti per un’azienda.
Quando le persone scelgono di andare via raramente lo fanno soltanto per uno stipendio più alto, ma per cercare un contesto diverso, un ambiente coerente con i propri valori e uno spazio in cui crescere. Dopo il Covid questa dinamica è emersa con maggiore chiarezza, poiché molti hanno iniziato a interrogarsi sul senso del proprio lavoro e sulla qualità dell’organizzazione in cui erano inseriti. Sui grandi numeri, le ragioni del cambiamento si sono rivelate spesso etiche e culturali prima ancora che economiche.

In questo scenario l’intelligenza artificiale può diventare un fattore decisivo, perché se viene utilizzata esclusivamente per comprimere i costi e ridurre personale alimenta una visione miope che nel tempo impoverisce l’organizzazione, mentre se viene integrata per migliorare le condizioni di lavoro, liberare tempo dalle attività ripetitive e rafforzare la qualità dell’esperienza professionale contribuisce a rendere l’impresa più attrattiva e capace di trattenere talenti.

Le nuove generazioni, in particolare, attribuiscono al contesto un peso superiore rispetto alla sola dimensione economica e proprio per questo la capacità di utilizzare l’AI per costruire ambienti di lavoro più intelligenti, sostenibili e significativi rappresenta un vantaggio competitivo che incide non soltanto sull’efficienza, ma sulla solidità dell’organizzazione nel medio e lungo periodo.

Il confronto con Raffaele Gaito approfondisce questi temi nell’episodio pubblicato sul canale YouTube Orbits - Luciano Floridi. 🪐

Redazione Orbits.

23/02/2026

🔎 L’intelligenza artificiale viene spesso valutata in base a indicatori immediati di efficienza, come il risparmio o la riduzione dei costi, ma questa prospettiva rischia di ridurre la trasformazione in atto a una semplice compressione delle risorse.

La questione più rilevante riguarda invece ciò che l’AI consente di fare meglio, in termini di qualità del servizio e valore generato. Quando viene introdotta solo per sostituire persone e tagliare organici, l’innovazione diventa una scorciatoia che produce vantaggi nel breve periodo ma indebolisce l’organizzazione nel tempo. Quando viene integrata per automatizzare attività ripetitive e a basso contenuto decisionale, può liberare tempo e attenzione per ciò che richiede giudizio, relazione e responsabilità.

📌 Qui si gioca il senso dell’innovazione: nella scelta tra un’efficienza immediata e una trasformazione capace di rafforzare il lavoro umano.

L’episodio completo è disponibile sul canale YouTube Orbits - Luciano Floridi. 🪐

Redazione Orbits.

19/02/2026

L’intelligenza artificiale non entra in azienda all’improvviso, perché le trasformazioni reali non avvengono per dichiarazione ma per integrazione progressiva.

Nel nuovo episodio di Academy Talks, il dialogo con affronta un equivoco diffuso, ovvero l’idea che basti decidere di “usare l’AI” per cambiare un’organizzazione, quando in realtà ogni innovazione efficace nasce in uno spazio protetto, in un progetto pilota, in una sandbox in cui si testano soluzioni, si misurano risultati e solo dopo si decide se estendere l’investimento, allocare budget, dedicare persone e ripensare linee di prodotto.

L’innovazione senza integrazione resta superficie, perché acquistare strumenti e sottoscrivere abbonamenti non equivale a trasformare i processi e senza un adattamento consapevole dell’organizzazione l’intelligenza artificiale viene utilizzata solo in una frazione delle sue potenzialità.

La conversazione si sposta allora su un punto decisivo: i dati non sono una risorsa astratta, ma una materia che va compresa a partire dai problemi reali dell’impresa, perché solo partendo da un’esigenza concreta è possibile individuare quali informazioni siano rilevanti e come possano essere utilizzate per generare valore. Prima della tecnologia viene la domanda, prima dello strumento viene la chiarezza sul nodo da sciogliere.

L’episodio è ora disponibile sul canale YouTube Orbits - Luciano Floridi. 🪐

Redazione Orbits.

16/02/2026

L’intelligenza artificiale non ha invaso il mondo aziendale all’improvviso, ha semplicemente smesso di essere invisibile, perché per anni ha operato come infrastruttura di back end, incorporata nei software di analytics, nei CRM e nei sistemi decisionali che le imprese utilizzano quotidianamente senza necessariamente riconoscerli come tali.

Con la diffusione dell’AI generativa e l’arrivo al grande pubblico di strumenti come ChatGPT, quella presenza silenziosa è diventata front end, cioè consapevole, esplicita, intenzionale, e molte aziende hanno avuto l’impressione di trovarsi improvvisamente dentro una rivoluzione, quando in realtà l’intelligenza artificiale era già parte dei loro processi da anni, solo che operava dietro le quinte.

È da questo scarto tra percezione e realtà che prende avvio la nuova puntata di Academy Talks, in cui il dialogo con ricostruisce il passaggio dall’AI invisibile all’AI dichiarata, interrogando ciò che cambia davvero quando una tecnologia diventa oggetto di scelta consapevole e di investimento strategico.

L’episodio è ora disponibile sul canale YouTube Orbits - Luciano Floridi. 🪐

Redazione Orbits.

Photos from Luciano Floridi - Page's post 12/02/2026

L’intelligenza artificiale è passata dall’essere una tecnologia specialistica a una infrastruttura pervasiva, capace di apprendere, adattarsi e operare in modo sempre più autonomo, con effetti che attraversano sanità, finanza, lavoro, istruzione, politica e cultura. Non si tratta soltanto di un aumento di potenza computazionale, ma dell’ingresso in una nuova fase, in cui sistemi artificiali partecipano attivamente ai processi decisionali e operativi che strutturano le società contemporanee.

Questo passaggio, tratto dalle prime pagine di La differenza fondamentale, non introduce semplicemente nuove opportunità, ma riattiva e trasforma questioni etiche già note, ampliandone la portata. Responsabilità, trasparenza, bias e tutela della privacy non possono più essere trattati come problemi marginali o puramente tecnici, perché l’autonomia crescente dei sistemi rende queste dimensioni parte integrante dell’organizzazione sociale e un imperativo etico del presente.

Per orientarsi in uno scenario di questa complessità è necessario un lavoro di contestualizzazione concettuale, capace di collocare l’intelligenza artificiale all’intersezione tra tecnologia, etica e innovazione, chiarendo non solo quali siano le sfide in gioco, ma anche in quale direzione il dibattito può e deve essere guidato.

Redazione Orbits.

11/02/2026

Questa edizione di Orbits è stata dedicata a una forma di capitale di cui si parla ancora troppo poco, ma che oggi fa la vera differenza: il capitale semantico.

Viviamo in un contesto in cui le macchine elaborano quantità crescenti di dati e producono contenuti in modo sempre più efficiente. Le chiamiamo intelligenze artificiali, che assumano la forma di bot, modelli linguistici o sistemi automatizzati capaci di svolgere compiti che, fino a poco tempo fa, richiedevano esclusivamente l’intervento umano.

Eppure, ciò che resta irriducibilmente umano è il significato di quell’informazione. I dati su cui l’AI opera hanno senso perché sono prodotti da noi e continuano ad avere effetti diversi a seconda di come vengono interpretati, collocati in un contesto e utilizzati. È qui che entra in gioco il capitale semantico, come capacità di attribuire significato, costruire un quadro interpretativo e orientare l’uso di ciò che le tecnologie rendono possibile.

In un mondo in cui l’asimmetria informativa tende a ridursi, la vera differenza non riguarda più chi possiede più informazioni, ma chi sa comprenderle meglio, interpretarle e dare loro una direzione. È questa asimmetria semantica a incidere sulle decisioni, sulle responsabilità e sul modo in cui l’intelligenza artificiale sta già trasformando il presente.

Redazione Orbits.

05/02/2026

Avvicinarsi oggi al capitale semantico significa assumere una responsabilità che non è solo tecnica, ma progettuale. Design, cura e controllo non indicano tre fasi operative, ma tre condizioni necessarie per dare forma a ciò che costruiamo.

Il design riguarda la capacità di immaginare e costruire avendo chiaro un progetto, evitando che il senso emerga per accumulo o per caso. La cura introduce una dimensione temporale più ampia, che tiene conto di ciò che lasciamo, di come ciò che produciamo possa essere abitato, compreso e trasmesso anche a chi verrà dopo. Il controllo, infine, richiama l’esigenza di non abbandonare questi processi alla pura casualità, ma di mantenerli orientati entro un disegno consapevole.

È in questo intreccio che il capitale semantico smette di essere un concetto astratto e diventa un progetto umano, capace di tenere insieme intenzione, responsabilità e continuità nel tempo.

Redazione Orbits.

02/02/2026

Nello speciale dedicato a Orbits, in onda su Sky TG24 e Sky Documentaries, il racconto si apre su una metafora che permette di mettere a fuoco il senso del capitale semantico.

Il contatto con il mondo non è mai indolore: l’esperienza non si limita a scorrere, ma lascia attriti, resistenze, talvolta fastidi che chiedono di essere elaborati. È da qui che prende forma il lavoro umano sul significato: avvolgere ciò che accade in storie, pratiche culturali, conoscenze, tradizioni e modi di interpretare, trasformando ciò che inizialmente disturba in qualcosa che può essere compreso e abitato.

Come una perla che nasce attorno a un granello inatteso, il capitale semantico non è il risultato di una scelta deliberata, ma di un processo che prende avvio da ciò che non avevamo previsto. Non coincide né con l’accumulo di informazioni, né con una competenza astratta, ma con la capacità di dare forma all’esperienza, rendendo leggibile ciò che altrimenti resterebbe opaco.

In questo spazio, fragile e prezioso allo stesso tempo, si gioca una parte essenziale del nostro modo di stare nel presente e di costruire un rapporto sensato con il mondo che ci circonda.

Redazione Orbits.

30/01/2026

La centralità umana è un tema ricorrente, continuamente riaffermato e altrettanto spesso messo in discussione da una serie di rivoluzioni che hanno progressivamente ridimensionato il ruolo dell’essere umano nel mondo. Dall’universo alla natura, fino alla mente, ogni passaggio ha incrinato l’idea di una posizione privilegiata.

Venuta meno anche questa possibilità, la centralità ha cercato di ricostruirsi nello spazio dell’informazione. Con la nascita dell’informatica moderna, cade però l’idea che la tecnologia possa essere pensata come semplice estensione o conferma di una centralità umana. Il linguaggio umanocentrico continua a riemergere, ma si rivela ogni volta fuorviante.

Il futuro del digitale richiede di abbandonare la ricerca di una centralità perduta e di riconoscere che il rapporto tra umano e tecnologia segue regole profondamente diverse.

🎥 Il video completo è disponibile sul canale YouTube ORBITS.

Redazione Orbits.

27/01/2026

Quando si parla di intelligenza artificiale, ricorre sempre la stessa domanda: l’AI ci ruberà il lavoro?

Il servizio andato in onda su , dedicato alla conferenza tenuta all’ nell’ambito del ciclo Il Coraggio di Sognare, ideato dal direttore , ha riportato questa domanda su un piano più concreto.

Il punto non è se il lavoro scomparirà, ma come cambierà. L’intelligenza artificiale sta già modificando in profondità il modo in cui si lavora, ridefinendo ruoli, competenze e attività. Il rischio reale non è l’assenza di occupazione, ma la possibilità che manchino le competenze necessarie per svolgere i lavori che diventeranno centrali nei prossimi anni.

Questa trasformazione produce una fase di forte polarizzazione, visibile nel divario tra chi è in grado di utilizzare l’AI in modo attivo e consapevole e chi, al contrario, ne resta escluso. Nel tempo, l’intelligenza artificiale è destinata a integrarsi sempre più nei processi quotidiani, fino a diventare una componente ordinaria del lavoro, al pari di altre tecnologie oggi considerate indispensabili. In questo scenario, la sfida non è arrestare il cambiamento, ma governarlo.

Per chi oggi entra nel mondo del lavoro o sta scegliendo percorsi di studio e formazione, comprendere come funziona l’intelligenza artificiale e quali competenze richiede non è un’opzione accessoria, ma una condizione necessaria per orientarsi nel presente e non subirne le trasformazioni.

Redazione Orbits.

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