27/06/2026
Cari amici, sono felice di invitarvi a un nuovo seminario di .
Negli ultimi anni ho incontrato molte persone che non hanno perso interesse per Dio, ma che stanno attraversando una fase di cambiamento nella loro esperienza di fede. Persone che si trovano a fare i conti con domande nuove, con il dubbio, con il silenzio, con la fatica di conciliare ciò che vivono con ciò che hanno sempre creduto.
Da questi incontri, dalle mie letture e anche dal mio stesso percorso personale, nasce il seminario “Quando la fede cambia forma”.
Ci prenderemo un pomeriggio per riflettere insieme su una domanda fondamentale:
Cosa accade quando le vecchie certezze non bastano più?
Attraverso il dialogo con la teologia, la spiritualità e la psicologia della religione, esploreremo il significato della crisi, del dubbio e della trasformazione della fede. Non per trovare risposte facili, ma per imparare ad abitare con maggiore consapevolezza le stagioni di cambiamento che tutti, prima o poi, attraversiamo.
Credo che una fede adulta non sia una fede che evita le domande. È una fede che trova il coraggio di attraversarle.
Per questo sarò davvero felice di incontrarvi e condividere con voi questo nuovo appuntamento.
📅 Sabato 5 settembre 2026
🕞 Ore 15.30
📍 B.Church – Via Roma 2, Busalla (GE)
🎙️ Seminario: “Quando la fede cambia forma”
Con Davide Galliani
⚠️ L’iscrizione è obbligatoria
👉 Registrati qui:
seminari.chiesedigenova.it
Vi aspetto.
Davide Galliani
25/06/2026
*Perché l’indottrinamento religioso dei bambini è un problema che le chiese dovrebbero prendere sul serio*
Negli ultimi anni mi è capitato sempre più spesso di vedere sui social network video di bambini che recitano versetti biblici, spiegano passi della Scrittura o parlano pubblicamente della loro fede.
Nella maggior parte dei casi questi contenuti vengono condivisi con orgoglio da genitori, educatori e comunità cristiane. Sono presentati come esempi positivi di formazione spirituale, come testimonianze incoraggianti di una nuova generazione che cresce conoscendo Dio e la Bibbia.
Molti credenti guardano queste immagini con commozione.
Io, invece, provo un crescente disagio.
Non perché ritenga sbagliato parlare di fede ai bambini. Sarebbe una posizione assurda. Ogni famiglia trasmette inevitabilmente ai propri figli una visione del mondo, dei valori e delle convinzioni che considera importanti. Nessun essere umano cresce in una condizione di neutralità assoluta.
Il mio disagio nasce da una domanda diversa.
Che cosa stiamo realmente osservando quando un bambino di sette, otto o dieci anni recita versetti biblici davanti a una telecamera o spiega pubblicamente una dottrina cristiana?
Stiamo osservando una fede personale?
Oppure stiamo osservando il risultato di un processo educativo che rischia di trasformarsi in qualcosa di molto simile all’indottrinamento?
- Un testo spesso citato e raramente contestualizzato
Quando si affronta questo tema, il riferimento biblico compare quasi inevitabilmente. Si tratta di Deuteronomio 6, dove Israele riceve il comando di trasmettere ai figli le parole dell’alleanza.
Molti ambienti evangelici leggono quel testo come una sorta di mandato permanente rivolto a tutte le famiglie cristiane. Da qui derivano pratiche educative che prevedono la memorizzazione sistematica di versetti, l’insegnamento precoce di dottrine complesse e, talvolta, l’idea che il successo dell’educazione cristiana si misuri dalla capacità dei bambini di riprodurre correttamente contenuti religiosi.
A mio giudizio questa interpretazione presenta un problema fondamentale.
Il Deuteronomio non sta parlando della chiesa.
Sta parlando di Israele.
La differenza non è secondaria.
Israele è un popolo. È una realtà etnica, culturale e nazionale. La trasmissione della Torah ai figli non riguarda soltanto la religione. Riguarda la conservazione della memoria collettiva, dell’identità storica e dell’appartenenza al popolo dell’alleanza.
La chiesa, invece, non è un’etnia.
Non è una nazione.
Non è una comunità nella quale si entra per nascita biologica.
La fede cristiana, almeno secondo il Nuovo Testamento, nasce dall’ascolto dell’Evangelo e dalla risposta personale alla chiamata di Dio.
Per questo motivo trovo problematico utilizzare Deuteronomio come giustificazione automatica di pratiche educative che sembrano presupporre una trasmissione quasi ereditaria della fede.
- La fede non coincide con la ripetizione
Qui emerge un secondo problema.
Molte comunità cristiane sembrano attribuire un valore spirituale particolare alla capacità dei bambini di ripetere contenuti religiosi.
Un bambino che conosce numerosi versetti viene spesso considerato un esempio.
Un bambino che sa esporre correttamente una dottrina viene presentato come una testimonianza incoraggiante.
Ma dovremmo domandarci se stiamo confondendo la memorizzazione con la comprensione.
Un bambino è perfettamente in grado di imparare a memoria una poesia, una formula matematica o un testo biblico.
Questo, però, non significa che abbia compreso pienamente ciò che sta ripetendo.
Ancora meno significa che abbia sviluppato una convinzione personale.
L’infanzia è l’età dell’imitazione. I bambini imparano osservando e riproducendo ciò che vedono negli adulti di riferimento. È un processo naturale e necessario.
Il problema nasce quando gli adulti interpretano quell’imitazione come una prova di maturità spirituale.
- I bambini non dovrebbero essere strumenti apologetici
Il fenomeno diventa ancora più discutibile quando entra in gioco la comunicazione pubblica.
Negli ultimi anni è diventato normale pubblicare online immagini e video di bambini che parlano di Dio, recitano versetti o raccontano la propria esperienza di fede.
Mi chiedo spesso quale sia lo scopo reale di questi contenuti.
A chi servono?
Servono ai bambini?
Oppure servono agli adulti?
È una domanda scomoda, ma necessaria.
Perché il rischio è che il bambino venga trasformato in una dimostrazione vivente dell’efficacia educativa della famiglia o della comunità.
In quel momento il bambino smette di essere semplicemente una persona in crescita e diventa il simbolo di una causa.
Diventa una prova.
Una conferma.
Uno strumento apologetico.
E questo, a mio avviso, rappresenta un utilizzo improprio della sua immagine e della sua esperienza.
- Una fede senza domande è una fede fragile
L’aspetto che più mi preoccupa non riguarda però la comunicazione sui social.
Riguarda il modello di fede che spesso viene trasmesso.
Quando l’educazione religiosa è centrata principalmente sulla memorizzazione di risposte, i bambini imparano molto presto che cosa devono dire. Molto più raramente imparano quali domande possono porre.
Eppure la Bibbia è piena di domande.
Abramo discute con Dio.
Mosè discute con Dio.
Geremia protesta contro Dio.
Giobbe contesta Dio.
I salmi sono attraversati da interrogativi, dubbi e lamenti.
Persino Gesù, sulla croce, dà voce a una domanda.
La tradizione biblica non è la storia di persone che hanno imparato risposte perfette. È la storia di uomini e donne che hanno cercato Dio dentro la complessità della vita.
Quando una comunità educa i bambini a ripetere formule prima ancora di insegnare loro a pensare, rischia di costruire una fede apparentemente solida ma in realtà molto fragile.
Una fede che funziona soltanto finché nessuno mette in discussione le sue premesse.
- Educare non significa programmare
Naturalmente non sto sostenendo che i genitori debbano tacere sulla propria fede o rinunciare a trasmettere le proprie convinzioni.
Sarebbe impossibile.
Ogni famiglia comunica inevitabilmente ciò che considera importante.
La questione è un’altra.
Esiste una differenza tra testimoniare e programmare.
Testimoniare significa condividere una tradizione, raccontare una storia, mostrare una speranza.
Programmare significa cercare di determinare in anticipo ciò che una persona dovrà pensare.
La prima strada rispetta la libertà della coscienza.
La seconda la teme.
- Conclusione
Forse le chiese dovrebbero interrogarsi meno su come fare dei bambini dei buoni cristiani e di più su come aiutarli a diventare esseri umani capaci di pensare, discernere e scegliere.
Una fede autentica non nasce perché qualcuno ha imparato correttamente una serie di versetti.
Nasce quando una persona incontra liberamente ciò che quei versetti cercano di testimoniare.
Per questo motivo continuo a guardare con preoccupazione le forme di educazione religiosa che assomigliano più all’addestramento che alla formazione.
I bambini hanno bisogno di essere accompagnati nella ricerca della verità.
Non trasformati in dimostrazioni viventi delle convinzioni degli adulti.
Davide Galliani · Teologia per una fede adulta
https://davidegalliani.it
24/06/2026
Buongiorno a tutti con l’ultimo articolo della rubrica appunti di teologia prima della pausa estiva!
👉🏻 https://davidegalliani.it/appunti-di-teologia/f/evangelizzare-oggi
23/06/2026
Viviamo in un tempo che cerca spiegazioni immediate.
Anche davanti al dolore.
Anche davanti alle perdite.
Anche davanti a ciò che sembra non avere senso.
Eppure la fede cristiana custodisce un giorno particolare: il Sabato Santo.
Un giorno in cui il male non è ancora vinto.
Un giorno in cui Dio non parla.
Un giorno in cui le domande restano aperte.
Forse la fede non consiste nel trovare subito una risposta.
Forse consiste anche nell’abitare quel tempo senza negarlo e senza tradirlo.
«Il Sabato Santo non è la soluzione del male, ma lo spazio in cui esso non viene né negato né spiegato.»
Dal mio nuovo libro:
📖 Cristo e la crisi di senso contemporanea
Abitare il tempo del Sabato Santo
Disponibile su Amazon.
👉🏻 Cristo e la crisi di senso contemporanea. Abitare il tempo del Sabato Santo. https://amzn.eu/d/09uazT5G
22/06/2026
Cari amici, condivido anche il link per ascoltare la mia esposizione di ieri con un audio migliore e formato podcast
👉🏻 https://open.spotify.com/episode/7yf3ZVNJXMa0iMvBdvcrSL?si=Wt9DUkAFQ4mhIPkXHO_hHg
Bonus #5 | La fede come orientamento nel mistero: una rilettura di Ebrei 11
Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta · Episode
22/06/2026
Buongiorno amici, condivido con voi la registrazione della predica esposta ieri a B.Church - Oikos Busalla. Buon ascolto!
La fede come orientamento nel mistero | Ebrei 11
La fede come orientamento nel mistero | Ebrei 11
Che cos'è la fede quando le certezze vacillano?Molti cristiani ha...